Ho un libro in testa

Categoria: da tenere d’occhio

Filippo Nicosia, Mauro Maraschi, Serena Casini e Maura Romeo ci raccontano com’è nata l’idea che li ha portati a bordo del furgone-libreria con cui da oggi gireranno la Sicilia. E noi di Hounlibrointesta ve li faremo seguire: perché ci piace tantissimo la loro filosofia, perché sul loro furgone vorremmo esserci anche noi e con la testa ci siamo, perché è così che le cose si muovono (se non sapete ancora cos’è Pianissimo, potete vedere qui).

Buon viaggio, Pianissimo!

[Filippo Nicosia]
C’è stato un momento in cui ho pensato: adesso lo faccio. Sono sicuro che c’è stato. C’è sempre quel momento lì quando uno decide. Mi piacerebbe ricordarmelo, poter dire il giorno e l’ora e la forma che aveva il pensiero ma non lo ricordo: di sicuro, dopo aver pensato al furgone, ai libri, al viaggio in Sicilia, sono uscito a camminare a Piazza Vittorio, che per quello che mi riguarda è il miglior luogo del mondo per pensare. Leggi di più..

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Oggi su Repubblica si parla di Pianissimo, l’idea di Filippo Nicosia di girare la Sicilia con una libreria viaggiante su furgone (d’epoca).

Qui potete leggere l’intervista di Davide Musso a Filippo.

 

 

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All’improvviso bussano alla porta: già il titolo del vertiginoso libro di Etgar Keret (Feltrinelli, €15) fa venire voglia di aprirlo. Senti diversi, inquietanti echi letterari, tra cui quello dello splendido racconto di Buzzati Eppure battono alla porta. Quando un grande scrittore fa bussare qualcuno, sai già per certo che apparirà una sorpresa sconcertante. E difatti, entrando in questa raccolta di racconti, ti ritrovi a casa di Keret in persona, minacciato di morte e costretto, per sopravvivere, a raccontare storie. Un po’ come nelle Mille e una notte. Qui però siamo a Tel Aviv, nell’assurdo terzo millennio e le storie si susseguono ironiche e veloci, di riga in riga.
Seguite Etgar Keret, che piroetta come un magnifico funambolo tra la terra della realtà e il cielo dell’immaginazione.

Keret sarà con noi al Festivaletteratura di Mantova per Scritture Giovani: l’8 settembre alle 21.30 in Piazza Leon Battista Alberti (ingresso libero).

 

 

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COME LE MAREE di Gabriella La Rovere
Tutto ha avuto inizio una mattina di gennaio dell’anno scorso con una mail da me inviata ad Alberto. L’idea della nuova collana di narrativa, le maree, aveva avuto sorprendentemente un parto facile, senza complicazioni di sorta. C’era stato l’ok dell’editore alla mia proposta di raccontare storie di vite difficili a contatto con la malattia, la disabilità, l’ingiusta carcerazione, la guerra, la povertà, le discriminazioni politiche e razziali.

Avrei trovato materiale da pubblicare, soprattutto di buona qualità? Io ne ero assolutamente certa: bastava guardarsi attorno e porre attenzione a quello che capitava. E tra le tante cose del web, ecco apparire la pagina del blog di Alberto Damilano, medico psichiatra affetto da sla. Senza pensarci due volte, e sulla base di una sua indubbia capacità di scrittura e di narrazione, ho preso contatto con lui, forte della nostra comune formazione professionale (nei miei primi 50 anni sono stata un medico) e di un’affinità emotiva (ho una figlia disabile).

Gli ho chiesto di scrivere qualcosa nella sua duplice veste di medico e paziente. Così è nato Stanotte è la mia ma, a differenza di quanto ci si aspetterebbe, non ci troviamo di fronte alla classica autobiografia lacrimevole e piena di dolore, ma ad un noir metropolitano in cui la malattia, mai chiamata per nome, è descritta solo nei segni e sintomi progressivi, gli stessi che hanno colpito Alberto durante la stesura del romanzo. Ha infatti iniziato digitando sulla tastiera del pc per terminare con il puntatore oculare.

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Vorrei darvi un consiglio particolarmente appetitoso. Se in questo week end o nei prossimi giorni andate in libreria in cerca di un libro originale da leggere e/o regalare a Natale, assaggiate, assaporate il Sillabario goloso di Laura Grandi e Stefano Tettamanti (Mondadori). Qui potete leggere la scheda. È un libro che sa soddisfare tutti i palati, un menu di letture che combina gli ingredienti della buona cucina con quelli della letteratura.
Tra un piatto e l’altro, potete incontrare James Joyce o Amélie Nothomb, Marcel Proust o Ian McEwan, Herman Melville o José Saramago…

 

Non voglio dirvi di più, perché lunedì 20 dicembre, alle 15, potrete incontrare gli autori: Laura Grandi e Stefano Tettamanti verranno qui nel blog a raccontare il loro Sillabario goloso.

Questa è solo l’anteprima. O meglio, l’antipasto.

Buon appetito.

 

 

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Parliamo di libri cartacei, di ebook, e di un appuntamento (il 14 novembre) che riguarda il futuro dell’editoria.

 

 

CHI SONO Mi chiamo Giulio Passerini. Sono nato a Palermo, lavoro a Milano, vivo un po’ qua e un po’ là. Collaboro come ufficio stampa per le Edizioni E/O, coordino per conto del CRELEB (Centro di Ricerca Europeo Libro, Editoria e Biblioteca dell’Università Cattolica) i progetti riguardanti l’editoria digitale, come il prossimo workshop del master in Professione editoria Engaging the reader - L’ergonomia della conoscenza. Tengo un blog su cui scrivo di copertine e grafica editoriale. Sto scrivendo la mia tesi di laurea specialistica su Giuseppe Bonura, scrittore e critico.

 

LA SFIDA PER GLI EDITORI DI DOMANI? L’ERGONOMIA DELLA CONOSCENZA

di Giulio Passerini

 

Chi di noi non ha dimenticato impegni e appuntamenti di fronte agli scaffali di una libreria ben fornita? E chi appena uscito dalla libreria con un libro nuovo fra le mani non si è fermato ad annusarne le pagine? Bene, vedo che siamo in molti ad apprezzare le belle storie e il fruscio della carta. Ma l’ebook? Questo sconosciuto?

 

Niente scaffali, niente copertina, niente libraio, niente fruscio della carta e neanche il benché minimo profumo di pagine nuove. L’antilibro potrebbe dire qualcuno, e invece no, da quando l’ho scoperto non riesco più a farne a meno. Non che abbia rinnegato il libro di carta, anzi! mi piace così tanto che gli ho dedicato un blog. Ma andiamo con ordine.

 

Alla prova dei fatti la lettura su supporto elettronico risulta comoda per svariati motivi: posso avere un’intera biblioteca sempre a portata di mano ovunque mi trovi, procurarmi dei libri a un prezzo economico, acquistare senza limiti di dove e quando, basta un pc e una connessione a internet e il gioco è fatto, posso procurarmi seduta stante il testo di cui ho appena letto una bella recensione. Senza contare di quanto sia utile per consultare lunghi documenti in pdf o -peggio ancora- delle bozze! Mai più quintalate di fogli A4 tenuti assieme da una rilegatura alla buona: pochi clic e via, tutto nel reader. Grande quanto un tascabile, stesso peso, non emette luce grazie all’inchiostro elettronico (al contrario di un tablet come l’Ipad) permettendo una lettura di lunga durata senza alcun affaticamento per gli occhi. Lo ammetto, a volte mi sono sorpreso a pensare che fosse persino più ergonomico di un libro cartaceo.

 

D’accordo, il libro è un oggetto che nella sua meccanica ha trovato elementi capaci di nutrire una bellezza fatta di pesi e contrappesi, di scatti e stasi, di forza e fragilità. Ogni copertina, ogni rilegatura, ogni carattere è stato scelto per un motivo particolare e ha la sua storia da tramandare. Ma ciò non toglie che ci siano libri che sia più pratico leggere o consultare in formato elettronico.

 

Come un libro di aggiornamento professionale ad esempio: invece di acquistare ogni anno una nuova costosa edizione che si rende necessaria a seguito del rilascio di una nuova versione del software con cui lavoro, mi sarà molto più comodo acquistarla in ebook a un quarto del suo prezzo. O ancora una guida di viaggio: ogni anno potrei scaricare automaticamente gli aggiornamenti su mappe e locali pagando solo una parte del prezzo totale. Magari potrei comprare in ebook il classico “mattone da vacanza”, quel librone fra le 500 e le 700 pagine scelto proprio per la sua mole come compagno di una lunga estate al mare: volete mettere il risparmio di peso nel bagaglio a mano?! Insomma, ebook e cartaceo non sono nemici, anzi, solo si prestano a usi diversi e paralleli.

 

Proprio di questo si parlerà a Engaging the reader, workshop del Master in Professione Editoria dell’Università Cattolica che si terrà a Milano, il 14 novembre, presso la sede di Largo Gemelli. Dall’editoria al giornalismo, l’organizzazione editoriale dei contenuti (testuali, grafici, fotografici, video, interattivi) sulla pagina è la strada maestra per lo sviluppo di prodotti che sfruttino a pieno tutte le potenzialità delle tecnologie digitali. Non serve parlare di una semplice multimedialità, più utile sarebbe cercare una tecnica che si adatti alla natura della percezione umana e a cui l’utente non abbia bisogno di abituarsi per avere un’esperienza completa, naturale e intuitiva. Una ergonomia della conoscenza insomma: una ricerca in cui tipografia e digitale sono destinati a incrociarsi ancora a lungo.

 

Giulio Passerini

@giuliopasserini

 

 

 

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Stamattina non riuscivo a svegliarmi, un caffè, due, tre… niente. E del resto, che si vuole pretendere in agosto, nella Milano del Deserto dei Tartari? Così quando ho incontrato per strada un amico che mi ha fatto la fatidica domanda: mi consigli un libro da leggere, bello, ma proprio bello, che devo partire? Ho risposto in una sorta di stato di trance: che è poi il modo migliore per andare a ripescare quello che hai amato profondamente. Ho visto un filo, un funambolo sospeso nell’aria, e non un libro ma due. La stessa storia con due lati.

 

Ho visto quello che mostrano queste due foto:

 

 

 

 

È il 7 agosto del 1974 e un uomo di nome Philippe Petit cammina sopra un filo teso tra le Torri Gemelle. Tutto ciò che sta provando in questo momento, il rapporto con il filo, con i suoi piedi, con l’aria, con il cielo, lo ha scritto in un libro splendido, che ho citato più volte: Trattato di funambolismo (Ponte alle Grazie).

 

 

E adesso guardiamo che cosa c’è giù, sotto i piedi di Philippe Petit:

 

 

 

Le persone che assistono sbigottite alla camminata di Petit sono diventate un romanzo: Questo bacio vada al mondo intero di Colum McCann (Rizzoli). Un libro altrettanto straordinario (McCann del resto è un grande scrittore), di cui in questo blog hanno già parlato, e benissimo, Paolo Cognetti e Paolo Piccirillo.

 

 

 

Ecco il mio consiglio: leggeteli tutti e due, insieme, come due lati di una stessa storia. Petit che racconta la sua vita di artista dell’aria, di uomo in lotta tra la paura di cadere e il bisogno più forte di affrontare il cielo, un bisogno che lo ha portato a camminare su quel filo che vedete lassù.
McCann che racconta e interpreta la sua impresa e la New York che si trova giù, ai suoi piedi.
Guardare Petit attraverso l’occhio di Colum McCann ti fa dire: questo significa essere uno scrittore, mostrare ciò che non si vede, tirare fuori le parti nascoste della realtà e dell’anima.
Leggeteli insieme, immergetevi in questo gioco di specchi e di vertigini, di altezze e di sotterranei, di sogni e di incubi, di terra e di aria.

 

 

 

 

 

 

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