Ho un libro in testa

30giu
2011

Satisfiction: la nuova rivista letteraria di Gian Paolo Serino e Vasco Rossi arriva oggi in libreria

Se non sapessi nulla di Satisfiction, dopo avere letto alcune righe la porterei subito via con me. Perché quelle righe sono tratte da uno dei libri che mi sono più cari: Il Trattato di funambolismo di Philippe Petit (ne ho parlato più volte qui, su Hounlibrointesta) e sono le righe con cui Gian Paolo Serino presenta la filosofia della sua rivista:

 

A differenza dello stunt-man, la cui prestazione è calcolata per enfatizzare ogni rischio che fa drizzare i capelli, un buon funambolo ce la mette tutta per far dimenticare i pericoli, per distogliere dai pensieri di morte con la bellezza di ciò che esegue sul cavo. Lavorando in preda alla massima tensione, il funambolo a grande altezza esegue esercizi che hanno lo scopo di creare una sensazione di libertà illimitata. Diversamente dalle altre arti, l’esperienza del cavo a grande altezza è diretta, semplice, immediata e non richiede la minima spiegazione. L’arte è la cosa stessa, una vita nella sua più nuda evidenza. Se c’è bellezza, è la bellezza che sentiamo in noi.
(Dalla prefazione di Paul Auster al Trattato di funambolismo di Philippe Petit)

Gian Paolo Serino

 

A fianco, c’è l’editoriale di Vasco Rossi (editore spericolato di Satisfiction) che è una canzone inedita sul filo della mente.
Il nuovo numero della rivista letteraria Satisfiction da oggi, 30 giugno, lo potete trovare in libreria, a costo zero. Come un vero funambolo si muove agilmente tra consigli di lettura e inediti a grande altezza, firmati da scrittori di altissimo livello: si comincia con un racconto dell’americana Jayne Anne Phillips, autrice di culto di short stories, si prosegue con Joyce Carol Oates che ti fa entrare nell’anima di Sylvia Plath, si va avanti con…

 

Facciamo così, intanto incontriamo il direttore, Gian Paolo Serino, nel suo fotoracconto. Gian Paolo ha anche scelto un  indedito di Satisfiction da farvi leggere subito qui, su Hounlibrointesta. E alla fine, troverete tutta la lista degli autori e le informazioni.

 

 

IL FOTORACCONTO: I VOLTI DI GIAN PAOLO SERINO

 


 

 

Dalla vita voglio tutto. Tranne un cane, una famiglia, un mutuo e un cardigan che duri 20 anni.

 

 

 

 

Chi sono: non sono un critico letterario, ma un estensore di recensioni emotive. Non voglio raccontare la trama  di un libro: voglio far andare il lettore oltre lo specchio d’inchiostro.

 

 

 

 

 

Che cosa ho fatto: la biografia. Gian Paolo Serino, critico letterario, ha ideato e fondato Satisfiction (edito da Vasco Rossi).
Collabora con la Repubblica, Il Riformista, Il Giornale, Il Venerdì di Repubblica, D-la Repubblica, Rolling Stone, GQ, Vogue, Wuz.it e Radio Capital. Collabora con Vasco Rossi.
Nel 2006 ha pubblicato “USA&Getta”, ha curato l’edizione italiana de “Il Compromesso” di Elia Kazan e “Così tante vite”. “Il Novecento” di Giancarlo Vigorelli, con prefazione di Claudio Magris. Ha curato l’edizione italiana di Dylan Thomas. La biografia di Paul Ferris ( Mattioli 1885).
Nel 2010 ha partecipato, con vari autori (tra cui Carofiglio, Antonio Tabucchi, Raul Montanari), alla raccolta di racconti “Ho parato un rigore a Pelè” (Giulio Perrone editore).

 

 

 

 


 

Satisfiction è la prima free press letteraria che rimborsa i libri recensiti. Una recensione ti ha convinto alla lettura di un libro? Ne sei rimasto deluso? Noi ti rimborsiamo il prezzo di copertina. Soddisfatti o rimborsati. Siamo contro il marketting, contro quei critici letterari che, come già intuiva Piero Chiara nei primi anni ’70, sono stati ridotti a pubblicitari.

 

Noi crediamo che sia necessario ritrovare una coscienza critica per infrangere un processo di vetrinizzazione culturale sempre più devastante. Per questo accanto alle recensioni proponiamo inediti assoluti di alcuni tra i maggiori scrittori italiani e stranieri, contemporanei e classici. Vogliamo essere  una rivista gratuita ma mai scontata…

 

 

 

Il mio incontro con Vasco Rossi: quando avevo 16 anni trovai per caso il  suo numero di fax. Gli mandai una lettera chiedendogli se voleva finanziare un rivista di libri. Il rapporto di amicizia è cresciuto e siamo passati le mail. Poi ci siamo incontrati e dopo 23 anni di amicizia l’anno scorso ha deciso di diventare “editore spericolato, soddisfatto e rimborsato”, come ama definirsi, di Satisfiction.

 

Lavoro: lavoro sempre. Anche quando guardo fuori dalla finestra.

 

 

 

 

Il primo libro non è stato un libro ma gli ingredienti del Dixan. A quattro anni durante un cocktail dato  a casa dai miei genitori mi sono scolato mezza bottiglia di Martini.  Anni di cure perchè mi ero giocato la flora intestinale. Ero sensibile a tutto. Così passavo molte ore nei bagni perchè non digerivo niente. Essendo timido usavo I bagni di servizo e stavo sempre seduto di fronte alla lavatrice. Sopra c’era sempre il Dixan. E così ho iniziato a leggere gli ingredienti. Da lì, poi, visto il molto tempo trascorso mi sono attrezzato. E non ho più smesso. Di leggere. Per questo credo di avere una cultura di merda.

 

 

Per Hounlibrointesta vi faccio leggere l’inedito di Jerry Stahl pubblicato su Satisfiction:

 

INSIDE MISS LOS ANGELES

 

Hollywood è stata la metà di molti scrittori che lì si sono persi o ritrovati o persi un’altra volta. Negli anni ’30 fu una sorta di imbuto dove si persero Fitzgerald, Fuchs, West e molti altri. È sempre stata la città delle finzioni e delle esagerazioni (o esasperazioni) tanto luccicante, quanto squallida a vedersi. Ma alcuni autori sono stati capaci di galleggiarvi sopra, assorbirla, seppur rimanendone segnati, e uscirne anni dopo, come ha fatto Jerry Stahl, con un memoir capolavoro come Mezzanotte a vita. Jerry Stahl è lo sceneggiatore di serie televisive come Twin Peacks, Alf e CSI.

Con una vita in bilico e problemi di droga ricorrenti, quando, qualche anno fa, gli chiesi un contributo per un libro su Hollywood (tutt’oggi in fase di lavorazione) Stahl mi spedì, due giorni dopo, questo Inside Miss Los Angeles. Alla medesima richiesta, lo scrittore Bret Easton Ellis mi rispose invece: “Oh, odio Hollywood. Vado lì solo per lavorare”. Il rapporto di Stahl con H., invece, è fatto di quello che potremmo definire un “odi et amo”, come se H. fosse una donna. Una donna, due facce. Mettendo in pratica così quello che Stahl definisce il più grande consiglio che gli sia mai stato dato da uno scrittore, Hubert Selby Jr.: “Scrivi con amore di ciò che odi.” (Nicola Manuppelli)

 

A volte mi chiedo perché ogni donna che ho amato fosse completamente pazza. Ma poi penso, che non è giusto dirla così… non proprio. Non tutte. Solo, diciamo, quelle dell’ultimo decennio e mezzo. Quelle – come altro posso spiegarlo? – che ho conosciuto da quando sono piombato a Los Angeles.

Non che il sottoscritto sia un santo. Stiamo parlando di un ex tossico, di un consumatore di crack in pensione, di un criminale mancato, ex scribacchino per riviste porno, uno di quei coglioni che scrivono per la tv commerciale, e figlio di uno che si è suicidato tramite elettroshock… insomma ce n’è abbastanza per dire che Los Angeles è il posto per quelli come me. E il Paradiso Americano delle Vite alla Deriva, la città a cui rivolgersi se hai bisogno di fare così tanti soldi da tirare fuori il culo dai guai.

Macabro ma vero. Una settimana dopo essermi impantanato a Hollywood negli anni Settanta, incontrai una donna di nome Tammi, che aveva due facce. Letteralmente. Tammi aveva fatto l’autostop fino alla Terra dei Sogni per “fare fortuna” e si era imbattuta in un chirurgo plastico che diceva di “conoscere” le persone e che l’avrebbe assunta se avesse fatto in modo di somigliare a Farrah Fawcett. “Volevano gente come Farrah per il mercato asiatico,” mi spiegò, dopo due vodka quadruple in un bar di Hollywood che apriva alle sei del mattino, il Pungee Room. Il Pungee era il tipico rifugio dalle pareti lustre, con ovunque disegni di celebrità marginali e superate e tutt’intorno mutanti dello show business di ogni tipo, Joe Besser, William Bendix, Frank Sinatra jr., anche Rummy Bishop, il fratello meno noto di Joey… erano tutti lì, in alto sulla parete, e non sembravano troppo felici di stare in quel posto.

Nella luce di quel bar, Tammi ricordava incredibilmente la giovane Farrah Fawcett. Solo che, da diversa angolazione, non la ricordava affatto. Certo, la bocca era quella di Farrah, forse anche gli occhi, ma tutt’intorno e in mezzo c’era una sorta di paesaggio devastato, una topografia di cicatrici, una pelle così rovinata che, conciata in quel modo, poteva effettivamente assomigliare a Farrah, ma solo Farrah dopo un incidente, Farrah dopo che era passata attraverso una vetrata e caduta da un terrazzo, spaccandosi il naso contro una piscina a forma di fagiolo da cui tutta l’acqua era stata prosciugata. Quindi, per i miei occhi itterici e curiosi, divenne subito la Ragazza con Due Facce, emblema, da quel momento in poi, della bellezza nella festosa Los Angeles.

“È stato il dottor Skippy,” mi confidò, piangendo sommessamente dentro il bicchiere di Wolfschmidt. “Aveva questo problema con la cocaina … Voglio dire, era nel ’74, tutti si facevano. E immagino abbia avuto una specie di crisi, una piccola convulsione, proprio nel bel mezzo del mio intervento. Me lo ricordo, perché ero sotto anestesia locale, e lui continuava a tenere sollevata la mascherina e tirare su col naso. Ma,”- e a questo punto le scese una lacrima, sempre molto dolcemente, sul sottobicchiere dov’era rappresentato Forrest Tucker – “ma lui era un vero professionista e così è andato avanti e ha finito la mia faccia.”

A quel punto scoppiò a singhiozzare, strofinandosi ulteriormente sulla manica della mia camicia attillata color pulce. Perché Tammi, di sicuro, era anche un’attrice. “E,” finì drammaticamente “aveva quasi terminato…”

Inutile dire che mi innamorai perdutamente, fino ai lobi delle orecchie. Di giorno, lavoravo per quelli di Larry Flynt, ad Hustler. Il lavoro, per la maggior parte, consisteva nello scrivere gag da applicare a zucche e rape a forma di vagina che ci venivano inviate dal Dakota – patria, a quanto pare, di una grossa varietà di vegetazione evocativa di organi genitali. Mentre Tammi, Dio la perdoni, ballava in topless su tavoli in uno squallido locale di striptease vicino a Los Angeles. I suoi clienti erano quadri intermedi dell’industria aerospaziale, padri di famiglia che cercavano solo una piccola pausa dalla vita normale.

Di notte, dopo che si era truccata, potevo dimenticare i miei problemi e far finta, per una o due ore dorate, di essere l’uomo da sei milioni di dollari. Accanto alla mia quasi-Farrah, potevo quasi credere che la nostra piccola casa a Hollywood – nel distretto che, in modo non molto glamour, sorge ai piedi delle colline, che quasi lo sottraggono al sole – fosse in realtà una specie di piccola San Simeon. Nella giusta luce, a una certa angolazione, potevo davvero convincere me stesso di aver vinto il jackpot che combinava sesso e celebrità e aver realizzato il sogno americano. Che fossi, in altre parole, davvero arrivato a Hollywood e avessi davvero incontrato la mia Charlie’s Angel.

Tutta questa storia di Tammi/Farrah era pura fantasia, naturalmente. Ma ai tempi, questa era Los Angeles: la città costruita sull’orribile realtà che il nostro mondo è talmente brutto che abbiamo bisogno di un’industria che la ricrei, con toni più brillanti.

Saltiamo avanti di qualche anno – siamo in pieni anni ottanta ora – e la Dolce Tammi si è già ritirata sull’isola di Maui grazie ai soldi del rimborso ottenuto in seguito a un’altra disavventura con la chirurgia estetica: degli impianti difettosi, che le avevano lasciato un seno destro della dimensione di un kumquat, e quello sinistro simile a una zampa d’anatra ghiacciata. Mentre il sottoscritto, il solito ribelle, si ritrovava ricoverato al cedar Sinai Hospital per disintossicarsi dalle droghe. Durante la disintossicazione entrai in contatto con una ragazza tremebonda, una aficionada delle metanfetamine di nome Tanya, figlia di un re della sitcom degli anni Sessanta e della sua au pair cilena. La combinazione aveva dato come risultato una favolosa ragazza dagli occhi verdi e la pelle bruna, con un fondo fiduciario bruciato, e una testa da Medusa di dreadlocks biondo rame. A questo aveva aggiunto quelle specie di binari delle ferrovie del nord che correvano dai suoi polsi delicati fino alle nocche delle braccia nero banana.

Naturalmente, Tanya e io legammo molto durante i miei venti minuti puliti di post-hospital. Dopo di che, bene o male, la mia entrée nella Los Angeles reale, la Los Angeles più profonda – o quella che era una versione particolarmente meschina di essa – mi colpì come una botta di adrenalina. Tipica sud-californiana, la piccola Tanya aveva lasciato la casa sulle colline a sedici anni per farsi strada nel mondo. Il che, dato che si trattava di Hollywood e tutto il resto, significava che aveva finito per fare ruoli da dominatrix in uno studio chiamato Madame D, un rifugio discreto e ben arredato, ottimo per dare lavoro a devoti del dolore di alto profilo.

Al di là delle scene con le solite sculacciate e abusi verbali – per non parlare degli apparecchi per dare scosse elettriche ai suoi schiavi, una specialità della casa – il punto di forza della mia ragazza era la “Candela”, una pratica arcana che consisteva nel mettere un fiammifero nel pene di qualche ragazzo entusiasta e accenderlo. Grazie alla mostruosa capacità di concentrazione di quel maniaco, la mia fidanzata poteva appiccare un incendio in un’uretra prima che qualcuno potesse gridare: “Spegnete il barbecue!” Questo faceva di lei un vero e proprio frutto proibito per i clienti che volevano il brivido mondano di vedere i propri cazzi sputare fiamme mentre venivano portati giro al guinzaglio e gli si ordinava di accendere i terribili candelabri stile liberty che davano a quella prigione l’obbligatoria atmosfera gotica. Questo fino a che non era esaurito il tempo che avevano pagato, e allora si toglievano il fiammifero, si asciugavano, e saltavano sul retro delle loro Jaguar per tornare a Brentwood a baciare la propria signora e rimboccare le coperte ai bambini.

Ed era qui, stranamente, che il sottoscritto aveva modo di respirare in profondità l’essenza del potere che tiene in piedi l’industria centrale dell’intrattenimento americano. Per trovare qualche soldo in più per la droga, aiutavo il mio zuccherino con qualche lavoro extra-curriculum. E uno dei suoi clienti abituali, un peloso produttore di speciali per il doposcuola, pagava cinque bigliettoni da cento all’ora per il gusto inebriante di essere imbavagliato in un vestito da promenade, e portato in giro per Orange County nella nostra Nissan color toast. Il fatto che me ne stessi accovacciato sul sedile posteriore rendeva la cosa, per Miss Irv., ancora più vergognosa.

Uh uh! Non c’è dubbio che mentre cercava di contrastare la pressione di plasmare giovani menti che masticavano biscotti e latte, il nostro uomo desiderava essere portato in giro travestito, sudare fino a che non gli scivolava di lato la parrucca, poi essere lasciato davanti a un piccolo centro commerciale mentre la mia fidanzata vestita di vinile, di fronte ai clienti inorriditi, gridava “Piccola cagna schifosa!” rivolta verso quel paffuto e sudato professionista del mondo dello spettacolo. “Stupida vacca! Sudicia zoccola!”

In qualche modo, tra il tempo che passavo negli studi di Madame D e i viaggi allucinati nella macchina della mia piccola dominatrix, arrivai a una strana conclusione per quanto riguardava il posto in cui abitavo. Mi colpì, girando senza meta con Miss Irv, che esistesse una sorta di pozza sotterranea di ipocrisia e autodenigrazione e desiderio tossico, da cui scaturiva l’ispirazione vera di Los Angeles. La verità è che tutto, in questa città, esiste in quanto opposto di un proprio falso. Così che, nonostante il clamore e le chiacchiere, non è una questione di soldi, né di fama, e nemmeno di intrattenimento. Neanche lontanamente. In questo mondo ricostruito in miniatura e chiamato Hollywood, ciò che conta davvero è la distorta idea di redenzione di questa gente visionaria e vuota che cerca di riempire le proprie vite con quella sostanza di cui le loro creazioni, quelle simulazioni di vita chiamate TV e film, mancano del tutto. Da qui lo stuolo di false Farrah (o, ai tempi nostri, di false Julia Roberts), le montagne di copioni scritti da universitari che non sono mai nemmeno stati presi a schiaffi da una puttana, il crescente traffico di torture sovvenzionate da grossi imprenditori dell’intrattenimento per l’infanzia il cui dolore per il proprio status è l’unica cosa che possono davvero sentire. Tutto questo ha un senso.

O forse no. Almeno metà decennio è passato dalla maggior parte delle follie malsane sopra descritte. E penso, ho il sospetto, che forse non si tratti della città. Forse non sono le donne o la droga. Forse – chiamatemi pure “calamita” per i tizi strani – sono soltanto io. Intendo dire che questo è il mio mondo.

E non riesco ad abbandonarlo. (Traduzione di Nicola Manuppelli)

 

 

 

 

ECCO LA LISTA DEGLI AUTORI E DELLE INFORMAZIONI

Satisfiction, la prima rivista gratuita ma non scontata, “l’unica free press da scaffale” (L’Espresso) torna dal 30 giugno distribuita in tutte le 108 Feltrinelli d’Italia (con espositori all’entrata) e nelle maggiori librerie indipendenti.

Satisfiction 11 verrà distribuita durante i concerti di Vasco Rossi, che di Satisfiction è (come ama definirsi) “editore spericolato, soddisfatto e rimborsato”. Satisfiction è sponsor ufficiale del tour VASCO LIVE KOM ‘011 e in tutte le date verrà distribuita in altre 500 mila copie.

 

Nasce anche satisfiction.it, che vuole diventare il portale di riferimento dei lettori italiani grazie ad inediti e a grandissime firme del panorama letterario internazionale.

 

In Satisfiction11 racconti inediti oltre alla collaborazione, nella sezione recensioni “soddisfatti e rimborsati”  di alcune tra le maggiori firme culturali italiane. Proprio per ribadire la filosofia che è alla base di Satisfiction: se la recensione ha convinto il lettore ma dopo la lettura non è rimasto soddisfatto, Satisfiction rimborsa il prezzo di copertina. Una filosofia che in 11 numeri ha portato Satisfiction a diventare un punto di riferimento per il lettore consapevole.

 

Il numero 11 Satisfiction, diretto da Gian Paolo Serino ed edito da Vasco Rossi,  presenta inediti di:

 

Jayne Anne Phillips, affermata autrice di short stories grazie alla raccolta Biglietti neri (Mondadori), divenuta in America un caso letterario, torna in Italia con il romanzo edito da Cargo Il bambino con le nuvole negli occhi. La capacità di ascoltare, di cristallizzare il sentimento ma non il sentimentalismo, di vedere i movimenti più veri e vitali dell’infanzia sono presenti anche in Callie, racconto inedito di donne senza tempo in cui l’amore materno regna sovrano.

 

Joyce Carol Oates racconta Sylvia Plath attraverso le “crepe emotive” dei suoi Diari, ad oggi inediti in Italia nella versione integrale. Un’indagine esistenziale e narrativa che la Oates, come dimostrano anche tutti i suoi romanzi, rivive in prima persona con tutto il pathos e i drammi che l’hanno fatta avvicinare da molti al lirismo della poetessa americana.

 

Mariapia Veladiano è autrice de La vita accanto (Einaudi, Stile Libero) romanzo già premiato con il Calvino 2010 e in corsa per il premio Strega 2011.  Svelando le piccole torture quotidiane alle quali sottostiamo come vittime consenzienti, le parole seducenti che seducono, Mariapia Veladiano nell’inedito racconto L’incauto desiderio dei miei pensieri senza mostrare una soluzione, ci indica con lo sguardo come riconoscerle.

 

Simona Vinci in questo inedito, brutale ma al contempo tenero, analizza lo spazio vitale, 2×1 (metri), dei ricoverati a termine dell’istituto psichiatrico Sierra Leone. Condizioni disumane, caviglie lacerate da catene sono la testimonianza palese di quanto non dovrebbe esistere e invece c’è.

 

Bill Clegg, autore del caso editoriale Ritratto di un tossico da giovane (appena pubblicato in Italia per Einaudi Stile Libero) e tra i maggiori agenti letterari americani, in questo  Su di giri rivive la sua doppia identità. Racconta le mille luci dello sfavillante mondo letterario statunitense e come contrappasso il suo “crack”:  un rapporto d’amore violento che crea dipendenza tossica e isolamento desolante.

 

Jerry Stahl, sceneggiatore di serie televisive (da Twin Peaks a C.S.I.)  e autore di un memoir capolavoro come Mezzanotte a vita, racconta il suo rapporto con Hollywood, città delle finzioni e delle esagerazioni, tanto luccicante, quanto squallida. Un rapporto “odi et amo”, come con la donna a due facce protagonista del racconto.

 

Olivier Adam, scrittore di culto in Francia e ora anche in Italia, regala a Satisfiction l’anticipazione del suo nuovo romanzo Il cuore regolare, che sarà pubblicato da Barbes il prossimo autunno.

Sarah, la narratrice protagonista del romanzo, capovolge la sua vita di certezze borghesi occidentali, sparando a zero su quei (dis)valori che creano una contrapposizione continua tra Oriente e Occidente.

 

Victor Gischler, scrittore a due vite. Di giorno sceneggiatore di storie e fumetti per la Marvel Comics, di notte autore di romanzi pulp, tra ganster story, La gabbia delle scimmie (Meridiano Zero) e new western, Notte di sangue a Coyote Crossing (Meridiano Zero).  La Vedova è una porta a doppia mandata emotiva:  una volta aperta inchioda e stordisce il lettore anche grazie ad una prosa che lo porta ad essere considerato l’unico vero erede di Joe Lansdale.

 

Salvatore Scibona, considerato dal New Yorker tra i 20 maggiori scrittori under 40 al suo esordio letterario La fine è stato ovunque acclamato da critica e pubblico. Per la prima volta in Italia Satisfiction presenta in versione integrale The Kid, considerato il suo racconto capolavoro.

Louis-Ferdinand Céline presenta per la prima volta in Italia la più controversa e feroce lettera mai scritta alla stampa collaborazionista francese.  Un documento storico che fa emergere il lato più oscuro e dibattuto di Céline. La sua visione politica prende forma in un fiero patriottismo “retrò” misto ad un socialismo ingenuo.

 

Cees Nooteboom definito dal New York Times “una delle voci più alte nel coro degli autori contemporanei”, raggiunge il successo internazionale con Rituali e Il canto dell’essere e dell’apparire, editi da Iperborea. La stessa casa editrice ha pubblicato altri sette romanzi (l’ultimo, Tumbas, è in via di pubblicazione) tra cui La storia seguente, che gli è valso il Premio Aristeion della Comunità Europea e il Premio Grinzane Cavour 1994. Racconti di viaggi, di città, di voci, di tutto ciò che viene sognato, distrutto, vissuto, ricordando che il centro del mondo è “al tempo stesso in ogni luogo”, come nell’inedito Sherazade che Nooteboom ha scritto appositamente per Satisfiction.

 

Edoardo Nesi,  finalista al Premio Strega 2011 con il suo ultimo Storia della mia gente (Bompiani), in L’ultima Thule di Ivo il Barrocciai torna a raccontare le vicende di Ivo, personaggio chiave de L’età dell’oro. Ivo che incendia con il suo vissuto epico, energico, persino forte davanti al riflesso senza sfumature della malattia. Un gesto prepotente e senza tempo che esige solo di essere ascoltato, letto, ricordato.

 

Andre Dubus divenuto celebre per le sue lezioni sull’autore de I quarantanove racconti, Ernest Hemingway. La sua spiegazione di In un altro paese lasciava gli studenti a bocca aperta, e quando rimase vittima di un incidente che gli causò l’amputazione della gamba sinistra Dubus aggiunse un ulteriore tassello alla comprensione di quel racconto. Qui lo spiega e il dolore fisico si fa sensazione viva e scritta.

 

Peter Orner esordisce con la raccolta Esther Stories, segnalata dal New York Times come uno dei “libri da ricordare” del 2001. Alla fortunata raccolta segue Un solo tipo di vento, romanzo corale edito in Italia sempre da minimum fax. In Dyke Bridge, pubblicato per la prima volta su Granta e ad oggi inedito in Italia, restituisce una miniatura perfetta ad una storia che esce dal “fango”: la saga semplicemente confusa più che insabbiata dei Kennedy e di Mary Jo Kopechne, morta annegata nelle acque dove si pescano “buccini”.

 

Igiaba Scego, autrice e una dei vincitori del Premio Mondello 2011 con La mia casa è dove sono (Rizzoli.), nell’inedito racconto Jam descrive il tema dell’identità, delle difficoltà per ottenere la cittadinanza italiana degli esuli come Jamila che non ricorda più “se è stata stuprata da un nemico collettivo, lo Stato italiano.”

 

 

Elenco recensori e recensioni Satisfiction 11

 

 

Mauro Baudino (La Stampa): Roberto Barbolini, RICETTE DI FAMIGLIA, Garzanti, pp.157, € 16,00

 

Francesco Bonami (Vanity Fair): Mario Calabresi, COSA TIENE ACCESE LE STELLE, Mondadori Strade Blu, pp. 130,  € 17,00

 

Maurizio Bono (la Repubblica): Andrej Longo, LU CAMPU DI GIRASOLI, Adelphi, pp. 192, € 16,00

 

Carlo Barabba (Nuovi Argomenti): David Small, STITCHES, Rizzoli Lizard, pp. 333, € 19,90

 

Maria Teresa Carbone (il Manifesto): Ugrešić Dubravka , BABA JAGA HA FATTO L’UOVO, Nottetempo, pp 416, € 19,00

 

Alberto Casadei (L’Indice dei Libri): Maurizio Cucchi, LA MASCHERA RITRATTO, Mondadori, 2011, pp. 138, € 18,00

 

Pietro Cheli (Gioia): Roberto Alajmo, Tempo niente, Laterza, pp. 125, € 14,00

 

Dario Cresto-Dina (la Repubblica): Gary Romain, LA NOTTE SARA’ CALMA, Neri Pozza, pp. 286, € 12,50

 

Concita De Gregorio (l’Unità): Fabio Geda, NEL MARE CI SONO I COCCODRILLI, Dalai, pp.155, € 16,00

 

Giorgio De Rienzo (Corriere della Sera): Erri De Luca, E DISSE, Feltrinelli, pp 89, € 10,00

 

Mario De Santis (Radio Capital): Paolo Sortino, ELISABETH, Einaudi, pp. 216, € 19,50

 

Chicca Gagliardo (Glamour): Mario Desiati, TERNITTI, Mondadori, pp. 258, € 18,50

 

Camilla Gaiaschi (D – la Repubblica): Drakan Velikić, La Finestra Russa, Zandonai, € 20,00

 

Daria Galateria: Barbey d’Aurevilly – Jules Amédée, LE DIABOLICHE, Barbes, pp.180, € 8,50

 

Paolo Giordano: Richards Keith, LIFE, Feltrinelli, pp 524, € 24,00

 

Alessandro Gnocchi (il Giornale): Mathias Énard, ZONA, Rizzoli, pp 489, € 20,02

 

Filippo La Porta (XL – la Repubblica): Franco Brevini, LA LETTERATURA DEGLI ITALIANI. PERCHE’ MOLTI LA CELEBRANO E POCHI LA AMANO, Feltrinelli, pp. 166, € 17,00

 

Leonardo Luccone (Oblique Studio): Umberto Pasti, GIARDINI E NO, Bompiani, pp.160, € 15,00

 

Paolo Mauri (la Repubblica): Stefano Malatesta, LA PESCATRICE DEL PLATANI E ALTRI IMPREVISTI SICILIANI, Neri Pozza, pp. 182, € 20,02

 

Fabrizio Ottaviani (il Giornale): Ermanno Cavazzoni, GUIDA AGLI  ANIMALI FANTASTICI, Guanda, pp 164, € 16,50

 

Piersandro Pallavicini (Ttl – La Stampa): Gaja Cenciarelli, SANGUE DEL SUO SANGUE, Nottetempo, pp. 346 pagine, € 16,50

 

Fulvio Panzeri (Avvenire): Giovanni De Feo, L’ISOLA DEI LIOMBRUNI, Fazi, pp 400, € 16,50

 

Sergio Pent (Ttl – La Stampa): Eraldo Baldini, “L’Uomo Nero e la bicicletta blu”, Einaudi, pp. 275, € 17,50

 

Gianandrea Piccioli (La Stampa): Gianfranco Calligarich, PRIVATI ABISSI, Fazi, pp 239, € 18,00

 

Massimo Poggini (Max): Carlo Collodi , LE AVVENTURE DI PINOCCHIO, STORIA DI UN BURATTINO LETTO DA PAOLO POLI, Giunti, pp 240, € 12,00

 

Marco Pratellesi (Condenast): Nicola Bruno e Raffaele Mastrolonardo, LA SCIMMIA CHE VINSE IL PULITZER, Bruno Mondadori, Milano 2011, pp. 192, € 16,00

 

Delfina Rattazzi: Gianni Miraglia, MUORI MILANO MUORI, Elliot, pp.185, € 16,00

 

Ranieri Polese (Corriere della Sera): Francesco Bianconi, IL REGNO ANIMALE, Mondadori Strade Blue, pp 253, € 17,50

 

Gabriele Romagnoli (GQ): Federico Baccomo Duchesne, LA GENTE CHE STA BENE, Marsilio, pp 270, € 17,50

 

Matteo Sacchi (il Giornale): Cynan Jones “Le cose che non vogliamo più” (Isbn, pagg. 174, € 17,00

Stefano Salis (Il Sole 24 ore): Ernesto Schick, flora ferroviaria, Ed. Florette, pp. 166, € 29,00

Giuseppe Scaraffia (Il Sole 24ore): Virginia Woolf, “Sono una snob?”, Piano B, pp 120, € 10,00

 

Marino Sinibaldi (Rai Radio 3): Luigi Manconi e Valentina Calderone, QUANDO HANNO APERTO LA CELLA, Il Saggiatore, pp 243, € 19,00

 

Alessandro Zaccuri (Avvenire): Raul Montanari, L’ESORDIENTE, Dalai, pp 317, € 19,00

 

 

 

 

 

Categorie: Fotoracconto

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