Ho un libro in testa

16gen
2011

Tutti in carrozza: si parte!

 

Qui comincia l’avventura di un nuovo appuntamento su Hounlibrointesta.it
(il resto degli occhi del post qui sotto lo potete ri-vedere andando al post del 5 gennaio)

 
Lettori su rotaie
di Gabriele Dadati

 
Mercoledì 5 gennaio, come quasi tutti i giorni, ho preso il regionale che parte da Milano Centrale alla volta di Bologna alle 18 e 15 (orario invernale. Col bel tempo parte invece alle 18 e 20. A Piacenza, dove scendo, ci arriva dopo circa un’ora). Come sempre avevo per le mani qualcosa da leggere (quel giorno un dattiloscritto, ma a turno sono libri pubblicati o riviste o stampate di computer o appunti miei) e come sempre occorreva trovare un buon posto prima che il treno si riempisse, il che di solito capita in vista di Rogoredo. Un buon posto significa: che chi sta attorno o dorma, o ascolti musica, o legga. Da evitare come la peste i colleghi di lavoro che parlano di faccende di lavoro, i teledipendenti che telefonano a tutti quelli che conoscono, i ragazzini che schiamazzano.
Ora: io, tra le altre cose, mi occupo di libri. E come sempre, quando si ama il proprio mestiere, si finisce per indossarlo come si fa con le mutande: non se ne esce. Mai. Così quando sono sul treno io sbircio cosa leggono gli altri, mi incuriosisco, faccio le mie considerazioni. Lo stesso è accaduto il 5 gennaio, quando ho scoperto che il ragazzo a fianco a me leggeva un libretto di Davide Enìa intitolato Mio padre non ha mai avuto un cane, pubblicato dalla Due Punti di Palermo, nella neonata collana Zoo diretta da Giorgio Vasta e da Dario Voltolini. La cosa mi ha colpito. –br– Un po’ perché si tratta di una collana nuova di un piccolo editore che non è esattamente presente a mucchi in tutte le librerie d’Italia; un po’ perché ho conosciuto i ragazzi di Due Punti a dicembre, quando si era a Roma per “Più libri, più liberi”, e s’è passata una serata insieme proprio quando presentavano la collana nuova; un po’ perché è una collanina matta (il cartoncino di copertina è fatto con cacca d’elefante dello Sri Lanka, dico solo questo…); un po’ perché nella stessa collana han pubblicato anche autori più conosciuti (Genna, Mozzi, Lagioia) e il ragazzo leggeva proprio Enìa; eccetera eccetera. Insomma, c’era di che incuriosirsi. Poi mi sono reso conto che altri due ragazzi, di là dal corridoietto, stanno commentando una copia di 2666 (Adelphi) di Roberto Bolaño, romanzo monstrum lasciato incompiuto, e la cosa clamorosa erano i commenti: “Sai, questa è l’edizione con solo la prima parte…”, “Sì, ho visto, adesso circola solo l’altra completa…”, il che voleva dire che non solo sapevano entrambi bene di cosa parlavano dal punto di vista letterario, ma anche dal punto di vista editoriale.
Insomma, ero tutto contento. Ci vuol poco, per uno che fa libri, a essere soddisfatto: produciamo comunicazione, quando scopriamo che dall’altra parte c’è qualcuno la nostra vita prende senso (– sì, è proprio come la vita della particella di iodio che chiede sconsolata: “C’è nessuno?”). Tanto più che scendendo a Piacenza ho scorto una signora addormentata che aveva sulla pancia l’Ulisse di Joyce. Così a casa ho acceso il computer, ho aperto facebook e ho raccontato in 400 caratteri queste cose, ribattezzando il mio vagone come “vagone dei miracoli editoriali”.
Ecco, da quando sono su fb, è stata la cosa che ho scritto che ha avuto più commenti e più “mi piace”. Il che mi ha spinto a stare attentissimo nei giorni dopo, acchiappando: una ragazza bellissima che leggeva Cambiare idea (minimum fax), i saggi di Zadie Smith, e quando l’ha chiuso e s’è dedicata ai vampiri almeno erano in lingua originale; un uomo che leggeva Tagliando i capelli (Marcos y Marcos) di Ring Lardner, ed era bello perché la copertina è gialla e l’uomo aveva su un maglione giallo, la barba gialla, i baffi gialli e i capelli gialli, oltre che una certa pancia tonda; un’altra ragazza che tutta assorta sottolineava un libretto Taschen su Modigliani; un altro ragazzo ancora che aveva per le mani un vecchio cartonato della Biblioteca Moderna Mondadori che raccoglieva Sonetti – Storie – Giove e le sue bestie di Trilussa (ma s’è subito addormentato leggendo). Eccetera. E ogni volta scrivevo il mio stato su fb e ogni volta se ne parlava un pochino.
Così, stringendo, eccomi qui. Faccio una vita da pendolare dell’editoria e della letteratura. Sto sul treno quasi tutti i giorni. A volte sulla metropolitana. Guardo cosa hanno per le mani gli altri, me lo segno, ci penso su. Lo farò tutte le settimane. E poi il lunedì mattina farò il resoconto delle mie perlustrazioni, scrivendo qui quello che ho rinvenuto. Si inizia lunedì 24.
 
Gabriele Dadati

 

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