Ho un libro in testa

28giu
2012

Nella stanza di Marco Porru

Ecco dove è nato il romanzo L’eredità dei corpi, finalista al Premio Calvino 2011. Seguite Sandra Bardotti (che qui ci ha portato nella stanza di Alessandro Bertante, qui di Paolo Sortino, qui di Alessandra Sarchi, qui di Claudia Durastanti, qui di Nicola Gardini). Marco Porru scrive anche per il cinema: tra le locandine appese alla parete c’è quella del film I bambini della sua vita, diretto da Peter Marcias, di cui Marco è sceneggiatore.

NELLA STANZA DI MARCO PORRU
di Sandra Bardotti

È complicato il mondo interiore di Marco Porru. È difficile stargli dietro mentre si muove frenetico per Roma, attraversa la città in autobus o in metro, cammina, si ferma per prendere qualche appunto sul cellulare o fermare un’idea che lo ha colto all’improvviso.

Un corpo dice molto della persona che lo abita. Il suo romanzo L’eredità dei corpi (Nutrimenti), finalista nel 2011 al Premio Calvino, parla di adolescenze fragili, ferite, e ci insegna che il percorso verso la consapevolezza di sé è un cammino difficile e doloroso che passa anche attraverso il corpo.

Dal corpo di Marco che attraversa Roma passo alla sua stanza cagliaritana. Esattamente come un corpo, le quattro mura mi dicono molto di chi le abita. Siamo a Selargius, vicino alla statale 131 – quella di cui si parla nel romanzo. Marco vive a Roma da molto tempo, ma quando torna a casa trova rifugio qui. È la stanza in cui è stato scritto L’eredità dei corpi, nel tempo di una estate.

Nonostante la stanza sia piccola, Marco è riuscito a organizzare lo spazio in modo da ricavare una zona letto e un angolo arredato come un piccolo salotto con un tavolino di legno, riviste e libri. C’è anche una invitante sedia a dondolo con i cuscini imbottiti. Marco mi spiega che è un pezzo dell’arredamento del soggiorno di cui ama appropriarsi quando si trova qui. “Quando scrivo non riesco a stare fermo, seduto alla scrivania, troppo a lungo. Sento il bisogno di camminare, di muovermi. Cammino per la stanza, mi affaccio alla finestra. Spesso scrivo cullato dalla sedia a dondolo. A volte quando avverto che si sta affacciando alla mente un’intuizione decisiva mi alzo ed esco, vado a fumarmi una sigaretta, in modo da riuscire a sublimare l’ispirazione prima di trasferirla su carta. Mi è capitato anche di essere fuori casa e di avere un’idea folgorante; in quei casi, scrivo un appunto sull’agenda o sul cellulare. Molti dialoghi sono nati proprio in queste occasioni, mentre mi trovavo fuori, in mezzo ad altro”.

Dalla finestra vediamo il grande giardino dove vive beata una numerosa famiglia di tartarughe. L’arredamento della stanza è minimalista, equilibrato. Ci sono due librerie per i libri e i dvd. I libri sono molti, e molti altri hanno seguito Marco a Roma. “Alcune pause dalla scrittura sono occupate anche dalla lettura. Mentre scrivevo “L’eredità dei corpi” un romanzo mi è stato particolarmente vicino: si tratta di America di Kafka, che affronta – anche se in maniera molto diversa – i temi dell’adolescenza, della sofferenza e dell’angoscia. Mi addormentavo con Kafka, lo portavo a dormire con me, quasi come confidando in un aiuto”.

La scrivania è rivolta verso il muro ed è ordinata, quasi completamente sgombra – giusto un pacchetto di sigarette, un’agenda, qualche accendino; niente cartacce o pile informi di fogli consumati. “Preferisco avere davanti uno spazio vuoto perché già la mia testa è piena di idee, e temo che avendo troppe cose vicino perderei facilmente la concentrazione”.

All’inizio pensavo che la scrittura fosse naturalmente dettata dall’ispirazione, e la assecondavo a qualsiasi ora del giorno e della notte. Poi, quando ho capito che per andare avanti avevo bisogno di concentrazione e di studio attento sui personaggi, mi sono dato degli orari – mai troppo rigidi, però. Ho scoperto che la mattina è il momento ideale per scrivere. La notte invece mi piace dedicarmi alle sceneggiature, forse perché è un momento del giorno che lego maggiormente all’immaginario”. Marco è uno sceneggiatore e le locandine disseminate sulle pareti della stanza parlano del suo amore per il cinema. Non manca ovviamente la locandina del film I bambini della sua vita, diretto da Peter Marcias, di cui Marco è autore della sceneggiatura. C’è anche il grande poster di Le notti di Cabiria di Fellini e qualche immagine della dolce Marilyn. Solo poche foto che ritraggono Marco che balla, ricordo della sua esperienza nel teatro danza.

L’occhio viene colpito da un grande origami. È un’opera di Chiara Sardu. Mi incuriosisce e Marco mi spiega la storia: “Nella Giornata mondiale contro l’omofobia si è svolta a Cagliari una rassegna che si è ispirata al mio romanzo. Molti artisti hanno presentato le loro opere. Questo Riccio Sanguinante mi è stato regalato da Chiara Sardu. È un origami che rappresenta un corpo chiuso in se stesso, grondante sangue, che soffre per l’esclusione sociale ma che, allo stesso tempo, tende ad avere comportamenti autolesionisti e aggressivi verso l’esterno. È simbolo della purezza dei sentimenti che non riesce ad esprimersi. Sono tematiche presenti in tutto il mio romanzo”.

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Chi è l’autrice della rubrica “Una stanza tutta per sé”
Sandra Bardotti è nata a Siena ventisei anni fa, vive a Milano e lavora presso Wuz.it. Le piacciono i libri e il teatro. Ma quello che ama di più è intrufolarsi nelle stanze degli scrittori, osservare come vivono e lavorano, ascoltare i loro racconti, immaginare le loro giornate. Perché da una stanza si capiscono più cose di quante pensiamo. Sandra sarà qui con noi ogni quindici giorni.

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