Ho un libro in testa

03mag
2011

Il filo di Philippe Petit e l'arte di camminare sull'aria

Trattato di funambolismo di Philippe Petit (Ponte alle Grazie), a pagina 33.

 

Ci avete fatto caso? Esistono libri che si muovono, da soli, all’interno della casa. Per me il Trattato di funambolismo è uno di quelli. Quando ho voglia di rileggerlo non so mai dove sia finito: accanto alla scrivania, accanto al letto, in un angolo del balcone.

 

Ieri sera, dopo il post di Gabriele Dadati, mi è tornata voglia di rileggerlo e per fortuna l’ho trovato abbastanza facilmente, se ne stava accanto alle Lezioni americane di Italo Calvino. E giustamente, perché sono due libri che hanno molto da raccontarsi l’un l’altro a proposito della lotta contro la forza di gravità: Petit spiega l’arte di camminare sull’aria, Calvino l’arte di togliere pesantezza alla scrittura.

 

“Philippe Petit è un funambolo di fama mondiale, che ha attraversato su un filo la distanza tra le guglie di Notre-Dame, tra le Torri gemelle del World Trade Center, tra altissimi picchi alpini e tra sponde di pericolose cascate”, recita la sua biografia. Il Trattato di funambolismo, che ha una bella prefazione dell’amico Paul Auster, è una raccolta di lezioni che ti insegnano a diventare funambolo dell’esistenza. Io me lo rileggo, prima di addormentarmi, quando sento la pesantezza, la forza di gravità della vita. E non perché Petit ti dice che sia facile lottare contro la forza di gravità. Al contrario, ti dice proprio che è difficilissimo, ti parla della solitudine, dello smarrimento, dei calli che devi farti venire sotto i piedi per affrontare la poesia dell’aria. Ma ti dice anche:

 

“Ecco il viaggio da fare
alzati quando il filo si mischia alla carta del cielo”

 

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