Ho un libro in testa

26ott
2011

Barbara Garlaschelli ci racconta "La stracciata pazzia" di Stefano Bernazzani

La scrittrice Barbara Garlaschelli è qui con noi, su Hounlibrointesta, ogni mercoledì pomeriggio. Per parlarci del suo amore per i libri e dei libri che parlano d’amore.

 

 

LA LETTRICE INNAMORATA e La stracciata pazzia di Stefano Bernazzani (Mobydick)

 

Stefano Bernazzani ha riportato parole come “fabbrica”, “operai”, “sindacato”, “padroni”, “sciopero”, “lavoro” dentro la narrativa italiana.

Trovare queste parole in un romanzo e non sui giornali o alla radio e alla televisione, fa un certo effetto.

Leggere una storia che ruota attorno alla vita di tre giovani – due operai e uno studente -, amici da sempre e che dovranno fare i conti con un evento più grande di loro, legato proprio alla fabbrica dove i due giovani operai lavorano, fa ancora più effetto.

Perché questa storia siamo noi.

Vincenzo, Davide, Giovanni e poi Lucia, Valentina, Piero, Giuseppe, siamo noi.

Noi siamo questo mondo del lavoro che ci si sta sgretolando tra le mani, siamo un futuro incerto e buio, siamo sogni che non hanno il coraggio di essere sognati, siamo arrivati senza essere mai partiti.

 

“Così cominciò a lavorare al reparto saldatura, e con il primo stipendio affittò un piccolo appartamento arredato (…) Quello era stato il periodo più felice della su vita. (…) Adesso gli pareva incredibile, eppure c’erano voluti sette anni perché iniziasse a rendersi conto della realtà, e solo grazie alle prime contraddizioni. (…) Innanzitutto la produzione della SI-TEC si era stabilizzata ma i ritmi di lavoro continuavano a crescere anche a scapito della qualità. Si era perso il sincronismo tra i reparti (…) Poi avevano bloccato gli straordinari e subito dopo era sparito il premio di produzione, con la promessa che avrebbero rivisto i parametri. Quindi c’era stata la chiusura estiva per cinque settimane anziché tre, senza che dalla fabbrica uscisse una sola scheda in meno rispetto al passato. L’unica cosa in meno erano i dipendenti, perché quelli che andavano in pensione non venivano sostituiti. E infine erano cominciate a circolare le voci sulla cassaintegrazione, in coincidenza con la crisi economica mondiale (…)”

 

Questi uomini e queste donne con le loro vite in apparenza tranquille, senza grandi scosse, ma nella realtà segnate da eventi incancellabili e importanti, siamo noi.

 

È una storia di valori: l’amicizia, prima di tutto. “Presi singolarmente, tutti e tre, dovevano essere ragazzi normali (…) eppure Vincenzo pensava che erano ragazzi speciali, e che il loro segreto risiedesse nella particolare ricetta che li aveva trasformati in gruppo (…) il cui ingrediente principale era una massiccia dose di complicità (…) era qualcosa che riguardava la fiducia, la reciprocità, la certezza di atterrare sul morbido (…)

E poi l’amore, verso un altro essere umano ma anche verso il proprio mestiere: “Fino a pochi anni prima la gente era conosciuta per il lavoro che svolgeva. Se uno faceva il muratore, era un muratore sempre, anche al sabato pomeriggio quando giocava a pallone con gli amici. Chi cominciava a lavorare lo faceva dal basso, dal tirocinio, e a poco a poco imparava un mestiere che lo avrebbe contraddistinto e protetto ovunque andasse. (…) Ma lui? Lui che professionalità aveva acquisito in dieci anni di SI-TEC? Cos’era in grado di rivendicare, a conti fatti? (….) Il suo compito era rimasto invariato dal primo giorno in cui era entrato in fabbrica.”

 

E poi c’è la fabbrica in un paese che sta spostando le sue pedine altrove, nel mondo dove la mano d’opera costa meno e procura meno problemi: “Era come tra i leoni e le gazzelle (…) il leone solo apparentemente attaccava l’intero branco, in realtà inseguiva solo una gazzella, spesso la più debole. E così facevano le aziende. (…) La SI-TEC aveva attaccato i lavoratori singolarmente – ecco quello che nessuno aveva ancora capito. Nemmeno il sindacato. La SI-TEC non aveva licenziato ottantasette persone, aveva licenziato quelle ottantasette persone.”

Giovanni, Davide e Vincenzo attraversano la Storia consapevoli che qualcosa di fondamentale è venuta a mancare: la speranza.

 

Questa Storia è la nostra storia. Questi lavoratori siamo noi, ciascuno alle prese con la sua lotta personale per non perdere ciò che ha conquistato. La solidarietà, la voglia di non soccombere a un destino che sembra già scritto, dovrebbe essere la nostra. E anche gli sbagli dei protagonisti sono i nostri.

Questo romanzo – scritto con stile semplice, diretto, senza sbavature – fa pensare, molto. A ciò che avremmo potuto essere e a ciò che siamo. A ciò che si dovrebbe fare e a ciò che no.

Arrendersi, per esempio. E trovare il modo giusto per non farlo.

 

Infine, un invito: questo, come molti altri libri che ho segnalato, sono pubblicati da piccole-medie case editrici. A volte è difficile trovarli: ma una cosa che voi dovete fare è proprio quella di non arrendervi, e trovarli. Solo voi potete fare vivere queste case editrici. E queste storie.

 

 

Categorie: La Lettrice Innamorata

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