Ho un libro in testa

Archivio: dicembre 2011

VERSI DIVERSI a cura di Isabella Leardini

versi – da conservare, far girare – di autori diversi

 

 

 

Un anno… Tratteneva la sua stella
il cielo dell’Avvento. Sulla bocca
senza febbre o paura la mia mano
ti disegnava, oscura, una parola.
E la sfera dell’anima e dell’anno
vibrava in cima a uno zampillo d’oro
alto e sottile, il sangue.
Ne tremavano
sorridenti gli sguardi – all’accostarsi
buio di quel guardiano incorruttibile
che nei giardini chiude le fontane.

 

Cristina Campo
Capodanno 53-54
Da La tigre assenza (Adelphi)

 

 

In una notte di capodanno, proprio come questa, Cristina Campo scriveva una poesia. La parola che si disegna sulla bocca di un anno che inizia non può che essere un po’ oscura, fatta di tutti quei desideri e del mistero che ci aspetta. Cosa c’è da aggiungere alle parole di Cristina? Sono nostri questi sguardi che tremano sorridenti, anche solo per un attimo in questa notte. Amava le fiabe la Campo, e sembra proprio un personaggio delle favole questo guardiano incorruttibile. Forse il guardiano è il tempo, che nessuno può corrompere nel suo compito di passare, la fontana dell’anno vecchio si chiude, ed una nuova comincia a dissetarci.

 

Categorie: Versi diversi

Che differenza c’è tra comprarsi un libro e regalarselo? Apparentemente, nessuna. Sei sempre tu che scegli il libro, paghi alla cassa, esci dalla libreria.
La differenza è in quello stato d’animo di particolare piacere, di particolare eccitazione che ti porta a dire: sì, me lo regalo. Anziché “lo prendo”.
Ogni volta che mi regalo un libro, so già che tra le pagine troverò qualcosa di prezioso.
Attenzione: perché possono accadere cose davvero straordinarie quando ti regali un libro.
Mi sono appena regalata Le botteghe color cannella, il libro autobiografico e visionario dello scrittore e artista polacco Bruno Schulz.
E così l’altra notte è successo che – trascinata dalla voce dell’autore – mi sono trovata a correre in un altro secolo (il libro fu pubblicato nel 1933) e in un altro luogo (tra le stradine di Drohobycz), all’interno di una notte magica, una notte stellata, piena di mistero e di cose stupefacenti illuminate dal bagliore della neve.
A un certo punto l’autore, che con la memoria sta ripercorrendo le strade più segrete della città, passa anche dalla scuola, il ginnasio. Poi il racconto finisce con l’incontro dei compagni di classe. “Ce ne andammo tutti insieme a spasso per una strada scoscesa, da cui soffiava un odore di violette, incerti se fosse ancora la magia della notte a inargentare la neve, o se già sorgesse l’alba”.

 

Ve lo racconto perché vi auguro di vivere numerose notti magiche nel 2012.

 

La mia notte, però, non finisce qui.
La mattina ho trovato in questo blog il messaggio notturno di un’amica molto cara, Gabriella. Ci siamo conosciute al ginnasio. Un giorno suonano alla porta. Apro e vedo lei con in mano delle violette. Erano appena spuntate nel suo giardino. Aveva preso il filobus solo per consegnarmele, sulla soglia, e correre via per riprendere subito un altro filobus ed essere a casa per l’ora di pranzo. I doni generosi delle vere amicizie.
Poi strade diverse, città e lavori diversi, Gabriella non la vedevo e non la sentivo da tanti, tanti anni.
Il messaggio di Gabriella dice:
È in punta di piedi, senza fare rumore che in questa notte stellata e gelida ti mando, cara Chicca mille baci.

Mentre io guardavo la notte stellata nel racconto, Gabriella guardava la notte stellata sopra la sua testa. Mentre il racconto mi portava al ginnasio, la mia amica incontrata al ginnasio mi pensava. Mentre sentivo nel racconto il profumo delle violette, la mia amica delle violette mi scriveva.

 

 

 

 

 

 

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Cronache dalla libreria è qui con noi, su Hounlibrointesta, ogni giovedì pomeriggio.


 

CRONACHE DALLA LIBRERIA: regalare libri al libraio
di Monica Zanfini

 

Quest’anno tra i regali ne ho ricevuto uno particolare, da mia sorella: mi ha regalato dei libri.

In realtà ce li regaliamo tutto l’anno: cioè, facciamo una sorta di book-crossing e ci accordiamo su cosa comprare per evitare doppioni, ma non ce li scambiamo mai come doni natalizi. Quest’anno è stato diverso e mi è arrivato il pacchettino di una libreria, cosa che mi ha reso felice, perché nessuno mi regala libri.

L’ho aperto e dentro ho trovato Il silenzio dell’onda, l’ultimo romanzo di Gianrico Carofiglio che devo ancora iniziare, ma la sorpresa non era finita perché all’interno ho trovato una dedica personalizzata dell’autore, con uno “smile” disegnato a biro: lo scrittore che mi sorride dal frontespizio del suo romanzo.

Nel pacchetto c’era anche un altro libro che invece ho letto immediatamente e che mi ha convinta ad abbandonare per qualche ora Hotel du Lac di Anita Brookner che mi sono “autoregalata” pochi giorni fa. Era il nuovo libro di Benedetta Cibrario Lo scurnuso, che ho letto con avidità, perché mi piace la scrittura lucida di Benedetta Cibrario della quale ho letto anche i romanzi precedenti, Rossovermiglio e Sotto cieli noncuranti.

Si tratta di un romanzo breve che narra la vicende di una statuina del presepe napoletano, lo “Scurnuso” cioè il vergognoso, attraverso i secoli e in tre tempi diversi: dalla sua creazione ai vari passaggi di proprietà. La storia inizia nel 1792 nella bottega di Tommaso Iannaccone, scultore specializzato nell’arte presepiaria nel momento di massimo splendore, per concludersi ai nostri giorni, passando attraverso i bombardamenti dell’ultima guerra. Un racconto incantevole a cui fa da sfondo la Napoli del Grand Tour, capitale cosmopolita e ricettacolo di miserie umane al tempo stesso.

Ed è sempre la stessa città, che conserva presso le famiglie nobili la tradizione dei grandi presepi, ad accogliere la storia del Duca di Albaneta, della sua passione collezionistica, e degli indimenticabili Giovanni e Annina (un doratore e una stiratrice) che curano con infinita passione le preziose statuette del duca, il loro minuscolo guardaroba e l’allestimento dell’annuale sfarzosa messinscena finchè la guerra e i bombardamenti non cambieranno le sorti della bellissima collezione, e porteranno la stupefacente figura dello “Scurnuso” tra le mani di una ragazza dei nostri giorni.

 

Categorie: Cronache dalla libreria

 

 

 

 

MANY WORDS FOR SNOW: IO E KATE BUSH ABBIAMO LA NEVE IN COMUNE
di Davide Sapienza


Ho osservato con triste sorriso il grande polverone sollevato dai media e dalla confcommercio perché al ponte dell’Immacolata non aveva ancora nevicato. Non sia mai! Diamine! Ma che scherziamo! Come si permette, la neve, di non soddisfare la nostra economia, e poi siamo già in crisi, e poi la gente se ne va dalle località del turismo bianco, e poi dopo le stazioni sciistiche devono chiedere lo stato di calamità (pagherà pur sempre Pantalone), oh mamma mia poverine, e allora poi occorrerà sprecare trilioni di acqua per fare la neve (DIVAGAZIONE 1: avete notato che da dieci anni si chiama “neve programmata” e non “neve artificiale”? Sapete perché? Perché per “fare la neve” viene usato un batterio che poi resta nel terreno. E… sì, proprio bene al terreno non fa). …ah? Come? Oh sì, scusa, avete fatto i bacini apposta. Bel pugno negli occhi e nel ventre della montagna, quei bacini di raccolta idrica destinati quasi esclusivamente a questa amena attività. Ehi, lo so: sciare è bello. Io per scelta in pista evito di andarci perché è “il circo bianco” ad abbassarmi le difese immunitarie interiori. Lo sport ski da discesa in pista è divertente. Ripetitivo ma divertente. Anche se io dico sempre che comprare lo skipass e fare discese è come pagare una escort e fare sesso. Ci sta. Deve anche essere divertente. Invece andare nella neve a piedi, con le ciaspole, gli sci nordici, gli sci da alpinismo, beh, credetemi, è come fare l’amore con la donna che ami. Il che, scusate il romanticismo, è altra cosa.

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Categorie: L'Ognidove

La nuova puntata di Non avere paura dei libri.
Ognuno di noi è diventato un lettore appassionato grazie a chi ha saputo trasmettere la magnifica passione. Christian Mascheroni, scrittore e autore televisivo, ci fa entrare nella sua famiglia, tra ricordi, emozioni, figure straordinarie che fanno innamorare (ancora di più) dei libri.
Per leggere le puntate precedenti, vai a Categorie: Non avere paura dei libri.
Christian sarà con noi ogni quindici giorni. Buona lettura!

 

 

 

NON AVERE PAURA DEI LIBRI di Christian Mascheroni

Diciassettesima puntata: Stille Nacht

 

Eravamo capaci di scioglierci come neve quando si parlava del Natale.

Eva, la viennese che spalancava le finestrelle del calendario dell’avvento come fossero finestre sul mondo che le piaceva osservare.

Gino, “il moro di Appiano Gentile” che lasciava impronte di gigante buono sulle strade bianche.

Ed io, che l’attesa del Natale l’ha sempre vissuta con l’indescrivibile stupore di un bambino di fronte al contatto di un fiocco di neve sulla punta della lingua.

Sarà che eravamo tre bambini nei giorni che precedevano la vigilia, tre piccole pesti che si scatenavano per difendere il baluardo della magia delle feste dagli attacchi della vita reale. Non permettevamo a nessuno, incluso ognuno di noi, di rovinare il gusto della celebrazione di un giorno che ci vedeva uniti più che mai, tanto che Charles Dickens e Louise May Alcott avrebbero potuto cederci le loro penne a patto di smetterla di incarnare lo spirito del Natale in maniera così snervantemente fiabesca. Eravamo capaci di cariare i denti a chiunque quando parlavamo di come avremmo passato il Natale, perché ogni nostro entusiasmo verso le nostre tradizioni -da ottemperare in modo ligio e senza margine di insuccesso- era ricoperto da strati di zucchero e caramello a prova di morso. Per dirla tutta, eravamo stucchevoli ed insaziabili di aspettative di fronte alla possibilità di celebrare un momento così maledettamente bello. La dice lunga il fatto che, se incominciava a nevicare qualche giorno prima di Natale, mia madre ed io correvamo in cortile bardati con guanti dai colori fluorescenti e cappelli da derisione sicura –lei indossava berretti di lana fatti a mano di una bruttezza ineguagliabile ed io un colbacco con finta coda di procione alla David Crockett. Saltavamo verso il cielo spalancando gli occhi oltre alle nostre possibilità anatomiche e afferrando i fiocchi di neve che ingurgitavamo come se piovessero caramelle. Eva, la viennese che perdeva il controllo di se stessa di fronte ad un’emozione infantile, emetteva suoni di una lingua che probabilmente poteva appartenere ad una popolazione primitiva ed io le premevo la sciarpa –anch’essa fatta a mano e quindi aberrante per abbinamento cromatico di fili e intrecci- contro quella bocca incapace di starsene in silenzio. Se poi la neve attecchiva e ricopriva il nostro mondo di un manto spesso e pannoso, era la fine della nostra dignità, che andava irrimediabilmente persa.

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Categorie: Non avere paura dei libri

La scrittrice Barbara Garlaschelli è qui con noi, su Hounlibrointesta, ogni mercoledì pomeriggio. Per parlarci del suo amore per i libri e dei libri che parlano d’amore.

 


 

LA LETTRICE INNAMORATA e 22/11/63 di Stephen King (Sperling & Kupfer)


La vostra Lettrice Innamorata lo è molto di Stephen King. Le deve immersioni totali in storie che l’hanno trasportata in mondi lontani, lei che non è un’amante dell’horror. Ma limitare a “letteratura horror” quella di King è un grossolano errore. Può non piacere, niente di grave, ma per la vostra resta uno dei più grandi narratori contemporanei.

Solo che anche ai grandi, a un certo punto, può accadere di fare degli errori, tipo non fermarsi quando non si hanno più storie da raccontare; oppure continuare a raccontare – male – la stessa storia. Così, per molto tempo, ho continuato a prendere i libri di King (glielo devo, per tutto il bello che mi ha dato), iniziare a leggerli e piantarli lì, chiudendoli con un moto di tristezza. Mi dicevo: “Perché non smette di scrivere? Perché finire così male?”.

 

E poi ho letto 22/11/63. Con ansia, con la paura che la delusione sarebbe stata lì. Pagina dopo pagina l’ansia aumentava e insieme lo stupore e la gioia: il Re è tornato.

Non è, a mio parere, sfolgorante come in Carrie o L’ombra dello scorpione o It (tra l’altro, It, qui torna…) o Stagioni diverse, ma è di nuovo il Re.

 

Fortuna, non ha smesso di scrivere…

 

Ecco la ballata di 22/11/63 (le frasi con cui è composta sono sparse nel libro)

 

 

Non sono mai stato un uomo facile alle lacrime.

 

<<Devi aver letto un sacco di cose sull’attentato e su Oswald…>>

 

E John Fitzgerald Kennedy era il giovane senatore del Massachussets, e faceva sogni presidenziali.

 

Si guardarono, e tra loro passò qualcosa. Ne fui subito certo: avevano percepito in me un’alterità che andava oltre l’essere un forestiero.

 

Non sono mai stato un uomo facile alle lacrime.

 

Percorsi un isolato, poi mi girai, pensando che mi stessero guardando, e invece no. Ballavano ancora. Ed era una bella cosa.

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Categorie: La Lettrice Innamorata

I lettori si stanno trasformando, i libri si fanno sempre più digitali. E siccome non tutto il futuro vien per nuocere, Giulio Passerini ci spiegherà come usarlo al meglio. Sarà con noi il mercoledì mattina, ogni quindici giorni.
Giulio Passerini collabora come ufficio stampa per le Edizioni E/O, coordina per conto del CRELEB (Centro di Ricerca Europeo Libro, Editoria e Biblioteca dell’Università Cattolica) i progetti riguardanti l’editoria digitale e tiene un blog,
Who’s the reader?, su cui scrive di copertine e grafica editoriale.




I VESTITI NUOVI DEL LETTORE
Non leggi in digitale? Ecco cosa ti perdi di Giulio Passerini

 

Ah, la carta… Porosa, spessa, fragile, così esigente in termini di cura e attenzione. Tenere in casa una bella libreria è come prendersi cura di una pianta delicata: i libri hanno bisogno d’aria, temono la luce troppo forte, soffocano se messi a stretto contatto fra loro, soffrono il caldo eccessivo e l’umidità; sono così bisognosi che è inevitabile che si finisca per affezionarsi. Insomma, anche solo vivere a contatto con i libri è nutrimento per lo spirito: un’educazione al rispetto della fragilità e della diversità di ognuno, una cura contro l’egoismo e la massificazione. Tutti d’accordo dunque che una buona scorta di libri cartacei non dovrebbe mai mancare sui nostri scaffali? Bene. Che altro desiderare di più? Beh, magari uno scaffale digitale! Perché mai mi dite? Proviamo a fare una breve ricapitolazione di cosa ci si potrebbe perdere…

 

-Tanti bei libri a poco prezzo.

-La comodità di portare il vostro scaffale sempre con voi.

-La possibilità di trovare in un attimo la collocazione di quel verso della Divina Commedia che proprio non vi ricordate dove sta.

- Tutti quei libri che a prezzo pieno, per un motivo o per un altro, non avreste mai comprato.

-La possibilità di comprare un libro senza limiti di spazio e di tempo.

-La comodità di leggere centinaia di documenti in pdf senza dovervi portare dietro chili e chili di carta.

-Un vocabolario sempre a portata di mano.

-La possibilità di consultare rapidamente le sottolineature e gli appunti.

-Controllare le note a piè di pagina con un semplice pulsante (mai più odiosissime note alla fine del capitolo).

-Poter saltare da un capitalo all’altro premendo solo un tasto.

-La possibilità di leggere contemporaneamente tutti i libri che volete senza dovervi trascinare dietro una carriola.

-La possibilità di gestire come più vi piace la grandezza del carattere e il contrasto per adattarlo a qualunque vostra esigenza di lettura.

 

Senza contare uno degli aspetti più interessanti: la disponibilità di titoli che non usciranno mai fuori catalogo (quantomeno virtualmente). Il digitale infatti, non contemplando rese, elimina tutti i costi per l’editore di magazzino e distribuzione nonché il rischio imprenditoriale connesso alla tiratura (rischio che prevede la possibilità che su 2000 copie stampate 1000 possano tornare indietro invendute); inoltre, non occupando gli ebook alcuno spazio fisico in libreria, non succederà che il libraio dopo pochi mesi renda le copie rimaste per far spazio a nuovi titoli magari più redditizi. Insomma, libri sempre disponibili, perché noi lettori non siamo centometristi ed è giusto (oltre che utile per l’editore) che ci venga data la possibilità di acquistare un libro quando più ci aggrada e non solo nei primi sei mesi di promozione in libreria.

 

Alla fine uno scaffale virtuale, come si è visto, è una vera risorsa; forse all’inizio potrà sembrare non semplicissimo da gestire ma… potrebbe valerne la pena! Non credete?

 

Giulio Passerini

@giuliopasserini

 

Categorie: I vestiti nuovi del lettore

«Ora sì che ti sento», disse il libro al lettore.

«Mi hai detto la stessa cosa anche l’altro giorno», disse il lettore al libro.

«Sì, ma in un altro senso: l’altro giorno era una questione di udito, qui di tatto. Dai, sottolineami ancora».



Libro fotografato da Patrizia Traverso, autrice di Preferisco leggere (Tea).

 

 

Questo spazio si intitola VITE DA LETTORE perché i lettori vivono più vite. Patrizia Traverso e io (Chicca Gagliardo) cercheremo di foto-grafare, con le sue foto e le mie parole scritte, le meraviglie della lettura. Saremo qui ogni martedì mattina.

Per leggere le puntate precedenti, clicca in alto a destra su Categorie: Vite da lettore

 



Categorie: Vite da lettore

 

Due di voi all’indirizzo privato di Facebook hanno fatto due osservazioni che mi hanno indotto a modificare dalla prima alla terza persona il racconto di Cecco. Entrambi nella sostanza, partendo dal titolo del quarto capitolo (“Dove Cecco racconta) hanno osservato  che Cecco non può avere, in quel momento che sembra difficile, la voglia e il tempo di raccontare in prima persona la storia misteriosa che seguirà. Mi è sembrata un’osservazione perfetta e ho modificato, prima ancora di pubblicarli, anche il 5° e 6° capitolo. Che qui trovate col 4° già modificato. Grazie a Francesco Sorrentino e Annalisa Gagliardo, che invito a non aver paura di esporsi e di fare, se vogliono, i prossimi commenti direttamente su queste pagine. Intanto auguro a tutti buone feste e un buon inizio d’anno. Marco

 

 


IL ROMANZO DI TUTTI: UN EDITING COLLETTIVO Ogni domenica, Marco Corrias, giornalista e scrittore, pubblicherà uno o due capitoli del suo romanzo storico, inedito e ancora senza titolo, di cui trovate qui sotto la sinossi. L’intento è quello di coinvolgere voi lettori in una sorta di editing collettivo che porti a una stesura definitiva del romanzo. Funzionerà così: le vostre osservazioni potranno riguardare sia la forma che la sostanza stessa dei vari capitoli. Potrete per esempio suggerire migliori messe a fuoco dei personaggi, chiedere interventi su passaggi particolarmente complessi per la trama, suggerire nuovi intrecci o semplificazioni, chiedere approfondimenti o segnalare errori sul contesto storico che fa da sfondo al romanzo. L’autore, ogni settimana, segnalerà quali suggerimenti sono stati accettati e si impegnerà a inserirli nella stesura definitiva. Se il lavoro andrà a buon fine e verrà pubblicato, nei ringraziamenti finali appariranno i nomi di coloro che hanno contribuito alla realizzazione di quest’opera.

MARCO CORRIAS, giornalista e scrittore, è nato in Sardegna e lavora a Roma come inviato al programma Terra! Ha pubblicato tre libri: “Mio figlio Farouk, anatomia di un rapimento” (Rizzoli). “Mino Pecorelli un uomo che sapeva troppo” (Sperling & Kupfer). “Il pozzo Zimmerman. Storia di un minatore dalla luce al buio andata e ritorno” (Demos). Quest’ultimo è presente anche come e-book nella piattaforma Simplicissimus Book Farm.

Per leggere la SINOSSI e il PRIMO CAPITOLO clicca qui.
Per leggere il SECONDO CAPITOLO clicca qui.
per leggere il TERZO CAPITOLO clicca qui.

 

 

Capitolo 4

(La storia di Cecco)

 

 

Carlo e i compagni, muti, osservavano Cecco che, febbrile, riempiva una sacca da viaggio con carte, qualche libro e pochi oggetti. E mentre lo faceva, come in un sussurro ripeteva: “Stavolta no, non resterò qui ad aspettare…stavolta no…stavolta no…”

Carlo seguiva come gli altri in silenzio i movimenti di Cecco. Anche se tra tutti era l’unico a conoscenza di quel che accadeva. L’unico a cui il maestro avesse confidato la sua storia.

Cecco era nato di povera famiglia, in una casa delle terre senesi, guardando in direzione del mare Tirreno. Suo padre, un villico onesto senz’altre pretese che vivere, menava le pecore al pascolo per campare la famiglia e Cecco aveva appena gli anni per camminare sulle sue gambe che dovette seguirlo dietro alle greggi. Fu in quelle giornate di solitudine che quel ragazzino taciturno scoprì di poter dare un’anima ai sassi e ai legni. La prima volta fu occasione una radice di quercia che trovò straordinariamente simile al muso di una mucca. Con un piccolo coltello si diede a ripulire quel legno, a sgrossarlo, a ricavare dalle pieghe che la natura vi aveva inciso le forme di un essere vivente. Trascorreva il tempo a scoprire di sé ciò che nessuno poteva immaginare nel povero figlio di un villano. Imparò in solitudine a modellare la creta, i sassi, i legni e ogni altra materia che fosse modificabile dalla mano di un uomo. Sapeva come dare forma al riso di una rana, come far crescere le ali a una creatura terracquea, come rendere reali i sensi eccitati di una mula cavalcata da un asino.

Un giorno di primavera che volgeva al tramonto ebbe a passare per quelle campagne un uomo che lo vide all’opera. Si fermò incuriosito da quel ragazzo che con un sasso e un punteruolo lavorava un grosso masso di granito. Lo osservò a lungo. Quindi gli chiese da chi mai avessi imparato quell’arte. Il ragazzo rispose come fosse la cosa più naturale: “Da me medesimo”.

Quel signore dal portamento austero gli chiese allora di poter vedere le altre sue cose e Cecco l’accontentò, accompagnandolo alla grotta dove le conservava. Fu tanto stupito da quel che vedeva che l’uomo chiese immediatamente di poter parlare col padre di Cecco. Lo raggiunse su un colle mentre era intento a radunare le bestie per la notte.

“Se tu mi consegni questo ragazzo”, gli disse, “io ne farò un grande artefice, degno della migliore scuola di Firenze.”

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Categorie: Il romanzo di tutti: un editing collettivo