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Ho un libro in testa

Lo scrittore e viaggiatore Davide Sapienza, che qui su Hounlibrointesta scrive la rubrica Ognidove, ci spiega com’è nato il suo nuovo libro (oggi pomeriggio, alle 18.30, lo presenterà a Bergamo alla libreria Feltrinelli).

 

 

 

DOVE SUONA “LA MUSICA DELLA NEVE”
di Davide Sapienza


Ora vi spiego perché mi hanno fatto scrivere un libro che non avrei osato proporre…

 

La musica della neve. Piccole variazioni sulla materia bianca. Era l’ultimo venerdì di maggio quando Ediciclo, editore che si esplica nel proprio nome ma che negli ultimi anni sta muovendosi verso zone del Viaggio sempre più universali, mi scrive circa questo: stiamo per lanciare una collana, Piccola Filosofia di Viaggio, dell’editore francese Transboreal. Traduciamo i titoli dei loro autori, ma vogliamo che il primo italiano sia tu. Siccome sappiamo bene del tuo amore per il viaggio, la neve, i ghiacci, ti andrebbe di scrivere seguendo le caratteristiche della collana? Abbiamo anche pensato a un titolo, se ti va: LA MUSICA DELLA NEVE.

Se mi va? Ma neanche nei miei sogni erotici avrei osato proporre questo libro a un editore. Oddio, vero che Galaad Edizioni, attualmente (e felicemente) mio editore, si era accollato La strada era l’acqua (dove l’Io narrante è l’acqua). Ma la neve. Questa poi! Beh, alle ore 18.30 avevo già scritto dieci cartelle. Perché? Perché di sì. Il lunedì, avevamo già la copertina. Il titolo a me – che sono notoriamente “l’uomo dei titoli” – piaceva eccome. Ci ho solo aggiunto il sottotitolo, su richiesta dell’editore, per dire subito: attenti, questa è la mia neve. Non presumo di dirvi verità assolute. Voglio solo condurvi in un magical mistery tour dentro il bianco. Perché nulla meglio della neve, per me, è capace di svelare cose dell’interiorità che nel viaggio tessono la loro rete per poi renderci, con generosità, una grande avventura personale, irripetibile e unica, come ogni cristallo di neve. E poi, nel cammino letterario che sto cercando di tracciare da I Diari di Rubha Hunish in avanti, è ovvio che le variazioni siano una specie di regola imposta dalla natura del mio personale viaggio letterario. Sembrava insomma tutto fatto apposta per me, come se avessero letto Sincronicità di Carl Gustav Jung, decidendo di fare un esperimento antropoletterario sul vostro devoto Sap.

Ovviamente in questo libro conta la ormai ultradecennale vita da sci escursionista. Ma anche gli studi sugli esploratori polari (tre sono i volumi che ho curato, uno di Robert Falcon Scott, due del più immenso e grande esploratore: Fridtjof Nansen. Stiamo celebrando tutto nel Giubileo del grande uomo norvegese, vedi qui), il viaggio e la permanenza con gli Inuit del Canada…tante cose. Tanta roba. Ma a differenza di quello che io stesso ho creduto, alla soglia dell’estate, la neve che mi ha parlato o che, come dice mio figlio (due anni e mezzo), la neve che mi ha visto, è la neve di tutti. La neve dell’immaginario, che come diceva Federico Fellini, è la forma più alta dell’intelligenza umana (e lui di immaginario se ne intendeva!). E così la mia estate l’ho passata nel lungo ponte bianco che mi conduce verso il nuovo inverno, il grande aiutante bianco, dove si celano i segreti della nuova stagione della semina. Siamo del resto su Hounlibrointesta e lasciatemi dire che Chicca ha scritto un libro dando voce allo sguardo dell’ombra davvero splendido. Per fortuna l’ho letto solo dopo aver concluso La Musica della Neve. Anche lei dimostra che i punti di vista possono essere infiniti ed efficaci.

Ora vi parlo del mio libro. Devo fare il bravo, resistere alla tentazione di provarci troppo, pur di vendervelo. Beh che devo dirvi. Tra spedizioni in Norvegia e Islanda, giornate e notti nelle Alpi, Beethoven e Nansen, Kurosawa e Jack London, mi sono scritto una sinfonia che credo possa dare voce ai tanti che nella neve trovano le stesse cose che trovo anch’io: cose che sono fiocchi di neve, dunque tutti simili ma mai uguali, proprio come noi esseri viventi, creature e forme della nostra immensa e magnifica terra.

In questi giorni sento in lontananza la musica della neve: mi sfuggiva, a differenza di altri anni, forse perché il suono del mio libro mi occupava troppo la mente. Poi, ieri sera, durante una prova privata al B&B La Presolana di Bratto (Bg) con il magnifico musicista che di nome fa Giuseppe Olivini, prima della performance musicale letteraria che chiamiamo La Musica della Neve.Experience ho guardato il cielo stellato e limpido. La Presolana – la nostra montagna – era lì vicina a noi e ha detto: guarda che arriva, si stanno accordando gli strumenti, ma quello che hai visto domenica in montagna, è vero. Il concerto sta per cominciare. Prepara i tuoi piedi lunghi, gli ski che tanto ami. C’è una traccia da disegnare nel cammino bianco, lontano dal rumore dove la neve, produce silenzio… Già già già: il canto del silenzio. Deviazione per lavori: la performance è il mio modo di uscire dal libro e proporlo a chi è curioso. Perdonatemi, ma le presentazioni normali mi annoiano. Non sono venuto a vivere in montagna per tornare al chiuso, a parlare di libri. I libri sono vivi. E allora, camminate letterarie e performance musicali-letterarie, sono per me la linfa che ispira il mio lavoro di scrittore. E a queste forme espressive dedico molto più tempo che alle pur emozionanti “sedute” in libreria o in biblioteca. Dove, sinceramente, la musica della neve, non ha l’ambiente che la sua eco merita.

I libri sono vivi. Camminano, parlano, si evolvono; mentre noi dormiamo, dialogano tra loro, se la giocano con coraggio e da tempo immemore vogliono evadere dai luoghi prestabiliti dal mercato. I libri sono anche mercato. Ma soprattutto materia. Nel caso di questo post, materia bianca, immensa. Orizzonte. Desiderio. Danza del tempo che si fa canone del nostro spazio. Abbracci.

 

Categorie: vi racconto il mio libro

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