Ho un libro in testa

29mag
2012

Michele Governatori: vi racconto “Carbonio”

Cara Chicca,

hai parlato di “inquinamento esistenziale” nella tua recensione di Carbonio (Terre di Mezzo Editore, 2012) su Glamour e la cosa mi ha colpito. D’ora in poi se dovrò scegliere 2 sole parole per descrivere il clima del libro probabilmente ti plagerò. Posso?

L’ambientalismo è qualcosa di molto recente, come lo è l’interesse istituzionale alla protezione dell’ambiente. Basta muovere il calendario indietro di una quarantina d’anni per non trovare nell’ordinamento del nostro e di altri Paesi quasi nessuna norma di tutela dell’ambiente. Adesso invece è improbabile che una persona coinvolta e responsabile possa evitare di prendere posizione, almeno con se stessa, sul tema. Dobbiamo preoccuparci dell’esaurimento delle risorse ambientali? Sul riscaldamento globale preferiamo giocare a fare gli scettici o chiederci qual è il modo migliore per continuare gli sforzi di contenimento? Ci va bene vivere in un paese in cui si continua a costruire sottraendo territorio vergine e non si recupera né demolisce quasi mai?

Queste domande se le fa il protagonista di Carbonio, Elia Ferri. E si dà prima una risposta: “Faccio il militante ambientalista”, e dopo un po’ un’altra: “Vado a lavorare per un’azienda che può fare qualcosa di utile all’ambiente”.

Ma il suo dilemma non è solo tattico. È esistenziale, appunto. Ci pensa sua moglie Silvia a metterlo alle strette, come in questo dialogo:

“Preferiresti una selezione elettorale per censo? Per sesso?” ha chiesto Silvia adesso vicina a me con un’aria storta d’interrogazione.

“Forse per preparazione” ho detto io. “Non lo so: un patentino. Tipo che devi mostrare nozioni fondamentali di economia ed ecologia e storia e diritto costituzionale per poter votare”.

“Un sistema oligarchico. In pratica vorresti tornare indietro di secoli di conquiste sociali” ha detto lei mentre la macchina del caffè sbuffava.

“Non sono passati secoli. E comunque non lo so. Solo una gestione illuminata potrebbe rallentare la rovina del pianeta e non vedo come possa comportarsi in modo illuminato qualcuno che deve contendersi il pubblico della televisione” ho detto.

“Sei uno snob finto progressista del cazzo” ha detto lei.

“Ma perché scusa la salvaguardia di beni come l’ambiente ti sembra un concetto democratico?” ho detto e ho sollevato la schiena e mi sono messo dritto a sedere sul letto. “Intanto implica una rinuncia in favore di qualche altra generazione. Cioè implica idee di investimento e accumulazione che si basano sulla specializzazione e la stratificazione sociale” ho detto con la soddisfazione acre di uno che bara o che viola una qualche regola non scritta ma sottintesa. Col senso inebriante ma anche spossante di quando si oltrepassa la soglia di un paradosso.

“Cazzate” ha detto lei.

Ma io ho risposto ancora prima di risentirmi: “Pensa alla città di Roma. Pensa al motivo per cui Roma pur essendo intrisa della più dozzinale indifferenza civica e di illegalità vestita da solidarietà emergenziale ha tuttavia un numero di parchi pubblici superiore alle altre città italiane”.

“Ma che cavolo stai dicendo?” ha detto Silvia di nuovo in direzione del caffè.

“Sai perché li ha?” ho detto alzando con la voce più alta e sporgendomi verso di lei.

Lei non ha risposto. Era di spalle.

“I parchi. Sai perché Roma ha i parchi? Perché quei terreni sono stati oligarchicamente sottratti per secoli all’uso delle masse. Perché sono antiche ville patrizie da cui la gente fino a poco tempo fa doveva stare alla larga. Invece lo sai che fine fa un bene quando diventa di accesso pubblico” ho detto con una melassa di stanchezza che ormai mi avvolgeva.

Lei è tornata con la tazza.

“Sei un deficiente. L’uso responsabile delle risorse non solo è democratico ma è una delle finalità dell’idea del socialismo reale che è democratico e popolare per definizione”.

Non lo sapevo. O lo sapevo ma non ero d’accordo. O ero d’accordo. Ma avevo di nuovo la schiena quasi stesa sul cuscino. Mi sembrava d’aver esaurito la spinta dei ragionamenti di un attimo prima e che del resto quasi non ricordavo più. Allora ho cambiato due o tre canali sul telecomando e poi di colpo s’è fermato il ronzio dell’aria condizionata.

Un saluto a tutti i lettori di questo blog!

Michele Governatori

 Chi è l’autore

Michele Governatori (1972) è nato a Mondavio e vive a Roma. Autore di romanzi e racconti, lavora nell’energia e ne parla in Derrick su Radio Radicale. Legge in pubblico con “I libri in testa”.

Categorie: vi racconto il mio libro

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