Ho un libro in testa

23dic
2010

La prima lezione sul senso zen dello scrivere di sé di Eric Minetto

 

Qualche notizia sul nostro insegnante:
Eric Minetto è nato a Torino nel 1971 ed è laureato in letteratura nordamericana. Autore teatrale, insegna storytelling e scrittura creativa alla Scuola Holden (a gennaio terrà un corso intitolato Scrivere di sé).
Ha collaborato per diversi anni con la Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università di Torino, ed è il fondatore della Scuola di Immaginazione Creativa Upaya. Diplomato in Psicoenergetica, è praticante di Yoga e Meditazione.
E adesso, inizia la prima lezione –br–

 
Eppure sentire i fiori tra l’asfalto

                        Scrivere per celebrare la vita

Celebriamo ogni tenero
germoglio di primavera
            Lu Ji
(L’arte della scrittura)
 
 
In questo breve corso di scrittura rifletteremo insieme su come scaldare il fertile terreno della nostra creatività fino a farne un giardino fiorito di piccole o grandi storie.

 

Lezione 1.
Prendersela “a vita” con se stessi

Il punto di vista, la presenza consapevole e la capacità di osservazione sono strumenti che possono aiutarci a riattivare, attraverso la scrittura, quel meraviglioso dialogo d’amore con noi stessi che può essere la vita.
 

Avete mai aiutato un bambino piccolo a spogliarsi prima di andare a dormire, a vestirsi prima di andare a scuola o anche solo a sfilare o mettere le sue piccole scarpe? Avete mai allacciato le stringhe delle scarpe a un bambino piccolo? Se lo avete fatto ricorderete l’emozione che si prova e la delicatezza con cui si cerca di farlo. Forse ricorderete anche il luminoso sorriso di complicità con cui spesso i bambini contraccambiano la vostra delicatezza nell’infilare ai loro piccoli piedi le loro piccole scarpe. Ora chiedetevi: uso la stessa tenerezza e delicatezza quando il corpo che vesto è il mio? Uso la stessa tenerezza quando allaccio le stringhe delle mie scarpe? Uso la stessa tenerezza quando il “sé” in questione è il mio? Credo che pochi risponderanno di sì: la verità infatti è che molto spesso noi non facciamo nemmeno più caso a come ci allacciamo le scarpe. Ricominciare a farci caso può però farci scoprire cose molto interessanti, per esempio la rabbia, la fretta, a volte addirittura l’aggressività con cui compiamo i gesti che ci riguardano da vicino: come se dell’amore di cui siamo dispensatori noi meritassimo solo gli scarti, a volte nemmeno quelli; come se per qualche oscuro motivo sfruttassimo quei momenti per prendercela segretamente a morte con noi stessi. Ora io dico: se proprio dobbiamo prendercela con noi stessi, almeno non prendiamocela a morte, ma a vita! Prendersela a vita con se stessi significa pedinarsi, starsi addosso incoraggiandosi all’attenzione e alla consapevolezza in ogni istante. Prendersela a vita con se stessi significa essere pronti a celebrare ogni tenero germoglio di primavera che sboccia dall’albero della nostra vita. Prendersela a vita con se stessi è il miglior modo per ricominciare ad amarsi. Farlo oltretutto può essere semplice e divertente: per prima cosa è necessario riportare attenzione alle piccole cose che ci riguardano da vicino, così da vicino che nemmeno le vediamo più (per esempio il modo in cui ci allacciamo le scarpe al mattino!). Poi, una volta notate, per non dimenticarle si tratta di appuntarle su un bel taccuino nuovo di zecca. Infine, con tutta la fantasia e la cura di cui siamo capaci, non resta che nutrirle di parole fino a farle diventare grandi, grandi al punto che ci risulti impossibile renderle invisibili ai nostri occhi una seconda volta.
 
 
 
 


 

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