Ho un libro in testa

31gen
2011

Gli avvistamenti di Gabriele Dadati

Eccoci alla terza puntata delle avventure del nostro avvistatore di libri in treno.

 

 

Lettori su rotaie
di Gabriele Dadati

 

Nel mio andirivieni settimanale tra l’Emilia e la Lombardia su treni regionali che negli ultimi giorni se la sono presa comoda come non mai (e non è che di regola corrano), ho visto come al solito due tipi di libri: i libri che tutti sanno che esistono e i libri che bisogna essere un bel po’ attenti per conoscerli. Alla prima famiglia appartengono ad esempio l’ultimo Fabio Volo incrociato giovedì mattina a pochi passi da un bel Giorgio Faletti (Io sono Dio in edizione super economica), alla seconda anche solo Supereroi di Ilaria Bernardini, che pur pubblicato da Bompiani non credo sia esattamente noto al grande pubblico, e un libro Voland di cui non sono riuscito a vedere il titolo, ma non era un romanzo della Nothomb, quindi anche lì si nuotava nell’ignoto.

Oltre ai libri tradizionali, però, questa settimana hanno iniziato ad aggiungersi i libri fotocopiati. Venerdì mattina ho visto per le mani di una ragazza Atti mortis causa, che nella sua versione con la copertina e tutto si deve a Carmine Ferrentino e ad Annamaria Ferrucci, lo pubblica Giuffrè e consta di 834 pagine numerate in arabe introdotte da una trentina numerate in romane. Ha senso fotocopiare un libro così lungo? Non so, attualmente il prezzo di copertina è 55 euro, fotocopie ne servono 432 circa prendendo dentro due facciate in ogni A4, se escono a 0,3 centesimi che era il prezzo più basso quando io stavo a Pavia il totale è 129,6, più del doppio del prezzo di copertina. Per cui ha senso? No, ma del resto la ragazza aveva un drappello piccolo di fogli per le mani, dal che immagino che dovesse studiarsi solo una piccola parte del libro. (Cos’è Atti mortis causa? Un volume il cui sottotitolo è eloquente: Prova scritta concorso notarile).
Così, dunque, finalmente gli studenti. E con loro le fotocopie. –br– Non è stato però il solo libro fotocopiato che ho visto in questi giorni, quello della aspirante notaia. Mercoledì sera me ne era passato sotto il naso un altro, ben più singolare, stretto tra le mani di un lettore che camminava lungo il corridoietto del vagone in cerca di un posto a sedere. Si trattava di Uomini che odiano le donne di Stig Larsson, fotocopiato con estrema perizia perché il risultato non era un faldone, ma un volumetto in formato A5 (che è la metà dell’A4, il foglio standard che tutti conoscono), con copertina a colori e legatura laterale in plastica bianca, vale a dire la classica spirale. Che senso ha un’opera così certosina e così impegnativa? Non lo so davvero. Mi fa venire in mente quel mio amico che ogni tanto scarica da internet gli impaginati di qualche best seller e mi chiede se voglio il file. Al che io rifiuto: non me la sento di stampare per intero un romanzo di Eco o di Dan Brown, costa molto meno comprarli. (La risposta è: sì, quel mio amico lo faceva ben prima che arrivassero di book reader e i romanzi se li leggeva un po’ sullo schermo del computer e un po’ stampandoli). Sono rimasto ammirato da questa piccola impresa, che pure non so interpretare.
D’ogni buon conto, questo fatto di vedere i libri fotocopiati mi ha fatto venire a mente per li rami tutti i discorsi che si fanno sugli e-book e per una volta ho smesso di pensarci in termini editoriali, chiedendomi se tocca investirci oppure no, cercando di capire come si muove il mercato, che tempistiche ha e perché. Per una volta sono tornato solo il semplice lettore giocherellone che sono da sempre e mi sono chiesto: ma io, se un giorno finisco a viaggiare su treni in cui la gente ha per le mani solo dei book reader, come faccio a capire di cosa si tratta e poi raccontarlo nella mia rubrichetta?
 
Gabriele Dadati

 

Appuntamento lunedì 7 febbraio con la quarta puntata di Lettori su rotaie

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