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Ho un libro in testa

D. O. Dodd è qui, su Hounlibrointesta, per raccontarci com’è nato e con quale stato d’animo ha scritto il suo nuovo romanzo intitolato Ebreo (Leone editore). D. O. Dodd è canadese, ma il resto è un enigma, perché D. O. Dodd è un nome inventato, chi ci sia sotto non si sa, nemmeno se sia uomo o donna.  Ebreo è un romanzo durissimo, ambientato in un campo di concentramento, che affronta il significato della violenza. Una storia che ha turbato i lettori di diversi Paesi e che diventerà un film (ha colpito anche i produttori di Hollywood).
E adesso, ascoltiamo D. O. Dodd

 

 

 

 

VI RACCONTO IL MIO ROMANZO EBREO
di D. O. Dodd

Detesto scrivere. È quasi una noia, un’esasperazione. Una maledizione. Per mia sfortuna sono nato con questa compulsione a scrivere. È una specie di deturpazione.
Per questo libro in particolare, l’immagine di partenza è stata quella dei corpi nudi, un po’ repulsivi, erotici e malati. Dopodiché mi è venuta in mente l’immagine di un uomo, nudo anche lui, che usciva strisciando dall’ammasso di corpi, trovava il suo gemello a letto con il cadavere di una donna. Penso che siamo tutti strisciati da una pila di corpi. Abbiamo tutti le nostre storie, le nostre eredità, i nostri cadaveri. Veniamo da loro.
Io non ho stabilito nessun tipo di rapporto con i miei personaggi, nello stesso modo in cui a un medico è vietato di avere una relazione affettiva con i suoi pazienti. Cerco solo di prolungare la loro vita.
Per me, la stesura del romanzo non è stata difficile, la parte più difficile di questo esercizio di scrittura è stato trovare un editore. La maggior parte di loro sono uomini d’affari e non hanno una mente artistica. Sono ansiosi dei guadagni e si fanno manipolare dall’opinione pubblica. La risposta standarizzata per la maggior parte degli editori americani è: abbiamo avuto un dibattito all’interno della redazione su questo libro, ma non abbiamo le palle per mettere l’inchiostro sulla carta.
Se un libro riesce ad accendere un dibattito all’interno di una casa editrice, significa che è effettivamente un libro che vale la pena pubblicare. Non però in questi tempi. Porgo i miei saluti a Leone Editore per il loro coraggio e lo spirito libero. La maggior parte degli editori hanno paura delle proprie ombre. E le ombre di solito sono modellate su idee provocatorie. L’arte è cancellata dalla paura e dalla mediocrità finanziaria; quel tipo di editori senza spina dorsale, invertebrati, dovrebbero essere sparati per tradimento.

 

 

Categorie: vi racconto il mio libro

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