22feb
2012
Marta Perego ci racconta Jonathan Safran Foer, un incontro ravvicinato del tipo “scrittore famoso”
Inizia oggi la prima puntata della nuova rubrica di Marta Perego: Incontri ravvicinati del tipo “scrittore famoso”. Si parte con Jonathan Safran Foer (da un suo libro è tratto il film Molto forte incredibilmente vicino, che domenica sarà alla notte degli Oscar) e si proseguirà, qui ogni quindici giorni, con una serie di illustrissimi nomi della letteratura internazionale. Visti molto da vicino.
Capri, Marta & Jonathan.
Marta Perego fa la giornalista di libri e cinema per un canale del digitale terrestre (Iris Mediaset) e uno di sky (ClassCNBC). Nel tempo libero legge libri e guarda film. Non ha ancora capito se questo conflitto di interessi tra otium e negotium sia una fortuna oppure no.
INCONTRI RAVVICINATI DEL TIPO SCRITTORE FAMOSO: JONATHAN SAFRAN FOER
di Marta Perego
Domenica sera è la notte degli Oscar. Ci sono tanti bei titoli che si contendono la statuetta come Miglior Film, ma è di uno in particolare che vi voglio parlare. Si tratta di Molto forte incredibilmente vicino di Stephen Daldry (quello di Billy Elliot, The Hours e The reader), con Sandra Bullock e Tom Hanks. Alcuni miei amici fidati l’hanno visto alla Berlinale e dicono che è così così. È tratto però da un romanzo bellissimo di Jonathan Safran Foer. Un libro che riesce a trattare con leggerezza un tema pesante come un macigno: l’attacco alle torri gemelle.
Io non so come fa Foer ad essere così bravo ( ed non ha sbagliato un libro, a me son piaciuti tutti sia Ogni cosa è illuminata che il saggio Se niente importa). Ma so come muove le mani quando parla. E lo so perché l’ho incontrato, sotto un meraviglioso sole di una Capri al massimo del suo splendore.
E, nell’attesa della notte degli Oscar (tra lustri paillettes e sogni di cinema), vorrei ricordare quest’incontro con voi…
La prima cosa che pensi è: come fai ad avere 34 anni (Ndr. oggi 35 compiuti il 21 febbraio- AUGURI JONATHAN) con quegli occhialini rotondi da maghetto incompreso e la barba a chiazze? La seconda: come mai siamo a Capri, ci sono quasi 40 gradi, io quasi non riesco a tenermi la maglietta addosso e tu indossi questi terribili gambaletti blu di cotone pesante abbinati a degli altrettanto inguardabili mocassini marroni? La terza: come mai, nonostante tutto- i tuoi abiti imbarazzanti e i capelli spettinati-, mi tremano le ballerine a pensare che davanti ho davvero te, Jonathan Safran Foer, scrittore cult, mito di una generazione che guarda caso è proprio la mia?
È il primo weekend di Luglio. Con astuzia e perizia mi sono fatta invitare a questo festival fighissimo che si chiama Conversazioni a Capri che Antonio Monda e Davide Azzolini organizzano ogni estate dal 2006 con l’obiettivo di far conversare scrittori americani e scrittori italiani tra sole, mare e boutique di lusso. In pratica il patto penso che sia: io ti porto nel posto più bello del mondo e tu mi scrivi un racconto su un tema che ti dico (che cambia di anno in anno l’anno scorso era l’amore) e ne parli una sera con altri scrittori. Un do ut des ben congegnato che ha portato tra i faraglioni nomi tipo Zadie Smith, David Forster Wallace (ultima volta in cui è venuto in Italia), Jonathan Franzen, Jeffery Eugenides e poi lui, Jonathan Safran Foer. Io ce l’avevo nel cuore e sullo stomaco. Nel cuore perché lo amo come scrittore, sullo stomaco perché è dal 2007, anno in cui ho iniziato a fare questo mestiere, che lo inseguo. Prima era stato per Ogni cosa è illuminata, al festival letteratura di Mantova “No, non ha tempo per fare interviste”, poi per Eating Animals- 2009, Feltrinelli Piazza Piemonte a Milano, mi scappa via come una pesce rosso tra le mani. Ed è così che armata di microfono e copricostume ho deciso di inseguirlo nella macchia mediterranea.
IL PRIMO INCONTRO
La prima volta che i miei occhi si incrociano con i suoi è la sera di venerdì. Io sono appena arrivata a Capri e ho raggiunto il luogo in cui si tengono gli incontri (che è proprio sulla punta dell’isola, sopra i faraglioni, mi vengono i brividi di piacere solo a ricordarlo). La sua “conversazione” sarà la sera dopo. Lo vedo aggirarsi in pantaloncini corti, polo color kaki e faccia paonazza- per il troppo sole preso in piscina senza protezione… ahia Jonathan- accanto alla moglie, l’altrettanto comefaadimostrareminimodiecianniinmeno Nicole Krauss. Lei ha una borsa da mare di tela, le ciabatte da piscina e i capelli arruffati. L’avevo intervistata qualche mese prima, a Roma, era venuta a presentare il suo La grande casa (a me lei piace quasi più di lui come scrittrice, ve la consiglio con tutto il cuore ed è comunque nella lista dei 20 migliori scrittori under 40secondo il New Yorker). Una ragazza cordiale ma decisa che alla domanda- di rito lo ammetto, ma interessante nella sostanza- “com’è vivere con uno scrittore come Jonathan Safran Foer in casa?” mi aveva gelata dicendomi “no, non voglio parlare di fatti privati, solo dei miei libri”.
Camminano vicini ma non appiccicati, poi vedono le telecamere (è a questo punto che il mio sguardo si incrocia con quello di Jonathan, almeno a me pare) e decidono di tornare in albergo.
IL SECONDO INCONTRO: L’INTERVISTA
Intervistare uno scrittore famoso come Jonathan Safran Foer è sinonimo di tutta una serie di problemi che non vi sto a raccontare nel dettaglio. Mi basta dirvi che mentre per gli altri scrittori hai almeno venti minuti per preparare telecamera, cavalletto, luci, inquadrature, per uno come Safran Foer di minuti ne hai tre, anzi se sono due meglio.
Ci piazziamo sotto un tendone, nel posto meno adatto in non so quante centinaia di metri quadri di giardino a strapiombo su una delle scogliere più belle del mondo. Lui ha un’ombra in faccia e sullo sfondo c’è il bordo bianco di una piscina nemmeno olimpionica. Ma non c’è tempo per spostarci. Ci informano che il signor Foer ha solo 10 minuti. Motore, azione
Buongiorno, come stai?
Bene
Bella Capri
Si bellissima, fa caldo (già fa caldo.. come fai con quelle calze..)
Quanto rimarrai in Italia?
Ma una settimana qui poi vado con la mia famiglia in vacanza in Toscana
Al mare?
No sui colli. (strani questi americani…)
Inizia l’intervista. Lui è cordiale, sorridente e risponde a tutto. Sembra non accorgersi dell’ombra che gli taglia il viso a metà. E’ come tutti gli americani: professionale, dice quello che deve dire e lo dice bene. Muove elegantemente la testa, le mani sono mollemente adagiate sul grembo. E’ abituato a stare davanti alla telecamera, sprizza sicurezza e tranquillità da tutti i pori.
Qual è il suo rapporto con la scrittura? E come è cambiato nel corso di questi dieci anni?
È cambiato tantissimo, ho iniziato a scrivere per ragioni autobiografiche (Ogni cosa è illuminata, lo ricordiamo, è il racconto del viaggio che lui stesso ha fatto per raccontare le origini della sua famiglia), scrivevo per me all’inizio, non per un lettore. Non davo molto peso alle questioni stilistiche. Ora le cose sono cambiate, sto molto più attento alla scrittura e al rapporto tra lo scrittore, il libro e il lettore.
Quanto di Jonathan Safran Foer c’è nei suoi libri?
Penso che tutto quello che scrivo sia riferito a me. Per ogni scrittore è così. Il libro è come un autoritratto. Ogni tanto è piacevole rivedersi, ogni tanto no.
Il concetto di storia è importantissimo nei suoi romanzi, in Ogni cosa racconti il passato, in Molto forte incredibilmente vicino si confronta con il presente, l’11 settembre, nel saggio Se niente importa guarda invece al futuro e a cosa ci succederà se continuiamo a mangiare carne da macello.
Io penso che le uniche cose che interessano le persone sono: chi siamo e cosa diventeremo. Il passato conta solo come qualcosa che conduce al presente. Ognuno di noi deve sapere da dove viene, cosa fa e dove vuole andare. Nel mio primo libro ho raccontato l’eredità che ha lasciato alle persone come me e mia moglie, americani per acquisizione. Nel secondo le paure legate ad un evento sconvolgente come l’11 settembre, nell’ultimo ho riflettuto su dove ci porterà il futuro. E’ un libro che ho scritto per mio figlio Sasha, per fargli sapere quanto sia rischioso mangiare gli animali oggi.
Il suo accento è tipicamente newyorkese, la sua parlata mi culla le orecchie. Gli faccio quasi tutte le domande che mi ero preparata (come mai i bambini sono spesso protagonisti dei suoi romanzi? Perché i bambini capiscono più degli adulti. Che effetto le fa che Molto forte incredibilmente vicino diventerà- lo è già diventato ora- un film? Sono molto contento e onorato, ma non so nulla, e così via..- ovviamente anche per lui bandite tutte le domande su moglie, figli, vita da scrittori nello stesso letto e altre pruriginosità di questo tipo-) fino a quando vedo che gira furtivamente la testa.
Oh it’s my kid!
Mi giro eccolo, Sasha, suo figlio. Un ragazzetto di otto anni circa che fa Tarzan dalle scale della piscina.
Scusi devo andare mio figlio mi chiama.
Ah va bene. Posso farle solo un’ultima domanda?
No .. cioè se vuole.. mio figlio mi chiama, però
E si alza.
Eccolo. Tale moglie tale marito. Mollata di sasso col microfono in mano.
Che tipi questi Foer.
IL TERZO INCONTRO: L’EPILOGO, L’AMORE SECONDO JONATHAN SAFRAN FOER
Jonathan Safran Foer si siede accanto ad Antonio Monda per la sua “conversazione”. Il tema è l’amore e quale sia il rapporto tra amore e eros. E’ seduto sotto un pino marittimo, nella piazza che affaccia sui faraglioni.
Ha scritto un racconto bellissimo. Che parla di un amore che nasce da uno sguardo.
“La parola amore può avere diverse accezioni- dice Jonathan- io amo mangiare il tartufo, amo il mare, amo mia moglie, amo mio figlio. Nel mio racconto ho voluto parlare dell’amore platonico, la forma più forte di amore, secondo me. Quando rimane un’idea. La donna che il mio protagonista incontra diventa la donna della sua vita anche se ci ha scambiato solo due frasi ma per lui, per la sua testa, per le sue convinzioni, per i suoi sogni, è la donna perfetta. Ma questo è un racconto. La vita è un’altra cosa”
Dice con un mezzo sorriso e guarda verso l’alto. Nicole è in camera con Sasha.
Sì, Jonathan. La vita è un’altra cosa.
Marta Perego
Categorie: Incontri ravvicinati del tipo "scrittore famoso"
TAGS: jonathan safran foer, nicole krauss, Oscar





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