18gen
2011
Occhio!
Avete mai pensato che mentre leggete un libro in treno le persone che sono di fronte o accanto vi osservano?
Avete già visto questi occhi?

A dopo…
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18gen
2011
Avete mai pensato che mentre leggete un libro in treno le persone che sono di fronte o accanto vi osservano?
Avete già visto questi occhi?

A dopo…
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18gen
2011
17gen
2011
La musique souvent me prend comme une mer!
Spesso la musica mi porta via come fa il mare
Da I fiori del male di Charles Baudelaire
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16gen
2011
Lettori su rotaie
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16gen
2011
Sono meravigliosi i gruppi di lettura che scelgono un libro, lo commentano, si incontrano, si scrivono, si tengono in contatto, si trasmettono passioni, tessono quel miracoloso filo che si chiama passaparola e sfugge alle previsioni più scontate. Si meritano un applauso, perché contribuiscono a rendere migliore il mondo dell’editoria.
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Lascio la parola a un gruppo di lettori che si chiama Amarganta, li ho conosciuti a Roma. Di libri in testa ne hanno sempre tanti, ma oggi uno in particolare: l’ultimo scelto e letto insieme.
UN GIORNO di David Nicholls (Neri Pozza) COMMENTATO DA AMARGANTA
Un libro di cui si è parlato molto, che è diventato un best seller soprattutto grazie al passaparola su blog e social network e da cui verrà tratto un film: ce n’era abbastanza per incuriosirci! La storia di Emma e Dexter, dispiegata nell’arco di vent’anni ci ha catturato e coinvolto. Ci è piaciuto l’espediente narrativo – raccontare lo stesso giorno, il 15 luglio, dei venti anni trascorsi tra il 1988 e il 2008 – e ci è sembrato che l’autore sia riuscito nell’intento di dipingere il passare del tempo e l’evoluzione dei personaggi attraverso il susseguirsi di tante istantanee. Non era facile, si rischiava una narrazione un po’ spezzettata, invece il libro scorre piacevolmente. Qualcuno di noi ha trovato che, almeno all’inizio, i due personaggi di Emma e Dexter siano giocati un po’ sul filo degli stereotipi: Emma intelligente, idealista, motivata e Dexter superficiale, viziato e un po’ inconsistente. In realtà il libro ci è poi sembrato riuscito proprio per la capacità dell’autore di descrivere il cambiamento dei due personaggi nel tempo, la complessità del loro rapporto e le sfaccettature non banali del loro carattere. Qualcuno di noi è rimasto un po’ deluso dal finale tragico, mentre altri hanno osservato che un “lieto fine” non sarebbe stato all’altezza del resto della storia e avrebbe rischiato di renderla banale. Una domanda sui finali però ci è rimasta (anche in relazione ad altri libri letti dal gruppo, da L’eleganza del riccio a La libreria del buon romanzo). Se il lieto fine da favola è passato di moda, possibile che gran parte dei personaggi dei romanzi contemporanei debbano finire la loro esistenza di carta sotto le ruote di macchine, autobus o furgoni della lavanderia? Forse, almeno nei finali, serve un po’ più di fantasia.
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«Mia vita, a te non chiedo lineamenti / fissi, volti plausibili o possessi»
Sì, il poeta a cui mi riferivo nel post di stamattina è lui: Eugenio Montale. Dopo Italo Calvino, continua la serie dei ritratti fisici dei grandi scrittori. Il capitolo che state per leggere è tratto dal libro Attorno a questo mio corpo. Ritratti e autoritratti degli scrittori della letteratura italiana a cura di Laura Pacelli, Maria Francesca Papi e Fabio Pierangeli (Hacca edizioni). Appuntamento alla prossima puntata…
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Ieri mattina, per caso (sì, in questo periodo ho il caso in testa), di fronte a un bar ho incontrato Alberto Casiraghy e l’ho abbracciato come si abbracciano le persone a cui vuoi bene e sei felice di vedere. Sei proprio felice che esistano, perché sanno fare quei salti vorticosi che oltrepassano schemi, regole e leggi di mercato. Una rapida presentazione per chi non lo conosce: Alberto è artista ed editore, i libri della sua piccola casa editrice ammirata anche all’estero, che si chiama Pulcinoelefante, sono fatti a mano, uno per uno, realizzati con caratteri mobili in piombo, stampati con un’antica pressa. A casa sua, a Osnago, vicino a Lecco, sono passati e passano autori di ogni genere. Ha pubblicato una marea di versi di Alda Merini (tra loro c’era un legame fortissimo).
In più Alberto ha una passione: comporre aforismi. «Per scrivere un aforisma», ti spiega, «devi scavare e scavare e scavare tra le parole finché non esce fuori. Funziona se ti fa sorridere e magari anche inquietare».
L’ultimo suo libro di aforismi, uscito per la casa editrice Interlinea con un testo introduttivo di Sebastiano Vassalli, si intitola Gli occhi non sanno tacere.
Alberto dice che se incontri un aforisma può seguirti per tutta una giornata.
Vi lascio questo:
Se è il caso amo anche ciò che non esiste
Alberto Casiraghy
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15gen
2011
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L’indizio: c’è di mezzo lo sguardo di Bruno Munari
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Se volete vedere la risposta:
Che cosa sono? Due occhi sgranati dentro una bufera di neve che ha imbiancato tutto
Chi sono? Cappuccetto Bianco
Noi invece siamo tutti all’interno del libro Cappuccetto Bianco dell’artista e designer (e molto altro) Bruno Munari, nell’unica pagina in cui si riesce a vedere qualcosa: gli occhi aperti e azzurri di Cappuccetto Bianco, appunto. Perché tutto il resto del libro, essendo ambientato dentro una giornata di neve e avendo per protagonista Cappuccetto Bianco, è interamente bianco.
Tra tutti i suoi più variegati colpi di genio, Bruno Munari è riuscito a fare anche un libro invisibilmente illustrato.
Ogni tanto lo tiro fuori dalla libreria e lo apro: per ascoltare la risata di Munari.
(Per guardare la copertina, tutta bianca, cliccate qui).
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14gen
2011
Per la serie “assaggiamo i libri”, vorrei farvi assaporare l’incipit del romanzo di una delle esordienti più originali e spiazzanti del 2011: Settanta acrilico trenta lana di Viola Di Grado (edizioni e/o).
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Su questo caso, torneremo. Due parole intanto sull’autrice: Viola è nata a Catania, ha 23 anni, ha vissuto a lungo tra Cina e Giappone, ora è a Londra per specializzarsi in filosofie e religioni cinesi e giapponesi. Di lei la casa editrice dice: “dark come Amélie Nothomb, provocante come Elena Ferrante”. La sua trama ci porta in Inghilterra, a Leeds, in una tetra casa, accanto al cimitero. Protagonista, il rapporto morboso tra Camelia, che traduce manuali di istruzioni per lavatrici, si veste con abiti tagliuzzati, e la madre Livia che fotografa ossessivamente buchi di ogni genere, cercandoli nei muri, nei tavoli, nelle tende. Tra note di silenzio ghiacciato e ritmi alla Björk.
Ed ecco l’incipit (che nel mondo editoriale viene già citato come se fosse una canzone):
Un giorno era ancora dicembre. Specialmente a Leeds, dove l’inverno è cominciato da così tanto tempo che nessuno è abbastanza vecchio da aver visto cosa c’era prima.
Nota La passione della madre di Camelia vi sembra strana? In realtà dentro i buchi si può nascondere la Filosofia, con la effe maiuscola. Provate a dare un occhio al libro Buchi e altre superficialità di Roberto Casati e Achille Varzi (Garzanti). Qui c’è la descrizione:
Noi tutti parliamo di buchi, li contiamo, li descriviamo e li misuriamo. I buchi potrebbero sembrare oggetti veri e propri: come una pietra o una macchia d’olio. Eppure non appena proviamo a dare una definizione precisa di buco, ci perdiamo nel dubbio e nei paradossi: forse perché evochiamo l’idea di assenza, di vuoto, di nulla. Un concetto che sembrava semplice, che usiamo quotidianamente senza imbarazzo, diventa elusivo, sfuggente, ambiguo. “Buchi e altre superficilità” è un tentativo di prendere sul serio, analizzare e catalogare i diversi tipi di buco. Gli autori utilizzano strumenti di filosofia della percezione, deometria, logica e topologia, ma anche linguistica e letteratura. Un esperimento epistemologico che dimostra come l’esperienza e il linguaggio quotidiani si trasformino quando diventano oggetto di un’indagine filosofica e di una formalizzazione scientifica.
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14gen
2011
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«Di qua è Caos»
«Di qua è Caso»
Qual è il lato giusto della riflessione?
(Gli enigmi di una sola notte di S.J, pag. 43)
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