Inizia la nuova puntata del corso speciale per Hounlibrointesta di Elena Varvello, autrice del romanzo La luce perfetta del giorno (Fandango). Elena tiene corsi e seminari di storytelling presso la Scuola Holden e il Circolo dei Lettori di Torino.
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Messaggio: questo corso è utile per chi vorrebbe scrivere, per chi già scrive e anche per chi ama leggere, perché in ogni caso ci porta all’interno più profondo dei libri, là dove nascono le storie.

20° PUNTATA
TERRITORI INESPLORATI – LA RISCRITTURA
di Elena Varvello
Scrivere vuol dire riscrivere: proviamo a ripartire da qui.
Come vi dicevo la volta scorsa, il punto è rendere quel che si è scritto al meglio delle nostre possibilità; è questo, alla fine, ciò che dà senso a quel che facciamo, ciò che lo rende così bello e importante. Guardare in faccia la frustrazione e poi alzare la posta. Rileggere, dopo essersi disposti alla calma. Cercare di affrontare le pagine, ciascuna pagina, con lucidità. Darsi del tempo. Ricordarsi che quelle parole che ci sono sembrate così misere e deboli sono tutto ciò che abbiamo, una tela il cui disegno, pennellata dopo pennellata, si farà man mano più chiaro.
Questa cosa della tela potrebbe tornarci utile, in effetti. Provate a pensarci un istante. Immaginate che il vostro racconto (o il vostro romanzo) sia un disegno, tratti di matita o di carboncino. Immaginate d’averci lavorato con impeto, perché avevate in testa una visione e dovevate tradurla, darle vita e corpo su un foglio bianco. Ecco, avete finito, e ora il disegno è lì, davanti a voi, e vi viene da pensare: è tutto qui? Be’, quel che vorrei dirvi è: guardatelo bene. Fate un passo indietro, allontanatevi un po’. L’impeto deve lasciare il posto alla calma, alla lucidità. È una questione di proporzioni, capite?, singoli tratti che compongono la vostra figura e su cui voi potete, dovete, intervenire.
Fate ancora un passo indietro, se serve, trovate la vostra distanza, quella che vi consente uno sguardo d’insieme. Cercate di valutare con calma, appunto, e con lucidità il disegno che vi sta davanti. Che cosa manca? Che cosa, invece, è eccessivo? Cosa potrei cancellare? Cosa potrei aggiungere? – perché riscrivere non vuol dire soltanto cancellare, buttare via, liberarsi di ciò che è ridondante, ma anche rendersi conto che potrebbe invece mancare qualcosa, e cercare di capire di cosa si tratti.
Prima di tutto, però, è necessario, e questo è evidente, aver terminato il disegno.
Intendo dire che è necessario avere di fronte a sé una prima stesura, aver tradotto la nostra visione in parole, avere un inizio e uno sviluppo e un finale. Una prima stesura imperfetta, lacunosa, eccessiva, zoppicante, ridondante, frettolosa, troppo dettagliata, poco dettagliata, imprecisa, confusa, sbilanciata, enfatica, monca, e tutto ciò che, ancora e di più, potreste pensarne. Tutto ciò a cui dovete arrendervi, non c’è altro da fare. Perché sì, a questo punto serve proprio una resa. Intendo dire che bisogna sapersi arrendere alla constatazione dei propri limiti, come già vi accennavo. Intendo dire che la domanda “è tutto qui?” è dolorosa ma indispensabile. Una resa che non deve essere vissuta come una sconfitta, questo è il segreto. Una resa che non comporta il deporre le armi (pensare cioè che non saremo mai capaci di scrivere, e che abbiamo sbagliato tutto) quanto piuttosto il cominciare ad usarle.
È quanto di meglio ci possa accadere, credetemi.
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