Giovedì scorso sono passata da Terre di mezzo, una casa editrice che stimo per l’impegno, per il lavoro di ricerca (tra i nuovi autori pubblicati, tanto per fare un esempio, c’è Susanna Bissoli).
E infatti ecco che trovo un esordiente, si chiama Pietro De Viola. È venuto a ritirare qualche copia del suo libro fresco di stampa: Alice senza niente. Un fatto normale, normalissimo in una casa editrice. Eppure, quando gli chiedo: mi firmi una copia? Pietro è restio. Sorride. Imbarazzato. Emozionatissimo. Mi dice: sai, è la prima firma che metto su una copia del mio ebook diventato un libro di carta.
Alice senza niente non è un libro con una storia normale.
Prima è nato come blog, poi è diventato un ebook (un successo: più di 35.000 copie scaricate) e l’8 settembre arriverà in libreria. L’ebook nato nella realtà virtuale è diventato un libro che si può toccare, sottolineare con la penna, sfogliare, tenere sul comodino. Un libro vero.
Alice senza niente racconta le disavventure di una trentenne, laureata, disoccupata. Racconta la storia di una generazione che non è più “mille euro”, perché non riesce nemmeno più a immaginare che cosa si possa fare con mille euro ogni trenta giorni. Racconta la storia di Pietro.
Potete trovare tutte le tappe nel blog Alice senza niente.
E adesso, leggiamoci quello che Pietro ha scritto per noi, dopo che ci siamo salutati e ha portato a casa le sue copie stampate su carta.

Alice senza niente di Pietro De Viola
Dev’essere stato di notte.
Si, pensandoci bene mi sembra di vederlo, il momento in cui tutto mi fu chiaro. Mi svegliai (o forse non avevo ancora preso sonno?) e dissi: farò questo, questo e quest’altro, in questo modo, poi così ed infine così. Mi riaddormentai (o addormentai?).
In ogni caso, al risveglio non ricordavo più nulla.
Qualcosa però, forse nascosto in quella parte che se fossi un medico chiamerei area cognitiva e se fossi un poeta anima, era rimasto.
Non sono né medico né poeta, quindi la chiamerò semplicemente sensazione. Una bella sensazione.
Diciamo pure un imperativo categorico: là fuori c’è un sacco di gente indecisa sul se suicidarsi nel week-end o immediatamente, vedi di raccontarla, visto che pare non freghi nulla a nessuno.
Avevo in mente figure femminili. E pensavo che, se uno vuole scrivere davvero, dev’essere in grado di costruire personaggi che siano credibili, veri, anche se diversi da lui. Per me significava provare a sostenere un intero romanzo con un io narrante donna. Il personaggio principale doveva quindi essere una ragazza.
Alice.
E rappresentare una generazione di ingannati. Non solo indignados, pure engañados. Quelli ai quali era stato detto, per un tempo molto vicino a tutta la vita: studiate, impegnatevi, tutto vi sarà ripagato. Come no. Niente eravamo, anzi senza niente. Orfani di grazia, pane e poesia.
Alice senza niente, dunque.
Ora stringo in mano queste pagine fresche di stampa, è notte. Mi vien quasi da fare degli stress test sul libro. Verificare la tenuta della brossura, provare con l’accendino quanto può resistere la carta, gettarlo dal sesto piano giusto per vedere l’effetto che fa.
Sono passati tanti mesi, successe tante cose.
Il 28 ottobre 2010 rilasciavo online la versione ebook gratuito. Mi sentivo come un padre che accompagni la figlia al suo primo giorno di scuola. La bacia, le sistema lo zainetto, poi la lascia, incerto.
Adesso Alice senza niente è un libro di carta, e va in libreria.
Mi sento come quello stesso padre, solo che sono passati anni, e lui si ritrova accanto alla figlia al gate 15. Va via Alice, va all’università, cambia casa e città, tornerà per Natale, forse.
E quel padre, un individuo che non ha mai pregato, si sorprende a dire, sottovoce: ti supplico Mondo, trattamela bene. E non farla tornare mai più.
Pietro De Viola
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