Gabriele Dadati è qui con noi, su Hounlibrointesta, ogni lunedì.
CATENE DI SMONTAGGIO di Gabriele Dadati
Ma insomma, dove sta di casa l’originalità? Com’è che si può scrivere un’opera letteraria che sia del tutto nuova e non ripeta un bel niente del passato?
Sono domande oziose, con risposte ovvie. La cosiddetta originalità non è possibile ottenerla, evitare di ripetere il passato è da escludersi. E allora? Allora, l’obiettivo di chi scrive deve essere farsi carico del passato (conoscendolo, amandolo e inglobandolo. Non tutto, eh, ma solo la parte che sente propria) e fargli fare un passettino in avanti grazie alle sue opere. Che saranno fatte per lo più di tradizione e avranno dentro un grammo di innovazione. Non è, la storia della letteratura, una cosa che preveda granché gli scatti in avanti.
Detto questo, particolarmente affascinante risultano quei casi in cui gli scrittori si fanno carico totalmente di una certa opera del passato (o di un certo personaggio, o di una certa storia) e il di più che aggiungono è l’aggiornamento nel loro stile, nella loro visione delle cose. È quel che capita nelle poche pagine de La Divina Mimesis di Pier Paolo Pasolini, disponibile oltre che nell’edizione ben fatta degli Oscar Mondadori anche in una nuova stampa, quella di Transeuropa Edizioni, molto bella dal punto di vista tipografico e inoltre arricchita da espansioni multimediali cui accedere on line. Si tratta di una riscrittura della Commedia di Dante in senso neocapitalistico, dove i peccatori sono quelli che l’autore vede attorno a sé ogni giorno: i conformisti, i volgari, i cinici, i deboli, gli ambigui, i paurosi, i piccoli benpensanti, i servili e così via. Peccatori che ancora vediamo attorno a noi (e peccatori che siamo noi stessi, a ben vedere). Vagheggiata una prima volta nel 1963 l’opera consta dei soli primi due canti (in prosa) e di frammenti del III, IV e VII, ovviamente tutti dell’Inferno, al momento della morte di Pasolini nel 1975. Davvero poco, stante la qualità di un testo che così comincia: “Intorno ai quarant’anni, mi accorsi di trovarmi in un momento molto oscuro della mia vita. Qualunque cosa facessi, nella ‘Selva’ della realtà del 1963, anno in cui ero giunto, assurdamente impreparato a quell’esclusione dalla vita degli altri che è la ripetizione della propria, c’era un senso di oscurità. Non direi di nausea, o di angoscia: anzi, in quella oscurità, per dire il vero, c’era qualcosa di terribilmente luminoso: la luce della vecchia verità, se vogliamo, quella davanti a cui non c’è più niente da dire”.
I di più multimediali dell’edizione Transeuropa (che si consiglia) sono il bellissimo documentario Pasolini, l’incontro con Davide Toffolo e i Tre Allegri Ragazzi Morti e un confronto – scritto e impaginato, da stampare e leggere – tra due studiosi pasoliniani appassionati e non supinamente concordi: Carla Benedetti e Antonio Tricomi.
Categorie: Catene di smontaggio
TAGS: Davide Toffolo, gabriele dadati, La Divina Mimesis, Pier Paolo Pasolini, Tre Allegri Ragazzi Morti






Commenti