Ho un libro in testa

17lug
2012

EcoOnda: una sfida per difendere il mare

Questo post nasce da una telefonata: Giovanna Solimando mi stava raccontando il suo straordinario week end sull’onda dell’EcoOnda, «45km di braccia e fiato in mare aperto…». Le ho chiesto di raccontarlo a tutti noi. Ascoltate che magnifica impresa, fatta di cultura, nuoto, coraggio, amore per una creatura vivente da difendere che si chiama mare.

Chi è Giovanna Solimando Sono lucana di nascita (e nella testa) e torinese dal 2006 (l’anno in cui la città è cambiata per sempre, pare). Dopo un passaggio da Siena, luogo di anni pieni di incontri pazzeschi, mi sono ritrovata ad occuparmi di Comunicazione ed Eventi per la Scuola Holden. A Torino ho incontrato ManaManà, ormai un gruppo di amici con cui ho inventato il format di SenzaMoneta, un mercato-non mercato in cui vale tutto tranne l’uso dei soldi. Crediamo che facendola incontrare la gente diventi più generosa di relazioni. E che questo migliori un po’ il mondo. Mi piacciono: le persone semplici, il britpop, gli uomini con gli occhi scuri. Non mi piacciono: le persone che prima di rivolgerti la parola cercano di capire chi sei e cosa fai, gli amici che non telefonano mai. Nuotare è l’unica cosa che mi fa stare bene con me stessa (e che mi ha salvato da un sacco di guai).

EcoOnda: una sfida per difendere il mare
di Giovanna Solimando

Ve lo ricordate Paolo Maria Imperatore? Qualche tempo fa (qui) vi avevo raccontato in poche righe di quanto fossimo diventati amici in una notte tra le pagine de “La fine degli affanni”, mentre lui nuotava di spalle al Vesuvio, e girava in vespa tra i vicoli dei Quartieri e lì s’innamorava e diventava adulto.

Il week-end appena passato l’ho ritrovato negli occhi e nelle braccia di Paolo, Luca, Carlo, Mario, Marco, Alessandro. E di un sacco di gente che, a riva, aspettava l’onda sulle spiagge e per mare, da Positano a Vico Equense.

L’EcoOnda è durata 45km di braccia e fiato in mare aperto, quando non c’è la linea scura della piscina né le bandiere a dirti che stai arrivando, ma c’è il mare che ti spinge e ti respinge. È stato come nuotare, come fa Il nuotatore di Cheever, di piscina in piscina e ritrovarsi quasi 50km più avanti. Lasciando dietro di sé una scia di amore per il mare, un incredibile messaggio di legalità in un gesto semplice coinvolgendo la gente per nuotare, gareggiare, partecipare. Tuffarsi e andare, spezzare il fiato e dosare le forze, darci dentro di gambe col sole in testa.

Nei 5 giorni di nuotata lungo la Terra delle sirene gli econuotatori hanno piantato bandiere di speranza e diffuso messaggi di tutela dell’ambiente raccontando con foto e video quanto sia preoccupante lo stato del mare in certi tratti. Hanno issato striscioni simbolici e non contro l’abuso edilizio con la “Presa della Battigia” davanti all’ecomostro di Alimuri. E inaugurato “Il Miglio azzurro Fritz Dennerlein”, due chilometri di mare nel comune di Vico Equense interdetti alle barche a motore e a qualsiasi fruizione che non sia rispettosa dell’ambiente.

Finita l’impresa restano l’adrenalina e una stanchezza atavica. Forse ancora poca consapevolezza di quello che si è riusciti a fare, al sud e con risorse limitate. In un’impresa che è stata molto più che una promessa tra amici, che a me ha ricordato quella de “La simmetria dei desideri” dell’ autore israeliano Eshkol Nevo.

Ho visto cultura, tradizione, sport e politica, tutte insieme.

Un miracolo possibile.

Foto di Manuela Bruzzone.

Categorie: passaparola

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