Ho un libro in testa

18set
2012

Cosa leggono i filosofi? La nuova rubrica di Silvia Bellia

Inauguriamo un nuovo spazio, uno spazio di respiro e di profondità, dedicato alle letture dei filosofi. Ogni quindici giorni, Silvia Bellia ci farà incontrare un filosofo, così potremo sapere quali romanzi lo affascinano, quali libri ha in testa. E come possiamo noi, nel nostro quotidiano, diventare “lettori filosofi”. Oggi Silvia ci racconta la sua idea.

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COSA LEGGONO I FILOSOFI? di Silvia Bellia

Vi siete mai chiesti cosa leggono i filosofi? Con quali autori s’intrattengono nei momenti di ozio letterario?

Esistono ancora intellettuali esperti nell’arte del dubitare? Succede anche a loro di non riuscire a separarsi dalle pagine di un racconto?

Se è vero che il filosofo rappresenta l’intelligenza critica, la «cattiva coscienza della sua epoca» come scrive Nietzsche, può essere interessante interpellare i pensatori di oggi, per comprendere il mondo contemporaneo da un punto di vista diverso e forse insolito. L’approccio filosofico non ci offrirà una chiave unica e assoluta del reale, ma uno spazio di riflessione e un metodo per interrogare le pagine dei libri.

Viviamo in un’epoca piena di contraddizioni, aperta alle novità globali, ma governata da mode e interessi particolari. La stampa elogia i successi di capolavori che sono tali prima di aver varcato la soglia delle librerie, titoli su cui grandi aziende hanno deciso di investire, ma il giudizio finale appartiene ai lettori, che non possono essere ridotti a semplici consumatori.

Questa rubrica parlerà di lettori esigenti, una categoria in cui ognuno può rispecchiarsi, e sarà dedicata agli intellettuali che dedicano la loro vita all’amore per il sapere. I filosofi sono i depositari di una sapienza che ormai si sta perdendo, perché considerata poco funzionale a un mercato che vende a tutti le stesse aspirazioni e gli stessi desideri. Stiamo smarrendo l’interesse a valutare le questioni nella loro complessità, senza fermarci alle apparenze, a indagare i contenuti di un’opera non solo in base ad aspettative immediate, ma attraverso il tempo.

Non sottovalutiamo il contatto che esiste da tempi immemorabili tra filosofia e letteratura. Avete mai pensato a quanto siano stati importanti i filosofi nell’introdurre stili e strumenti letterari? Basti menzionare i dialoghi di Platone e poi di Galileo, i trattati di Aristotele, le confessioni autobiografiche di Agostino e di Rousseau, gli aforismi di Pascal, le maschere drammatiche di Kierkegaard. Io ho sempre trovato interessante l’intreccio tra letteratura e filosofia e non sono mai riuscita a scegliere tra l’una e l’altra disciplina: ho studiato filosofia, con una tesi in letteratura italiana e una tesi specialistica sul filosofo Emmanuel Lévinas, un autore che scriveva come un letterato e che amava leggere Shakespeare, Dostoevskij e anche Conan Doyle.

Mi piace molto questa frase di Gilles Deleuze: «Il filosofo deve diventare non filosofo per continuare a fare filosofia». Le teorie filosofiche hanno delle radici letterarie, perché la letteratura si fonda sulla vita e sulle emozioni, che sono la base necessaria di ogni produzione culturale.

Penso che intervistare dei filosofi attraverso la mediazione della letteratura possa servire ad avvicinare argomenti altrimenti ostici e di difficile comprensione: i termini filosofici possono intimorire, ma si illuminano di significato a contatto con la meraviglia della vita, che, fin dai tempi di Aristotele, è ciò che sono chiamati a spiegare.

Per diventare dei “lettori filosofi” non occorre esasperare il criticismo; quando nel corso di una lettura ci lasciamo catturare da un’idea e abbiamo voglia di proteggerla, di approfondirla e di lasciarla maturare, facendola dialogare con altri pensieri, ospitiamo dentro di noi lo spirito filosofico. Il desiderio di filosofare è insito nell’uomo: anche quando ci ritiriamo in disparte con un buon libro, ciascuno di noi entra in un rapporto privilegiato con il pensiero, con quello che i filosofi greci definivano il “logos”.

Silvia Bellia, nata a Catania nel 1983, è laureata in filosofia all’università di Pisa con una tesi su Emmanuel Lévinas, e autrice del romanzo filosofico Il Gabbiano di Torrefiamma.

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