Ho un libro in testa

29apr
2012

Il romanzo che puoi leggere qui, puntata dopo puntata

Ogni domenica, Marco Corrias, giornalista e scrittore, pubblica uno o due capitoli del suo romanzo storico, inedito e ancora senza titolo. L’intento è quello di coinvolgere tutti voi lettori in una sorta di editing collettivo. Insomma, riscriviamo insieme questo romanzo. Ma potete anche solo gustarvi il piacere di poter seguire passo passo la nascita di un romanzo.
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la trama clicca qui. Per leggere i capitoli precedenti clicca in fondo su Categorie: Il romanzo di tutti: un editing collettivo.

Nel romanzo di Marco Corrias, tra i personaggi, potete incontrare anche Caravaggio.

Capitolo 25
(dove si racconta di come Pungiglione capì tutto)

Si era chiesto, giacché conosceva bene quei luoghi, perché mai Lupo gli avesse dato convegno proprio là, nel rione di Roma massimamente presidiato dalla polizia. Ed era arrivato a due conclusioni. La prima era che evidentemente le case in cui lui e Meo nascondevano i libri ed essi stessi, e dove intendevano condurlo appena incontrati, doveva essere nelle vicinanze. E la seconda era che è più facile passare inosservati in un posto come quello che in una contrada solitaria. Tre persone che s’incontrano non destano sospetti se ciò avviene, con fare naturale, sotto gli occhi di decine di guardie.

Lupo, però, non poteva immaginare che questa volta mancava una condizione essenziale perché questo teorema si potesse applicare: il segreto del loro incontro, da qualche ora, non era più tale.

Fu forse questa sensazione d’essere spiato, che mai Pungiglione ha saputo spiegarsi, o la buona sorte che spesso gli ha tenuto compagnia, a fargli decidere, una volta arrivato alla piazza del Biscione, di proseguire per la via che porta lo stesso nome, evitando quindi di entrare nell’angusto Passetto, al di là del quale avrebbe dovuto incontrare Lupo e Meo. Dovette fare un largo giro, per poter raggiungere la via di Grotta Pinta. E in questo lasso di tempo accaddero alcuni fatti che forse, uniti al ritardo, allungarono la sua vita.

Accadde innanzi tutto che Lena e Angiolina, dopo averlo aspettato invano per oltre due ore sedute sui gradini della chiesetta, decidessero di levarsi di torno, convinte ormai che non sarebbe più arrivato.

Avevano notato nell’ultima ora un certo movimento davanti al Passetto. Prima erano arrivati due uomini che s’erano disposti come a una lunga attesa, e intanto discorrevano tra di loro. Portavano i cappucci dei mantelli sulle teste, di modo che ne nascondessero anche i volti. Quindi la piccola piazza s’era andata riempiendo. Comparvero un venditore ambulante di carbone, un verduriere col suo carretto, tre uomini, due dei quali sembravano avvocati e il terzo l’assistito, e altri quattro o cinque nullafacenti.

Quando Pungiglione se le trovò dinnanzi, all’improvviso, alla svolta che da piazza del Paradiso porta alla via dei Chiavari, pensò che fossero dirette, anch’esse, a Ponte Sant’Angelo. Ma l’abbraccio quasi disperato con cui lo salutarono, l’affannarsi convulso del loro parlare, e soprattutto quella parola, “pericolo”, ripetuta varie volte, lo convinsero che erano lì per lui e che qualcosa si stava frapponendo a rovinare l’agognata conclusione della sua avventura romana.

Angiolina gli s’era stretta contro e lui sentiva la calda pressione dei suoi seni, il fruscio e il profumo dei suoi rossi capelli, l’amore evidente che gli serbava, suggellato da un breve ma ardente bacio sulle labbra. Sentiva tutto questo Pungiglione, mentre Angiolina gli carezzava il volto, e avrebbe voluto prolungare all’infinito la dolcezza e la passione che quell’abbraccio gli regalava. Invece, tutto divenne all’improvviso di ghiaccio. Angiolina, sciogliendosi dall’abbraccio, gli disse:

“Sei in grave pericolo, torna indietro con noi. L’appuntamento a cui ti stai recando è una trappola “.

“Chi vi ha detto dell’appuntamento – chiese stordito Pungiglione, – e di quale pericolo si parla?“.

Stavolta fu Lena a intervenire, e più che parlare era un diluvio di parole concitate. Disperate.

“Sei stato tradito, tradito, capisci? Questa è la prova “.

Guardò la chiave che Lena teneva alta in pugno, all’altezza dei suoi occhi e indietreggiò, Pungiglione indietreggiò come il diavolo davanti all’acqua santa. Non v’era dubbio: la stessa chiave che gli aveva consegnato Eugenio al loro primo incontro. Gli stessi simboli, le stesse parole della sua iniziazione. Allora era Eugenio stesso che lo metteva in guardia del pericolo. Ma chi lo aveva tradito?

Angiolina gli si avvicinò, la sua voce, quasi un sussurro, raggiunse quel suo confuso ragionare e subito ne cambiò il corso.

“Chi ci ha detto di consegnartela è persona di massima fiducia, e ti avvisa che i tuoi amici, Lupo e Meo, sono innocenti. Non è da loro che devi guardarti “.

Si staccò di qualche passo, guardò le due amiche, ma negli occhi aveva già la figura di Eugenio. Capì tutto in un lampo.

Rivide il primo incontro con Eugenio e quello con i tre figuri che lo ricattavano e da cui volle fuggire: erano in combutta tra loro, una messinscena perché lui, disperato, si affidasse alla protezione di Eugenio, ne facesse il suo confidente, gli rivelasse, quando sarebbe riapparso Lupo, quali sarebbero state le sue mosse. Una cosa sola non sapeva spiegarsi: com’era stata preparata questa trappola di cui parlavano Lena e Angiolina. Come gli sbirri avevano potuto sapere del suo appuntamento con Lupo e Meo, visto che non ne aveva parlato con nessuno. E mentre era in quei pensieri, la mano corse alla sacca. Frugò dentro più e più volte, e quando non trovò il biglietto che gli aveva consegnato Lupo, capì tutto. Anche se non poteva ancora sapere del grande intrigo di cui erano entrati a far parte, inconsapevoli pedine, lui e i suoi amici.

Lampi di pensieri che già lo avevano abbandonato quando si volse verso il fondo della via. Sentì solo la voce di Angiolina, che lo scongiurava di tornare indietro.

L’altro fatto che accadde all’imbocco del Passetto, intanto che Pungiglione veniva messo al corrente del pericolo che lo attendeva, fu che i due incappucciati che avevano notato Lena e Angiolina ad un tratto si trovarono circondati. Il verduriere e il venditore di carbone cavarono dai loro carretti spade e schioppi e si rivelarono per quel che erano: due sbirri. Anche tutti gli altri sbirri presenti nello slargo si precipitarono verso Lupo e Meo, perché come avrete capito erano loro i due incappucciati che attendevano l’arrivo di Pungiglione. Ma qualcosa nella manovra di accerchiamento da parte delle guardie non funzionò a dovere, perché Lupo e Meo trovarono un varco tra gli sbirri e da lì tentarono un’impossibile fuga.

Pungiglione sentì il primo sparo mentre giungeva di corsa in vista dell’edicola votiva con la madonnina. L’esplosione rimbombò a lungo, fuori e dentro il suo cuore, e gli fu subito palese che chi sparava si trovava sotto la cupa volta del Passetto.

La piccola nube di fumo era ancora sospesa a mezz’aria quando varcò il cancello che portava dentro al Passetto. Occultando un po’ la scena di là da essa, la coltre di fumo lasciava appena intravedere quel che accadeva in fondo al passaggio e più in là verso la piazza del Biscione.

Degli uomini correvano affannati in un inseguimento. Pungiglione distingueva tra il fumo le loro schiene e le gambe intente alla corsa. Gridavano ogni sorta d’intimazione a fermarsi alla preda che stavano cercando di raggiungere. Frenò l’impulso di gettarsi in avanti, avvertito del pericolo a cui andava incontro da quel senso misterioso che protegge chi, in quell’ora, non è per destino votato alla morte.

Poi giunse, lontano nella piazza, l’eco di un altro sparo. E fu come se avesse voluto avvisarlo che davanti a lui, a pochi passi da lui, Lupo giaceva morto.

Di quel che accadde dopo Pungiglione ha solo confusi ricordi. Il lamento suo nell’abbracciare il corpo sanguinante dell’amico. I passi svelti di Angiolina e di Lena che s’avvicinano. Le loro mani che l’afferrano e dolcemente lo strappano all’abbraccio. Loro due che parlano con uno degli sbirri, tornato indietro ad assicurarsi che Lupo non potesse mai più rialzarsi.

“E’ solo ubriaco…Sì, nostro cugino…E’ dalle due di questa notte che beve per festeggiare la giustizia…Sì, andiamo a goderci la fine dei Cenci, mio bel soldato… “.

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