Ho un libro in testa

20giu
2011

Gli avvistamenti di Gabriele Dadati: ma sono più pericolosi i legami, le relazioni o le amicizie?

Preparatevi, sta per partire la nuova puntata delle avventure del nostro avvistatore di libri in treno. Qui, su Hounlibrointesta, ogni lunedì. Per leggere le puntate precendenti, clicca in alto su Categorie: Lettori su rotaie.
E voi fate mai caso a quello che leggono le persone sui mezzi di trasporto?

 

 


 

 

LETTORI SU ROTAIE di Gabriele Dadati

 

Ok, va bene, le traduzioni sono nel tempo. Il testo di partenza è quello, ma di volta in volta occorre stare a pari con la lingua dell’epoca per approdarci dentro, e la versione dell’Eneide di Annibal Caro era giusta per il primo Cinquecento, quella di Francesco Vivona per il primo Novecento, quella di Vittorio Sermonti ci vien buona oggi e domani non più (che poi le traduzioni di Annibal Caro, Francesco Vivona e Vittorio Sermonti siano grandi opere letterarie in sé, e per questo continueremo a leggerle in futuro, è fuor di dubbio. Però le leggeremo come calate nel loro tempo e al ginnasio ne faremo adottare un’altra, perché i ragazzini imparino il latino di Virgilio, come primo obiettivo, e vedano l’italiano come un tramite per riuscirci).

Ok, va bene, tutto questo è normale. Non ci colpisce più di tanto. Quello che ci colpisce di più è vedere come accada anche ai titoli, anche a titoli celebri, in continuazione. A questo pensavo martedì sera quando sul treno ho visto una ragazza che leggeva, nella Bur, I legami pericolosi di Pierre Choderlos De Laclos. Ma come, direte voi, non era Le relazioni pericolose? Sì, certo, quello è il titolo più conosciuto, e così lo troviamo nei tascabili di Garzanti, di Feltrinelli, di Giunti, di Newton Compton, solo per dirne un po’. Ma già se ci spostiamo verso Mondadori, lo troviamo intitolato Le amicizie pericolose, titolo che è del resto sulla copertina – bruttissima – dell’edizione Sonzogno in cui l’ho letto io quando avevo quindici anni. La collana, altrettanto tremenda, si chiamava “I libri dell’amore” e nonostante questo, con tutta evidenza, qualche capolavoro ci cascava dentro lo stesso (il libro di Choderlos De Laclos è un libro che ha una sua importanza). In più il libro era mutilo. Si tratta di un romanzo epistolare e ho scoperto, confrontando la mia copia con quella del mio compagno di banco di allora, che mi mancavano una mezza dozzina di lettere verso la fine. Era una cosa inspiegabile. Non c’era niente di particolarmente divagante nel contenuto, né un taglio così esiguo doveva portare a un gran risparmio nella stampa del libro. Conclusione, non mi ci sono mai raccapezzato. Pazienza.

 

Poi di rimando mi viene in mente un altro libro che cambia titolo. I ragazzi di via Pal o I ragazzi della via Pal o I ragazzi della via Paal eccetera. È un libro che ho caro: l’ho letto tredici volte, quando ero bimbo. Ed è il libro che mi ha messo nella necessità di mettermi a mia volta a fare libri.

 

 

 

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