Ho un libro in testa

Archivio: marzo 2012

Stanotte ho letto le bozze di un libro bellissimo di Wisława Szymborska, si intitola La prima frase è sempre la più difficile, è il suo discorso tenuto in occasione della cerimonia di conferimento del premio Nobel.
Uscirà il 5 aprile per Terre di Mezzo Editore.
E così, mentre ancora mi risuonano in testa le sue parole, ho pensato di salutarvi con lo sguardo sorridente e profondo di questa poetessa straordinaria. Per dei lavori in corso, Hounlibrointesta si ferma, ma solo per qualche giorno. Torneremo prestissimo. Nel frattempo, sarà attiva la pagina Facebook di Hounlibrointesta
http://www.facebook.com/Hounlibrointesta

 

 

Qualunque cosa sia l’ispirazione, nasce da un continuo “Non lo so”

Wisława Szymborska, La prima frase è sempre la più difficile (con un’intervista all’autrice di Dean E. Murphy. Traduzione di Sara Crimi, Terre di Mezzo Editore).

Categorie: appuntamento

La nuova puntata della rubrica Le giornate di un editor. Ogni venerdì su Hounlibrointesta potremo seguire Elisabetta Migliavada, direttore della narrativa straniera della casa editrice Garzanti, e vedere da vicino com’è il lavoro di un editor e come nascono i libri.
Per leggere le puntate precedenti vai in alto a Categorie: Le giornate di un editor.

La valigia di Elisabetta.

LE GIORNATE DI UN EDITOR di Elisabetta Migliavada


“Start spreading the news, I’m leaving Saturday,
I’m gonna be a part of it
New York New Yoooork
The city that never sleeps, but always reads…”

Eh sì, sabato parto per New York in cerca di storie. New York, la città che non dorme mai ma che, a quanto pare, legge sempre. Le principali case editrici americane hanno sede proprio a Manhattan, così come le più importanti agenzie letterarie del mondo. Dai loro uffici scatterò delle foto e le posterò qui.
E intanto respirerò l’atmosfera di carta e di ebook dell’editoria statunitense.
Ah, dimenticavo: la canzone di Frank Sinatra parla anche di ‘vagabond shoes’.
Scommettete che anche stavolta romperò il tacco degli stivali?

Categorie: Le giornate di un editor

13mar
2012

Caccia al lettore

Oggi facciamo un gioco: trovate i due lettori nascosti.

 

 

Lettori fotografati da Patrizia Traverso, autrice di Preferisco leggere (Tea).

 

 

Questo spazio si intitola VITE DA LETTORE perché i lettori vivono più vite. Patrizia Traverso e io (Chicca Gagliardo) cercheremo di foto-grafare, con le sue foto e le mie parole scritte, le meraviglie della lettura. Saremo qui ogni martedì mattina.

Per leggere le puntate precedenti, clicca in alto a destra su Categorie: Vite da lettore

 

 

Categorie: Vite da lettore

Gabriele Dadati è qui con noi, su Hounlibrointesta, ogni lunedì. Per sapere che cos’è Catene di smontaggio leggi la prima puntata qui.


 

 

CATENE DI SMONTAGGIO di Gabriele Dadati

 

Qualcosa di scritto è la natura, non solo il titolo, dell’ultimo libro di Emanuele Trevi, che pure porta in copertina la scritta “romanzo”. È “qualcosa di scritto” e non un “romanzo” in senso classico perché non solo il suo sviluppo è altro rispetto a quello che può nascere seguendo i binari usuali della narrazione, che si basa per lo più sui rapporti di causa-effetto e prima-dopo, ma anche perché rimanda di continuo, con i suoi contenuti e con il suo sgranarsi, a Petrolio di Pasolini, fornendone un’esegesi che non è solo analisi, ma anche mimesi formale: quindi se “qualcosa di scritto” era Petrolio, “qualcosa di scritto” sarà anche quest’altro libro.

Fatto per appunti e lasse in prosa, non concluso, il romanzo di Pasolini – dice Trevi – non è certo il moncone di un più ampio testo su misteri legati all’Eni, ma è un testo che racconta l’iniziazione al mistero nel senso antico del termine, ai misteri eleusini, che vengono richiamati e messi in pagina. Non vengono tuttavia raccontati: viene raccontato il percorso di chi ci si affaccia. Così fa Trevi, il cui mistero è Pasolini stesso col suo libro ultimo, e per meglio metterlo a fuoco compone un testo spurio come quello a cui si riferisce: dapprima capitoli addensati attorno al tema, con esponenti che rimandano a note finali, poi una suite di fotografie (brutte e utili: quindi testimoniali), infine per punti un nuovo capitolo che racconta un viaggio dell’io narrante proprio tra Atene ed Eleusi.

Ancora una volta, come nei suoi libri più belli (e cioè Istruzioni per l’uso del lupo e Il libro della gioia perpetua), Emanuele Trevi fa letteratura sulla letteratura, ma evita senz’altro il rischio del nano sulle spalle dei gigante: piuttosto, i suoi oggetti letterari sono anatomie che riprendono le anatomie letterarie di riferimento, e nel mentre che le tiene a oggetto le rifà. La sua prosa è bella e solida, la sua cultura prensile nel rifornirsi di riferimenti e generosa nel renderli potabili pressoché a qualsiasi lettore un minimo avvertito. Le note finali sono micro racconti.

Tra le pagine, non lo s’è detto, furoreggia una gigantessa: Laura Betti. Che è la vita – diabolica, come quella che aleggia nell’Esorcista – che scuote la letteratura.

 

 

Categorie: Catene di smontaggio

Ogni domenica, Marco Corrias, giornalista e scrittore, pubblica uno o due capitoli del suo romanzo storico, inedito e ancora senza titolo. L’intento è quello di coinvolgere voi lettori in una sorta di editing collettivo. Insomma, riscriviamo insieme questo romanzo.
Per leggere
la trama clicca qui. Per leggere i capitoli precedenti vai a Categorie: Il romanzo di tutti: un editing collettivo

 

La nuova sfida
Ho capito dai commenti pubblici e privati che la figura di Alceo non potrà essere relegata a un ruolo secondario, perciò penso che ci dovrò lavorare intensamente. L’idea è quella di farlo partecipare alla parte iniziale della nascita della Casa dei Pazzi, titolo inizialmente dato al romanzo. E di farne un protagonista diretto (e forse vittima predestinata) dell’intrigo che Pungiglione gli sta raccontando. Insomma: il tentativo sarà quello di mischiare i due piani d’azione: uno dato dal racconto di Pungiglione, l’altro da quel che accade mentre Alceo riceve il racconto. Questa è la sfida. Chissà se riuscirà. Alla prossima. Marco

 

 

Capitolo 21

(dove si racconta dell’amore tra Lena e Michelangiolo)

 

Il giorno 10 di settembre dell’anno 1599, mentre Pungiglione trascorreva nella masseria, con animo inquieto, ore d’inconsapevole attesa, Angiolina e Lena si preparavano a una notte davvero speciale.

Per il tramite del banchiere Strozzi avevano ricevuto l’invito a una festa che il cardinal Salviati aveva in animo di dare presso il palazzo Altaemps, dietro piazza Navona. Era questo uno dei più belli e nuovi palazzi di Roma, e i nipoti eredi del cardinale Marco Sittico, che l’aveva fatto fabbricare una ventina di anni prima, ne aprivano di tanto in tanto i sontuosi saloni ai potenti di Roma.

In verità la riunione prevista per quella sera, non doveva e poteva chiamarsi festa. Giacché nelle intenzioni del cardinale Salviati, che si era raccomandato ed espressamente l’aveva fatto scrivere nella pergamena d’invito, doveva essere solo l’occasione per tener compagnia al suo amico e sodale, l’avvocato Prospero Farinacci, giureconsulto e potente tra i potenti romani, che per quella sera aspettava la sentenza del processo contro Beatrice Cenci, suo fratello Giacomo e la matrigna Lucrezia Petroni.

Farinacci aveva speso tutta la sua sapienza nel processo, ma non avrebbe saputo fino all’ultimo se i giudici avessero preso per buona la sua difesa o se, invece, come egli temeva, si sarebbero sottoposti al volere fortissimo di Clemente VIII, pronunciando la condanna.

Insomma quella di palazzo Altaemps s’annunciava piuttosto come una veglia: di gioia o di tragedia.

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Categorie: Il romanzo di tutti: un editing collettivo

VERSI DIVERSI a cura di Isabella Leardini

versi – da conservare, far girare – di autori diversi

 

 

Sarà ora di chiudere, amore,
che smetta di fare la guardia al cemento
tra piazza Tricolore e via Bellini,
di coprirmi la faccia col giornale
quando ferma la E, di attraversare
obliquo la tua strada, di patire
anche a passarci in treno
in fondo a viale Argonne
vicino alla tua casa.

(E. Pagliarani)

 

 

Elio Pagliarani se n’è andato in queste ore. Il mio saluto per lui è questa piccola e perfetta poesia d’amore, così semplice e vera. Se Elio Pagliarani è l’unico poeta del Gruppo 63 amato anche da chi è lontanissimo dalla sperimentazione linguistica di quegli anni, è perché la poesia, quella vera, in lui non è mai mancata. Pagliarani poteva permettersi il coraggio di portare al limite la lingua, e anche di vivere con quelli che furono i suoi amici l’idea, perché dalla sua aveva una voce autentica e uno sguardo chiaro che nulla gli avrebbe mai tolto. Per raccontare di lui racconterò il nostro incontro. Era la fine degli anni ’90 e a Rimini, sotto un tendone sbattuto dal vento, sulla darsena del porto, si tenevano gli stati generali della neoavanguardia. Pagliarani li aveva portati tutti lì, e sul palco i poeti più giovani si avvicendavano a quelli anziani, altri che non c’erano più andavano solo in video, ricordati con nostalgia dagli amici. Io mi ero seduta nelle prime file, non sapevo ancora la differenza tra ermetismo, linea lombarda, gruppo 63, non avevo ancora studiato la poesia del ’900 sulle antologie e nei corsi universitari… Sapevo solo che erano poeti importanti. Fissavo Sanguineti trattenendo il respiro esattamente come avrei fissato Luzi, era l’emozione di riconoscere i volti segnati dall’età, di quei nomi visti tante volte stampati e sentiti citare.

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Categorie: Versi diversi


Lo strano caso di Devis Bonanni, che ha deciso di cambiare vita e diventare contadino, boscaiolo, una persona controcorrente. Ha scritto la sua storia nel libro Pecoranera (Marsilio). E qui ci racconta la sua filosofia di vita.

 

CHE COSA SIGNIFICA DIVENTARE UNA “PECORANERA”
di Devis Bonanni

Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo. Se il cibo è velenoso e prodotto a danno dell’ambiente allora è meglio che me ne occupi in prima persona. Questo più o meno pensavo qualche anno fa quando decisi di fare, tra le altre cose, il contadino.

Proposta, non protesta. E ancor di più, azione non proposta. Delicata e amorevole risposta all’urgenza di restituire un significato alla parola Natura, e radicale e risoluta ribellione alla quotidianità del «tanto il mondo va così, che ci puoi fare».

Così sono diventato anche boscaiolo, procurandomi la legna per riscaldare la casa, e poi ciclista, per muovermi senza fare troppo rumore.

Saper fare e saperne fare a meno, per sperimentare una possibilità di vivere altrimenti, più vicini alla natura, quella del pianeta e quella del proprio corpo.

È in tutto questo movimento controcorrente che ho cozzato contro le mie incoerenze e le altrui certezze, sentendomi spesso una pecoranera.

 

 

 

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Aria di polenta

A inizio dicembre scese la prima sciabolata di freddo siberiano, un taglio netto con le ultime settimane umide di novembre. L’anticiclone posizionato sulle gelide pianure sovietiche aveva penetrato l’arco alpino, dall’estremo nord-est, per diffondere aria fredda nelle nostre valli.

Un cielo terso, azzurro ghiaccio. Mi si perdoni l’abitudine di circostanziare spesso i fatti raccontati con le condizioni meteorologiche ma la vita contadina è un compromesso con i capricci del tempo.

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Categorie: vi racconto il mio libro

Cronache dalla libreria è qui con noi, su Hounlibrointesta, ogni giovedì pomeriggio.


 

CRONACHE DALLA LIBRERIA Primavera d’intorno brilla nell’aria…

di Monica Zanfini

 

Passare da un freddo siberiano a un clima primaverile ha i suoi svantaggi: primo tra tutti la voglia di fuggire dalla libreria, e a questo ha contribuito non poco un affezionato cliente dello zoccolo duro, di quelli che non mancano mai, nemmeno con un freddo polare, e non si lasciano scoraggiare dalle condizioni atmosferiche. È un simpatico anziano signore che ogni settimana si compra quattro o cinque libri: si è buttato sul “giallo” italiano e dopo avere esaurito la serie del Commissario Bordelli di Marco Vichi (l’ultimo è questo e il primo è questo) e l’opera omnia di Marco Malvaldi (l’ultimo della “saga” del Bar Lume lo potete vedere qui) ha iniziato a spostarsi verso altre regioni. Il noir degli ultimi anni ci ha fatto conoscere molti luoghi d’Italia (grandi e piccole città) che nascondono investigatori insospettati, dilettanti (come Massimo, il barista di Malvaldi o la “Prof.” Baudino di Margherita Oggero o “istituzionali” come il Commissario Soneri di Valerio Varesi o l’Ispettore Stucky di Fulvio Ervas. Ci sono anche due donne: sono investigatrici private, per necessità più che per convinzione, ma sono molto brave. Giorgia Cantini, l’indimenticabile protagonista dei romanzi di Grazia Verasani e Anna Pavesi, psicologa e detective per caso dei romanzi di Alessandro Perissinotto.

E poi ci sono le città, protagoniste dei romanzi insieme ai delitti e alle storie di vite nascoste che custodiscono. Allora, con l’arrivo della primavera, viene voglia di fuggire e percorrere quelle strade che ci sono diventate familiari attraverso tanti racconti.

 

Categorie: Cronache dalla libreria

Ognuno di noi è diventato un lettore appassionato grazie a chi ha saputo trasmettere la magnifica passione. Christian Mascheroni, scrittore e autore televisivo, ci fa entrare nella sua famiglia, tra ricordi, emozioni, figure straordinarie che fanno innamorare (ancora di più) dei libri. Per leggere le puntate precedenti, vai a Categorie: Non avere paura dei libri. Christian sarà con noi ogni quindici giorni. Buona lettura!


 

NON AVERE PAURA DEI LIBRI di Christian Mascheroni

Ventiduesima puntata L’età di Eva

Se da un lato Eva –la viennese che dietro lo specchio ammassava vecchie borse lacerate piene di nostre fototessere e di matite nere senza punta- non temeva il tempo che passava quando leggeva, di certo temeva quello che passava quando i libri erano chiusi. Non sopportava l’idea di dover plasmare la sua vita rispetto ad un corpo che invecchiava, di costringere il suo spirito dentro regole di comportamento imposte da un giudice munito di lancette e ticchettii. Nonostante il suo viso sembrasse non solo non essere toccato dai segni del tempo, ma neppure dalle ditate violente dell’autodistruzione, Eva sentiva l’angosciante pressione che indirettamente le facevano le donne della sua età. Detestava, per esempio, i vestiti che molte delle sue coetanee indossavano, come se, superata una certa soglia, i colori fossero banditi in quanto espressione inadeguata ad una signora. Detestava i tessuti con i motivi floreali, che, come diceva lei, facevano subito fiori di plastica da cimitero, così come quelle stoffe che rendevano le giacche e le gonne simili a coperte grigie da caserma militare. Odiava alzarsi presto al mattino, una parte della giornata che avrebbe volentieri abolito, così come i mestieri, le pulizie, la spesa e tutte quelle famigerate prestazioni che trasformavano una donna in una prigioniera della casa. Odiava gli orologi, bruciava le sveglie con le sigarette, stracciava i calendari. Detestava festeggiare il compleanno, preferendo di gran lunga festeggiare il non compleanno. Rifioriva, invece, quando poteva alzare al massimo il volume della radio e ballare senza gli occhi imbarazzati degli altri così come rifioriva quando qualche studente la invitava a bere un caffè dopo le lezioni serali o ad una festa, dove poteva strappare risate a scena aperta. Ecco, in quei momenti l’ombra della vecchiaia si dileguava e lei si sentiva come un libro fresco di stampa.

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Categorie: Non avere paura dei libri