Vanni Santoni ci racconta come sono nate l’idea e la trama del suo nuovo romanzo Se fossi fuoco, arderei Firenze (Laterza).
Chi è l’autore Vanni Santoni (1978) ha pubblicato Personaggi Precari (RGB) e Gli interessi in comune (Feltrinelli). È fondatore del progetto SIC – Scrittura Industriale Collettiva.
COME HO SCRITTO “SE FOSSI FUOCO, ARDEREI FIRENZE” di Vanni Santoni
L’idea di questo libro non è venuta fuori facilmente. Venni contattato da Laterza, mi chiesero specificamente di scrivere un libro per Contromano. La collana mi piaceva molto e accettai subito. Di primo acchito feci loro una proposta un po’ giornalistica. Me la bocciarono. Allora mi spostai su qualcosa di più saggistico, sulla linea di molti libri della collana. Mi bocciarono anche questa seconda proposta. In entrambi i casi avevano ragione: erano debolucce. Pensai allora che l’unica cosa che mi rimaneva era fare quello che (probabilmente) so fare meglio, cioè i romanzi. Buttai giù una trentina di pagine di un ipotetico romanzo ambientato a Firenze, che avesse la città come vera protagonista; da lì scelsi qualche pagina di esempio e ci costruii intorno la proposta. Me la approvarono.
Era solo l’inizio, in quanto il romanzo era appena abbozzato: da lì cominciai a scrivere capitoli sparsi, lavorando innanzitutto sulle suggestioni estetiche delle zone di Firenze a me più care. Quando ebbi per le mani una decina di capitoli, iniziai a vedere le linee di collegamento e a tesserle tra loro. Capii che avebbe dovuto essere un romanzo con molte storie di pari peso, fittissimamente intrecciate. Via via che ci lavoravo, dai buchi nell’ordito capivo quali parti mancavano, e dal lavoro su di esse nascevano tanto le idee successive quanto l’idea unitaria, il quadro complessivo del romanzo.
L’idea iniziale era infatti quella di raccontare Firenze attraverso le vicende di coloro che la abitano. Specialmente il centro storico, perché è la parte più contraddittoria: museo e vetrina, ma ancora abitato, da persone che a volte si sentono quasi non gradite. Andando avanti con la scrittura le cose hanno tuttavia preso un altro respiro, una diversa portata: Firenze è rimasta il luogo raccontato da questo libro, ma è divenuta uno dei possibili filtri attraverso i quali leggere realtà più ampie: il rapporto col passato, con le sue vestigia e con gli antenati, le difficoltà che l’Italia presenta oggi ai giovani che vogliano vivere di arte o cultura, e anche (o soprattutto) una certa metafisica dei luoghi, frutto di anni di osservazioni e appunti. Se da un lato infatti ho avuto delle scadenze piuttosto strette, e ho dovuto tenere un ritmo di scrittura serrato, da molte ore al giorno tutti i giorni, dall’altro avevo un archivio mentale ed emotivo molto stratificato, al quale mi sono potuto appoggiare. È un po’ il distillato e il frutto di nove anni di vita fiorentina, passato però attraverso ventitré diverse coscienze.
IL LIBRO IN BREVE: Fa qualche passo verso il muretto, e Firenze, là sotto, gli appare impegnata in un lunghissimo ralenti, come se stesse faticosamente scorrendo via…
«Che poi, artisti o no, ci si può davvero costruire un’esistenza indipendente, qui, senza doversi allacciare a un sistema di supporto vitale fatto di parentele, conoscenze, amicizie, relazioni per niente dinamiche? E nelle altre città d’Europa, sarà davvero diverso? O farei la stessa fine, con le stesse scarse opportunità, lo stesso pugno di magre certezze, lo stesso lavoro, l’unica differenza il pranzo – al posto del lampredotto il sushi, o alle brutte un falafel»: storie, aneddoti, vicende di chi va e viene fra Ponte Vecchio e Santa Maria Novella, di chi prova a smuovere le acque dell’Arno e chi si accontenta di galleggiare, fra studenti, artisti veri o presunti, delinquenti e signori, stranieri e fiorentini doc, una guida-romanzo di una delle città più belle d’Italia.
Categorie: vi racconto il mio libro






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