Inizia la quattordicesima puntata del corso speciale di scrittura per Hounlibrointesta di Elena Varvello, autrice del romanzo La luce perfetta del giorno (Fandango). Elena tiene corsi e seminari di storytelling presso la Scuola Holden e il Circolo dei Lettori di Torino.
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Messaggio: questo corso è utile per chi vorrebbe scrivere, per chi già scrive e anche per chi ama leggere, perché in ogni caso ci porta all’interno più profondo dei libri, là dove nascono le storie.

I LUOGI IMMAGINARI – DOVE ACCADONO LE STORIE
di Elena Varvello
Sapete, riflettevo su una cosa, stamattina. Stavo guardando fuori dalla finestra, pensando a ciò che avrei voluto dirvi – avevo intenzione di fare due chiacchiere con voi riguardo alla punteggiatura come strumento per dare forma alla propria voce, per darle ritmo e suono – e c’era appena un alito di vento e una luce strana, una luce opaca che si accendeva all’improvviso, là fuori, e poi di nuovo si spegneva, e allora, non so come spiegarvelo, forse per via di quella luce o del vento mi è venuto in mente d’aver dimenticato una cosa importantissima, un aspetto di cui avrei voluto parlarvi fin dall’inizio, e allora chissà perché ho aspettato così tanto? Mistero. Comunque, provo a rimediare. Parleremo un’altra volta della punteggiatura. Perché prima, adesso, viene il paesaggio.
Già, proprio il paesaggio.
Ogni volta che tiro fuori questa parola, trovo qualcuno che mi dice: “Ah, stiamo parlando della descrizione. Vuoi dirci qualcosa a proposito delle descrizioni”.
No. Non si tratta di questo – si tratta anche di questo, certo, ma non soprattutto di questo. Sto parlando dei paesaggi come dei luoghi in cui accadono le storie, e perdonatemi se farò riferimento anche alle mie, se parlerò di me – ma solo perché sono le storie che conosco meglio, da un certo punto di vista, tutto qui.
Sto parlando di geografia e toponomastica, di mappe stradali, di ponti e boschi e fiumi e strade e piazze e quartieri e città. Non tanto del modo in cui li descriviamo, in cui cerchiamo di descriverli, ma proprio del modo in cui li immaginiamo, o in cui dovremmo farlo, prima ancora di buttare giù la prima frase. L’orizzonte visto dalla finestra di un appartamento, per esempio, o la strada lungo la quale si ferma una macchina: tutti i luoghi del mondo immaginario in cui i nostri personaggi pensano e si muovono, parlano e camminano.
Partiamo da qui: le storie accadono in un luogo. Sempre. E quel luogo deve essere visibile, è chiaro – ricordate quando parlavamo di dettagli? – e quindi deve essere concreto. Ciascuna storia si muove in una geografia che le appartiene e che, in fondo, la determina. Ciascuna storia nasce e muore dentro un paesaggio.
Intendo dire che non credo nei non-luoghi, così come non credo più nei luoghi indefiniti, o appena accennati, una pennellata e via, tanto per dare un po’ di concretezza – ma non troppa, no, per carità, non complichiamoci le cose.
Credo piuttosto nei luoghi immaginari raccontati con accuratezza, quei luoghi che nascono a partire da visioni misteriose e parzialmente oscure, di cui noi stessi siamo in buona parte inconsapevoli, e che diventano la terra dei nostri personaggi, la loro origine, l’aria che respirano, la polvere che calpestano, d’estate, e la neve che cade sui loro tetti, d’inverno. Leggi di più..
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