Ho un libro in testa

Categoria: Il caso

È uscito oggi un articolo di Simonetta Fiori su Repubblica. Le case editrici hanno espresso una lista dei blog letterari più influenti. Eccola: Finzioni, Tazzina di caffè, Minima & Moralia, Booksblog, Critica letteraria, Ho un libro in testa, Letteratitudine, Bookfool, Vibrisse, Nazione Indiana, Il primo amore, Scrittevolmente, Gli amanti dei libri. Lo rileva una ricerca dell’Aie a cura di Giovanni Peresson che sarà presentata domenica a Più libri più liberi.
Grazie a chi ci segue, ci apprezza, e si appassiona con noi.

 

 

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Incontriamo Danilo Lenzo, autore di storie pulp (ha pubblicato Racconti al Buio e La leggenda dei Croce Nera).

STORIE SENZA FILTRO
di Danilo Lenzo

In tutti questi anni ho assistito alla progressiva disgregazione dei rapporti umani. La società italiana si è americanizzata in senso negativo riempiendo le cronache quotidiane di storie orribili, spesso contraddistinte da violenza gratuita e pura follia. Storie che trasudano di paura, sangue e rabbia.

In una città come Milano può capitare di essere ucciso a sprangate perché sospettato di avere rubato un biscotto dal bancone di un chiosco o ancora massacrato di pugni da un pugile in collera perché ha litigato con la ragazza o ancora pestato a sangue perché hai investito un cane.

Dietro le quinte della vita pubblica, ci sono vicende molto complesse con protagonisti presunte persone perbene che invece fanno cose molto cattive.

Nei miei libri descrivo il malessere che serpeggia nella società moderna senza filtro, ossia in maniera nuda e cruda. Tutto questo a costo di colpire con forza allo stomaco del lettore, per scuoterlo attraverso la paura e situazioni cariche di adrenalina, per svegliarlo e spingerlo a riflettere su quanto gli sta accadendo attorno, ad andare oltre le apparenze perché “vizi e virtù, bene e male, luce e ombra, convivono dentro la mente dell’uomo e, di tanto in tanto, una forza riesce a prevalere sull’altra”. E quelli che stiamo vivendo sono davvero tempi molto bastardi.

In chiave classica scrivo storie pulp. Mi piace definirmi un dark romantico e non nascondo la mia antica passione per i poeti maledetti francesi, il Decadentismo e la Scapigliatura milanese e in particolare per la poesia “Dualismo” di Arrigo Boito, in cui si pone l’accento sulla doppia natura di ogni uomo, sull’eterno contrasto tra bene e male. Leggi di più..

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Veronica Tomassini ha esordito con il romanzo Sangue di cane (Laurana Editore). Ogni suo post nel web lascia il segno. Ho visto un suo messaggio su Fb che diceva “quanta retorica qui, tutti si improvvisano, sagaci, poeti, scrittori, tutti a piangersi addosso (me compresa). una lagna. quanta pazienza”.
E così le ho chiesto di venire su Hounlibrontesta a raccontare.


Siamo tutti scrittori o poeti o veline al limite. O bad boy. Non so.
di Veronica Tomassini

Per esempio: uno si sveglia la mattina e decide di declamare qualcosa. È un affare molto nobile. Mia nonna guardava le starlette in tv, chiedendomi piena d’angoscia: “Ma il medico non vuole farlo più nessuno, e il panettiere, l’ortolano, il camionista?”. Niente da fare nonna. Mamma scuoteva il capo, un po’ arresa, un po’ mortificata.

Oggi in particolar modo siamo scrittori o estensori in rima o cani sciolti del verso. Senz’altro neofiti di bacheche pregne di intenzioni elegiache, di argomentati componimenti in prosa che Facebook rende consapevoli e seri sopra ogni cosa, sopra i ranghi, come no. In fondo l’idea che Barbara D’Urso abbia raccontato in un romanzo la storia della sua infanzia (è possibile?) è un fatto decisivo, verificato. Tutto ciò mi rende pensierosa. Flavio Insinna ha dato alle stampe, Carmen Russo, Lory Del Santo. È la chiave di volta, è una nuova era. Siamo in una fase empirica davvero interessante. Per dire: Facebook ha imposto la sua traccia di medietà, democratizzando quel che una volta atteneva all’eccezionalità finanche al mito, chessò una volta si diceva talento. Chi vuole esordisca, declami, ammorbi bacheche e pensieri altrui, tagghi sconcezze o barlumi di capolavori, orienti verso piagnistei dedicati, non batteremo ciglio. Promesso. È una nuova era. Tutti possiamo fare tutto. È un fatto, un diktat, però non lamentiamoci – per carità – se ci hanno levato il molare sbagliato, ingessato la gamba buona, mollato in pancia la garza e il filo dei punti di sutura. C’era un capitolo da finire casomai, la chiusa sapete, e si è concentrati sapete. Ma fai il medico o no? Chiederebbe mamma, testarda, abruzzese com’è. Mamma, no, il medico non vuole farlo più nessuno, prima si chiudesse il capitolo. La chiusa mamma, la più difficile, sai. Poi dare alle stampe, si dice così, promuoversi, enfatizzarsi, crederci, l’ego a palla, pronto ad esplodere. Fatto. È esploso. È cronaca, mamma. È esploso.

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Se esistesse (ed esiste) il sangue letterario, e si potesse analizzarlo, nel mio si troverebbe un’alta percentuale di Qfwfq e di burro.
Qfwfq è l’impronunciabile nome della voce narrante delle Cosmicomiche, il libro con cui Calvino attraversa tutta la storia dell’Universo, e il burro è il colore della Luna del primo racconto, quando le notti di plenilunio erano chiare come di giorno e la Luna era così vicina alla Terra che per raggiungerla bastava “andarci sotto con la barca, appoggiarci una scala a pioli e montar su”.
Oggi Google si apre con una dedica al compleanno di Calvino e proprio a quest’immagine che mi porto nel sangue. E sono quei giorni in cui ti dici che la realtà virtuale può essere bella. Meglio della realtà vera (vera?).

 

 

 

Lo dico perché mi irrito sempre quando nella realtà vera scrittori e intellettuali ci tengono a ricordare quanto Calvino sia stato importante per loro quando erano bambini o per i loro figli. Come dire: scrittore per l’infanzia.
Nulla contro l’infanzia, sia chiaro.
Ma mi irrita questo pensare – molto italiano – che ciò che ha a che fare con l’immaginazione e il fantastico sia da relegare in un’area al di sotto dell’età adulta.
L’immaginazione è una questione seria e profonda.
Parlatene con Omero e Ulisse, parlatene con Jung.

 

Basta, torniamo ai festeggiamenti. Buon compleanno Calvino e 100 di questi giorni. Nelle Cosmicomiche ci ricordi che tutta la materia dell’universo all’inizio era concentrata in un solo punto e che in quel minuscolo puntino c’eravamo tutti quanti (e quindi le questioni di pelle e razza facevano schiantare dal ridere visto che non esistevano nemmeno le cellule, per non dire quelle di potere, dato che nessuno poteva stare sopra nessun altro). Lì stavamo tutti, lì eravamo tutti, e lì in fondo siamo ancora tutti. Perché il tempo e lo spazio sono fantasia e illusione. E quindi, caro, carissimo Calvino, 100 di questi infiniti giorni.

Chicca Gagliardo

 

 

 

 

La foto delle mie Cosmicomiche.

 

 

 

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La letteratura è l’insieme della opere, affidate alla scrittura, pertinenti a una cultura o civiltà. L’insieme dei lettori consapevoli crea la lettoratura. Finché esiste la lettoratura, per la letteratura c’è speranza. C.G.

 

 

Parliamo ancora di lettoratura e di quello che sono capaci di fare i lettori. Vi ricordate la libreria Martelli di Firenze che è stata chiusa? Ne abbiamo scritto qui. E poi qui. I lettori erano stati invitati a: “riunirsi innanzi alle vetrine ormai vuote della libreria, ciascuno con un libro (il preferito, quello che sta leggendo ora o solo uno a caso), e a un segnale stabilito inizieremo ciascuno a leggere a voce alta una pagina, sostando o camminando di fronte alla nostra libreria o lungo tutta la via se saremo tanti”.
Guardate quale risposta hanno dato i lettori. Che stia nascendo un altro modo di fare politica?

 

 

 

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Si parlava di lettoratura (con la o) nel post di stamattina (qui). E a proposito di letture in luoghi pubblici, e della forza dei lettori, che sa essere straordinaria, guardate che cosa hanno pensato i librai della Martelli, la libreria che è stata chiusa sabato (vedi il post qui).

 

 

 

 

Come forse sapete sabato 17 settembre la Libreria Martelli, subentrata nel 2003 alla storica Marzocco, ha chiuso al pubblico. Pensando a quel favoloso libro e film che è Fahrenheit 451 ai librai della Martelli è venuta in mente un’idea insolita per manifestare pubblicamente il loro dispiacere, coinvolgendo in modo divertente e “spettacolare” i cittadini e gli affezionati clienti o amici….
Ci troveremo venerdì 30 settembre alle 18 innanzi alle vetrine ormai vuote della libreria, ciascuno con un libro (il preferito, quello che sta leggendo ora o solo uno a caso), e a un segnale stabilito inizieremo ciascuno a leggere a voce alta una pagina, sostando o camminando di fronte alla nostra libreria o lungo tutta la via se saremo tanti… il tutto fino a un secondo segnale (per circa 7-10 minuti). Sarebbe meraviglioso diffondere questa iniziativa, coinvolgere più persone possibili, fare in modo che tanta gente accorra con il proprio libro… un modo pacifico e aggraziato per manifestare alla città il nostro amore per i libri!
Partecipate numerosi e aiutateci a diffondere questa idea!

 

I librai della Martelli

 

Lo trovate su Facebook qui:

http://www.facebook.com/event.php?eid=135230533242991

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Vi ricordate? Il 30 agosto (clicca qui) Pietro De Viola ci ha raccontato la sua prima notte: quando si è addormentato accanto alle copie del suo ebook divenuto libro di carta. Oggi è il gran giorno, Alice senza niente (Terre di Mezzo Editore) è arrivato in libreria. E Pietro…

 

 

 

 

MARKETING CULTURALE di Pietro De Viola

 

Un atto, una scena, e stop.

 

Personaggi: un libraio, Pietro De Viola.

 

 

Una libreria, centro della grande città, giovedì 8 settembre 2011.

 

“Se non la smette le giuro che chiamo i Carabinieri.”

 

“Ma perché, che ho fatto?”

 

“Guardi che l’ho vista, sa? Scimunito!”

 

“E insulta pure! Guardi che allora li chiamo io i Carabinieri!”

 

“Ah, benissimo, così lo spiega a loro cosa sta facendo da un’ora. Ogni volta che entra un cliente sposta il suo libro e glielo mette davanti agli occhi. La vuole piantare?”

 

“Perché, che fastidio le do?”

 

“A me nessuno. Ma se un cliente dà le spalle allo scaffale lei lo spinge via a forza!”

 

“Se non facessi così, gli avventori non vedrebbero Alice senza niente. Lo faccio anche per lei.”

 

“Ma non può mettere le mani addosso alla gente! E neppure ai libri. Mi ha messo sottosopra tutto il tavolo centrale, guardi.”

 

“Questo non è vero, non sono stato io. Sono tutti sui vampiri, saranno gli editori, li stampano al contrario. Si sa che i vampiri stanno a testa in giù.”

 

“Quelli sono i pipistrelli, ignorante. E comunque sta spostando anche quelli di cucina. Ma lo sa lei, De Viola, che quello che sta cercando invano di nascondere dietro il portaombrelli ha venduto milioni di copie? E’ esaurito ovunque!”

 

“E allora che c’entro io scusi, vuol dirmi che è esaurito ovunque tranne che in questa libreria, ma allora non sapete vendere! Ma mi faccia il piacere!”

 

“Senta De Viola, parliamoci chiaramente. Mi dica cosa vuole per andarsene e chiudiamola qua.”

 

“Una settimana di vetrina e l’ora esatta.”

 

“Andata per la vetrina. Sono le dieci e un quarto.”

 

“Ok, allora vado.”

 

“Sa che non pensavo fosse così facile? In fondo è una persona ragionevole. Bravo.”

 

“No, è che alle 11 ho un’altra libreria. Rischio di far tardi. Stia bene. E mi raccomando, la vetrina. Domani passo a controllare.”

 

 

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Giovedì scorso sono passata da Terre di mezzo, una casa editrice che stimo per l’impegno, per il lavoro di ricerca (tra i nuovi autori pubblicati, tanto per fare un esempio, c’è Susanna Bissoli).
E infatti ecco che trovo un esordiente, si chiama Pietro De Viola. È venuto a ritirare qualche copia del suo libro fresco di stampa: Alice senza niente. Un fatto normale, normalissimo in una casa editrice. Eppure, quando gli chiedo: mi firmi una copia? Pietro è restio. Sorride. Imbarazzato. Emozionatissimo. Mi dice: sai, è la prima firma che metto su una copia del mio ebook diventato un libro di carta.
Alice senza niente non è un libro con una storia normale.
Prima è nato come blog, poi è diventato un ebook (un successo: più di 35.000 copie scaricate) e l’8 settembre arriverà in libreria. L’ebook nato nella realtà virtuale è diventato un libro che si può toccare, sottolineare con la penna, sfogliare, tenere sul comodino. Un libro vero.
Alice senza niente racconta le disavventure di una trentenne, laureata, disoccupata. Racconta la storia di una generazione che non è  più “mille euro”, perché non riesce nemmeno più a immaginare che cosa si possa fare con mille euro ogni trenta giorni. Racconta la storia di Pietro.
Potete trovare tutte le tappe nel blog Alice senza niente.

E adesso, leggiamoci quello che Pietro ha scritto per noi, dopo che ci siamo salutati e ha portato a casa le sue copie stampate su carta.

 

 

 

Alice senza niente di Pietro De Viola

 

Dev’essere stato di notte.

 

Si, pensandoci bene mi sembra di vederlo, il momento in cui tutto mi fu chiaro. Mi svegliai (o forse non avevo ancora preso sonno?) e dissi: farò questo, questo e quest’altro, in questo modo, poi così ed infine così. Mi riaddormentai (o addormentai?).

 

In ogni caso, al risveglio non ricordavo più nulla.

 

Qualcosa però, forse nascosto in quella parte che se fossi un medico chiamerei area cognitiva e se fossi un poeta anima, era rimasto.

 

Non sono né medico né poeta, quindi la chiamerò semplicemente sensazione. Una bella sensazione.

 

Diciamo pure un imperativo categorico: là fuori c’è un sacco di gente indecisa sul se suicidarsi nel week-end o immediatamente, vedi di raccontarla, visto che pare non freghi nulla a nessuno.

 

Avevo in mente figure femminili. E pensavo che, se uno vuole scrivere davvero, dev’essere in grado di costruire personaggi che siano credibili, veri, anche se diversi da lui. Per me significava provare a sostenere un intero romanzo con un io narrante donna. Il personaggio principale doveva quindi essere una ragazza.

 

Alice.

 

E rappresentare una generazione di ingannati. Non solo indignados, pure engañados. Quelli ai quali era stato detto, per un tempo molto vicino a tutta la vita: studiate, impegnatevi, tutto vi sarà ripagato. Come no. Niente eravamo, anzi senza niente. Orfani di grazia, pane e poesia.

 

Alice senza niente, dunque.

 

Ora stringo in mano queste pagine fresche di stampa, è notte. Mi vien quasi da fare degli stress test sul libro. Verificare la tenuta della brossura, provare con l’accendino quanto può resistere la carta, gettarlo dal sesto piano giusto per vedere l’effetto che fa.

 

Sono passati tanti mesi, successe tante cose.

 

Il 28 ottobre 2010 rilasciavo online la versione ebook gratuito. Mi sentivo come un padre che accompagni la figlia al suo primo giorno di scuola. La bacia, le sistema lo zainetto, poi la lascia, incerto.

 

Adesso Alice senza niente è un libro di carta, e va in libreria.

 

Mi sento come quello stesso padre, solo che sono passati anni, e lui si ritrova accanto alla figlia al gate 15. Va via Alice, va all’università, cambia casa e città, tornerà per Natale, forse.

 

E quel padre, un individuo che non ha mai pregato, si sorprende a dire, sottovoce: ti supplico Mondo, trattamela bene. E non farla tornare mai più.

 

Pietro De Viola

 

 


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Quando un filosofo pensa e la finestra riflette. Chi scrive, chi sta pensando a un’opera, spesso attraversa con gli occhi la finestra che ha di fronte a sé e riflette. E quindi, davanti a quella finestra, passano fiumi di pensieri e di immagini.
Questa è la finestra della casa di Friedrich Nietzsche che ho fotografato a Sils Maria, in Engadina. In quegli anni Nietzsche stava scrivendo Così parlò Zarathustra .
I vetri, senza tende, guardano le montagne. Forse vedrete qualcosa anche voi.

 

 

 

 

 

 

 

 

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