Ho un libro in testa

09mag
2011

Ma i libri di chi sono?

Enza Iozzia
i libri sono di chi li legge e non di chi li scrive

 

 

Così sostiene Enza all’interno dei commenti all’ultimo post di Barbara Garlaschelli. Una dichiarazione che tocca diverse corde e punti di vista, per questo ho pensato di tirarla fuori. E quindi, grazie Enza.
Di chi è il libro che sto scrivendo? mi sono chiesta.  E di chi è il libro che sto leggendo?

difficile rispondere…

 

Attendo la vostra opinione e intanto cerco di pensare alla mia, che più o meno suona così: per me i libri sono di tutti, non vedo differenza tra un bravo scrittore e un bravo lettore, perché l’uno senza l’altro non avrebbe ragione di esistere e perché uno scrittore è lettore di se stesso e un lettore mentre legge riscrive il libro a modo suo.

 

Detto questo, penso anche che i libri non siano di nessuno.
Penso che le storie, nella loro essenza, nel loro nucleo più profondo, esistano già. E qui entriamo in un ambito enigmatico.
Mentre scrivo una storia mi capita spesso di avere la sensazione nitida, fortissima, che attraverso la scrittura sto cercando di tirare fuori qualcosa che c’è.  Un qualcosa che non è mio, perché non sono io che dirigo, io sono quella che può, forse, dargli una forma che lo renda visibile.
All’inizio la storia fa sempre resistenza, come un animale che fugge, sfugge, si nasconde, si rintana, non vuole farsi scrivere, farsi definire, e spesso ci riesce. Se ne va. Non sei in grado di scriverla.

Mentre leggo, invece, so per certo di riuscire a vedere solo alcune sfaccettature del corpo della storia (per questo non amo parlare male dei libri, dare voti, stroncare, soppesare, giudicare dall’alto, perché so che ci sono sempre lati che sfuggono, che occorre avere occhi più grandi di quelli che abbiamo per  riuscire a vedere una storia per ciò che veramente è).

Così, alla domanda “di chi sono i libri”? mi verrebbe da rispondere
i libri sono delle storie

 

segue punto interrogativo

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