Ho un libro in testa

15set
2012

La straordinaria poesia di Simone Cattaneo


VERSI DIVERSI a cura di Isabella Leardini @IsabelLeardini
versi – da conservare, far girare – di autori diversi

 

Appesa per le caviglie ad un albero del viale

ho incontrato per la prima volta l’unica donna che ho mai amato,

avrei voluto proseguire ma mi ha chiesto uno sguardo

mi ha domandato di guardare un fiume inesistente fra le stelle,

quindi mi sono arrampicato fino all’orlo del suo viso ma

non si è scomposto, nulla del mio corpo mi ha nascosto.

Immersa nel suo odore mi ha aperto il petto così che

potessi sentire il suono del colore,

colmo di paura ho promesso che avrei imparato ad aspettare,

ho fatto un giro intorno all’albero e

la mia donna era svanita, rapita dalla frutta candita di

un’isola caraibica. Mi sono legato per le caviglie ad un lampione

per capire la sua prospettiva e riallineare la mira,

ammassati intorno a me sbavavano dei cani, con le mascelle di vetro

in fiamme ma la terra si è asciugata e la festa è finita.

Non ho più incontrato una donna così bella, forse sì,

è la carne che tutte le notti mi dorme accanto

persuasiva nelle cosce, elegante nelle mani, luce morale nei fianchi

ripiegata e indistinta come uno scheletro di pesce.

Sono certo, siamo l’uno la proposta dell’altra.

 

Simone Cattaneo

da “Peace & Love” (Il ponte del sale, 2012)

Ho una foto del 2005 in cui Simone mi abbraccia con gli occhi e la bocca chiusi e ridenti. Le sue ciglia incredibili fanno due archi perfetti sugli zigomi, sembrano gli occhi chiusi nei disegni dei bambini, e vicino a lui sembro piccolissima. Non voglio ricordare solo questo di lui, ricordo anche il lato oscuro che qualche anno dopo mi spaventava, il suo chiedermi se gli volevo bene, se lo avrei chiamato ogni tanto per parlare un po’, e il mio bugiardo dirgli di sì. Chissà quanti di noi non hanno neanche un rimpianto verso Simone. Lo ammiravamo per la sua poesia e per la sua diversità: lui non era uno studentello come noi, sembrava un duro bello e dannato uscito da un film americano, non volevamo sapere cosa faceva ogni giorno, noi volevamo solo la sua poesia e quel suo volerci bene così insistito e angelico. Simone tre anni fa in questi giorni è volato giù dal balcone. Ci ha insegnato quanto facesse sul serio e con quel volo ha segnato una generazione, ma soprattutto noi che avevamo condiviso gli anni di Atelier, delle partite di calcio e dei convegni sul Lago Maggiore. Forse avremmo dimenticato quegli anni, ora non succederà più. Restano splendenti come un’infanzia, prima della lezione di verità che ci è arrivata addosso alla fine della giovinezza. Adesso sono passati 5 anni dall’ultima volta che ho sentito la voce di Simone, e tra le mani ho “Peace & Love” uscito da non molto per “Il ponte del sale”. È il libro che aveva appena finito, e che raccoglie anche i due precedenti. Riscopro la perfezione e la violenza ancora incantata di “Nome e soprannome”, il primo, quello che ho amato di più… e poi vado a leggere l’ultimo. Questo libro ha tardato ad arrivare, anche per la durezza dei suoi ultimi versi. Io non amo gli eccessi in poesia, mi piace la misura, mi piace la grazia nel suo senso più profondo. Eppure, in questo tremendo, brutale, “Peace & Love” c’è qualcosa di incredibile. C’è poesia perfino nei versi più atroci, in quelli più scomodi, in quelli impubblicabili. La verità di Simone Cattaneo è un mistero che si sente anche in questo non risparmiarsi niente, non risparmiarlo neanche a noi. Questo è davvero un libro del limite. Potete odiarlo, chiuderlo schifati, farvi attorcigliare lo stomaco, ma non potete negarne la verità. I più bestiali versi di “Peace & Love” tradiscono comunque grandezza. E i più visionari, i più alti, i più originali ci lasciano una scrittura unica, poco italiana, poco prevedibile e forse irripetibile; perché non si può scrivere come Simone Cattaneo se non ci si sporcano le mani con il male come ha fatto lui. E di solito chi lo fa non è un angelo caduto come Simone.

Quando ti guardo rivestirti
vorrei applaudirti come fossi una ragazza
adorna di lustrini che è stata appena tagliata in tre
e rimessa più o meno insieme da un mago levigato
da cicatrici di cristallo

da Nome e soprannome (“Peace & Love“, Il ponte del sale, 2012)

 

Categorie: Versi diversi

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