Ho un libro in testa

Archivio: maggio 2012

Domani esce Atene è un sogno (Laurana Editore), il primo libro di una maratona di scrittura mai vista: 12 città europee raccontate in 12 libri pubblicati in 12 mesi. Uno straordinario giro d’Europa che potremo seguire in presa diretta qui su Hounlibrointesta. Eccoci alla terza puntata di “Grand Tour de Force”, la rubrica in cui Michele Monina – ogni lunedì e giovedì pomeriggio – ci racconta che cosa vede e pensa strada facendo. Fino al gran finale: maggio 2013. Obiettivo, trovare risposte a queste domande: com’è cambiata l’Europa? Cosa le riserva il futuro? Ma soprattutto: siamo sicuri di conoscerla veramente?
Leggi la prima puntata qui, la seconda qui.

GRAND TOUR DE FORCE di Michele Monina
Atene è davvero l’anticamera dell’inferno?

Di solito sentiamo ripeterci, con la voce di chi la sa lunga, di chi conosce dei segreti che non ci sono stati rivelati, che la televisione tende a ingigantire le cose, a darci della realtà una versione più cupa, terrificante, addirittura, catastrofica. Qualcosa, ci viene poi detto, che ha a che fare con l’assioma che vede legati a doppio filo paura e sottomissione. Senza stare a tirare in ballo la strategia della tensione, perché non è di questo che sentiamo dire continuamente, almeno non dichiaratamente, e senza voler aprire un dibattito su come il mondo della finanza, oggi, e il mondo della politica ieri, abbiano fatti propri i precetti di Santa Madre Chiesa, tenendo il popolo in ginocchio solo mostrandogli la faccia del diavolo, il disco rotto che risuona nell’aria, la puntina che rimanda indietro sempre lo stesso refrain, canta sempre la stessa canzone: la realtà è molto meno brutta di come ce la dipingono per tenerci sulle spine.

Bene, siccome vivo in un paese che ancora si interroga su Ustica, Gladio, Emanuela Orlandi e tutta una serie di storie irrisolte che però con quel mondo non detto qualcosa ha a che fare, e siccome non passa giorno che io, come tutti i miei concittadini, non venga tempestato di immagini, parole, suoni che tendono a dimostrare come Atene sia ormai l’anticamera dell’inferno, la pentola a pressione che sta per esplodere, la bomba a mano disinnescata e gettata ai nostri piedi, ho deciso che, come il San Tommaso evangelico, l’unica era prendere un volo e andare di persona a toccare con mano, vedere con gli occhi.

E quello che ho visto e toccato, in effetti, è un po’ diverso da come ce lo raccontano. Leggi di più..

Categorie: Grand Tour de Force

Lo sapevate che gli scontrini parlano? Sentite che cosa ci racconta Monica Zanfini, libraia. La sua rubrica “Cronache dalla libreria” è su Hounlibrointesta tutti i giovedì, per scoprire il punto di vista di chi in libreria sta dall’altra parte (e ne vede di tutti i colori).

CRONACHE DALLA LIBRERIA Lo scontrino parlante
di Monica Zanfini

Oggi si sono presentate da me una madre cinquantenne con una figlia ventenne. Avevano già scelto un po’ di libri. La signora mi ha chiesto se, al momento del pagamento, fosse stato possibile avere un elenco documentato di ciò che avevano acquistato.

“Certo signora”, ho risposto, “abbiamo lo scontrino parlante sul quale compaiono i titoli”.

Intanto pensavo che solo nelle librerie lo scontrino parla, racconta molto della vita di un cliente, dei suoi gusti e delle sue inclinazioni: altrove, nelle “località dei VIP”, gli scontrini soffrono di gravi forme di afasia o sono muti dalla nascita. Il filo dei miei pensieri è stato però interrotto dalla cliente che ha risposto: “Perfetto che sia parlante e sarà bene che parli! Può anche cantare, i soldi me li deve restituire il mio ex-marito!”

Ho fatto in tempo a sbirciare i loro acquisti: oltre a un manuale di psicologia, la ragazza aveva scelto “Madame Bovary” (Emma è sempre un bel caso clinico) e poi un saggio che ha avuto grande fortuna e viene sempre ristampato, dal titolo “I buoni lo sognano i cattivi lo fanno”. Io non l’ho mai letto, ma ho subito pensato che c’è anche chi, per prevenire il peggio, affida a uno scontrino parlante il ruolo di killer!

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P.S. Lo scontrino fotografato sopra è del libro Alce Nero parla. Un titolo che parla nello scontrino parlante.

Categorie: Cronache dalla libreria

La scrittrice Barbara Garlaschelli  ci parla di Pane e peperoni. Una vita on the road di Peppe Lanzetta, pubblicato dalle edizioni Ad Est dell’Equatore. Barbara è qui con noi, su Hounlibrointesta, l’ultimo mercoledì di ogni mese. Per parlarci del suo amore per i libri e dei libri che parlano d’amore.

LA LETTRICE INNAMORATA e “PANE E PEPERONI”
di Barbara Garlaschelli

Accade di leggere libri che ti fanno sorridere e commuovere nello stesso istante. In questo breve lasso di tempo, le parole e le emozioni s’intrecciano alla perfezione, dando come risultato un sorriso luccicante di lacrime.

Questo è accaduto alla vostra Lettrice Innamorata mentre leggeva Pane e peperoni. Una vita on the road, di Peppe Lanzetta la cui vita, ricca di avventure, incontri, coincidenze, ricchezza povertà è segnata da una costante: la lealtà verso se stesso e la propria etica. E per un uomo che ha scelto di vivere nel mondo dello spettacolo – per poi approdare in quello della narrativa – non è questione così semplice. In un modo dove apparire è la parola d’ordine, essere diventa una sfida complessa.

“Dicono che l’uomo non sia una macchina. Vero. Ma alcuni sono benzina. E non solo perché servono alle propulsioni, ma, come per Lanzetta, bruciano.” (Dalla prefazione, bellissima, di Alessandro Bergonzoni). Leggi di più..

Categorie: La Lettrice Innamorata

Ecco com’è nato Un giorno verrò a lanciare sassi alla tua finestra (Marsilio), il libro d’esordio di Claudia Durastanti. Seguite Sandra Bardotti (che qui ci ha portato nella stanza di Alessandro Bertante, qui di Paolo Sortino, qui di Alessandra Sarchi). Ed entrerete in un luogo speciale, “una stanza di passaggio, dove si sono consumati riti di iniziazione“.

Una foto della parete ribattezzata il “muro del pianto”, tappezzata con fotocopie di cantanti e scrittori. Claudia Durastanti è nata a Brooklyn nel 1984. Vive a Londra, scrive su “IndieForBunnies”, webzine di musica indie, e “Il Mucchio”.

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NELLA STANZA DI CLAUDIA DURASTANTI
di Sandra Bardotti

“Una volta Ginger gli aveva raccontato la fantasia del carrello da supermercato; gli aveva detto che lei ed Edward ne avevano rubato uno e che lo custodiva in camera ma non trovava mai il coraggio di andarci a fare un giro fuori. Sua madre lo aveva buttato insieme al resto quando aveva sgomberato la sua stanza, e Ginger aveva iniziato a considerare quel periodo della sua vita come qualcosa che stava scivolando via e che non era necessario trattenere” (Claudia Durastanti, Un giorno verrò a lanciare sassi alla tua finestra).

C’è una cosa che mi ha ossessionato a lungo, tanto che è finita nel libro: un carrello per la spesa abbandonato dall’altro lato della strada rispetto alla finestra della mia camera. C’era un parcheggio, abitavamo vicino all’Auchan. Immaginavo che una sera avrei potuto prendere quel carrello, metterci tutti i miei averi e iniziare a girare per la città, regalare le mie cose a degli sconosciuti, prendere da loro qualcos’altro in cambio. Nel giro di due mesi sarei diventata ufficialmente pazza. Ma mi piaceva questa idea di libertà a cui si legava il carrello”. Claudia racconta, torna indietro con la memoria a un tempo che non c’è più, a un’epoca che si è chiusa. Le immagini della sua vita allo studentato di Casalbertone riaffiorano nitide. In una stanza doppia che condivideva con una carissima amica è nato Un giorno verrò a lanciare sassi alla tua finestra (Marsilio 2010, Premio Castiglioncello Opera Prima e Premio Mondello Giovani). Un libro d’esordio appassionato, convincente, che parla di giovinezze inquiete e sogni infranti nell’America degli anni Settanta-Novanta. Casalbertone-America: può sembrare un lungo viaggio, una distanza incolmabile, eppure… Io che la ascolto, penso a quello che i romanzi dicono e soprattutto a quello che non dicono, alle tracce di vita invisibili disseminate tra le pagine, ai tormenti che chi legge non sospetta. E credo sia giusto che Claudia mi parli di questa stanza che adesso non c’è più, è un’altra, è di un’altra ragazza. Una stanza di passaggio, dove si sono consumati riti di iniziazione. Una stanza tutta da intuire, seguendo il suo racconto, dove posso entrare solo con l’immaginazione, ma non è meno emozionante. Leggi di più..

Categorie: Una stanza tutta per sé

Zite è un’app che può aiutarci a dosare il giusto grado di serendipity e personalizzazione del flusso informativo. Ce lo dice Giulio Passerini. Leggete.

I VESTITI NUOVI DEL LETTORE
Tutto il bello della serendipity

di Giulio Passerini

Vero, finora non abbiamo fatto altro che consigliarvi di tagliare, sfoltire e selezionare le vostre fonti d’informazione. Ma non è detto che questo sia il modo migliore per mantenere una dieta informativa sana ed equilibrata.

Sul web non funziona il “dimmi cosa fai e ti dirò chi sei”, vale piuttosto il contrario: è il “chi sei” a definire il nostro “cosa fai”. L’estrema varietà dei contenuti disponibili là fuori ci costringe a operare delle scelte in linea con i nostri interessi.

Di internet, insomma, abbiamo l’esperienza e la visione che decidiamo di costruirci, senza contare che l’errore prospettico è dietro l’angolo: è facile immaginare che il famigerato “paese reale” coincida con i nostri amici su Facebook, o che “l’opinione pubblica” possa essere efficacemente rappresentata dai nostri following su Twitter. Leggi di più..

Categorie: I vestiti nuovi del lettore

Cara Chicca,

hai parlato di “inquinamento esistenziale” nella tua recensione di Carbonio (Terre di Mezzo Editore, 2012) su Glamour e la cosa mi ha colpito. D’ora in poi se dovrò scegliere 2 sole parole per descrivere il clima del libro probabilmente ti plagerò. Posso?

L’ambientalismo è qualcosa di molto recente, come lo è l’interesse istituzionale alla protezione dell’ambiente. Basta muovere il calendario indietro di una quarantina d’anni per non trovare nell’ordinamento del nostro e di altri Paesi quasi nessuna norma di tutela dell’ambiente. Adesso invece è improbabile che una persona coinvolta e responsabile possa evitare di prendere posizione, almeno con se stessa, sul tema. Dobbiamo preoccuparci dell’esaurimento delle risorse ambientali? Sul riscaldamento globale preferiamo giocare a fare gli scettici o chiederci qual è il modo migliore per continuare gli sforzi di contenimento? Ci va bene vivere in un paese in cui si continua a costruire sottraendo territorio vergine e non si recupera né demolisce quasi mai? Leggi di più..

Categorie: vi racconto il mio libro

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IL FOTOROMANZO DEL LETTORE SCOMPARSO
di Chicca Gagliardo e Patrizia Traverso
Seconda puntata

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Dopo aver lacerato le pagine del romanzo che troppo amava, il Lettore Innamorato, divenuto Lettore Furioso, vaga ora errante. È stato avvistato stamattina mentre a bordo di un veliero inseguiva La linea d’ombra.

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(giorno per giorno potete seguire il Lettore Furioso immerso nella lettura del romanzo di Conrad sulla pagina Facebook di Hounlibrointesta)

Foto di Patrizia Traverso, autrice di Preferisco leggere (Tea).

Questo spazio si intitola VITE DA LETTORE perché i lettori vivono più vite. Patrizia e io cercheremo di foto-grafare, con le sue foto e le mie parole scritte, le meraviglie della lettura. Saremo qui ogni martedì mattina.

Per  incontrare altri lettori, clicca qui sotto su Categorie: Vite da lettore.

 

Categorie: Vite da lettore

Seconda puntata di “Grand Tour de Force” di Michele Monina, una maratona di scrittura mai vista (12 città raccontate in 12 mesi in 12 libri pubblicati da Laurana Editore), uno straordinario giro d’Europa che tappa dopo tappa potremo seguire in diretta qui su Hounlibrointesta, ogni lunedì e giovedì pomeriggio fino al gran finale: maggio 2013. Obiettivo, trovare risposte a queste domande: com’è cambiata l’Europa? Cosa le riserva il futuro? Ma soprattutto: siamo sicuri di conoscerla veramente?
Leggi la prima puntata qui.

GRAND TOUR DE FORCE: la Grecia si avvicina
di Michele Monina

Un tempo il problema erano i terroni. Poi sono diventati i marocchini. Adesso i romeni. Domani chissà.

La sequenza delle quattro frasi che hanno aperto questo post non sono farina del sacco di chi scrive, per la cronaca, né rispondono al suo pensiero. Sono invece la riproposizione di discorsi sentiti decine, centinaia di volte, su al nord, dove ormai da quindici anni vivo. Anche se, nei primi di questi quindici anni il discorso si fermava ai marocchini, intendendo con quel termine un più generico nord-africani o arabi, essendo i rumeni, presto trasformati in romeni, tanto per confonderli coi rom, arrivati in corso d’opera.

Bene, si fa per dire, ci sono ottime probabilità che presto, in questa sequela degna di un Alla fiera dell’est per razzisti, o semplicemente per ottusi, entri anche il termine ateniese.

Pensateci su un attimo, sono settimane, mesi che non passa telegiornale o articolo di fondo senza che qualcuno si senta in dovere di citare Atene, e con lei la Grecia tutta, come esempio di inaffidabilità.

Conti truccati, bluff, e quindi volontà di truffare, con l’implicito rischio, oggi a un soffio dalla realizzazione, di scivolare nel baratro, portandosi dietro tutti gli altri, noi per primi. Perché in questo ragionamento, come spesso capita quando si identifica in qualcuno altro da noi il problema, le colpe non ci riguardano mai direttamente, anzi, ci colgono di sorpresa, lasciandoci sgomenti, quasi impotenti di fronte a tanta aberrazione.

Poi però capita che uno si guarda i programmi di informazione, da Ballarò a Servizio pubblico, e si accorge che le facce degli ateniesi sono uguali alle nostre. Uno li vede lì, in fila di fronte a un simil centro Caritas, in attesa di potersi prendere il moderno corrispettivo di un tozzo di pane, o li vede mentre si lamentano di aver perso il lavoro, di aver perso la casa, di aver perso tutto, e, non fosse per la traduzione che, pietosamente lascia in sottofondo anche la lingua originale, potrebbe benissimo pensare che si tratta di italiani. E la cosa non può che lasciarci ulteriormente sgomenti.

Sono diversi da noi, sì, ma mica tanto. Leggi di più..

Categorie: Grand Tour de Force

Gabriele Dadati analizza Amore, romanzi e altre scoperte di Mario Fortunato. Gabriele è qui con noi, su Hounlibrointesta, ogni lunedì mattina. Per sapere che cos’è Catene di smontaggio leggi la prima puntata qui.

CATENE DI SMONTAGGIO di Gabriele Dadati

Abbiamo questa abitudine: diciamo, in astratto, che “certi libri ci hanno cambiato la vita”. Oppure che un determinato libro “è stato fondamentale per noi in un certo momento”. Ma in che maniera questo sia avvenuto, in che circostanze, secondo quali meccanismi, non lo sappiamo con certezza. Conserviamo impressioni vaghe, spesso, oppure se sono precise è il pudore che ci impedisce di uscire allo scoperto.

Per questo, un libro senza pudore è Amore, romanzi e altre scoperte (Einaudi, 1999) di Mario Fortunato, comprato d’istinto un paio di mesi fa a Napoli, su una bancarella, incellophanato e quindi non disponibile a essere sfogliato. Non avevo mai letto Mario Fortunato e sentivo oscuramente che questa lacuna andava colmata. Quel libro mi capitava tra le mani e quel libro ho comprato.

Di che si tratta? Dell’unica autobiografia-antologia che io abbia mai visto. Ogni capitolo racconta un momento dell’educazione sentimentale e intellettuale dell’autore, e poiché in lui vanno di pari passo la scoperta della propria omosessualità (il vivere la propria omosessualità) e l’innamoramento per i libri, ogni capitolo si chiude con due o tre brani di libri che Fortunato ha letto in quel determinato momento della sua vita. Per fare un esempio: il primo, tenerissimo capitolo, è dedicato all’infanzia, e procede fino al momento in cui per caso il piccolo Mario vede un documentario su Proust e decide di chiedere ai suoi genitori la Recherce come regalo per il compleanno (“Quanto tempo avrei impiegato a leggere quella spaventosa valanga di pagine? Vi impiegai un anno esatto”). Segue quindi uno stralcio da Sodoma e Gomorra (quarto volume della Recherce). E poi uno da Confessioni di una maschera di Mishima. Entrambi i brani fanno vedere una unicità del sentire che è quella propria del piccolo Mario.

Così, di capitolo in capitolo, seguiamo l’io narrante nel suo diventare grande, nell’uscire dalla famiglia, nel laurearsi e così via. Lo seguiamo nei suoi amori e nelle sue amicizie, e mentre auscultiamo la sua vita leggiamo le sue letture, un paio in calce a ogni capitolo: Capote, Mann, Maugham, Gide, Barthes, Isherwood e tutti gli altri, compreso Pier Vittorio Tondelli, che Fortunato conobbe, con cui fece amicizia, che sentì un’ultima volta prima della morte. Anzi, a dire il vero: nel trascorrere delle pagine sempre meno è la narrazione di Fortunato e sempre più le pagine antologiche. E tuttavia, di altre voci è fatta la sua voce, di altre vite è fatta la sua vita, e noi siamo lì con lui, stiamo accanto a lui, e capiamo esattamente – per la prima volta, di incanto – come i libri possano “cambiare la vita” e “essere fontamentali in un determinato momento”.

Categorie: Catene di smontaggio

Ogni domenica, Marco Corrias, giornalista e scrittore, pubblica uno o due capitoli del suo romanzo storico, inedito e ancora senza titolo, per coinvolgere tutti voi lettori in una sorta di editing collettivo. Insomma, riscriviamo insieme questo romanzo. Ma potete anche solo gustarvi il piacere di seguire puntata dopo puntata la nascita di un romanzo.
Per
la trama clicca qui. Per i capitoli precedenti clicca in fondo su Categorie: Il romanzo di tutti: un editing collettivo.

Nel romanzo di Marco Corrias, tra i personaggi, potete incontrare anche Caravaggio.

Capitolo 29
(dove si racconta di Angiolina)

Nel voltargli le spalle, stirandosi in un sospiro, Angiolina lo svegliò. La sentì arcuarsi sotto il lenzuolo e subito dopo ne avvertì il lento avvicinarsi. Pungiglione si girò di fianco. La schiena nuda di Angiolina sfiorava il suo petto, la seta dei suoi capelli gli solleticava il viso. Fece aderire le sue gambe alla piega delle sue e creò una nicchia nella quale lei dolcemente s’adagiò. La prese così, ed ella si mosse lentamente, come a non volersi svegliare, mentre lui, immobile nel piacere, si beava del suo respiro sempre più affannato, del profumo della sua schiena, della sua pelle liscia e voluttuosa, del tenero intreccio dei suoi peli.

Restarono poi in silenzio, nella penombra, scossi dagli ultimi spasmi del piacere. La stanza era piccola ma non angusta: v’erano un tavolo per le brocche, un armadio dalle ante intarsiate di fiori azzurri, uno scrittoio e una sedia sulla quale era abbandonata la sacca da viaggio di Pungiglione.

Angiolina si voltò, gli prese il viso tra le mani, s’accostò per dargli un bacio leggero sulla bocca, poi le sue labbra si posarono sulle palpebre del suo uomo, dolcemente. Era stanco. Immerso in una calma opaca. Una serenità di cui però non si spiegava la ragione. Il piacere dell’amore prevaleva, in quel momento, sulle ansie e sulle disperazioni. Anche se non riusciva ad ammantare i ricordi, per quanto confusi, di quel che era accaduto, non sapeva ancora quanto tempo prima, al Passetto.

“Hai dormito per un giorno intero”, disse Angiolina.

“Avrei voluto non svegliarmi più”, rispose senza pensare quanto potesse così ferire Angiolina.

“Capisco”, rispose lei, grave. Poi come volesse spazzare via la malinconia che li stava per avvolgere, continuò, un po’ canzonandolo: “Beh, ti saresti perso il miele che hai appena assaporato. In ogni caso, se credi posso darti una razione doppia della pozione che ho dovuto farti bere perché tu ti calmassi”.

“Una pozione?” Leggi di più..

Categorie: Il romanzo di tutti: un editing collettivo