Ho un libro in testa

08set
2012

Mandaci i tuoi versi, partecipa al laboratorio di poesia on line

Su Hounlibrointesta iniziamo questa avventura, un grande laboratorio di poesia on line. Mandateci i vostri testi (max 5) a versidiversi@parcopoesia.it, se volete indicate la vostra età e raccontateci qualcosa di voi.

 

IL LABORATORIO DI POESIA ON LINE: seconda puntata
di Isabella Leardini @IsabelLeardini

La poesia di oggi ce la manda Giovanna Zille, che vive a Pordenone, un luogo in cui la poesia contemporanea è di casa. Tra pochi giorni infatti inizia Pordenonelegge e magari ci incontreremo anche di persona, ma intanto ecco la sua poesia. Giovanna ha l’arte degli attacchi. Nelle poesie che mi ha mandato ci sono inizi memorabili, spesso però si perde strada facendo, come se le sfuggisse il controllo della sua concentrazione. Fermati Giovanna, respira e lascia qualche attimo di silenzio tra una strofa e l’altra. Ricollegati alla tensione che senti in quei tuoi scarni e fulminei inizi. Questi primi versi sono bellissimi… “Tra i miei silenzi ce ne sono di freddi”, se fosse per questo incipit non stenterei a credere che sia una poesia di Sylvia Plath. Nei versi seguenti si svela la struttura che Giovanna tenta di dare a questa poesia: giocare su una ripetizione che continuamente crea un cortocircuito semantico. La mia impressione è che questi silenzi fatti di silenzi, che solo in silenzio si possono guardare, siano nati casualmente… I poeti non fanno a tavolino ardite figure retoriche, se le ritrovano dentro per caso, quando la lingua incontra un senso nascosto. Poi però sembra che Giovanna si sia detta “Wow! Vediamo se questa capriola mi riesce ancora!”, e prova a ripetere “loro” anche se non è necessario. Nella strofa successiva con “le gocce” l’esperimento non riesce: ripetere così tante volte la parola non aggiunge nulla a quello che hai detto; il tentativo di mimare la fatica e la lentezza della goccia che cadediventa soltanto un gioco verbale. Puoi farlo vedere anche con un solo verso, usando la buona immagine delle “ultime gocce” di una medicina. Meno forzato quell’ “ancora” che scivola, come una goccia, dalla fine di una strofa all’inizio della successiva. Il finale come l’inizio è bellissimo, con la forte immagine della necessità che il muro si spacchi. Nella loro semplicità qui tutte le parole sono quelle giuste, perfino l’aggettivo “bianco”, perché lo hai messo a capo, dandogli un peso ad inizio verso accanto al verbo e non prevedibilmente e inutilmente accanto a muro. Molto forte e musicale “E dal fondo si alzi un rumore”! Guardate come finisce questa poesia, circolarmente: come all’inizio il silenzio si ripete e cambia senso, così alla fine lo fa il rumore. Giovanna mi scrive che alcune delle sue poesie le sembrano troppo rivelate, non crearti questo problema, anzi cerca di essere rivelata, concreta e sincera il più possibile, ma usando le immagini e facendo attenzione ad avere una concentrazione ferma.

Isabella Leardini

Categorie: Versi diversi

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