Ho un libro in testa

28gen
2011

I pescatori di libri

 

Alla ricerca dei racconti perduti: ovvero, come diventare "pescatori di libri".
Sotto il pescatore che si specchia qui sotto potete trovare la testimonianza di una scrittrice esordiente,
Silvia Bellia (autrice de Il Gabbiano di Torrefiamma), che riflette sulla «difficoltà di farsi conoscere, di entrare nel mercato della letteratura». E sul potere della lettura.

 

fotografia di boze610

 

Il detto latino recita: Scripta manent, tuttavia quanti scritti di valore sono dimenticati o non sono mai stati letti! Molti autori che non conosciamo e che forse non conosceremo, ripongono le emozioni in un cassetto, non perché non meritino di essere condivise, ma, al contrario, perché sono troppo fresche e vulnerabili. Parlo di riflessioni acerbe, nate da un palpito di vita sincero, di pensatori comuni e straordinari, che sentono il bisogno di raccontarsi per esistere.
Occorre custodire questi tesori in un angolo sicuro, senza cedere alla tentazione di trasformarli immediatamente in immagini da esibire, in trofei istantanei ed effimeri. Le idee hanno bisogno di maturare per dare luogo a un’evoluzione feconda. Ma d’altro canto, per arricchire la propria esperienza è indispensabile comunicarla.
Sarebbe bello che qualcuno si prendesse cura dei pensieri che attendono di essere liberati, dei libri non funzionali al mercato della letteratura. Entrare in contatto con il mondo degli esordienti e degli «scrittori potenziali» significa allargare gli orizzonti, accorgersi che l’immaginazione è in grado di assumere forme insospettabili, irriducibili agli schemi. –br–
Ci sono storie per cui occorre inventare nuovi cataloghi, nuovi scaffali. Uno scritto è definito dal suo contenuto, dalla ricerca di infinito a cui partecipa, prima che dalla sua veste commerciale. Nel mio racconto, Il Gabbiano di Torrefiamma, che spero sia salvato dall’oblio grazie a chi l’ha letto, invento delle figure professionali che chiamo «pescatori di libri». Si tratta di bibliotecari ingegnosi, che hanno il compito di risvegliare il senso di testi nascosti, sottovalutati o incompiuti.
Nella Biblioteca di Biblicanto, dove le onde della vita si mescolano alle trame dei romanzi, il vecchio Salmone spiega ai suoi ospiti: «Il mio scopo è quello di cercare i libri che nessuno conosce, quelli composti dagli autori veri – persone che pensano col cuore – e di raccogliere le opere e le pagine più intense perché non vadano perdute. Ogni uomo che ha vissuto fino in fondo e ha riflettuto sul suo destino, dev’essere ricordato».
Salvando un libro, si accoglie l’individualità di chi l’ha creato e il mistero di un messaggio che supera l’individuo stesso. Quando raccontiamo di noi, è sempre all’altro che ci rivolgiamo, ci affidiamo alla sua comprensione. I nostri pensieri non sono mai silenziosi; comunicano ciò per cui sono ispirati. La loro destinazione va oltre le nostre limitate intenzioni. Chi scrive sa che la creazione resta imprevedibile dall’inizio alla fine, solo una cosa è certa: come dice Lévinas, ciò che è consegnato all’altro è sempre in relazione con il futuro.
«La carne è triste, ahimé, e ho letto tutti i libri», cantava con rassegnazione Mallarmé. Ogni volta che la letteratura si riduce a merce diventa «carne triste», priva di avvenire. I testi inediti e le proposte dei narratori esordienti diventano, allora, una risorsa contro l’aridità intellettuale. Ci rivelano che la creatività è inesauribile.
Perché non concedere fiducia all’espressione di pensieri che corrono su binari diversi, originali, non tracciati? Occorre una luce nuova per illuminare gli scenari noti e opachi, per aiutarci a riprendere respiro. Finché ci saranno autori da scoprire e lettori capaci di essere «pescatori» di libri, leggere rimarrà una speranza.

 

Silvia Bellia

 

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