Ho un libro in testa

Archivio: maggio 2011

 

I lettori non hanno sesso né età né spazio né tempo.
Quando si addentrano in una storia, lasciano il proprio corpo fuori dal libro per entrare nel corpo dei personaggi che incontrano.
E così, anche se fuori dal libro c’è una stanza oppure una metropolitana, loro possono diventare un uomo seduto di fronte alla linea dell’orizzonte.


Chicca Gagliardo

 

 

Lettore fotografato da Patrizia Traverso, autrice di Preferisco leggere (Tea).

 

 

Questo spazio si intitola VITE DA LETTORE perché i lettori vivono più vite. Patrizia e io
cercheremo di foto-grafare, con le sue foto e i miei brevi scritti, le meraviglie della lettura.
Saremo qui ogni martedì, dalle prime ore del mattino.

 

 

 

Categorie: Vite da lettore

Preparatevi, sta per partire la nuova puntata delle avventure del nostro avvistatore di libri in treno. Qui, su Hounlibrointesta, ogni lunedì.
E voi fate mai caso a quello che leggono le persone sui mezzi di trasporto?

 

 


 

 

LETTORI SU ROTAIE di Gabriele Dadati

 

La domanda è: chi legge Giacomo Leopardi oggi? Gli studenti nelle scuole medie e superiori (per lacerti: un testo antologizzato qua, una mezza fotocopia là), gli studenti all’università (uno dei primi corsi che seguii io, il primo anno, fu sui Canti, tenuto da Renzo Cremante; il tema dominante delle lezioni era la variantistica), qualche nostalgico (di che? Forse dei tempi della scuola), qualche perverso (dove la perversione sta nel fare qualcosa del tutto estraneo allo spirito che aleggia nell’Italia contemporanea: laddove c’è lo spirito dell’utile perlopiù opportunistico, tornare allo spirito del bello, del bello vero però, non affettato). La seconda domanda è: che cosa si legge oggi di Leopardi? I Canti appunto (non tutti però), forse le magnifiche Operette morali, molto molto meno lo Zibaldone, e solo per brani. Niente crestomazie in ogni caso, niente traduzioni.

 

Allora, quando si vede un giovane uomo (a me è capitato lunedì scorso, la sera, sul solito treno che da Milano Centrale porta a Piacenza), che legge con attenzione La strage delle illusioni nella Piccola Biblioteca Adelphi, il cuore è lieto. La strage delle illusioni raccoglie la visione leopardiana di società e storia, che è “estrema, intimamente divisa e necessariamente irrisolta, ma di rado arbitraria, perché alle astrazioni della scienza storica e dell’utopia politica egli opponeva un’incessante osservazione ‘fisiologica’ dell’uomo e delle cose” (così Mario Andrea Rigoni, il curatore). I brani di questa antologia vengono dallo Zibaldone (appunto) e dalle lettere.

 

Leggere Giacomo Leopardi oggi, diffondere Giacomo Leopardi, è qualcosa di cui tutti abbiamo bisogno. Se ne sono accorti scrittori come Tiziano Scarpa, Dario Voltolini e Antonio Moresco, critici come Carla Benedetti e via via altri intellettuali, che si sono raccolti attorno al fotografo Giovanni Giovannetti e hanno fondato la rivista Il primo amore (ecco un altro canto di quelli che per fortuna si leggono). Non so bene che cosa si può fare per incentivarne la diffusione, ma tolto lo stucchevole della celebrazione unitaria, un valore condiviso che potremmo raggiungere è appunto l’approdo in Giacomo Leopardi, che è quel tipo di scrittore e intellettuale che contiene tutto e contiene le cose giuste.

Categorie: Lettori su rotaie

VERSI DIVERSI a cura di Isabella Leardini

pochi versi scelti, concentrati – da conservare, far girare – di autori diversi

 

 

Coglierò per te
l’ultima rosa del giardino,
la rosa bianca che fiorisce
nelle prime nebbie.
Le avide api l’hanno visitata
sino a ieri,
ma è ancora così dolce
che fa tremare.
È un ritratto di te a trent’anni,
un po’ smemorata, come tu sarai allora.

 

Attlio Bertolucci, da Fuochi in novembre.

 

 

Dopo quello che ci siamo raccontati su Ted Hughes e Eugenio Montale, ecco un poeta che sa amare senza ombre.
Attilio Bertolucci è una rarità, un poeta che riesce a raccontare con passione l’amore coniugale e lo fa fin dall’inizio, per tutta la vita, nella poesia e nei fatti. Leggete La rosa bianca, è la poesia d’amore che augurerei ad ogni donna. Pietro Citati così racconta dell’amore di Bertolucci per la moglie Ninetta: «La passione di Bertolucci per la moglie fu l’unico esempio d’amore assoluto che io abbia mai intravisto. Lei era lì, vicinissima, nella stessa camera e nello stesso letto: accompagnava i pranzi, le passeggiate, le conversazioni fatte di niente; eppure era l’amata di un Trovatore, la donna de lonh, la donna impossibile». Avercene…

 

 

Categorie: Versi diversi

 

NELLA TESTA DEGLI SCRITTORI i libri che leggono, che stanno scrivendo
a cura di Caterina Morgantini

 


 

L’ultimo romanzo di Gilberto Severini, A cosa servono gli amori infelici (Playground), è finalista al Premio Strega.

 

 

Sto leggendo America Amore di Alberto Arbasino e “in testa” ho la musica inconfondibile della sua prosa. Dunque rimandi a Fratelli d’Italia di cui, non soltanto per il periodo storico e i temi, queste pagine sembrano un possibile proseguimento o innesto. Del resto Fratelli d’Italia è stato riscritto tre volte, forse proprio perché era il contenitore ideale dell’idea di Arbasino di romanzo conversazione. E qui è come essere con i suoi vecchi personaggi che si scambiano informazioni ed esperienze durante la loro vacanza. Il senso di un’epoca, il mito americano, i mostri sacri, le testimonianze e le preveggenze… ci sono davvero tutte le mitologie dei “favolosi anni sessanta” nell’America di Arbasino… Ma per me soprattutto c’è quel suo sound che ancora continua a sorprendermi, dopo tanti anni.

 

Il mio libro che ho in testa Sono nella fase in cui ancora mi stupisco delle recensioni positive all’ultimo libro. È il periodo delle idee vaghe per il prossimo. Ma ho sempre in mente un ammonimento ricavato da Fitzgerald: non si deve scrivere perché si vuol dire qualcosa, ma quando si ha qualcosa da dire.

 

Categorie: Nella testa degli scrittori

Eccoci alla seconda puntata di Non avere paura dei libri.
Per leggere la prima, basta cliccare in alto a destra su Categorie: Non avere paura dei libri.
Christian Mascheroni sarà con noi ogni quindici giorni.
E adesso, buona lettura.

 

 

NON AVERE PAURA DEI LIBRI di Christian Mascheroni


 

 

Seconda puntata puntata: Al centro del nostro microscopico mondo

Un omaggio ad un armadio speciale che ha contenuto libri, ricordi, emozioni, e tutta la mia famiglia.

 

Abbiamo vissuto in cima ad una caserma dei vigili del fuoco.
Abbiamo vissuto.

Mia madre, la viennese che poneva al centro della tavola il candelabro ebraico perché amava Isaac Bashevis Singer.

Mio padre, il litografo appianese che spegneva i fuochi dentro e fuori il nostro appartamento.

Io, figlio dell’acqua limpida di paese e della lava incandescente di città.

E poi John Steinbeck, Archibald J. Cronin, Erich Maria Remarque, Pearl. S. Buck. Richard Mason e tanti altri. Erano di famiglia, e come tali, soggetti alle nostre attenzioni, ai nostri stati d’animo, allo sfoglio di dita così come al tocco di labbra. In casa mia baciavamo i libri, sulla fronte.

Il nostro appartamento aveva le gambe dei corridoi magre e corte, le mani delle stanze tozze e ruvide, la testa fumante della cucina piuttosto piccola e con gli occhi arrossati, ma il ventre del salotto era vasto, conteneva noi e la maggior parte dei nostri libri. Ricordo con affetto i tre armadi imperfettamente adesi alla parete. Non ricordo purtroppo che nome avesse l’armadio centrale, perché ogni cosa doveva avere un nome, e intendo quello con la maniglia quadrata laccata di bianco che custodiva circa trecento tascabili in italiano e in tedesco. Di sicuro era anche lui uno di famiglia, uno di quei parenti di primo grado che andavo a trovare spesso; praticamente, ogni giorno. A mia madre Eva – la viennese che amava fare i puzzle guardandosi, nel frattempo, film come Brian di Nazareth e Un pesce di nome Wanda - piaceva quell’armadio, tanto che ci nascondeva i pacchetti di sigarette, infilati fra una pila di libri delle edizioni Rowohlt (RORORO!) e i Mondadori anni Settanta. Le piaceva il fatto che in quello spazio tridimensionale ci potessero stare i dizionari di tedesco-italiano con i quali lei faceva lezione –specie quello piccolo con la copertina blu notte, grazie al quale lei aveva tradotto circa quaranta pagine di Mai in Paris di James Jones. Mi commuove quella sua prova incompiuta. È ora nel cassetto della mia scrivania, scritta a mano in un quaderno dalla copertina rigida. Vedo l’espressione di mia madre, accigliata, che si arrabbia con le parole, e che flirta con la bellezza narrativa di Jones (o con Jones?) come la più maliziosa delle groupies.

Del nostro armadio le piaceva soprattutto il fatto che fosse un luogo pieno di risate, perché, per puro caso o per associazione di copertine, c’era una varietà impagabile di libri allegri. A volte ci mettevamo davanti all’armadio con le sedie frontali e pescavamo i libri di Ephraim Kishon, e leggevamo a testa dei passaggi per provocare vortici di ilarità in giornate buie. Ero cresciuto con l’umorismo yiddish, anche se nessuno in famiglia aveva origini ebraiche. Il nostro libro preferito era Si volti, signora Lot. Non riuscivamo nemmeno a finire un paragrafo che mia madre affondava la faccia nel palmo della mano e invocava pietà. Allora pescavo Come ammazzare la moglie e perché di Antonio Amurri e non le davo tregua. Il nostro armadio aveva la giusta manciata di risate che ci serviva per dare sollievo ai giorni di silenzio, ai momenti di incomprensione, ai vuoti amari dei bicchieri che spesso mia madre disseminava, abbandonandoli – lei, abbandonandosi – sulle copertine dei Follett o dei Le Carrè. Leggi di più..

Categorie: Non avere paura dei libri

La scrittrice Barbara Garlaschelli è qui con noi, su Hounlibrointesta, ogni mercoledì. Per parlarci del suo amore per i libri e dei libri che parlano d’amore.
MESSAGGIO: Per due settimane Barbara è altrove, per un motivo (bellissimo) che magari poi vi racconterà lei. Prima di partire, ci ha lasciato un testo scritto per una lettura pubblica, diviso in due puntate. Quindi, provate a leggerlo immaginandovi la voce di Barbara che parla.
Ecco la seconda puntata (per leggere la prima, clicca in alto a destra su Categorie: La Lettrice Innamorata)
Buon ascolto.

 

 

LA LETTRICE INNAMORATA
di Barbara Garlaschelli

 

Ed ora vediamo cosa Dolores pensa della violenza degli uomini. In questo brano ha appena finito di raccontare di come vedeva i propri genitori dandoci un saggio di come la sua educazione si sia fondata sull’idea che il marito in fondo ha il diritto di “correggere” la propria moglie:

 

(Mio padre) non l’ho mai visto che picchiava (mia madre) con i pugni, come faceva Joe con me qualche volta, ma una volta l’ha sferzata alle gambe con un canovaccio bagnato e quello deve aver fatto male un casino. (…) Adesso nessuno più la chiama correzione casalinga, per quel che mi risulta è un’espressione caduta in disuso e non è il caso di rimpiangerla, ma io sono cresciuta con l’idea che quando le donne e i bambini non rigano dritto è compito di un uomo riportarli sulla retta via. Non sto cercando di dirvi che solo perché questa è l’idea con cui sono cresciuta pensavo che era giusta, non me la lascerò cavare così a buon mercato. Sapevo che un uomo che alza le mani su una donna non lo fa per insegnarle la disciplina… ma ho permesso lo stesso a Joe di farlo a me per un bel pezzo. Sarà che ero troppo stanca d’aver badato alla casa, essere stata a servizio per i villeggianti, aver tirato su la mia famiglia…

Essere la moglie di Joe… ah, merda! E poi che si sa di com’è un matrimonio in generale? Ce n’è di tutti i tipi, ma non ce n’è uno secondo me che da fuori lo vedi esattamente com’è dentro. (…) Certe volte è orribile e certe volte è da ridere, ma di solito è come tutte le altre cose della vita, l’uno e l’altro insieme.

 

Cassandra, inascoltata e isolata, capisce che non sono gli dei a muovere i destini degli uomini ma sono gli uomini stessi:

 

Sempre la stessa musica: non il misfatto, ma il suo annuncio fa impallidire, anche infuriare gli uomini, lo so dalla mia esperienza. E so anche che preferiamo punire colui che nomina il fatto, piuttosto che colui che lo compie: in ciò siamo tutti uguali, come in tutto il resto. La differenza sta nel saperlo oppure no. Leggi di più..

Categorie: La Lettrice Innamorata

Ecco il brano che ho scelto per voi
«Non voglio più essere sposata, non voglio più la mia vita, non voglio essere… me.» L’ha detto, è riuscita a sputare le parole come un corpo estraneo. Ma non si sente meglio, si sente peggio, ha un groppo in gola, si schianta sulla sdraio. Roberta tace a lungo (Stanno diventando tutte matte?), poi mette mano alla generosità amicale: «Non è facile essere sposate dopo tanti anni. Lo sappiamo bene, noi due». Si rivolge a Velia con uno sguardo d’intesa, l’altra la fissa incredula. «Vuoi dire che anche tu e Roberto siete in crisi?» L’amica vuol fare l’amica, ma non mentire su qualcosa di così importante (Io e Roberto siamo a prova di bomba) e ripiega su un concetto più generico e perciò non così distante dal vero:«Anche noi abbiamo le nostre difficoltà, ma si superano, Velia». (Starà pensando alla noia dei rari momenti di sesso che il marito qualche volta pretende, insinuandosi sotto le coperte e scivolando nel suo corpo ripulito da qualsiasi pulsione, o all’eccitazione dei rari momenti di disaccordo sul prossimo investimento?)

«Voglio stare da sola, senza carichi familiari» spiega Velia a se stessa, prima che all’altra. Poi, spaventata dall’enormità stempera: «Almeno per un po’».

 

Dal romanzo Galline – Amore, amicizia, sesso e tradimento e 50 splendidi anni (Rizzoli).
Silvia Bergero ha lavorato presso diversi quotidiani e mensili, occupandosi di spettacoli e cultura.
Ha inoltre condotto programmi su Radio3.

 

 

Che cos’è Galline?

Cinque amiche nel fatidico segmento di età dei 50. Sono signore della borghesia milanese, chic senza problemi economici, vivono una vita all’apparenza votata al glamour in ogni circostanza. C’è chi è sposata con figli e chi figli non ne ha e non se ne rammarica, chi perde il lavoro, chi è divorziata e ancora cerca il grande amore e chi continua a cambiare amanti con la stessa nonchalance delle borse griffate.

L’età forte, però, presenta dei conti – quello biologico innanzitutto, ma non solo – e il destino ci mette del suo. La vita patinata incomincia a mostrare crepe, forse superficiali o magari profondamente “strutturali”. Le amiche reagiranno con le loro armi per nulla segrete: l’ironia con cui guardano se stesse e il mondo; il leggero cinismo elaborato negli anni; la consapevolezza di sé; l’amicizia che le lega. E col sesso, lo shopping, le feste.

 

Perché l’ho scritto Dopo un decennio di chick lit, di trentenni – maschi e femmine – che hanno posto al centro del mondo il loro ombelico, perché non occuparsi di altri soggetti? Perché non raccontare personaggi forti, alle prese con cambiamenti davvero epocali? Cioè le donne colte a una svolta decisiva della loro vita. Che vivono in maniera completamente diversa dalle loro madri, perché nel frattempo i costumi, la cultura, la società sono profondamente e repentinamente mutati. Dunque una storia di oggi raccontata col linguaggio di oggi, dicendo con leggerezza cose serie, senza nascondimenti. Ma anche senza prediche. L’ambizione è di contribuire a una narrativa di intrattenimento che parli al cuore e alla testa di lettori over, perciò sgamati, esigenti, brillanti. E che parli di loro.

 

Categorie: Scelto dall'autore

 

Inizia l’ottava puntata del corso speciale di scrittura per Hounlibrointesta di Elena Varvello, autrice del romanzo La luce perfetta del giorno (Fandango). Elena tiene corsi e seminari di storytelling presso la Scuola Holden e il Circolo dei Lettori di Torino. Per leggere le puntate precedenti, clicca in alto a destra su Categorie: Il corso di scrittura.

 

 

SCRIVERE UN RACCONTO, COSTRUIRE UN MURO
di Elena Varvello

 

E così, alla fine, abbiamo il nostro personaggio. L’abbiamo visto chiaramente, in un particolare momento della sua esistenza (non voglio ripetermi, ma non riesco a non insistere su questo: l’importanza di una visione specifica e concreta come motore narrativo, una singola scena che può accendere la miccia di una storia). L’abbiamo visto in una camera da letto, per esempio, mentre apre l’armadio e guarda i suoi vestiti e poi fa sbattere le grucce l’una contro l’altra, o in una cucina, un pomeriggio d’estate, o in una stazione di servizio, al tramonto. L’abbiamo visto mettere su il caffè o scostare una tendina e fissare la strada, una notte, in attesa del ritorno di qualcuno. L’abbiamo visto accompagnare il figlio a scuola o aspettare una telefonata seduto sul divano. Non importa. Ciascuno di voi pensi al proprio personaggio, alla propria scena. Perché, comunque, questo è solo l’inizio.

Eh, sì, l’inizio di un racconto, magari. Potrebbe anche trattarsi dell’inizio di un romanzo, certo, ma ho l’impressione che sia meglio partire dal racconto. Non perché scrivere racconti sia più facile che scrivere romanzi; chi sostiene una cosa del genere non ha mai davvero scritto un racconto, temo, o, perlomeno, non ha vissuto quell’esperienza con l’intensità e la profondità e la consapevolezza con cui andrebbe vissuta. Perdonate la banalità, e il paragone forse inopportuno, ma pensate davvero che correre i cento metri sia più semplice che correre la maratona? Che possa essere così solo perché s’impiega una manciata di secondi? È una questione di resistenza e di tenuta, questo è certo. Resistenza e tenuta da un lato, ma scatto e pura potenza dall’altro. Questo solo per sgombrare il campo da giudizi affrettati, che tendono a semplificare ciò che semplice non è.

Quindi, immaginiamo che ciò che abbiamo visto – la scena molto concreta in cui è “imprigionato” il nostro personaggio – sia l’inizio di un racconto. Non ci resta altro che scrivere, no? Perciò accendiamo il computer o prendiamo penna e taccuino e incominciamo. Adesso immaginiamo che sia passato un po’ di tempo – un paio di ore o un paio di giorni – e che noi si sia scritta la nostra prima scena, ad esempio quella che ha per protagonista una donna che sta passando l’aspirapolvere in casa sua, un pomeriggio (rubo questa visione a Raymond Carver, sperando che non si offenda, ovunque lui sia. Ma perché dovrebbe offendersi per così poco, poi, non lo so).

Bene. Adesso dobbiamo andare avanti. Ma come? E qui sta il punto. Sì, proprio qui. Leggi di più..

Categorie: Il corso di scrittura di Elena Varvello

Questo spazio si intitola VITE DA LETTORE perché i lettori vivono più vite. Patrizia e io,
cercheremo di foto-grafare, con le sue foto e i miei brevi scritti, le meraviglie della lettura.
Saremo qui ogni martedì, dalle prime ore del mattino.

 

 

 

Leggendo, le parole si sciolgono. Le immagini galleggiano.
Alcune scorrono via con le onde. Alcune si depositano sul fondo di noi.

 

Chicca Gagliardo

 

 

Lettori fotografati da Patrizia Traverso, autrice di Preferisco leggere (Tea).

 

 

 

 

Categorie: Vite da lettore


 

 

Sopra: due tra i libri più scambiati al Book Date. Per capire che cos’è il Book Date con un video, clicca qui.

 

 

Il Book Date è una serata pensata per conoscersi attraverso i propri libri preferiti.

Funziona un po’ come lo speed date, ma l’obiettivo è il bookcrossing con gli altri partecipanti.

Funziona che a ogni giocatore viene assegnata un’identità letteraria (es: Virginia Woolf, Ernest Hemingway). Ciascuno porta un libro, di cui ha voglia di parlare e ha 5′ per raccontarlo alla persona che ha davanti. Scaduto il tempo avanti un’altra/o. A fine serata, si lascia il libro al lui o alla lei con cui ci si è trovati meglio.

 

L’idea ci è venuta una sera davanti a una birra. Un amico parlava della sua ex ragazza e a un certo punto ci ha detto: “Non poteva funzionare, io sul comodino ho i libri di Ken Follet, lei di Murakami!”. Siamo scoppiati a ridere, ma in effetti è vero che si possono capire un sacco di cose su una persona da quello che legge. E così eccoci qua. Prima abbiamo testato la formula sui nostri amici, e visto che piaceva abbiamo continuato.

 

Da circa un anno organizziamo il Book Date tra Milano, Torino, Roma. Ma siamo stati anche in città più piccole, come Bologna. O a Campobasso, dove uno dei partecipanti sosteneva addirittura di essere un parente di Don DeLillo (che in effetti è di origini molisane, anche se forse a chiamarlo Zio Lillo esagerava!).

 

Finora è stata un’esperienza divertente, siamo stati ospiti di spazi diversi, dal pub irlandese al loft e abbiamo scoperto realtà che non conoscevamo. Come la libreria in cui organizzeremo il prossimo Book Date a Milano, Gogol&Co, in fondo a via Savona. Anche se giovedì prossimo non potete venire, andate a darci un occhio, perché è davvero un posto unico in città, con due piani di libri, un caffè interno e tavolini che occupano la piazza antistante. Leggi di più..

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