Ho un libro in testa

Archivio: dicembre 2011

Beh, c’è stata davvero una risposta oltre ogni previsione. Molti i commenti, moltissimi i “like” che si traducono in altrettante finestre su fb. Un grazie particolare a chi è entrato nella storia (Marco e Carla) segnalandomi sviluppi possibili che mi sembrano interessanti e su cui lavorerò e di cui vi darò conto più in là. Intanto nel terzo e quarto capitolo si entra nel vivo con il Pungiglione-Carlo (a proposito come sarebbe giusto chiamarlo secondo voi?) che racconta dei suoi primi anni a Firenze e di come, quasi per caso, comincia ad avvicinarsi a quelle idee di ribellione verso la Controriforma incarnate per ora solo dal mite Cecco. Una domanda diretta: secondo voi, il racconto che Cecco fa della sua vita è bene che sia in prima persona o funziona di più come racconto indiretto in terza persona? Non è un quesito secondario. Grazie, alla prossima, Marco

 

 


IL ROMANZO DI TUTTI: UN EDITING COLLETTIVO Ogni domenica, Marco Corrias, giornalista e scrittore, pubblicherà uno o due capitoli del suo romanzo storico, inedito e ancora senza titolo, di cui trovate qui sotto la sinossi. L’intento è quello di coinvolgere voi lettori in una sorta di editing collettivo che porti a una stesura definitiva del romanzo. Funzionerà così: le vostre osservazioni potranno riguardare sia la forma che la sostanza stessa dei vari capitoli. Potrete per esempio suggerire migliori messe a fuoco dei personaggi, chiedere interventi su passaggi particolarmente complessi per la trama, suggerire nuovi intrecci o semplificazioni, chiedere approfondimenti o segnalare errori sul contesto storico che fa da sfondo al romanzo. L’autore, ogni settimana, segnalerà quali suggerimenti sono stati accettati e si impegnerà a inserirli nella stesura definitiva. Se il lavoro andrà a buon fine e verrà pubblicato, nei ringraziamenti finali appariranno i nomi di coloro che hanno contribuito alla realizzazione di quest’opera.

MARCO CORRIAS, giornalista e scrittore, è nato in Sardegna e lavora a Roma come inviato al programma Terra! Ha pubblicato tre libri: “Mio figlio Farouk, anatomia di un rapimento” (Rizzoli). “Mino Pecorelli un uomo che sapeva troppo” (Sperling & Kupfer). “Il pozzo Zimmerman. Storia di un minatore dalla luce al buio andata e ritorno” (Demos). Quest’ultimo è presente anche come e-book nella piattaforma Simplicissimus Book Farm.

Per leggere la SINOSSI e il PRIMO CAPITOLO clicca qui.
Per leggere il SECONDO CAPITOLO clicca qui.

 

 

Capitolo 3


Carlo prese dunque alloggio in Firenze e sulle rive dell’Arno venne a conoscenza dei primi rudimenti della scultura. La bottega di Ceco non era delle più grandi e importanti che contasse la città. Oltre al maestro vi lavoravano altri cinque artefici e tre garzoni. Carlo era uno di questi. Impegnato per la maggior parte della giornata a ripulire il locale dalle scorie e a riassettare, osservava però con cupidigia l’uso sapiente che gli artefici, sotto la guida di mastro Ceco, facevano degli strumenti: delle subbie che abbozzano i grandi blocchi di marmo, dei calcagnuoli che danno forma più compiuta all’opera, delle gradine che rendono uniforme e fine la figura, dei trapani capaci di qualsiasi traforo, senza il cui delicato uso non vi può essere compiutezza assoluta. Apprese anche, provandole con la fatica delle sue braccia, delle differenze tra le pietre. Seppe che il marmo detto cipollino, di colore verdiccio e intriso di venature, non è buono per cavar figure, e allo stesso modo è faticoso assai lavorare i marmi saligni, perché di grana grossa e ruvida e trasudano l’acqua dei secoli. Si stupì assai la prima volta che vide un artefice lavorare un blocco di marmo campanino, per via di quel suono acuto che rimanda quando sia toccato dai ferri. Capi ben presto che marmi impareggiabili si cavano dalle montagne di Carrara e della Garfagnana. Marmi bianchi, puri come il latte appena munto, specie quelli sottratti alla cava del Polvaccio, che sono di dimensioni gigantesche tali da rendere possibile la fattura di due statue.

I giorni di Carlo trascorrevano così, nell’avido apprendimento dei segreti di quest’arte sublime, che cominciò come per tutti gli apprendisti nel dar di braccia a lustrare quelle opere con la pomice o col gesso di Tripoli, col cuoio o con gli struffoli di paglia. E intanto sognava, nella città di Michelangelo e del Bandinelli, dove crearono Giotto e Brunelleschi e dove Dante scrisse le pagine più alte dell’umanità, sognava la gloria che gli avrebbero consegnato le sue opere esposte alla vista dei secoli nelle piazze e nelle chiese d’Italia e d’Europa.

Ceco era un brav’uomo, probo e umile, ben lontano, all’apparenza, dalla consapevolezza di essere un maestro e non più uno scalpellino. Conosceva ogni segreto della pietra e del marmo, nessuna tecnica, neanche la più avanzata gli era ignota nell’uso degli strumenti. Dalle sue mani uscivano forgiate figure di santi e di re, di madonne e di angeli. E queste opere avevano la perfezione divina tanto quanto le creature immote che avevano reso famosa nel mondo la scuola fiorentina.

Il lavoro a bottega non mancava mai. Ceco lavorava su commissione di principi e vescovi e alti dignitari e ricchi mercanti, che nei contratti sottoscritti esigevano fossero soddisfatti tutti i loro capricci, che quasi mai si allontanavano dall’osservanza dei dettami ecclesiali in materia d’arte. L’arcangelo Gabriele deve Leggi di più..

Categorie: Il romanzo di tutti: un editing collettivo

VERSI DIVERSI a cura di Isabella Leardini

versi – da conservare, far girare – di autori diversi

 

 

ROSE PERENNI


La bellezza delle donne che ci hanno cambiato la vita
più profondamente di cento rivoluzioni
non si perde, non dilegua con gli anni
per quanto svaniscano i tratti
per quanto si deformino i corpi.
Resta nei desideri suscitati un tempo
nelle parole giunte anche in ritardo
nell’esplorazione incerta della carne
nei drammi mai venuti alla luce
nel riflettersi delle separazioni,
nelle identificazioni totali.
La bellezza delle donne che cambiano la vita
resta nelle poesie scritte per loro
rose perenni che effondono sempre lo stesso profumo,
rose perenni, come da sempre dicono i poeti.

 

Titos Patrikios
Da La resistenza dei fatti
(Crocetti, 2007)

 

 

 

Titos Patrikios è uno dei grandi poeti greci della nostra epoca, edito in Italia da Crocetti, che è anche straordinario traduttore dal greco e che continua a difendere e diffondere la traduzione di grandi autori stranieri. Non a caso è lui l’editore anche di Tomas Tranströmer, il poeta svedese che ha vinto il Nobel quest’anno. Ma torniamo a Titos Patrikios, l’ho conosciuto qualche anno fa, di lui ricordo questa splendida immagine: Titos che a quasi ottant’anni, in un’osteria bolognese a tarda notte dopo un festival letterario, sale sul tavolaccio di legno e balla una specie di tango insieme a Sabrina Foschini, un’altra brava poetessa di cui presto parleremo. Mi aveva fatto pensare a Ungaretti o a quella scena del Postino in cui Neruda balla con una splendida Anna Bonaiuto. È indimenticabile l’atmosfera di certe serate, in cui la poesia sale sul tavolo e si mette a ballare con tutta la leggerezza dell’amore per la vita. Questo amore risplendeva in Titos Patrikios, come in questa poesia. Sabrina quella sera incarnava forse il ricordo di tutte queste “donne che cambiano la vita” e restano come rose che non perdono mai il profumo. Erano tutte insieme in quel passo di danza, che Titos riesce a cogliere come solo i poeti sanno fare, tenendo insieme ogni tempo della vita in una giovinezza infinita. Questa poesia però parla di tutti e non solo dei poeti, ognuno ha le sue rose perenni, ognuno è stato la rosa perenne di qualcuno.

 

Categorie: Versi diversi

Vorrei darvi un consiglio particolarmente appetitoso. Se in questo week end o nei prossimi giorni andate in libreria in cerca di un libro originale da leggere e/o regalare a Natale, assaggiate, assaporate il Sillabario goloso di Laura Grandi e Stefano Tettamanti (Mondadori). Qui potete leggere la scheda. È un libro che sa soddisfare tutti i palati, un menu di letture che combina gli ingredienti della buona cucina con quelli della letteratura.
Tra un piatto e l’altro, potete incontrare James Joyce o Amélie Nothomb, Marcel Proust o Ian McEwan, Herman Melville o José Saramago…

 

Non voglio dirvi di più, perché lunedì 20 dicembre, alle 15, potrete incontrare gli autori: Laura Grandi e Stefano Tettamanti verranno qui nel blog a raccontare il loro Sillabario goloso.

Questa è solo l’anteprima. O meglio, l’antipasto.

Buon appetito.

 

 

Categorie: da tenere d'occhio

La nuova puntata della rubrica Le giornate di un editor. Ogni venerdì su Hounlibrointesta potremo seguire Elisabetta Migliavada, direttore della narrativa straniera della casa editrice Garzanti, e vedere da vicino com’è il lavoro di un editor e come nascono i libri.
Per leggere le puntate precendenti vai in alto a Categorie: Le giornate di un editor.

 

 

 

LE GIORNATE DI UN EDITOR  Jingle books
di Elisabetta Migliavada

 

Adoro fare l’albero di Natale. Mi riporta a quando ero bambina e fingevo che l’abete – rigorosamente finto e di plastica – fosse un albergo e che ogni ramo fosse la stanza per un addobbo.
A ogni palla, a ogni pupazzetto, a ogni Babbo Natale, assegnavo una camera immaginaria ed ero profondamente convinta che ogni notte gli addobbi facessero giri, cambiassero stanze, organizzassero delle gran feste senza che io lo sapessi.
Quest’anno, un’idea geniale si è impossessata di me: un albero fatto di libri, impilati a piramide, e circondati di lucine.
Tutto è andato bene fino all’ultimo libro… quando poi però ho avvolto il filo di luci, ecco il crollo, la rottura delle lampadine. Il tutto dimostrato dalla foto che vedete sopra. Ecco così che ho optato per un albero tradizionale…
Ma vedere quel tappeto di libri sul pavimento mi ha riempito di allegria, e mi ha fatto pensare all’esercito di persone che si nascondono dietro alla nascita di un libro.
Sapete quanta gente c’è che lavora dietro a ogni libro?
Ecco, vorrei creare il mio albero di Natale speciale, dedicato a tutte queste persone. Senza di loro nulla potrebbe mai essere pubblicato. Senza di loro, io che ci starei a fare, mi chiedo spesso?
Ci sono gli scout. Sempre presenti, ma onnipresenti alle sette meno dieci del venerdì sera quando, precisi come un orologio svizzero, mandano il romanzo più urgente delle galassie.
C’è l’ufficio diritti. Fanno l’offerta economica all’agente o all’editore (memorabile quella telefonica fatta dal nostro ufficio diritti da un’area di servizio nel mezzo della Francia), conoscono il linguaggio segreto dei contratti, la legge è il loro pane.
Ci sono i traduttori, i detentori di una formula magica più segreta di quella della Coca-Cola, ovvero portare nella nostra lingua l’opera unica di uno scrittore.
Ci sono i redattori. Sono loro che vigilano sulla traduzione, stabiliscono i tempi per la pubblicazione, l’impaginazione, che conoscono ogni volto e ogni risvolto del libro.
Ci sono i grafici, che realizzano il più bello fra i matrimoni, quello fra le parole e le immagini.
Senza il marketing le promesse di un libro rimarrebbero spesso confinate entro la copertina, sono loro che trasformano un sussurro in un grido e peraltro sono loro che gridano quando noi editoriali non rispettiamo le scadenze…
Se i libri diventano inchiostro su pagina e se queste pagine hanno la giusta porosità, il giusto candore, se le copertine hanno la cromia che fino a quel momento vedevamo soltanto su uno schermo e d’improvviso la ritroviamo, anche meglio di come ce l’eravamo immaginata, su una carta patinata o uso mano, è merito dell’ufficio tecnico. E naturalmente degli stampatori e tipografi che l’ufficio tecnico seleziona e segue.
Quando poi un libro ha una piega nascosta, un aspetto insospettato, o quando l’autore o l’autrice racconta di sé qualcosa che non ha mai raccontato prima e tutto ciò finisce tra le vostre mani per mezzo di un giornale, una rivista, un periodico, state pur certi che l’Ufficio stampa ci ha messo lo zampino.
Quando cercate un libro, vi chiedete mai chi è che lo porta proprio dove speravate di trovarlo? Sono gli angeli dell’editoria, gli angeli custodi dei nostri libri a portarli ovunque, amando ogni volume, entusiasmandosi e contagiando con il proprio entusiasmo i loro interlocutori. Sono i commerciali e gli agenti.
Naturalmente, tutte queste persone hanno bisogno di un coordinamento, perché che Natale sarebbe senza una perfetta organizzazione?
E infine, c’è l’editore. Quello che mette tutta la sua fiducia e le sue risorse alla base del nostro lavoro, che ci dà il terreno su cui muoverci.

E poi c’è il luogo in cui incontrate, anche senza vederle, tutte queste persone. Un luogo in cui, per chi ama quegli strani oggetti di carta e inchiostro, ogni giorno, ogni singolo giorno è un nuovo Natale. Ricco di doni.
Chi ci lavora si chiama libraio e questo luogo magico si chiama libreria.
Volete sapere cos’è davvero il Natale? Visitatene almeno una, in questi giorni, fatelo subito. Ne uscirete con il sorriso.

 

 

Categorie: Le giornate di un editor

Cronache dalla libreria è qui con noi, su Hounlibrointesta, ogni giovedì pomeriggio.



 

 

CRONACHE DALLA LIBRERIA Canto di Natale
di Monica Zanfini

 

Partita! Con l’Otto dicembre si è aperta ufficialmente la stagione dei regali e in certi momenti in libreria regna il caos. Però, diciamolo, è anche il periodo più divertente dell’anno perché arrivano proprio tutti e chiedono di tutto. A cominciare da quella che cerca i libri della “Newton Cotton”, come se fosse un marchio di abbigliamento (il catalogo dell’editore lo potete vedere qui ), fino al signore che ti mette un bigliettino sotto al naso con su scritto Un canto di Natale di Ken e che non intende ragione quando gli porgi il Canto di Natale di Dickens in un gran numero di edizioni (come questa e questa oppure questa o anche questa e poi questa o questa).

E poi ci sono i libri dei bambini, quelli per loro (come questa Alice nel Paese delle Meraviglie di Robert Sabuda) e quelli che parlano di loro, come Il libro dei bambini di Antonia Byatt, senza dubbio il più bel romanzo che ho letto nell’ultimo anno (la trama è qui e lo potete “vedere” qui).

 

 

Categorie: Cronache dalla libreria

Oggi si parla di Possessione di Antonia S. Byatt, di Narciso e Boccadoro di Hermann Hesse, dei Tiromancino e soprattutto di un uomo speciale. La nuova puntata di Non avere paura dei libri.
Ognuno di noi è diventato un lettore appassionato grazie a chi ha saputo trasmettere la magnifica passione. Christian Mascheroni, scrittore e autore televisivo, ci fa entrare nella sua famiglia, tra ricordi, emozioni, figure straordinarie che fanno innamorare (ancora di più) dei libri.
Per leggere le puntate precedenti, vai a Categorie: Non avere paura dei libri.
Christian sarà con noi ogni quindici giorni. Buona lettura!

 

 

 

 

NON AVERE PAURA DEI LIBRI di Christian Mascheroni

Sedicesima puntata. Gino, per tutta la vita

 

“Un giorno mi alzo: i grandi spiriti giocano con la neve bianca; fanno atterrare aerei carichi di panna e farina. Ecco una voce prima dell’addio dei fiori, poi la voce della morte.”


Pensieri, 1982, scritto a sette anni, in seconda elementare.

 

I libri non mi avevano preparato agli addii e per giorni pensai che mi avessero mentito, che mi avessero ingannato su cosa si prova quando qualcuno viene a mancare. Ero pronto a stracciare ogni pagina che mi avesse nascosto la verità sul dolore e a bruciare quelle parole, così maledettamente ben orchestrate, che certi scrittori mi avevano propinato per anni. Eppure, ancora una volta, furono i libri a tenermi per mano quando incominciai perdere il segno. E a Dicembre capii che non si trattava più solo di perdere il segno o non capire una frase, ma che avrei dovuto ricominciare a leggere la vita da capo.

I libri non mi avevano insegnato a leggere i segnali, né ad accettarli. Quando mio padre, alla fine dell’Estate fu ricoverato in ospedale per febbre alta, sia io che mia madre –la viennese che, da quasi un anno, aveva negato alle bottiglie di nascondersi dentro i suoi armadi- ci ritrovammo, una sera, a leggere fino a notte tardi, dopo aver provato a parlarci, ma inutilmente. Non era mai accaduto di vedere Gino, il nostro eroe che fino ad allora aveva sconfitto lingue di fuoco e salvato vite umane con il coraggio di un prode Cuor di Leone, sdraiato in un letto che non fosse quello di casa, con gli occhi del colore della carta di un vecchio libro dimenticato. Gli avevamo portato dei giornali e un libro, Un mese con Montalbano di Andrea Camilleri, che mio padre aveva incominciato a leggere prima che io partissi per il mare. Ricordo che era fiero di sé, come lettore, perché si era sempre posto, come domanda, se mai sarebbe riuscito a leggere alcuni libri, o se, al contrario, non fosse abbastanza bravo per cogliere la bellezza di quei libri che lui reputava scritti per persone più colte di lui. Ma era semplice modestia, perché Gino era un lettore che amava il piacere delle storie ben raccontate, e che non si fermava di fronte all’incomprensione. D’altro canto, non aveva sposato forse un’austriaca senza aver mai imparato il tedesco? Fu quindi contento di poter riprendere la lettura del libro di Camilleri, che mi confessò essere una prova, di quelle piacevoli, per sfrondare la sua ignoranza. Era un uomo modesto, mio padre. L’unica cosa che ignorava era la sua conoscenza infinita degli uomini e della parola, che in lui, necessariamente, passavano dal cuore. Quella sera, dunque, con il pensiero di papà in ospedale da solo, immerso nei respiri flebili di altre persone ricoverate, Eva ed io ingannammo il tempo guardando un paio di film alla televisione e poi ci tuffammo nelle letture. Io stavo finendo Le fantastiche avventure di Kavalier e Clay del premio Pulitzer Michael Chabon e contemporaneamente stavo leggendo Narciso e Boccadoro di Herman Hesse. Da una parte pensai che avrei voluto indossare un costume da supereroe, essere come l’escapista del romanzo di Chabon, un personaggio da fumetto, invincibile, capace di superare qualsiasi avversità in poche righe. D’altra, immerso nel respiro di del libro di Hesse che per anni avevo visto fra le mani di amici e passeggeri del treno senza mai propormi ad esso come suo lettore, mi stavo convincendo che dovevo chiedere a mia madre quello stesso patto che sussisteva fra Narciso e Boccadoro. Sole e luna dovevano incontrarsi ed imparare, in fretta, a rispettare e vedere nell’altro ciò che egli è. Dovevamo essere completi per riunirci con mio padre.

Una richiesta tacita e dolorosa che non ebbe risposta. Eva si staccò da me, prese a migrare dentro di sé, tornò vagabonda, si perse.

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Categorie: Non avere paura dei libri

La scrittrice Barbara Garlaschelli è qui con noi, su Hounlibrointesta, ogni mercoledì pomeriggio. Per parlarci del suo amore per i libri e dei libri che parlano d’amore.

 


 

LA LETTRICE INNAMORATA e l’epistolario tra Sibilla Aleramo e Dino Campana

 

Come a scandire il ritmo di questi miei interventi sul blog, di tanto in tanto pesco dalle lettere che i due amanti, Sibilla e Dino, si scambiarono durante il loro folle e fragile amore.

 

CI Lettera

 

Sibilla Aleramo a E. Cecchi [Stazione Novara 13 seti. 17 sera [1917]

 

Caro Cecchi,

voglio scrivervi una lettera “storica”… Non hanno forse gli uomini inventato la storia per giustificare la vita? Vero è che aspetto un treno che mi riporti a Milano, di dove son partita oggi. dopo esservi arrivata iersera da questa stessa linea… Caro amico, sono venuta qui per vedere Camp[ana] ch’è in prigione. Ar- restato tre giorni fa per il suo solito motivo (somiglianza con un tedesco). L’ho riveduto così, dopo nove mesi, attraverso una doppia grata a maglia. Non ero mai entrata in una prigione. E stato un colloquio di mezz’ora, i carcerieri avevan quasi l’aria di patire sentendo lui singhiozzare e vedendo me irrigidita.

Quando sono uscita, c’era tanto vento, pareva il giorno che arrivai ad Alessandria, ricordate? e in fondo si vedevano le montagne bianche. Ebbene, la libertà m’è parsa la cosa più tremenda della terra. Ho invidiato – forse, forse si – lui ch’era rimasto dentro con qualcuno almeno che lo ascoltava piangere… O io sono stanata dall’umanità, o la mia umanità non si esprime più… Ma ora par- lo, ecco. Perdonate. Vogliatemi bene. Scrivete a C. a Marradi, dove il delegato m’ha promesso di mandarlo domani con foglio di via. Ditegli che lavori, che abbia fede… Non ho potuto promettergli nulla – e pure ero sua, son rimasta sua, lo sapete. Forse tutto è veramente bene. Chi sa. Coraggio.

Sib P.S. Scrivetemi al Manin, non so dove andrò ma mi raggiungeranno.

 

 

 

Da loro due sono partita con questa avventura su Hounlibrointesta, e con loro voglio continuarla. Come se fossero amici che il tempo ha racchiuso in uno scrigno, sempre pronto per essere aperto e regalarci emozioni.

 

 

 

 

Categorie: La Lettrice Innamorata

I lettori si stanno trasformando, i libri si fanno sempre più digitali. E siccome non tutto il futuro vien per nuocere, Giulio Passerini ci spiegherà come usarlo al meglio. Sarà con noi il mercoledì mattina, ogni quindici giorni.
Giulio Passerini collabora come ufficio stampa per le Edizioni E/O, coordina per conto del CRELEB (Centro di Ricerca Europeo Libro, Editoria e Biblioteca dell’Università Cattolica) i progetti riguardanti l’editoria digitale e tiene un blog,
Who’s the reader?, su cui scrive di copertine e grafica editoriale.


E ALLA FINE ARRIVA AMAZON di Giulio Passerini


Dall’1 dicembre Amazon ha finalmente aperto anche in Italia il Kindlestore, la sezione del sito dove i lettori potranno acquistare oltre a migliaia di ebook in italiano, il famigerato Kindle, il lettore proprietario della piattaforma. Cosa cambia dunque per i lettori?

Anzitutto una premessa. Anche prima dell’avvento di Amazon non mancavano certo piattaforme dove poter acquistare ebook in lingua italiana, né tanto meno si poteva dire che non fossero disponibili sul mercato nostrano un numero sufficiente di reader fra cui poter scegliere. Ma oggi la scelta (e la concorrenza) si è fatta sicuramente maggiore e starà ai lettori premiare chi saprà tenere al centro le loro esigenze.

Parliamo anzitutto di Reader. La scelta già ampia (si guardi a questo schema compilato dal sito ebook reader Italia che ne censisce oltre una trentina) non fa che ampliarsi ulteriormente con un device che non può passare inosservato. Se infatti il Kindle non si colloca fra i dispositivi più completi e avanzati per leggere libri digitali, rimane di gran lunga il migliore per rapporto qualità prezzo, rendendo finalmente accessibile davvero a tutti l’acquisto di un buono strumento di lettura.

Parliamo invece di ebook. Su Amazon sono già disponibili la quasi totalità dei titoli digitali presenti in commercio, ma non sarà questa la caratteristica che distinguerà la piattaforma americana da quelle nostrane già fornitissime (qui le principali); né sarà la leva del prezzo a essere decisiva (la Legge Levi ha infatti imposto uno sconto massimo uguale per tutti del 15%, con punte del 20% in determinate occasioni).

La vera battaglia si giocherà su due fronti: formati e costumer care. Due parole sui formati: sul Kindle è possibile leggere testi esclusivamente in formato mobi di cui Amazon è l’unico distributore, mentre tutto il resto del mondo digitale (librerie online, reader, ebook) ruota attorno al formato epub. Ciò significa che nel momento in cui acquisto un ebook su Amazon potrò leggerlo solo sul Kindle e non su altri reader. Diversamente se acquisto un ebook su una qualsiasi altra libreria online potrò leggerlo dappertutto tranne che sul kindle. Tramite un buon device Amazon cerca insomma di legare a sé indissolubilmente il lettore. In realtà la situazione non è poi così rigida e qualunque lettore un po’ smanettone (e disposto a perdere qualcosina in termini di qualità dell’ebook) può superare agevolmente le barriere imposte dalla piattaforma e caricare sul kindle anche ebook originariamente in formato epub, ma questa è un’altra storia.

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Categorie: I vestiti nuovi del lettore

 

 

L’ANIMA INVENTATA di Barbara Di Gregorio

 

Blonde non è una biografia di Marylin Monroe. Non è un’analisi del mito, non è uno studio sul suo impatto mediatico, né tanto meno vuole raccontare l’America d’oggi attraverso gli orrori dorati di quella degli anni sessanta. Blonde non è un romanzo: Blonde è un corpo, o piuttosto, mi sono sorpresa a pensare più volte mentre ci sprofondavo dentro, l’organo tenero sanguinante e vivo della bambola di carne più famosa del mondo.

Lo sentivo pulsare tra le mani, dovevo tenerlo con cura, appoggiarlo sulle ginocchia, curvarmi su di lui a leggere come su un bambino ad ascoltarne il respiro. Ne sentivo la fragilità, nonostante si tratti di un tomo di ottocento pagine e passa, attraverso ogni singola parola così dolorosa da dover essere vera per forza. A lettura finita mi sono sentita completamente svuotata. Come era riuscita, Joyce Carol Oates, a scrivere un libro su Marylin Monroe e metterci dentro tanta Barbara Di Gregorio? Com’era riuscita a dire, indagando l’anima di una bionda troppo truccata, tutto quello che a me si strozza in gola ogni giorno nel disperato tentativo di sputarlo sul mondo?

Per una settimana orfana di Blonde non sono riuscita a concentrarmi su nessun altro libro. Non perché avessi bisogno di tempo per digerirlo, ma piuttosto perché non prevede affatto l’eventualità di essere digerito. Non è un panino alla coppa: è un organo vivo, dicevamo all’inizio, e il segreto della sua perfezione, per quanto mi riguarda, sta proprio nella sua natura organica e di conseguenza generativa.

Quando ho pianto di pietà per me stessa condannata come Norma Jeane a perdonare chiunque; quando ho spiato nel bianco dei miei occhi i lampi scarlatti dei suoi capillari spezzati; quando ho riconosciuto in bocca il sapore delle medicine, dello champagne, della sborra e delle sigarette: non era la mia anima, quella che stava sezionando la Oates, ma piuttosto una parte della mia anima che prima di Blonde semplicemente non c’era.

 

 

Barbara Di Gregorio è nata a Pescara nel 1982. Ha pubblicato racconti su “Nuovi Argomenti”, “Eleanore Rigby” e nell’antologia Voi siete qui (minimum fax 2007). Nel 2011 è uscito il suo primo romanzo, Le giostre sono per gli scemi (Rizzoli).

 


Categorie: Nella testa degli scrittori