Ho un libro in testa

Categoria: a pagina…

Sotto un caldo opprimente ho appuntamento con Gabriele Dadati, che per fortuna mi regala un libro refrigerante: “I racconti di Nenédi Andrea Camilleri (Melampo Editore). Sono storie della vita di Camilleri raccolte da Francesco Anzalone e Giorgio Santelli. E che storie: ci sono Sciascia, Beckett… Vorrei farvi leggere di quando, nel 1935, Andrea Camilleri era un bambino di dieci anni e si trovò di fronte a uno strano tipo che si chiamava Luigi Pirandello.

(se non appare la gallery, clicca sul titolo del post)

Categorie: a pagina...

È una danza di lucida, meravigliosa visionarietà. È la danza che appare agli occhi di María Zambrano, la grande filosofa spagnola che ha trasformato la filosofia in poesia.

È la pagina 64 del libro “I beati” (SE Editore), lo rileggevo stanotte. Di María Zambrano e Cristina Campo ne parlo qui.

AUGURI E BUONA DANZA A TUTTI

Categorie: a pagina...

13mag
2012

La mia madeleine

Qui su Hounlibrointesta abbiamo tutti diversi libri in testa. E nella testa di tutti c’è un inizio: il primo libro che ha preso posto nella biblioteca della memoria. Il mio è ancora qui con me. Così ora vorrei dire due parole a chi me lo leggeva nel lettone.

Cara mamma,
quando tu eri una ragazza più piccola di quanto non sia io adesso e io avevo pochi anni più di un feto
(quattro, tre?) mi piaceva ascoltarti leggere e toccavo le pagine, guardavo.
Oggi il libro te lo rileggo io, per raccontarti quante cose sono successe nel frattempo.

Ho imparato a conoscerle le parole, a riconoscerle, a scriverle e a coltivare le loro radici segrete.

È vero: a essere magre o grasse sono le cose, non le persone.

Mi sono innamorata di scrittori innamorati della luna, come Tommaso Landolfi. Ascolta che bello, dice le stesse cose del libro:
«Quando c’è la luna fuori della finestra chiusa succedono cose strane, e meravigliose – aggiunse come riflettendo – ; cioè insomma ci sono cose che corrono navigano girano per conto loro mentre noi dormiamo. Non è strano questo? Non è strano anche che si possa dormire mentre la luna attraversa il cielo?». Leggi di più..

Categorie: a pagina...

Può esistere l’arte pura? E se la soluzione fosse eclissarsi dalla sfera pubblica? Trovare una forma di impegno esistenzialista? State per assistere a una conversazione straordinaria: David Foster Wallace e il giornalista russo Ostap Karmodi discutono affrontando i grandi temi, dalla letteratura alla politica, passando per Tolstoj, Dostoevskij, Camus, analizzando i lati oscuri della società contemporanea.
Il brano che potete leggere subito qui sotto è tratto da David Foster Wallace – Un’intervista inedita di Ostap Karmodi. Vi consiglio di continuare poi la lettura dell’intero testo pubblicato da Terre di mezzo Editore in formato pocket, ne vale davvero la pena.

 

 

 

IL LIBRO

Un ritratto spietato e brillante della nostra società e delle sue zone d’ombra, nelle parole di uno dei più grandi scrittori contemporanei.

 

David Foster Wallace (1962-2008) è uno dei maggiori scrittori americani degli ultimi decenni. Oltre a Infinite Jest, tra le sue opere ricordiamo La ragazza dai capelli strani e Una cosa divertente che non farò mai più. Nel 2011 è uscito il romanzo incompiuto Il re pallido.

 

Ostap Karmodi è un giornalista russo. Lavora per diverse testate europee e si è occupato tra l’altro di letteratura inglese, americana e russa. È autore di una guida di successo alla città di Praga.

 

 

 

 

 

La foto viene da wikipedia. Le pagine del libro David Foster Wallace – Un’intervista inedita che state per leggere vanno dalla 20 alla 25.

 

E ADESSO, SILENZIO: ASCOLTIAMO DAVID FOSTER WALLACE

 

(Ostap Karmodi) Secondo te, può esistere l’arte pura, libera da qualunque valore commerciale o propagandistico?

(David Foster Wallace) Tu cosa ne pensi?

 

Be’, di sicuro è un’immensa semplificazione, ma di base credo non possa esistere un’arte del tutto libera da significati politici o commerciali.

Sono sempre un po’ sospettoso riguardo al termine “puro”. È uno standard molto molto elevato da associare a una parola come “arte”, dal momento che la situazione di base è il continuum. Lascia che ti faccia un esempio: mia moglie è un’artista e una pittrice fantastica, ma non cerca di vendere le sue opere per grosse cifre. Non ha mai tentato di farsi comprare le opere da tante gallerie e musei. Tiene delle mostre e, quando vuole, può vendere dei pezzi, ma per lo più li regala. Per me è molto interessante osservare la sua opera. Una ragione per la quale non vuole competere per il successo convenzionale, le gallerie… c’è un intero mondo artistico in America. Ti stai facendo un nome e una reputazione, la tua arte acquista sempre più valore, e tu puoi finire per diventare molto ricco. Lei ha paura di tutto questo, perché è convinta che finirà per portare via qualcosa all’arte, che renderà meno divertente l’atto di creare. E per lei questa è la cosa più importante nella vita. E per me lei è questo (siamo sposati solo da due anni): guardarla lavorare, e poi andare nel garage dove lavoro e cercare di non pensare a cosa dice quel recensore del New York Times o alle farneticazioni di quella rivista e tutti la odiano e hanno ragione, trovarmi preoccupato e deconcentrato da cose che non sono altro che distrazioni irrilevanti e immature e vuote, è molto educativo. È anche probabile che il solo modo per produrre arte pura in America sia quello di eclissarsi dalla sfera pubblica e produrre quell’arte solo come dono, senza che sia coinvolto il denaro, senza tentativi di pubblicità o pubblicazione. Il problema è che lo fanno tutti, quindi qui non c’è arte pubblica. Tutto diventa una specie di paradosso sul quale ho trascorso diversi anni a riflettere. E non ho una risposta. Tolstoj credeva che l’arte pura dovesse avere uno scopo preciso: quello di sostenere la fratellanza cristiana fra gli esseri umani.

Leggi di più..

Categorie: a pagina...

 

 

Da Guida agli animali fantastici di Ermanno Cavazzoni (Guanda)
a pagina 111.

 

Stamattina cercavo qualcosa di particolare da farvi leggere. Mi piace guardarmi intorno nel caos della mia libreria, prendere un volume che in quel momento mi attira, come fosse una voce che ti chiama, e aprirlo a caso. Si trova sempre qualcosa sfogliando i libri a caso.
Il caso oggi dice che ognuno, nel suo piccolo, nasconde un mistero.

 

 

Tra le tante note che rendono speciale la voce letteraria di Cavazzoni, c’è anche questa:
ha collaborato con Federico Fellini al soggetto e alla sceneggiatura del suo ultimo film La voce della luna, ispirato dal romanzo Il poema dei lunatici, di Cavazzoni stesso. Insegna poetica all’Università di Bologna.

 

 

 

Categorie: a pagina...


 

- Mi pare impossibile che quando c’è la luna noi si dorma nelle nostre case – disse la fanciulla con un certo ansito, parlando questa volta lentamente. – Quando c’è la luna fuori della finestra chiusa succedono cose strane, e meravigliose – aggiunse come riflettendo – ; cioè insomma ci sono cose che corrono navigano girano per conto loro mentre noi dormiamo. Non è strano questo? Non è strano anche che si possa dormire mentre la luna attraversa il cielo?

 

 

da La pietra lunare di Tommaso Landolfi (Vallecchi editore, 1944), pag. 34.

 

 

Per chi ha visto l’eclissi di Luna, per chi non l’ha vista. E per chi questa notte scivolerà nel sogno pensando alla pietra lunare.

 


Categorie: a pagina...

Trattato di funambolismo di Philippe Petit (Ponte alle Grazie), a pagina 33.

 

Ci avete fatto caso? Esistono libri che si muovono, da soli, all’interno della casa. Per me il Trattato di funambolismo è uno di quelli. Quando ho voglia di rileggerlo non so mai dove sia finito: accanto alla scrivania, accanto al letto, in un angolo del balcone.

 

Ieri sera, dopo il post di Gabriele Dadati, mi è tornata voglia di rileggerlo e per fortuna l’ho trovato abbastanza facilmente, se ne stava accanto alle Lezioni americane di Italo Calvino. E giustamente, perché sono due libri che hanno molto da raccontarsi l’un l’altro a proposito della lotta contro la forza di gravità: Petit spiega l’arte di camminare sull’aria, Calvino l’arte di togliere pesantezza alla scrittura.

 

“Philippe Petit è un funambolo di fama mondiale, che ha attraversato su un filo la distanza tra le guglie di Notre-Dame, tra le Torri gemelle del World Trade Center, tra altissimi picchi alpini e tra sponde di pericolose cascate”, recita la sua biografia. Il Trattato di funambolismo, che ha una bella prefazione dell’amico Paul Auster, è una raccolta di lezioni che ti insegnano a diventare funambolo dell’esistenza. Io me lo rileggo, prima di addormentarmi, quando sento la pesantezza, la forza di gravità della vita. E non perché Petit ti dice che sia facile lottare contro la forza di gravità. Al contrario, ti dice proprio che è difficilissimo, ti parla della solitudine, dello smarrimento, dei calli che devi farti venire sotto i piedi per affrontare la poesia dell’aria. Ma ti dice anche:

 

“Ecco il viaggio da fare
alzati quando il filo si mischia alla carta del cielo”

 

Categorie: a pagina...