Ho un libro in testa

15giu
2012

“Il dottor Jeckyll e Mr. Heidegger”, la nuova rubrica di Stefano Tettamanti

Qui comincia l’avventura de “Il dottor Jeckyll e Mr. Heidegger”. Ne sentiremo delle belle, perché Stefano Tettamanti si diverte a raccogliere le conversazioni fra la gente del libro (lettori, librai, editori…). La sua biografia così recita: scrittore genovese, dunque parco di sé, traduttore dall’inglese, lettore forte ma amministratore delicato dell’agenzia letteraria Grandi&Associati.
Appuntamento ogni venerdì dalle ore 14, per navigare al meglio verso il week end. Qui sotto: l’autore e La casa del sonno di Jonathan Coe (foto di Patrizia Traverso).

Il dottor Jeckyll e Mr. Heidegger
di Stefano Tettamanti

Quasi mezzo secolo di frequentazione di librai, rappresentanti di libri, editori, scrittori, agenti letterari, lettori e aspiranti tali mi ha convinto che tutti noi uomini e donne dei libri, noi che maneggiamo, spalleggiamo, a volte piedeggiamo e quasi sempre annusiamo i nostri adorati parallelepipedi di carta con dentro quei misteriosi segnetti neri, siamo migliori degli altri, degli alibridi, dei non leggenti, di quelli che ci mandano malignamente all’aria tutte le statistiche sulla lettura in Italia e nelle classifiche ci fanno regolarmente finire dietro Burkina Fasu e Gabon. Avevo diciannove anni quando intercettai il dialogo fra una giovane mamma e il proprio bambino davanti alla vetrina della libreria in cui lavoravo. Bambino: “Mamma, mi compri un libro?” Madre: “Ma figurati, vieni via, che a casa ne hai già uno”.

Quel dialogo mi ha segnato. Da allora non ho smesso di raccogliere le conversazioni fra la gente del libro. Alcune di esse sono finite in raccolte come “Il fu Mattia Bazar” e “Il buio oltre le seppie” (Orme editore) e, da ultimo, in “Il barone rampicante” (Sperling&Kupfer, 2012). Qui, in “Il dottor Jeckyll e Mr. Heidegger”, continuerò a rendere pubbliche quelle che mi sembreranno le migliori, alternando classici e esordi, best seller e inediti. Con la solita avvertenza: tutto quello che scriverò è stato realmente pronunciato e io l’ho sentito con le mie orecchie. O magari con le orecchie di un altro. Ma le ho sentite. Giurin giuretta. E se le divulgo non è perché voglia insegnare qualcosa a qualcuno, né tanto meno per prenderlo in giro. Mi basta dimostrare che noi gente del libro se non siamo i migliori (ma lo siamo, lo siamo) di sicuro siamo i più tolleranti e autoironici. E soprattutto i più divertenti.

Piccolo editore di qualità: “Ho letto il libro che mi hai dato: è stucchevole”.

Agente letterario: “Ma come, non ti è piaciuto?”

Piccolo editore di qualità: “Certo che mi è piaciuto, se ti dico che mi ha lasciato di stucco…”

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Il barone rampicante e altre irresistibili storie da libreria”

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