Ho un libro in testa

Categoria: Fuori i commenti

nerea luglio 23, 2011 at 12:32 pm (Edit)

Il tuo blog è davvero bello e utile, specialmente per chi come me cerca consigli, per migliorare la passione per la scrittura. Io non ho i mezzi per frequentare un corso di scrittura, perchè hanno tutti un costo elevato, almeno per il mio bilancio economico. Quindi quando trovo persone come te, disposte a mettere parte della propria esperienza a disposizione di chi la sa apprezzare, ne sono grata.
Nerea

 

 

Ci tenevo a tirare fuori questo commento, per ringraziare Nerea, e ancora Elena, e per ricordarci che questi giorni più tranquilli (si spera) possono essere una buona occasione per leggere o ri-leggere il corso di Elena. Un corso di scrittura, ma anche di lettura, perché in ogni caso ci porta all’interno più profondo dei libri, là dove nascono le storie.

 

 

Elena Varvello, autrice del romanzo La luce perfetta del giorno (Fandango), tiene corsi e seminari di storytelling presso la Scuola Holden e il Circolo dei Lettori di Torino.

 

Per leggere le puntate del suo corso, vai a destra in CATEGORIE  e clicca: Il corso di scrittura.

 

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I romanzi emanano odori e colori che ogni lettore sente a modo suo.

 

 

saverio luglio 19, 2011 at 10:14 am
L’Antologia di Spoon River profuma di color indaco

 

 

Maria Giuffrida luglio 19, 2011 at 2:41 pm
Lolita di Nabokov di rosa shocking al gusto di chewing gum…

 

 

 

Questi sono i commenti di Saverio e Maria che ho “tirato fuori” dall’ultima puntata di Vite da lettore, per continuare il gioco degli odori e dei colori dei libri.

 

 

 

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stefano brandi maggio 18, 2011 at 6:03 pm

io davvero, pur sforzandomi, non riesco a capire che cosa voglia dire letteratura “al femminile”…

 

Ieri, all’interno del post di Barbara si chiacchierava di varie cose, ma su una eravamo tutti d’accordo: non ci piace la definizione di “letteratura al femminile”. Come dicono anche le parole di Stefano.
Ci ripensavo stamattina mentre rileggevo Ternitti di Mario Desiati (Mondadori). Lo sto rileggendo perché domani ne parlerò con Desiati alla Feltrinelli di piazza Piemonte alle 18.30 (se qualcuno di voi è a Milano, sarebbe bello trovarci lì).
E mentre rileggevo ho ripensato a questa scena che vorrei farvi leggere anche a voi. È una scena di profonda intimità: la protagonista, Mimì, sta per trascorrere una notte con la figlia Arianna, ormai adulta. Il corpo di una madre e della figlia si ritrovano vicini dopo tante distanze. Sono due donne raccontate da un uomo. Che senso ha parlare di letteratura al femminile o al maschile? Parliamo di letteratura.

 

 

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17mag
2011

Perché leggere?

ilaria maggio 16, 2011 at 6:01 pm

 

 

leggo per vivere
leggo per dimenticare
leggo per morire
leggo per risorgere
leggo per nutrirmi
quando ho fame
leggo per volare
anche senza ali
leggo per respirare
quando sono sott’acqua
e sentirmi viva
quando riaffioro
con un libro in testa.

 

Grazie Ilaria, hai trasformato questo blog in una poesia

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Enza Iozzia
i libri sono di chi li legge e non di chi li scrive

 

 

Così sostiene Enza all’interno dei commenti all’ultimo post di Barbara Garlaschelli. Una dichiarazione che tocca diverse corde e punti di vista, per questo ho pensato di tirarla fuori. E quindi, grazie Enza.
Di chi è il libro che sto scrivendo? mi sono chiesta.  E di chi è il libro che sto leggendo?

difficile rispondere…

 

Attendo la vostra opinione e intanto cerco di pensare alla mia, che più o meno suona così: per me i libri sono di tutti, non vedo differenza tra un bravo scrittore e un bravo lettore, perché l’uno senza l’altro non avrebbe ragione di esistere e perché uno scrittore è lettore di se stesso e un lettore mentre legge riscrive il libro a modo suo.

 

Detto questo, penso anche che i libri non siano di nessuno.
Penso che le storie, nella loro essenza, nel loro nucleo più profondo, esistano già. E qui entriamo in un ambito enigmatico.
Mentre scrivo una storia mi capita spesso di avere la sensazione nitida, fortissima, che attraverso la scrittura sto cercando di tirare fuori qualcosa che c’è.  Un qualcosa che non è mio, perché non sono io che dirigo, io sono quella che può, forse, dargli una forma che lo renda visibile.
All’inizio la storia fa sempre resistenza, come un animale che fugge, sfugge, si nasconde, si rintana, non vuole farsi scrivere, farsi definire, e spesso ci riesce. Se ne va. Non sei in grado di scriverla.

Mentre leggo, invece, so per certo di riuscire a vedere solo alcune sfaccettature del corpo della storia (per questo non amo parlare male dei libri, dare voti, stroncare, soppesare, giudicare dall’alto, perché so che ci sono sempre lati che sfuggono, che occorre avere occhi più grandi di quelli che abbiamo per  riuscire a vedere una storia per ciò che veramente è).

Così, alla domanda “di chi sono i libri”? mi verrebbe da rispondere
i libri sono delle storie

 

segue punto interrogativo

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