Ho un libro in testa

Archivio: febbraio 2012

OGNIDOVE di Davide Sapienza

 

Appena Wislawa S è partita per l’Altrove, dove c’è anche l’Ognidove, ho parlato con mia moglie. Sì, Cristina Donà in Arte. È grazie a Cri che circa dieci anni fa “ascoltai” le poesie di Wislawa S. Lei a volte me le leggeva e a volte le leggeva in pubblico (raramente). Non conoscevo Wislawa S, mea culpa… ma che importa, prima o poi queste espressioni massime della Vita sulla Terra “arrivano” e Wislawa S è “arrivata” perché siamo tutti sintonizzati. Devo dire anche che non voglio dimenticare chi ha tradotto le sue poesie: non sarà certo semplice tradurre dal polacco, di certo però anche queste traduzioni “arrivano”, eccome. Così quando ho sentito Chicca G, che “sapevo” essere “per forza” amante della Wislawa, ho detto a Cristina se le andava di scrivere anche un breve pensiero (Cristina, per chi non sapesse, si trasforma e sboccia in fioriture incredibili quanto scrive i testi delle sue canzoni e canta – ma non le piace scrivere e basta, perché “non è il mio mezzo espressivo”)… Ci siamo detti: scriviamo insieme. Ma quando mi ha inviato questo pensiero, ho pensato solo che era un vero onore averla ospite nell’Ognidove di Ho Un Libro in Testa senza toccare una virgola. E ovviamente, un quotidiano rinascere, grazie al nostro condiviso scorrere…

Dav

 

 

 

 

A Wislawa Szymborska

 

La poesia che ti fa pensare sorridendo
trasforma certi momenti di pietra
in comodi divani su cui sostare
o grandi finestre spalancate
dalle quali non avresti mai voglia di allontanarti.
La tua poesia, cara Wislawa,
è per me sempre una nuova possibilità d’osservazione,
e quasi sempre un modo per alleggerire il pensiero.
Celebrare il quotidiano e le sue meraviglie in ogni istante,
nonostante tutto, è saper Vivere.

Perché quando nella tua “Fiera dei Miracoli” scrivi:
“ Un miracolo fra tanti: una nuvola piccola e lieve
ma che nasconde una grande pesante luna”
io sorrido, mi commuovo e sosto ammirata
davanti all’immensa verità di queste parole.
Scavi e scavi ancora nei miei pensieri
un solco profondo che cerco di tenere pulito.
La strada che ti lascio tracciare
mi sorprende ogni giorno
e di questo ti sono infinitamente grata.
Sembra troppo serio tutto ciò?
Infatti scherzavo.

Con affetto e universale stima
ti saluta un solco dal nome Cristina.

 

Cristina Donà

 

 

 


Categorie: L'Ognidove

Gabriele Dadati è qui con noi, su Hounlibrointesta, ogni lunedì. Per sapere che cos’è Catene di smontaggio leggi la prima puntata qui.


 

 

CATENE DI SMONTAGGIO di Gabriele Dadati

 

Un libro proprio bello tra gli ultimi comprati l’autunno scorso è Ah, che rebus! Cinque secoli di enigmi fra arte e gioco in Italia (Mazzotta, 2010): si tratta del catalogo della mostra organizzata dall’Istituto Nazionale per la Grafica a Palazzo Poli, Roma, tra il 17 dicembre 2010 e l’8 marzo 2011. Scorrendo le pagine si trovano circa un centinaio di opere – disegni, dipinti, incisioni, sculture e così via – costitutivi di un “percorso che si snoda attraverso i rebus disegnati da Maria Ghezzi Brighenti per La Settimana Enigmistica, ripresi dai pittori della Pop Art italiana, le imprese del Rinascimento; i rebus per i ventagli incisi da Stefano Della Bella, e quelli sulle riviste ottocentesche; i rebus politici del Risorgimento e i graffiti metropolitani; passando per il ritratto di Lucina Brembate di Lorenzo Lotto, i Bagni misteriosi di de Chirico, i rebus filmati nei video d’artista, le pagine antiche con sonetti in forma di rebus, le poesie visive che permettono una doppia lettura”. Le ultime pagine, quelle che forse interessano di più, mostrano come il rebus (e in genere la pratica dell’enigma) abbia buon corso in tanta arte contemporanea, partendo dalla Toscana della poesia visiva per arrivare all’Emilia di Luigi Ontani. Quest’ultimo, in particolare, è presente con un tondo in ceramica alla maniera dei Della Robbia in cui si vede il suo volto con un elmo in testa e sopra l’elmo una mela. Da una parte la scritta “GUGLI” (che si completa appunto con “elmo” e diventa “Guglielmo”) e dell’altra “M*NI”, dove al posto dell’asterisco è raffigurato un arco (e dunque “Marconi”). Ontani è originario di Sasso Marconi, e gioca a essere Guglielmo Marconi, ma allo stesso tempo con la divisa da guardia svizzera e la mela in testa ricorda Guglielmo Tell. “La cornice è formata da una catena di cornette telefoniche”, evidenzia la scheda esplicativa di Liliana Spadaro: cornette telefoniche che rimandano sì a Marconi, ma che suggeriscono anche quell’esegesi infinita, quel continuo fluire della comunicazione che è proprio di un pezzo del genere.

 

All’inizio ho parlato di libro invece che di catalogo e il motivo è questo: invece di avere saggi iniziali, tavole delle opere e poi in appendice tutte le schede relative, come d’uso, questa pubblicazione alterna continuamente testo e immagini e diventa un vero e proprio libro da leggere. Un libro istruttivo, che mostra quanto di celato c’è spesso di fronte ai nostri occhi di osservatori dell’arte.

 

 

 

Categorie: Catene di smontaggio

Oggi leggiamo i capitoli 15 e 16
Il piccolo sondaggio tra i lettori sul fatto che si debba o no mantenere il nome di Pungiglione, eventualmente sostituendolo col suo vero nome (Carlo degli Argini), si è rivelato un plebiscito (pubblico e privato) a favore di Pungiglione. E pensare che vi avevo chiesto di esprimervi nella segreta speranza che quel nome non fosse adeguato o che, come capitava a me due settimane fa, vi fosse persino cordialmente antipatico. Non che io sia un tipo particolarmente influenzabile, ma diciamo che questa vostra scelta mi ha fatto rinsavire e tornare all’origine, quando dovendo dare un nome a questo personaggio lo inventai avendo in mente gente come Cyrano de Bergerac o il capitano Alatriste. Non doveva essere, ovviamente, nessuno di loro. Ma un uomo libero sì, colto abbastanza senz’essere un intellettuale, capace di difendersi anche con la spada certamente ma restio a usare la violenza. Un duro-tenero, capace di grandi ire, grandi passioni e pudiche dolcezze. La vera sfida sarà quella di scolpire questo personaggio. Voi sorvegliate che la scultura segua l’idea. Se scantono, richiamatemi all’ordine.

 

 

Che cos’è “Il romanzo di tutti: un editing collettivo
Ogni domenica, Marco Corrias, giornalista e scrittore, pubblicherà uno o due capitoli del suo romanzo storico, inedito e ancora senza titolo, di cui trovate qui sotto la sinossi. L’intento è quello di coinvolgere voi lettori in una sorta di editing collettivo che porti a una stesura definitiva del romanzo. Funzionerà così: le vostre osservazioni potranno riguardare sia la forma che la sostanza stessa dei vari capitoli. Potrete per esempio suggerire migliori messe a fuoco dei personaggi, chiedere interventi su passaggi particolarmente complessi per la trama, suggerire nuovi intrecci o semplificazioni, chiedere approfondimenti o segnalare errori sul contesto storico che fa da sfondo al romanzo. L’autore, ogni settimana, segnalerà quali suggerimenti sono stati accettati e si impegnerà a inserirli nella stesura definitiva. Se il lavoro andrà a buon fine e verrà pubblicato, nei ringraziamenti finali appariranno i nomi di coloro che hanno contribuito alla realizzazione di quest’opera.

Chi è l’autore Marco Corrias, giornalista e scrittore, è nato in Sardegna e lavora a Roma come inviato al programma Terra! Ha pubblicato tre libri: “Mio figlio Farouk, anatomia di un rapimento” (Rizzoli). “Mino Pecorelli un uomo che sapeva troppo” (Sperling & Kupfer). “Il pozzo Zimmerman. Storia di un minatore dalla luce al buio andata e ritorno” (Demos). Quest’ultimo è presente anche come e-book nella piattaforma Simplicissimus Book Farm.

Per leggere la sinossi clicca qui.
Per leggere i capitoli precedenti vai a Categorie: Il romanzo di tutti: un editing collettivo

 

 

 

Capitolo 15

(dove si racconta di una chiave misteriosa)

 

Quella notte Pungiglione dormì sonni agitati. Si svegliava di tanto in tanto, gli occhi sbarrati nel buio, le orecchie tese, sicuro che da un momento all’altro sarebbero venuti a prenderlo. Solo all’alba cadde in un sonno profondo.

Lo svegliò il fracasso proveniente dalla cucina. Non capiva se era l’ora del desinare o se quell’ora fosse già trascorsa. Veniva il buio, aveva dormito per tutto il giorno e sentiva un gran vuoto nello stomaco. Scese nella sala, si guardò intorno, tremebondo all’idea che le guardie lo stessero aspettando. Dandosi dell’allocco pensò che se avessero voluto prenderlo avrebbero avuto tutto il tempo e il modo per farlo.

Il solito vociare degli avventori lo rinfrancò. Ne salutò alcuni, rifiutò con un sorriso e un leggero inchino l’invito di un piccolo gruppo ad unirsi a loro e si diresse al suo tavolo. Giacinto, il fratello del padrone della locanda che sovrintendeva alla cucina si avvicinò. Pungiglione gli chiese di portargli qualsiasi cosa, purché fosse già pronta.

Lui lo guardò coi suoi occhi di scrofa, le sopraciglia bianche e folte sulla faccia larga e rosea.

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Categorie: Il romanzo di tutti: un editing collettivo

VERSI DIVERSI a cura di Isabella Leardini

versi – da conservare, far girare – di autori diversi

 

 

 

INVERNALE

 

«… cri… i… i… i… i… icch…» l’incrinatura
il ghiaccio rabescò, stridula e viva.
«A riva!» Ognuno guadagnò la riva
disertando la crosta malsicura.
«A riva! A riva!…» Un soffio di paura
disperse la brigata fuggitiva.

 

«Resta!» Ella chiuse il mio braccio conserto,
le sue dita intrecciò, vivi legami,
alle mie dita. «Resta, se tu m’ami!»
E sullo specchio subdolo e deserto

 

soli restammo, in largo volo aperto,
ebbri d’immensità, sordi ai richiami.

 

Fatto lieve cosí come uno spetro,
senza passato piú, senza ricordo,
m’abbandonai con lei, nel folle accordo,
di larghe rote disegnando il vetro.
Dall’orlo il ghiaccio fece cricch, piú tetro…
Dall’orlo il ghiaccio fece cricch, piú sordo…

 

Rabbrividii cosí, come chi ascolti
lo stridulo sogghigno della Morte,

 

e mi chinai, con le pupille assorte,
e trasparire vidi i nostri volti
già risupini lividi sepolti…
Dall’orlo il ghiaccio fece cricch, piú forte.

 

Oh! Come, come, a quelle dita avvinto,
rimpiansi il mondo e la mia dolce vita!
O voce imperïosa dell’istinto!
O voluttà di vivere infinita!
Le dita liberai da quelle dita,
e guadagnai la ripa, ansante, vinto…

 

Ella sola restò, sorda al suo nome,
rotando a lungo nel suo regno solo.
Le piacque, alfine, ritoccare il suolo;
e ridendo approdò, sfatta le chiome,
e bella ardita palpitante come
la procellaria che raccoglie il volo.

 

Non curante l’affanno e le riprese
dello stuolo gaietto femminile,
mi cercò, mi raggiunse tra le file
degli amici con ridere cortese:

 

«Signor mio caro, grazie!» E mi protese
la mano breve, sibilando: − Vile! −

 

Guido Gozzano
da Poesia italiana del Novecento
(Einaudi)

 

 

 

C’erano tante bellissime poesie sulla neve… ma la poesia più originale per me è questa… che in verità parla del ghiaccio. Puntando sul fatto che proprio la neve ci regali più tempo per leggere… eccola tutta intera. Pare che questa fiera pattinatrice fosse nella memoria di Montale quando scriveva Esterina. Fa più rumore il criiich iniziale del giaccio o quel sibilato “vile” del finale? Il ghiaccio che si rompe e la viltà che viene a galla, è così che a volte l’istinto o le paranoie rovinano anche il momento più romantico. Ma è ineguagliabile la genialità con cui lo racconta Gozzano, con la sua spudorata autoironia! Ce lo fa vivere come un piccolo perfetto film. Dopo di lui la neve è stata raccontata dai grandi del ’900, e su Amazon ho scoperto che una ventina d’anni fa un piccolo libro è stato sponsorizzato dal Comune di Cortina d’Ampezzo, si chiama Io dico la neve e raccoglie poesie di Zanzotto, Bertolucci, Luzi e Bigongiari. Roberto Galaverni presentando L’asso nella neve di Anna Maria Carpi faceva notare come l’inverno sia la stagione più amata dai poeti contemporanei italiani, tanto da entrare in molti titoli di questi ultimi anni, da Residenze invernali di Antonella Anedda in poi. Anche se non siete di quelli che ai primi fiocchi escono a scattare foto felici come bambini, sappiate almeno che un po’ di neve sul campo della poesia dà buoni frutti.

 

 

 

Categorie: Versi diversi

La nuova puntata della rubrica Le giornate di un editor. Ogni venerdì su Hounlibrointesta potremo seguire Elisabetta Migliavada, direttore della narrativa straniera della casa editrice Garzanti, e vedere da vicino com’è il lavoro di un editor e come nascono i libri.
Per leggere le puntate precedenti vai in alto a Categorie: Le giornate di un editor.

 

 

 

LE GIORNATE DI UN EDITOR  Vengo dalla Basilicata, io
di Elisabetta Migliavada

 

«Buongiorno»

«Buongiorno, dove va? »

«Vado in via (xxx), grazie.»

Il taxi parte con morbida lentezza, attento alla neve sull’asfalto che minaccia di trasformarsi in ghiaccio.

Cerco di risistemare il tacco dello stivale (solo io posso mettermi gli stivali tacco otto dopo aver sentito l’allerta della protezione civile per il mal tempo…) e, mentre ho ancora il tacco in mano, il mio cellulare squilla.

«Elisabetta, hai pensato alla font per il titolo? »

«Sì, allora, non sono convinta del bastoni, mi pare un po’ da saggio.»

«Però è un bastoni moderno, è un the mix, dal forte sapore narrativo…»

«Capisco, però credimi, per questo romanzo ci vuole un carattere come quello della protagonista, morbido all’apparenza ma con punte acuminate, quindi un bel graziato in toni caldi, un bodoniano o un garamondiano, che ne dici?»

La telefonata con la grafica che si sta occupando della copertina dura ancora poco, quanto basta per accordarci sul fare una prova con una font graziata sui toni del giallo ma, soprattutto, quanto basta per far intuire al tassista qual è il mio mestiere.

E, puntualmente quanto inaspettatamente, arriva la domanda: «Ma lei lavora in una casa editrice?»

«Sì» rispondo subito, con candida innocenza.

«Ma questo è il destino! Lo sapevo, sapevo che prima o poi sarebbe successo!» Non faccio neanche a tempo a capire cosa mi stia dicendo, che il taxista mi porge un dattiloscritto rilegato, mentre guida con una sola mano. Non so dove l’abbia preso, sotto il sedile forse, in uno scomparto segreto.

«Ci ho messo anni a scriverlo. C’è tutta la mia vita lì dentro sa? Mica ho fatto sempre il tassista io. Vengo dalla Basilicata, io.» Una lastra dopo l’altra, un fiocco dopo l’altro mi racconta le sue peripezie di tassista part time e scrittore full time, nell’animo ancor prima che nella pratica.

«Sfogli, sfogli! »

«Ma io…»

«Legga legga, tanto con questo ghiaccio ci metteremo un po’. Il primo capitolo, guardi, è…»

E io vorrei dirgli che leggere in auto mi mette la nausea, e che mi mette inquietudine uno che guida voltandosi continuamente, specie ora che le strade sono scivolosissime, e che comunque difficilmente riuscirei a sfogliare qualcosa, qualsiasi cosa, con un tacco otto in una mano e una borsa straripante nell’altra…

«Prenda, è il mio bigliettino da visita, lo tenga eh?» E, sicuro come l’aumento del costo della carta, sul bigliettino c’è scritto Scrittore tassista.

«Lei è la donna della mia vita. Lei cambierà la mia vita.» Così mi urla mentre scendo, facendo lo slalom con un tacco solo tra il ghiaccio, la neve, le pozze infangate.

Sto sorridendo ancora adesso, mentre scrivo e ricordo quest’episodio. Sto sorridendo perché i libri sono così, non si sa mai da dove spuntano, quando ti vengono addosso, come si insinueranno nella tua vita ed è infinitamente divertente, tutto questo.

Sto sorridendo perché stasera giuro che se trovo anche solo due minuti di tempo, li dedicherò allo scrittore tassista e al suo romanzo.

 

P.S. Alla fine credo che sceglierò un graziato, o serif, tipo questo.

 

Categorie: Le giornate di un editor

Cronache dalla libreria è qui con noi, su Hounlibrointesta, ogni giovedì pomeriggio.

 

 

CRONACHE DALLA LIBRERIA Il grande freddo

di Monica Zanfini

Neanche il freddo polare è riuscito a congelare la valanga di errori commessi da una ragazza che ci ha chiesto “Storie di amanti maledetti”. Sul momento abbiamo pensato a un mix tra i libri di Cinzia Tani (questo o questo) e i programmi di Franca Leosini e Camilla Raznovich. Ma la signorina ha specificato che l’autore era Pasolini (proprio lui!), e poi ci ha messo sulla via giusta (Via del Corno, per essere esatti) per trovare il libro. E infatti cercava Cronache di poveri amanti di Vasco Pratolini.

Insieme a questa domanda strampalata ho invece notato l’aumento improvviso di richieste di un classico americano. Si tratta di Ore italiane di Henry James, un passa-parola dovuto a un’imminente mostra su Sargent e l’impressionismo americano, in apertura a marzo.

Ore italiane è uno di quei libri che vanno letti, come tutta la diaristica sul viaggio in Italia, con un occhio rivolto alle arti e l’altro rivolto al pregiudizio e ai luoghi comuni che intridono spesso i resoconti di incontri con “l’altro”. Ma di Henry James mi piace ricordare Washington Square, soprattutto per il bel finale inventato da William Wyler nella sua trasposizione cinematografica, che non stravolge il testo letterario, ma che ci fa sperare che la resa dei conti arrivi sempre per quelli come Morris Townsend. Insomma, “non c’è più trippa per gatti!”

 

 

 

Categorie: Cronache dalla libreria

I lettori si stanno trasformando, i libri si fanno sempre più digitali. E siccome non tutto il futuro vien per nuocere, Giulio Passerini ci spiegherà come usarlo al meglio. Sarà con noi il mercoledì mattina, ogni quindici giorni.
Giulio Passerini collabora come ufficio stampa per le Edizioni E/O, coordina per conto del CRELEB (Centro di Ricerca Europeo Libro, Editoria e Biblioteca dell’Università Cattolica) i progetti riguardanti l’editoria digitale e tiene un blog,
Who’s the reader?, su cui scrive di copertine e grafica editoriale.

 

 

I VESTITI NUOVI DEL LETTORE
Il web in differita. Del rimandare a domani quel che è giusto rimandare a domani

di Giulio Passerini

 

Dopo aver stipato il nostro lettore di feed con il meglio che il web possa offrire, vediamo oggi come fare per riuscire a leggere tutto. Quante volte gironzolando per il web ci è capitato di trovare un articolo interessante anche se magari un po’ lunghetto e doverlo lasciare da parte per mancanza di tempo o concentrazione? Tante, troppe. In quel caso che si fa? Di solito lo si aggiunge ai preferiti oppure ci si segna l’indirizzo lasciandolo scribacchinato sul desktop all’interno di un documento word segnalato da titoli parlanti come “skdjsklajldja” o anche “da fare” o meglio ancora “più tardi2”.

 

Ed ecco che in un batter d’occhio ci ritroviamo il finesettimana a scremare fra i vari “skdjsklajldja” o anche i “da fare” o meglio ancora i “più tardi2” senza sapere bene che pesci prendere, buttando via per errore articoli particolarmente interessanti, finendo per perdere la pazienza e stipare tutto nel cestino formulando il proposito di essere più ordinati.

 

Una soluzione a tutto ciò sono delle semplici applicazioni come Instapaper o Readitlater. Basta registrarsi sulla piattaforma (con una mail e una password), seguire le indicazioni, e installare un’agevole “plug-in” (un piccolo gadget) sul nostro browser. Da adesso ogni volta che vorremmo salvare un articolo per leggero dopo con più calma non dovremo fare altro che premere il pulsante dedicato che sarà apparso in alto sulla barra del browser. Tutti i salvataggi verranno conservati ordinatamente, rinominati secondo il titolo del post, sulla bacheca del nostro profilo sulla piattaforma, pronti per essere letti, smistati in cartelle ad hoc, o condivisi sui principali social network.

 

Questo tipo di organizzazione presenta molti vantaggi: anzitutto la possibilità di tenere sincronizzati i nostri contenuti preferiti su tutti i nostri device contemporaneamente (installando su ciascuno l’applicazione dedicata); potremo così trovare quel che più ci interessa navigando dal telefono, salvarlo, e poi leggerlo con più calma su uno schermo più grande come quello del pc o di un tablet, e viceversa. Senza contare quanto sia più facile tenere in ordine tutti i nostri salvataggi in un unico luogo senza più tempestare la scrivania di post-it volanti o intasare il desktop di documenti dai nomi incomprensibili; insomma, un perfetto segnalibro digitale!

 

Giulio Passerini

@giuliopasserini

 

 

Categorie: I vestiti nuovi del lettore