Ho un libro in testa

Archivio: marzo 2012

VERSI DIVERSI a cura di Isabella Leardini
versi – da conservare, far girare – di autori diversi

Bevo nell’osso della sedia senza tavolo
una tisana perfetta.
Tra poco anche questa sedia
verrà battuta.
Forse bisognava restare così
senza avere più nulla su cui poggiare i gomiti
per reimparare una postura

Ho sempre avuto paura di uno strappo.
Mi trovo a meno di trent’anni
due figli e un matrimonio rotto.
Ed è la quarta casa che cambio in quattro anni.

Ma è silenzioso tenere tutti i pezzi in un intero.
Non emettere dolore.

Piove.

Senza più un suono su cui poggiare
una parola.

Tiziana Cera Rosco
da Il compito
(La Vita Felice 2008)

C’è da sempre una forza misteriosa nella poesia di Tiziana, qualcosa di selvatico e ancestrale, una tensione mistica feroce e una carnalità innata. È capace di essere teatrale e violenta quanto rigorosa e assoluta, difficile da imitare perché in lei tutto questo è carisma naturale con cui si misura non solo in poesia, ma anche in altre arti. Una curiosità: è sua tra l’altro la canzone Un garofano nero nell’ultimo album di Mauro Ermanno Giovanardi.

Categorie: Versi diversi

La nuova puntata della rubrica Le giornate di un editor. Ogni venerdì su Hounlibrointesta potremo seguire Elisabetta Migliavada, direttore della narrativa straniera della casa editrice Garzanti, e vedere da vicino com’è il lavoro di un editor e come nascono i libri.
La volta scorsa (clicca qui) Elisabetta ci aveva salutati mentre stava partendo per New York. Ed ecco il suo diario. Presto scoprirete a chi appartiene questa scrivania.

LE GIORNATE DI UN EDITOR di Elisabetta Migliavada

Questo è il mio reportage fotografico dalla città che non smette mai di leggere, New York. Ho incontrato agenti ed editori. Sono andata a cercare storie. Ne ho trovate sì, alcune mi sono piaciute, altre no, altre sto ancora aspettando che arrivino. Sono stata spettatrice della battaglia ancora in corso tra libri di carta ed ebook. Per ora non c’è un vincitore, forse non ci sarà mai un solo vincitore, ma una cosa ci auguriamo tutti: che a vincere sempre di più sia la voglia di leggere.

Questa casetta delle favole si trova a downtown ed è la sede di una famosa agenzia letteraria americana. Qui ho il mio primo appuntamento.

Lassù, quasi al quarantesimo piano, gli uffici di una delle più grandi agenzie letterarie del mondo. La vista è impareggiabile…

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Categorie: Le giornate di un editor

La parola a Monica, libraia. Per scoprire il punto di vista di chi in libreria sta dall’altra parte (e ne vede di tutti i colori). Cronache dalla libreria è su Hounlibrointesta ogni giovedì alle 16.

CRONACHE DALLA LIBRERIA A Torino, un giorno del ’43, con Cesare Pavese e Nanda Pivano di Monica Zanfini

Ormai nelle grandi librerie gli sconti sono una condizione permanente: la nuova legge, che doveva regolamentare questa annosa questione, in realtà ha generato una situazione di promozioni a “macchia di leopardo”. I lettori lo sanno, e appena entrano in libreria chiedono se ci sono sconti, che ormai sono praticamente su tutto: sulle collane, sul singolo titolo, sull’opera completa di un autore, come offerta di lancio e per festeggiamenti di 10, 20, 30 anni di una collana, di un editore, di un personaggio. Insomma gli acquirenti sono sempre a caccia dell’occasione. Però trovo un po’ urtante sentirmi chiedere: “Mi dà l’Antologia di Spoon River, quella che costa meno”.

Non voglio certo fare un torto ai traduttori, ma per me non esiste l’edizione che costa meno della fortunata raccolta poetica di Edgar Lee Master. L’Antologia di Spoon River è come la mamma è unica, ed è quella pubblicata da Einaudi tradotta da Fernanda Pivano. Quella che tutti da ragazzi abbiamo letto e abbiamo imparato ad amare attraverso l’interpretazione che ne ha dato Fabrizio De André e, più tardi, attraverso le fotografie di William Willinghton (le potete vedere qui e qui). Poi ognuno è libero di scegliere di comprare quella meno costosa, ma non potrà mai leggere il bello scritto di Fernanda Pivano, in cui racconta la sua scoperta della poesia di Lee Master e della letteratura americana.

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Categorie: Cronache dalla libreria

Ognuno di noi è diventato un lettore appassionato grazie a chi ha saputo trasmettere la magnifica passione. Chi l’ha trasmessa a noi? E noi a chi la stiamo trasmettendo?
Christian Mascheroni oggi è uno scrittore e un autore televisivo. Dietro la sua passione per i libri c’è una formidabile donna di nome Eva: sua madre. Puntata dopo puntata, Christian ci fa entrare nella sua famiglia, tra letture, ricordi, emozioni, ombre e luci.

Per leggere le puntate precedenti
, vai in fondo a Categorie: Non avere paura dei libri.
Christian sarà con noi ogni quindici giorni. Buona lettura!

NON AVERE PAURA DEI LIBRI di Christian Mascheroni

Ventitreesima puntata Lei era Vienna

Eva era, soprattutto, figlia della città dove era nata, dove era cresciuta e dalla quale era fuggita. Era ogni angolo di strada, era insegna, pezzo di pane, era sorso di birra, l’aria, l’intonaco del duomo, era il fumo nei locali, la forchetta sul tavolo di legno, era l’odore dei libri vecchi, il riposo delle carrozze, le risate delle vie di notte, le piume sulla superficie del Danubio.

Era Vienna, nella sua quintessenza, ed io, ogni volta che torno a visitare la città, vedo il volto di mia madre riflettersi nello specchio del tempo che la non passa mai. Tutto resta intatto, lasciando al presente lo spazio per camminare a piedi nudi sulle strade che ammiccano al futuro, ma hanno volti regali, posture di principi e principesse. Come mia madre, Vienna mi è sempre apparsa come una donna capace di ridere di se stessa e di commuovere, di stringere fra le braccia i dolori delle ombre, i segreti dei sogni taciturni. Una gran donna, che tuttavia non è facile da conoscere. La si ama per la sua bellezza radiosa, per il modo in cui riesce a farti sentire unico e speciale, ma che nasconde lati profondamente malinconici, palmi di mano chiusi attorno a ricordi e ferite cucite a grani di sale. Ho spesso cercato di raccogliere, in scrittura, l’essenza di mia madre attraverso le emozioni che mi suscita, ogni volta, la città. Forse perché se giustappongo una fotografia di Eva a quella di un angolo di Vienna, si equivalgono. Stesso sguardo, stesso profilo, stessi lineamenti.

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Categorie: Non avere paura dei libri

Ho incontrato gli occhi di Elsa Osorio una sera, durante una cena per la presentazione del suo libro I vent’anni di Luz. Occhi gentili. Occhi coraggiosi. (fateci caso: gli occhi realmente coraggiosi hanno il dono della gentilezza).
Oggi la scrittrice Barbara Garlaschelli ci racconta il nuovo romanzo di Elsa Osorio, La miliziana (Guanda). Barbara è qui con noi, su Hounlibrointesta, l’ultimo mercoledì di ogni mese. Per parlarci del suo amore per i libri e dei libri che parlano d’amore.

La foto di Elsa Osorio la trovate qui.

LA LETTRICE INNAMORATA e La miliziana di Elsa Osorio

Seguenza, settembre 1936

“Nessuno glielo chiede, nessuno lo pretende, eppure Mika è lì, nella notte buia, a montare la guardia sul monte, come altri al campo, e nella periferia della città di Seguenza.”

Micaela Etchebéhère detta Mika è l’unica donna che, durante la guerra di Spagna, è stata al comando di una milizia antifranchista.

Ebrea argentina, Mika ha vissuto un’esistenza straordinaria e unica, fatta di lotta, amore, passioni, amicizie, studio, dolore, gioia. Una vita a tutto tondo che l’autrice, Elsa Osorio rieprcorre tessendo un ricamo costruito sull’intreccio continuo tra lei, scrittrice, e i due aspetti della storia privata e quella politica e culturale di una donna che ha attraversato il ’900 senza mai delegare ad altri il proprio destino.

La miliziana è anche una storia d’amore assoluto, tra Mika e Hipòlito Etchbéhère, il compagno di vita e di lotta con il quale condividerà alcuni tra i passaggi storici più intensi del secolo scorso, dalla formazione politica e umana della Parigi degli anni Venti, alla Berlino alle soglie del nazismo, alla guerra di Spagna.

Tra testimonianze e immaginazione, documenti e ricerca, Elsa Orosio ci restituisce il ritratto di una combattente, una donna che niente e nessuno è riuscito a piegare. Una donna indipendente, libera, appassionata che ha costruito la propria esistenza nella convinzione che valori come la libertà e l’uguaglianza siano diritti di tutti.

Elsa Osorio scegli di raccontarci Mika attraverso diversi piani narrativi, lasciando che, talvolta, l’autrice si rivolga direttamente alla sua protagonista.

“Fu in quell’alba fatale, Mika, dopo tante, terribili perdite nella tua colonna, in quell’alba fatale che chiamasti lo Stato maggiore delle milizie confederali e comunicasti loro la tua decisione? Fu subito chiaro che eri tu la capitana…”

Un libro importante, emozionante e poetico che narra una donna che la vostra Lettrice Innamorata avrebbe voluto conoscere, non solo attraverso il filtro degli anni e delle pagine.

Barbara Garlaschelli (@bagar1965)

Categorie: La Lettrice Innamorata

Oggi incontriamo una scrittrice straordinaria: Jennifer Egan, autrice di Il tempo è un bastardo (minimum fax), un libro originalissimo (se non lo avete ancora letto, non aspettate). Marta Perego l’ha incontrata, intervistata, analizzata e su Hounlibrointesta ce la racconta in tutti i dettagli. Dal suo presente fino al futuro del libro. Due buoni motivi per leggere questo post: se ancora non conoscete Jennifer Egan, è arrivato il momento. Se già la conoscete, è un’occasione per conoscerla meglio.

Jennifer Egan & Marta Perego.


DA PROUST AL 2020: IL TEMPO SECONDO JENNIFER EGAN di Marta Perego (@marta_perego)

Il “mondo del libro” è stato sconvolto da un evento che ha fatto parlare, discutere, scaldare i cuori, sbocciare gli animi. Jennifer Egan l’autrice Premio Pulitzer 2011 con Il tempo è un bastardo è approdata in Italia. Due presentazioni. A Milano al Teatro Franco Parenti e a Roma all’Auditorium Parco della Musica perla rassegna Libri come. Folla da stadio, pubblico in visibilio, tutti parlavano di lei. Io il libro l’avevo letto due mesi fa, me l’ha consigliato una libraia, che ringrazio e ringrazierò sempre, perché questo è uno di quei libri che, in qualche modo, un po’ la vita (o per lo meno il modo di percepirla) te la cambiano davvero.

Quando l’incontro con uno scrittore diventa un happening atteso e conclamato (con tanto di coda all’ingresso del teatro, un “dai dai guardatemi che ce sto pure io qui pevvedella” che si legge sui volti di donne, uomini- generalmente tra i 28 e i 55, librai, scrittori, editor, curiosanti, aspiranti scribacchini, lettori più o meno appassionati, cultori dell’esserci- sempre e comunque- più o meno inseriti in quello che volgarmente e gergalmente è chiamato “mondo del libro”- tutti lì in piedi con la copia del libro in mano, come per dire “eh si perché noi l’avevamo già letto.. prima”), bene quando capita così, io sono felice. E lo sono solamente e senza ritegno snobbistico quando queste cose capitano se seduta a presentare il suo libro c’è una che, tutto questo can can, se lo merita. E se lo merita, come direbbe mio cugino di 16 anni tamarro, dibbbbbrutto. Eccome. Non solo perché, bionda, donna e affascinante, si è conquistata un Premio Pulitzer senza Franzen che tengano, non solo perché può permettersi di citare Proust come fonte di ispirazione senza temere conati di indignazione (e non parlo solo dei puristi), non solo perché è orgogliosa di ammettere che scrive fiction per divertimento e non per veicolare chissà quali principi e chissà quali ideali, ma soprattutto perché ha scritto il libro che più ha sconvolto, fatto parlare e messo in discussione la letteratura americana dai tempi di David Foster Wallace.

E se ci aggiungi anche che lei, che è considerata la scrittrice che più di tutti ha saputo interpretare le frenesie contemporanee (tra internet, social network, solitudini e fallimenti post-postmoderni), scrive a mano, allora capirete perché siamo di fronte ad una tipologia umana fuori da ogni canone.

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Categorie: Incontri ravvicinati del tipo "scrittore famoso"

Veronica Tomassini ha esordito con il romanzo Sangue di cane (Laurana Editore). Ogni suo post nel web lascia il segno. Ho visto un suo messaggio su Fb che diceva “quanta retorica qui, tutti si improvvisano, sagaci, poeti, scrittori, tutti a piangersi addosso (me compresa). una lagna. quanta pazienza”.
E così le ho chiesto di venire su Hounlibrontesta a raccontare.


Siamo tutti scrittori o poeti o veline al limite. O bad boy. Non so.
di Veronica Tomassini

Per esempio: uno si sveglia la mattina e decide di declamare qualcosa. È un affare molto nobile. Mia nonna guardava le starlette in tv, chiedendomi piena d’angoscia: “Ma il medico non vuole farlo più nessuno, e il panettiere, l’ortolano, il camionista?”. Niente da fare nonna. Mamma scuoteva il capo, un po’ arresa, un po’ mortificata.

Oggi in particolar modo siamo scrittori o estensori in rima o cani sciolti del verso. Senz’altro neofiti di bacheche pregne di intenzioni elegiache, di argomentati componimenti in prosa che Facebook rende consapevoli e seri sopra ogni cosa, sopra i ranghi, come no. In fondo l’idea che Barbara D’Urso abbia raccontato in un romanzo la storia della sua infanzia (è possibile?) è un fatto decisivo, verificato. Tutto ciò mi rende pensierosa. Flavio Insinna ha dato alle stampe, Carmen Russo, Lory Del Santo. È la chiave di volta, è una nuova era. Siamo in una fase empirica davvero interessante. Per dire: Facebook ha imposto la sua traccia di medietà, democratizzando quel che una volta atteneva all’eccezionalità finanche al mito, chessò una volta si diceva talento. Chi vuole esordisca, declami, ammorbi bacheche e pensieri altrui, tagghi sconcezze o barlumi di capolavori, orienti verso piagnistei dedicati, non batteremo ciglio. Promesso. È una nuova era. Tutti possiamo fare tutto. È un fatto, un diktat, però non lamentiamoci – per carità – se ci hanno levato il molare sbagliato, ingessato la gamba buona, mollato in pancia la garza e il filo dei punti di sutura. C’era un capitolo da finire casomai, la chiusa sapete, e si è concentrati sapete. Ma fai il medico o no? Chiederebbe mamma, testarda, abruzzese com’è. Mamma, no, il medico non vuole farlo più nessuno, prima si chiudesse il capitolo. La chiusa mamma, la più difficile, sai. Poi dare alle stampe, si dice così, promuoversi, enfatizzarsi, crederci, l’ego a palla, pronto ad esplodere. Fatto. È esploso. È cronaca, mamma. È esploso.

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Categorie: Il caso

VERSI DIVERSI a cura di Isabella Leardini
versi – da conservare, far girare – di autori diversi

Che rientri da questa terra
per i segreti delle porte
che quasi mi dormi accanto
è scritto nel rumore della pioggia
nel tremito aguzzo delle acque.
Più dentro è il chiodo di non saperti qui
vederti andare come certe domeniche d’inverno
anche quando è il dono del mondo che ci unisce,
il fondo delle cose a crescerci di neve.

Anna Ruotolo
da Secondi Luce (Lietocolle)

Anna: un nome che già ha a che fare con la sua poesia. Risentiamo la tesa essenzialità dell’Achmatova in questi versi, eppure la nostra Anna è nata nel 1985 ed è una delle giovani poetesse più limpide di questi anni. La sua colloquialità che sa farsi alta e assoluta è un dono da non perdere di vista. Ed infatti è inclusa nelle migliori antologie di giovani e c’è attesa per il suo secondo libro “Dei settantaquattro modi di chiamarti” in uscita per Raffaelli a breve.

Categorie: Versi diversi

La parola a Monica, libraia. Per scoprire il punto di vista di chi in libreria sta dall’altra parte (e ne vede di tutti i colori). Cronache dalla libreria è su Hounlibrointesta ogni giovedì.

CRONACHE DALLA LIBRERIA L’inverno del nostro scontento di Monica Zanfini

A volte anche il libraio gioca a fare il cliente ed entra in libreria semplicemente per “fare un giro”: è il momento in cui posso posare l’occhio sulle copertine, sui titoli e su tante ristampe che spesso sfuggono. Così mi sono accorta che l’editore Bompiani sta ristampando un po’ di titoli di Steinbeck e L’inverno del nostro scontento l’ho acquistato senza pensarci troppo. La frase shakespeariana che dà il titolo al libro mi è sempre piaciuta, rende efficacemente l’idea di una stagione per me troppo lenta, fredda, faticosa… tutti gli inverni causano scontento. E poi anche la storia mi è sembrata attuale, sebbene scritta 50 anni fa. Gli Ethan Hawley esistono purtroppo in ogni tempo, ma mai come in questi ultimi anni ne abbiamo vista una tale concentrazione, e neanche votati al tentato suicidio.

“Un giorno avrei dovuto chiedermi: «Perché sto male?»

Gli Uomini si abituano a tutto, ma ci vuol tempo”.

Pensare che tutto questo sia stato tradotto da Luciano Bianciardi, uomo che con grande sofferenza non ha accettato di adeguarsi, anche a costo di essere un perdente, è sicuramente il motivo principale per leggerlo, senza tralasciare una parola.

Categorie: Cronache dalla libreria

Tanti lo odiano (anche Jonathan Franzen). Ma non tutti. E così Giulio Passerini ci ha preparato una lista degli scrittori che potete seguire su twitter (cliccate sul nome e sarete collegati).

I VESTITI NUOVI DEL LETTORE
Anche gli scrittori cinguettano

di Giulio Passerini

Twitter, twitter, twitter, non si parla di altro sui giornali, sui periodici e in tv. Bene, perché twitter è un mezzo utilissimo per tenersi aggiornati e seguire le proprie passioni, un po’ come avere una rassegna stampa personale tagliata sui propri interessi.

Il social network è molto amato anche nell’editoria e sono già tantissimi i protagonisti del mondo del libro che hanno deciso di aprire un proprio account. C’è chi lo usa per trovare informazioni, chi per sperimentare nuovi modi di comunicare, chi per tenersi in contatto con i lettori.

Ecco allora una lista di scrittori italiani particolarmente interessanti da seguire (N.B. senza alcuna pretesa di completezza, s’intende!)

Sandro Veronesi

Nicola Lagioia

Roberto Saviano

Chiara Valerio

Paolo Nori

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Categorie: I vestiti nuovi del lettore