Ho un libro in testa

Archivio: gennaio 2012

«Quando uno scrittore scrive si rivolge sempre a un lettore immaginario. Per il calcolo delle improbabilità, in un punto dello spazio quel lettore immaginario esiste davvero».
Il ragazzo con la felpa azzurra entrò nella biblioteca, guardandosi intorno. Non sapeva che nel quinto scaffale a partire da destra, vicino all’incrocio con la fila dei volumi più alti sulla sinistra, c’era il libro che era stato scritto immaginando proprio lui. Uscì dalla biblioteca con un volume. Ma era quello sbagliato.


 

dal racconto Gli enigmi di una sola notte di S. J.
clicca qui per ascoltare il calcolo delle improbabilità (Leibniz: “La musica è l’esercizio matematico nascosto di una mente che calcola inconsciamente”).


 


Lettori fotografati da Patrizia Traverso, autrice di Preferisco leggere (Tea).

 

 

Questo spazio si intitola VITE DA LETTORE perché i lettori vivono più vite. Patrizia Traverso e io (Chicca Gagliardo) cercheremo di foto-grafare, con le sue foto e le mie parole scritte, le meraviglie della lettura. Saremo qui ogni martedì mattina.

Per leggere le puntate precedenti, clicca in alto a destra su Categorie: Vite da lettore

 

Categorie: Vite da lettore

Può esistere l’arte pura? E se la soluzione fosse eclissarsi dalla sfera pubblica? Trovare una forma di impegno esistenzialista? State per assistere a una conversazione straordinaria: David Foster Wallace e il giornalista russo Ostap Karmodi discutono affrontando i grandi temi, dalla letteratura alla politica, passando per Tolstoj, Dostoevskij, Camus, analizzando i lati oscuri della società contemporanea.
Il brano che potete leggere subito qui sotto è tratto da David Foster Wallace – Un’intervista inedita di Ostap Karmodi. Vi consiglio di continuare poi la lettura dell’intero testo pubblicato da Terre di mezzo Editore in formato pocket, ne vale davvero la pena.

 

 

 

IL LIBRO

Un ritratto spietato e brillante della nostra società e delle sue zone d’ombra, nelle parole di uno dei più grandi scrittori contemporanei.

 

David Foster Wallace (1962-2008) è uno dei maggiori scrittori americani degli ultimi decenni. Oltre a Infinite Jest, tra le sue opere ricordiamo La ragazza dai capelli strani e Una cosa divertente che non farò mai più. Nel 2011 è uscito il romanzo incompiuto Il re pallido.

 

Ostap Karmodi è un giornalista russo. Lavora per diverse testate europee e si è occupato tra l’altro di letteratura inglese, americana e russa. È autore di una guida di successo alla città di Praga.

 

 

 

 

 

La foto viene da wikipedia. Le pagine del libro David Foster Wallace – Un’intervista inedita che state per leggere vanno dalla 20 alla 25.

 

E ADESSO, SILENZIO: ASCOLTIAMO DAVID FOSTER WALLACE

 

(Ostap Karmodi) Secondo te, può esistere l’arte pura, libera da qualunque valore commerciale o propagandistico?

(David Foster Wallace) Tu cosa ne pensi?

 

Be’, di sicuro è un’immensa semplificazione, ma di base credo non possa esistere un’arte del tutto libera da significati politici o commerciali.

Sono sempre un po’ sospettoso riguardo al termine “puro”. È uno standard molto molto elevato da associare a una parola come “arte”, dal momento che la situazione di base è il continuum. Lascia che ti faccia un esempio: mia moglie è un’artista e una pittrice fantastica, ma non cerca di vendere le sue opere per grosse cifre. Non ha mai tentato di farsi comprare le opere da tante gallerie e musei. Tiene delle mostre e, quando vuole, può vendere dei pezzi, ma per lo più li regala. Per me è molto interessante osservare la sua opera. Una ragione per la quale non vuole competere per il successo convenzionale, le gallerie… c’è un intero mondo artistico in America. Ti stai facendo un nome e una reputazione, la tua arte acquista sempre più valore, e tu puoi finire per diventare molto ricco. Lei ha paura di tutto questo, perché è convinta che finirà per portare via qualcosa all’arte, che renderà meno divertente l’atto di creare. E per lei questa è la cosa più importante nella vita. E per me lei è questo (siamo sposati solo da due anni): guardarla lavorare, e poi andare nel garage dove lavoro e cercare di non pensare a cosa dice quel recensore del New York Times o alle farneticazioni di quella rivista e tutti la odiano e hanno ragione, trovarmi preoccupato e deconcentrato da cose che non sono altro che distrazioni irrilevanti e immature e vuote, è molto educativo. È anche probabile che il solo modo per produrre arte pura in America sia quello di eclissarsi dalla sfera pubblica e produrre quell’arte solo come dono, senza che sia coinvolto il denaro, senza tentativi di pubblicità o pubblicazione. Il problema è che lo fanno tutti, quindi qui non c’è arte pubblica. Tutto diventa una specie di paradosso sul quale ho trascorso diversi anni a riflettere. E non ho una risposta. Tolstoj credeva che l’arte pura dovesse avere uno scopo preciso: quello di sostenere la fratellanza cristiana fra gli esseri umani.

Leggi di più..

Categorie: a pagina...

Gabriele Dadati è qui con noi, su Hounlibrointesta, ogni lunedì. Per sapere che cos’è Catene di smontaggio leggi la prima puntata qui.


 

 

CATENE DI SMONTAGGIO di Gabriele Dadati

 

Come si fa un buon film da un libro? Come si fa a prevenire il giudizio “però era meglio il libro”? Difficile dire. Certo, tra i problemi principali c’è che nel passaggio dalla carta alla celluloide sembra, di norma, semplificarsi la polisemia e i piani di lettura paiono ridursi di numero. E anche la soluzione quantitativa (una delle soluzioni possibili) soddisfa fin lì: per metterci tutto tutto, si possono prendere le settanta pagine di Novecento, il testo teatrale di Alessandro Baricco, e farci due ore e quarantacinque minuti con La leggenda del pianista sull’oceano di Giuseppe Tornatore. Ma c’è davvero dentro tutto?, è davvero la stessa cosa? No, evidentemente no, si tratta di un tentativo commovente e inefficace. Questo perché il come è parte integrante del cosa e il mezzo determina le possibilità, più strette o più larghe, di far passare un contenuto.

Le cose non sono più semplici quando si resta nello stesso mezzo. Anzi, le cose si complicano. Quando si passa da carta a carta, ad esempio, con una riscrittura. È quello che fa Carlo Coccioli con il suo Davide, romanzo pubblicato nel 1976, che racconta la vita di Re Davide d’Israele. Coccioli non inventa niente e tuttavia, dalle poche pagine che nell’Antico Testamento sono dedicate a questa figura (in tutto poco più di una settantina, a cui si devono aggiungere per conoscenza i testi che a Davide sono attribuiti) si passa alle circa quattrocento del romanzo. Come è possibile? Per forza di scrittura, per meticolosità d’analisi, per attenzione al chiaroscuro e ai trapassi. Il mezzo è lo stesso, la scrittura, e tuttavia è usato con finalità e tecniche del tutto diverse, approdando a risultati diversissimi. E così avviene il paradosso che nel testo sacro e in quello del romanziere livornese si dicono le stesse cose, nessuno dei due è ridondante o stringato, e tuttavia sono testi visibilmente non commisurabili. Com’è possibile? È possibile perché in realtà anche lo stesso mezzo non è mai lo stesso mezzo.

Categorie: Catene di smontaggio

Giunti alla nona puntata vorrei fare un piccolo bilancio di questa esperienza editoriale condivisa. La prima osservazione è che c’è una notevole differenza numerica tra chi legge ogni settimana i capitoli del libro e chi decide di intervenire per dare consigli sulla struttura stessa o su parti anche minime del romanzo. C’è un motivo preciso, per questo. Molti continuano a scrivermi privatamente e fanno delle osservazioni che sarebbe sbagliato non prendere in considerazione. Pochissimi però entrano nel merito del libro. I più, e per questo mi sembra giusto riportarlo, scrivono per dire che è difficile intervenire su un romanzo a sviluppo settimanale: perché non si conosce (nonostante la sinossi) l’evolversi della trama; perché non si sa come si caratterizzerà un certo personaggio; perché intervenire su una parte quando non si sa come e quanto quella parte inciderà sulle future pagine appare azzardato. Non a caso, mi ha scritto qualcuno, un editor professionale ha bisogno di leggere l’intero libro per poterne valutare le varie componenti: la scrittura, la compattezza della trama, lo spessore dei personaggi.

Sono aspetti che, devo dire, quando è cominciata questa esperienza, non avevo considerato. Perciò ho capito che almeno fino a quando il libro non sarà pubblico per intero, dovrò rassegnarmi a pochi interventi. Tra quelli finora arrivati ve ne segnalo alcuni in ordine sparso.

Il primo è che non si capisce perché alcune parti debbano essere scritte in prima persona da Pungiglione e altre in terza: “Meglio la terza”, scrive Dario P. da Macerata, “perché in questo modo sì dà uniformità al racconto e non si disorienta il lettore. E poi mi sembra più adatto a un romanzo storico”. Obiezione accolta, d’ora in poi sarà tutto in terza persona.

Il secondo viene invece da Italo. Z. di Roma a cui non piace il nome del protagonista. Secondo lui Pungiglione è un nome “troppo lezioso, lungo e poco coinvolgente…” E aggiunge: “Io avrei usato il nome vero, ossia Carlo, anche perché è difficile tenere fede al nomignolo di Pungiglione (più svelto di lingua che di spada) per l’intera durata del libro. Finora mi sembra che la promessa sul personaggio in questa chiave non sia stata mantenuta”.

Mi ha molto colpito questa osservazione e ho trovato che in gran parte corrisponde al vero. Pungiglione nella mia testa nasceva più come uomo di lingua che di spada. Ma mi sono accorto che lo spadaccino, seppur occasionale, mi ha preso la mano, oscurando l’altro lato del protagonista, che in realtà a me piace di più. Chi scrive, però, sa che questo accade spesso. Il carattere del personaggio e le sue azioni in un romanzo dipendono molto più spesso da quel che accade nel romanzo stesso che non da un profilo predefinito. Ormai credo però che il tratto di Pungiglione resterà questo, anche perché mi sembra più attinente a una trama che ha anche bisogno, ogni tanto, d’azione. In quanto al nome, devo dire che Italo mi ha messo una bella pulce nell’orecchio. Ci rifletterò. Alla prossima e…commentate gente, commentate.

 

 

 

Ogni domenica, Marco Corrias, giornalista e scrittore, pubblicherà uno o due capitoli del suo romanzo storico, inedito e ancora senza titolo, di cui trovate qui sotto la sinossi. L’intento è quello di coinvolgere voi lettori in una sorta di editing collettivo che porti a una stesura definitiva del romanzo. Funzionerà così: le vostre osservazioni potranno riguardare sia la forma che la sostanza stessa dei vari capitoli. Potrete per esempio suggerire migliori messe a fuoco dei personaggi, chiedere interventi su passaggi particolarmente complessi per la trama, suggerire nuovi intrecci o semplificazioni, chiedere approfondimenti o segnalare errori sul contesto storico che fa da sfondo al romanzo. L’autore, ogni settimana, segnalerà quali suggerimenti sono stati accettati e si impegnerà a inserirli nella stesura definitiva. Se il lavoro andrà a buon fine e verrà pubblicato, nei ringraziamenti finali appariranno i nomi di coloro che hanno contribuito alla realizzazione di quest’opera.

 

MARCO CORRIAS, giornalista e scrittore, è nato in Sardegna e lavora a Roma come inviato al programma Terra! Ha pubblicato tre libri: “Mio figlio Farouk, anatomia di un rapimento” (Rizzoli). “Mino Pecorelli un uomo che sapeva troppo” (Sperling & Kupfer). “Il pozzo Zimmerman. Storia di un minatore dalla luce al buio andata e ritorno” (Demos). Quest’ultimo è presente anche come e-book nella piattaforma Simplicissimus Book Farm.

 

Per leggere la sinossi clicca qui.
Per leggere
i capitoli precedenti vai  a Categorie: Il romanzo di tutti: un editing collettivo.

 

 

Capitolo 13

(Il segreto del Lupo)

 

Fu a quel punto che Pungiglione vide Lupo. Alto, grosso, la barba rossiccia non troppo lunga a incorniciare un viso dall’incarnato chiarissimo. E per finire, inconfondibile anche in una bizzarra città come Roma, un fazzoletto di seta blu stretto alla fronte, entro cui i lunghi cappelli rossi si disponevano in forma di treccia che, aggirando la nuca, scendeva morbida lungo l’ampio torace.

Lupo si diresse verso il tavolo da cui, prontamente, Pungiglione si stava alzando. I due si scambiarono un breve abbraccio, quindi Pungiglione con un ampio gesto del braccio indicò all’amico gli altri commensali. Non ci fu bisogno di presentazioni, dato che Lupo mostrò di conoscere già tutti, anche se dalla sua espressione sembrò trasparire una certa sorpresa, quasi un fastidio, per aver trovato Pungiglione in quella compagnia. Se era vero, però, fece finta di nulla e accettò di buon animo l’invito che Onorio gli rivolse di sedere con loro. Trascorsero così circa un’ora, bevendo moscato passito e parlando con Onorio e gli altri di facezie. Quindi Lupo fece capire a Pungiglione che per lui poteva bastare e si alzò. Pungiglione fece altrettanto e i due salutarono la compagnia.

Leggi di più..

Categorie: Il romanzo di tutti: un editing collettivo

VERSI DIVERSI a cura di Isabella Leardini

versi – da conservare, far girare – di autori diversi

 

 

Tu mi copri il sole in alto nei cieli,
Tutte le stelle nel cavo della tua mano!
Ah, se fossero – spalancate le porte! –
Come vento in te entrerei!
E balbettare, e avvampare d’ira,
E bruscamente chinare lo sguardo,
E, singhiozzando, acquietarsi,
Come nell’infanzia, quando perdonano.

 

Marina Cvetaeva
da Il lato oscuro dell’amore
(Panozzo 2000)

 

 

 

 

 

Oggi leggiamo un mito: Marina Cvetaeva. La mia amica Sarah Tardino riesce ad usarla come esempio in una normale conversazione, “Ah Marina Cvetaeva io sì che ti avrei amato!” dice con la sua sottile ironia per alludere al senno di poi o alle lacrime di coccodrillo. Sapevate che il primo libro se l’è pubblicato a sue spese? E che al suo funerale non è andato nessuno? La grande Marina ha passato anche questo, e in fondo è il meno in confronto a quello che ha affrontato da viva. E intanto la sua poesia risplende di giustizia. Marina non aveva paura di essere assoluta e di cantare fin troppo alto, non aveva paura dei punti esclamativi. A salvarla dalla retorica e dal ridicolo c’era quella sua feroce verità. “Come vento in te entrerei!” questo verso è veloce e netto, splende come una spada, eppure è pieno d’aria, ci fa sentire le finestre che si aprono, e non ce lo dimenticheremo più. Così come il verso finale, l’immagine perfetta che ci svela una verità profonda: la fine di ogni pianto è bella perché ha dentro la pace dell’infanzia. Cosa ci insegna la Cvetaeva? Ad essere spudoratamente sinceri, ecco 4 versi che sono una specie di regola d’oro.

Una metà della finestra s’è spalancata.
Una metà dell’anima s’è mostrata.
Su, apriamo anche l’altra metà,
anche l’altra metà della finestra!
Marina Cvetaeva
da Poesie (Feltrinelli)

Categorie: Versi diversi

Inizia la nuova puntata del corso speciale per Hounlibrointesta di Elena Varvello, autrice del romanzo La luce perfetta del giorno (Fandango). Elena tiene corsi e seminari di storytelling presso la Scuola Holden e il Circolo dei Lettori di Torino.
Per leggere tutte le puntate precedenti, vai a Categorie: Il corso di scrittura.
Messaggio: questo corso è utile per chi vorrebbe scrivere, per chi già scrive e anche per chi ama leggere, perché in ogni caso ci porta all’interno più profondo dei libri, là dove nascono le storie.

 

27° PUNTATA
Arrendersi al finale – una premessa

di Elena Varvello

 

E così, un passo dopo l’altro, siamo arrivati al finale, il finale di un racconto o di un romanzo, e qui è proprio necessaria una premessa. Una breve riflessione che ha soltanto un valore personale, e, per il resto, davvero nessuna utilità. Una cosa su cui potrei passare sopra ma che mi sento di dirvi, tutto qui. Perciò la dico, me ne libero e non ci penso più.

È che, scrivendo la parola “finale”, ho avvertito qualcosa, una specie di strana, acuta malinconia. Ho pensato: “Quindi, siamo arrivati alla fine della nostra esplorazione”. Accidenti. È stata questa presa d’atto a rendermi malinconica, che volete che vi dica? Non è sempre così, quando si arriva alla fine di qualcosa? Poi – credo soprattutto per allontanare la malinconia – mi sono detta che no, rimangono altri aspetti, altre domande, punti su cui tornare ed esempi ancora da fare. Nuove riflessioni, immersioni più precise, più puntuali. Un passo dopo l’altro, certo, ma si può anche tornare un poco indietro, chi ce lo impedisce? Quindi, può essere che il nostro cammino non finisca qui, mi sono detta, a meno che voi non lo vogliate, a meno che non mi sopportiate più. Può essere che riveli ancora dettagli che sono rimasti nascosti o un poco in ombra, piccoli fuochi ancora da accendere e da lasciar bruciare. Nel territorio della scrittura, questi fuochi tornano a riaccendersi e a divampare in luoghi inaspettati, punti che parevano essere stati illuminati e riscaldati abbastanza e invece poi scopri che no, non lo erano, o almeno non fino in fondo, non del tutto.

Non vorrei che la mia vi sembrasse ostinazione. Non lo è. Insomma, so fare i conti con la malinconia. Però una cosa è certa: mi piace stare qui a parlare con voi – a immaginare di parlarvi.

Leggi di più..

Categorie: Il corso di scrittura di Elena Varvello

La nuova puntata della rubrica Le giornate di un editor. Ogni venerdì su Hounlibrointesta potremo seguire Elisabetta Migliavada, direttore della narrativa straniera della casa editrice Garzanti, e vedere da vicino com’è il lavoro di un editor e come nascono i libri.
Per leggere le puntate precedenti vai in alto a Categorie: Le giornate di un editor.

 

La mia scrivania. Per saperne di più, vai alla prima puntata.

 

 

LE GIORNATE DI UN EDITOR  La memoria dei libri
di Elisabetta Migliavada

 

L’umanità, un tempo, aveva diversi modi per dare vita alla memoria. Attraverso il racconto, le tribù mantenevano l’identità e tramandavano i valori, l’idea di ciò che si deve fare e di ciò che invece non si deve fare, di ciò in cui si deve credere e di ciò di cui invece si deve diffidare.

Usavano le favole, i canti, gli aneddoti raccontati attorno al fuoco, per raccordare le generazioni in un’unica memoria.

È cambiato molto da allora, eppure il bisogno di memoria stenta a farsi seppellire dal progresso. Oggi la memoria si affida ancora a racconti, contenuti per esempio in una canzone o in un libro.

Già, il libro. È un condensato di memoria, di ricordi, se ci pensate.

Non c’è soltanto il contenuto del libro, per usare una terminologia chiara anche se me ne rendo conto un po’ generalista. C’è anche il vostro ricordo di quel libro. Chi ve l’ha regalato? Dove l’avete comprato? A chi l’avete prestato e perché?

Un libro è intessuto di memoria e di ricordi. È un custode, pubblico e privato.

Ho ancora il libro di Primo Levi che ho letto mentre ero convalescente dopo una malattia. E mi ricordo le emozioni di quel libro, per ciò che Levi raccontava, così come mi ricordo mia nonna che mi è venuta a trovare e mi ha sorriso e mi ha detto che presto sarei tornata a casa e poi mi ha chiesto se glielo raccontavo, quel libro.

Vorrei chiedermi e vorrei chiedervi, oggi, che cosa cambierà, se cambierà qualcosa, con l’avvento degli ebook. Immateriali, ma anche facilmente conservabili. Forse eterni, o forse no. Privi di una forma cui affezionarsi, forse, ma forse per questo più capaci di esaltare il contenuto… Dotati di una memoria quasi inesauribile, ma forse piú fredda e impersonale.

Vorrei chiedermi tutte queste cose e se vi va vorrei sapere cosa ne pensate voi… Ma mentre me lo chiedo ripenso a mia nonna e penso che è da un po’ che non vado a leggerle qualcosa.

Ed è tempo che mantenga la mia promessa e le vada a leggere Primo Levi.

 

 

Categorie: Le giornate di un editor

Cronache dalla libreria è qui con noi, su Hounlibrointesta, ogni giovedì pomeriggio.

 


CRONACHE DALLA LIBRERIA Prima che tu dica “pronto”
di Monica Zanfini

 

Mi è venuto in mente questo titolo di Italo Calvino per un episodio capitato ieri, mentre squillava il telefono. Il telefono della libreria è una tortura: suona sempre. Noi cerchiamo di rispondere velocemente e di limitare le attese, ma a volte siamo impegnati con i clienti e non sempre siamo rapidissimi. Ieri un pazzo è stato più veloce di noi e ha risposto emettendo suoni inarticolati. L’episodio si è concluso tra l’imbarazzo e il divertimento.

Invece stamani, di buonora, mi hanno chiesto L’incognita del dolore di Gadda forse pensando che si trattasse della prima puntata di una serie in cui all’ “incognita” avrebbe fatto seguito la “cognizione”.

Però, e questo è il bello del nostro mestiere, mi ha riempito di luce la giornata una donna, bella e abbastanza giovane. Un viso raffinato senza trucco e senza piega fatta di fresco. Cercava un catalogo introvabile su un pittore svizzero di nome Ernest Biéler, e mentre facevo la ricerca e contattavo l’editore per avere notizie mi ha raccontato della sua passione per i libri.

Abbiamo parlato a lungo delle scelte di lavoro, mi ha detto che è una coltivatrice diretta, che si sveglia ogni mattina alle cinque e che fa una vita durissima nei campi. Mi ha spiegato di non avere il tempo per viaggiare e che riesce talvolta a ritagliarsi uno spazio per andare al festival di Mantova. «I libri», mi ha detto «sono la cosa che mi permette di viaggiare, e quando vengo in città lo faccio per andare in libreria». Poi mi ha raccontato di come è nata la sua passione per la lettura, di come è rimasta folgorata dai Buddenbrook a tredici anni, nelle libreria della cittadina del Veneto in cui viveva. Ecco, spero che questo catalogo quasi introvabile possa arrivarle, almeno sarò riuscita ad aggiungere qualche chilometro ai suoi viaggi.

 

 

 

 

Categorie: Cronache dalla libreria

La nuova puntata di Non avere paura dei libri.
Ognuno di noi è diventato un lettore appassionato grazie a chi ha saputo trasmettere la magnifica passione. Christian Mascheroni, scrittore e autore televisivo, ci fa entrare nella sua famiglia, tra ricordi, emozioni, figure straordinarie che fanno innamorare (ancora di più) dei libri.
Per leggere le puntate precedenti, vai a Categorie: Non avere paura dei libri.
Christian sarà con noi ogni quindici giorni. Buona lettura!


 

NON AVERE PAURA DEI LIBRI di Christian Mascheroni

Diciannovesima puntata Vene come lame sul ghiaccio

 

 

“Esito ad apporre il nome, il bel nome grave di tristezza su questo sentimento, del quale la noia, la dolcezza mi ossessionano. È un sentimento così completo, così egoista che io quasi me ne vergogno mentre la tristezza mi è sempre parsa onorevole. Non conoscevo lei, ma la noia, il rimpianto, e più raramente i rimorsi. Oggi, qualcosa si ripiega su me come una seta, snervante e dolce, e mi separa dagli altri.”

(Da Bonjour Tristesse di Françoise Sagan)

 

Eravamo le parole scritte e bruciate nella notte di Capodanno.

Così ci piaceva pensare, all’inizio di una nuova era. L’anno non poteva incominciare se non dai buoni propositi e da promesse da mantenere, che scrivevamo su un foglio di carta e che poi, dopo la mezzanotte di San Silvestro, bruciavamo fino al midollo. Lo facevamo in terrazza, così da poter soffiare sulla cenere e spargerla nell’aria, affinché le nostre parole arrivassero a sorvolare i tetti, a spegnersi nei mari della luna o, semplicemente, a diventare semi pronti a dischiudersi giorno per giorno. I nostri propositi erano segreti. Io non conoscevo quelli di mia madre, lei non conosceva i miei. Non dovevano essere speranze che qualcuno avrebbe potuto accendere per noi, ma azioni per ribellarci a tutto quello che non eravamo riusciti a fare nei mesi precedenti per pigrizia, apatia, o mancanza di coraggio. Chissà quali erano le promesse di mia madre. Leggi di più..

Categorie: Non avere paura dei libri

Maria Giuffrida ci lascia sempre commenti bellissimi nel blog. Piano piano, tra una riga e l’altra, ho scoperto che (diversamente da chi pensa “tanto non si può fare nulla”) è una di quelle persone generose che cercano di migliorare il mondo con il proprio piccolo, prezioso passo e una grande passione. E di passo in passo, di passione in passione, di generosità in generosità, si va avanti, e il mondo rischia davvero di migliorare.

 

 

Cara Chicca, finalmente abbiamo messo a punto, noi del gruppo Pace e Cooperazione di Chieri il reading sul Giorno della Memoria che si terrà il 27 gennaio, qui nella nostra città presso il mediovale “Ghetto Ebraico”. Il titolo del recital sarà “Questo è stato” con letture tratte dal libro di Piera Sonnino, unica sopravissuta della sua famiglia, composta da sei fratelli e dai due genitori. Abbiamo scelto questo libro dopo riflessioni comuni, perché tratta di un’intera famiglia ebrea italiana che ha subito questa tragedia. Il libro è stato stampato per interessamento del giornalista Enrico Deaglio quando era direttore del mensile “Il Diario”. Durante il reading vi saranno delle pause musicali e proiezione delle fotografie della famiglia Sonnino.
Un abbraccio, a presto… Maria.

 

Ecco il programma

27 GENNAIO: GIORNATA DELLA MEMORIA.
Letture dal libro di Piera Sonnino “QUESTO È STATO: Una famiglia italiana nei lager”. Canzoni e intermezzi musicali con arpa.
Ore 21, Sala del Ghetto, via della Pace, Chieri.
Organizzata da Comitato Pace e Cooperazione Internazionale di Chieri e Amici della Biblioteca civica di Chieri.

 

 

 

 

Categorie: appuntamento