Ho un libro in testa

Categoria: Il corso di scrittura di Elena Varvello

Inizia la nuova puntata del corso speciale per Hounlibrointesta di Elena Varvello, autrice del romanzo La luce perfetta del giorno (Fandango). Elena tiene corsi e seminari di storytelling presso la Scuola Holden e il Circolo dei Lettori di Torino.
Per leggere tutte le puntate precedenti, vai a Categorie: Il corso di scrittura.
Messaggio: questo corso è utile per chi vorrebbe scrivere, per chi già scrive e anche per chi ama leggere, perché in ogni caso ci porta all’interno più profondo dei libri, là dove nascono le storie. Il corso di Elena si legge come una magnifico, appassionante racconto: non perdetevelo.

LA DIGNITÀ DI UN ICEBERG – OMETTERE QUALCOSA
di Elena Varvello

Tanto per remare contro me stessa – contro tutto ciò che vi ho detto, due settimane fa, a proposito di libertà – credo sia arrivato il momento di affrontare una vecchia questione, una questione che ha intimamente a che fare con la costruzione di una storia, con una certa consapevolezza, con una certa capacità di controllo su ciò che raccontiamo. Comunque, in fondo non facciamo che muoverci da un paradosso all’altro, no?, cercando di mantenerci lucidi e saldi. Per cui, va bene: libertà e insieme controllo. Prime, schifose stesure e insieme consapevolezza del gesto che compiamo.

Detto ciò, cari scrittori di racconti, quel che segue è soprattutto per voi (non solo, soprattutto).

Bene. Sentite un po’ cosa scriveva Ernest Hemingway in Morte nel pomeriggio:

“Se un prosatore sa bene di cosa sta scrivendo, può omettere le cose che sa, e il lettore, se lo scrittore scrive con abbastanza verità, può avere la sensazione di esse con la stessa forza che se lo scrittore le avesse scritte. Il movimento dignitoso di un iceberg è dovuto al fatto che soltanto un ottavo della sua mole sporge dall’acqua.”

Ecco, vorrei partire da qui, cercando di capire cosa accidenti intendesse dire il nostro Hemingway.

Un prosatore può omettere le cose che sa.

Se scrive con abbastanza verità.

Il movimento dignitoso di un iceberg.

È quest’ultima frase a colpirmi in particolar modo. Questa splendida metafora. Il movimento dignitoso di un iceberg. Dignitoso.

Leggi di più..

Categorie: Il corso di scrittura di Elena Varvello

Inizia la nuova puntata del corso speciale per Hounlibrointesta di Elena Varvello, autrice del romanzo La luce perfetta del giorno (Fandango). Elena tiene corsi e seminari di storytelling presso la Scuola Holden e il Circolo dei Lettori di Torino.
Per leggere tutte le puntate precedenti, vai a Categorie: Il corso di scrittura.
Messaggio: questo corso è utile per chi vorrebbe scrivere, per chi già scrive e anche per chi ama leggere, perché in ogni caso ci porta all’interno più profondo dei libri, là dove nascono le storie.

 

30° PUNTATA
Gettare la rete e pescare tutto quel che c’è

Per Chiara

di Elena Varvello

 

Ho continuato a remare controcorrente, risospinta nel passato, da quando ci siamo lasciati, due settimane fa. Ho continuato a pensare e a rimuginare: cosa significa davvero scrivere un finale? Com’è possibile, sempre che lo sia, spiegarvi meglio, con parole più adeguate, cosa intendo dire quando parlo di libertà, quando vi dico che potete – dovete – provare a spiccare il volo? Un percorso intricato, in effetti, una specie di piccolo, privato labirinto. L’uscita se ne sta laggiù, da qualche parte, solo che non riesco a vederla. Perciò, spero sinceramente che abbiate capito quel che intendevo dire, e che possiate – oggi, domani, prima o poi – respirare a fondo e spiccare il vostro volo, una volta arrivati al punto in cui dovrete concludere la storia che state scrivendo, che si tratti di un racconto o di un romanzo, non importa.

Invece, ci sono ancora alcune cose che mi piacerebbe dire, o piuttosto ribadire, e che mi sembrano ugualmente importanti. Cose che hanno comunque a che fare con la sensazione di libertà intorno a cui ho girato e rigirato insieme a voi nell’ultimo periodo.

È che questa sensazione la dovreste provare sempre, ecco che cos’è.

Leggi di più..

Categorie: Il corso di scrittura di Elena Varvello

Inizia la nuova puntata del corso speciale per Hounlibrointesta di Elena Varvello, autrice del romanzo La luce perfetta del giorno (Fandango). Elena tiene corsi e seminari di storytelling presso la Scuola Holden e il Circolo dei Lettori di Torino.
Per leggere tutte le puntate precedenti, vai a Categorie: Il corso di scrittura.
Messaggio: questo corso è utile per chi vorrebbe scrivere, per chi già scrive e anche per chi ama leggere, perché in ogni caso ci porta all’interno più profondo dei libri, là dove nascono le storie.

 

 

 

29° PUNTATA
Barche controcorrente – una questione di libertà
di Elena Varvello

 

 

Sono qui, di nuovo con voi, in questa nostra lenta, lentissima resa al finale. Ma oggi c’è un po’ di sole, e tutto sembra diverso. Pieno di promesse, in un certo senso. Il che rende la resa più dolce, e insieme mi spinge a pensare che, in fondo, buona parte di ciò che facciamo – scrivere, raccontare storie – c’entri proprio con la capacità di sapersi arrendere.

Potrebbe sembrarvi paradossale, e in effetti lo è. Comunque, è una cosa che mi frulla in testa da un po’, dopo molti anni trascorsi a ripetere a me stessa che ciò che più contava era il controllo, l’architettura, il disegno, la forma. È tutto vero, lo è, ma, a proposito della nostra prima schifosa stesura, be’, ho capito che lì, ad esempio, bisogna proprio sapersi arrendere a ciò che non è esattamente come avremmo voluto, pagine che non sono perfette, personaggi che, all’inizio, balbettano, descrizioni sbilenche, dialoghi mancanti, incipit e finali abborracciati.

Finali, appunto. La nostra questione.

La volta scorsa vi parlavo dell’importanza di un finale giusto. Non ripeterò mai abbastanza quest’aggettivo. Il fatto che sia necessario arrivare a un finale giusto, prima ancora che a un bel finale (sono fermamente convinta che ciò che è giusto sia bello, mentre non necessariamente accade il contrario).

Be’, oggi vorrei cominciare a parlarvi di libertà. La capacità di spiccare il volo. Sì, proprio così, in senso letterale, direi. Ci voglio provare, almeno, anche se non è detto che io riesca a tradurre in parole quello che sento, ciò che avverto quando un racconto o un capitolo o un intero romanzo sta per finire. E non mi riferisco alla prima schifosa stesura (di fronte a cui bisogna semplicemente sapersi arrendere, appunto), ma a una fase più avanzata del nostro lavoro: la riscrittura. Perché è così, ormai lo sappiamo: scrivere è riscrivere. Passare da una prima schifosa stesura a una stesura discreta a un’ultima, buona stesura.

Leggi di più..

Categorie: Il corso di scrittura di Elena Varvello

Inizia la nuova puntata del corso speciale per Hounlibrointesta di Elena Varvello, autrice del romanzo La luce perfetta del giorno (Fandango). Elena tiene corsi e seminari di storytelling presso la Scuola Holden e il Circolo dei Lettori di Torino.
Per leggere tutte le puntate precedenti, vai a Categorie: Il corso di scrittura.
Messaggio: questo corso è utile per chi vorrebbe scrivere, per chi già scrive e anche per chi ama leggere, perché in ogni caso ci porta all’interno più profondo dei libri, là dove nascono le storie.

 

 

 

28° PUNTATA
Arrendersi al finale – sentire ciò che è giusto
di Elena Varvello

 

 

Martedì scorso mi è toccato spalare la mia personale montagna di neve, miei cari compagni di viaggio, e, alla fine, ero esausta, davvero troppo stanca perfino per accendere il computer. Spalavo e pensavo: “Accidenti, dovrei scrivere”. Una donna che sgombra malamente il vialetto di casa e mentre pensa con rammarico che dovrebbe fare qualcos’altro: un discreto finale per un racconto breve (come dice Paolo Cognetti, un caro amico e scrittore, qualsiasi cosa è buona, per persone come noi: anche spalare la neve in una mattina d’inverno può diventare materia di racconto. Tenetelo a mente, quando vi sembrerà di non aver nulla da scrivere). Ma oggi c’è un bel sole, nonostante faccia molto, molto freddo, perciò sono tornata qui, nella stanza in cui lavoro, ho acceso la stufa, mi sono preparata una tazza di tè e sono tornata a riflettere.

Arrendersi al finale, ricordate?

Cominciare e finire come due momenti irrinunciabili e, di solito, molto complicati, capaci di scatenare profondi turbamenti e grande frustrazione. Come posso cominciare bene, avvinghiando il mio lettore, convincendolo a seguirmi, e come posso concludere altrettanto bene il mio racconto, il mio romanzo?

Vi ho già detto ciò che penso riguardo all’incipit – la nostra prima, schifosa stesura, e l’importanza di aprire la porta, una porta purché sia, e cominciare in qualche modo, salvo poi riscrivere le prime righe, le prime pagine, perché di rado un buon inizio arriva all’inizio, perdonate il misero gioco di parole.

E poi c’è la questione del finale.

Leggi di più..

Categorie: Il corso di scrittura di Elena Varvello

Inizia la nuova puntata del corso speciale per Hounlibrointesta di Elena Varvello, autrice del romanzo La luce perfetta del giorno (Fandango). Elena tiene corsi e seminari di storytelling presso la Scuola Holden e il Circolo dei Lettori di Torino.
Per leggere tutte le puntate precedenti, vai a Categorie: Il corso di scrittura.
Messaggio: questo corso è utile per chi vorrebbe scrivere, per chi già scrive e anche per chi ama leggere, perché in ogni caso ci porta all’interno più profondo dei libri, là dove nascono le storie.

 

27° PUNTATA
Arrendersi al finale – una premessa

di Elena Varvello

 

E così, un passo dopo l’altro, siamo arrivati al finale, il finale di un racconto o di un romanzo, e qui è proprio necessaria una premessa. Una breve riflessione che ha soltanto un valore personale, e, per il resto, davvero nessuna utilità. Una cosa su cui potrei passare sopra ma che mi sento di dirvi, tutto qui. Perciò la dico, me ne libero e non ci penso più.

È che, scrivendo la parola “finale”, ho avvertito qualcosa, una specie di strana, acuta malinconia. Ho pensato: “Quindi, siamo arrivati alla fine della nostra esplorazione”. Accidenti. È stata questa presa d’atto a rendermi malinconica, che volete che vi dica? Non è sempre così, quando si arriva alla fine di qualcosa? Poi – credo soprattutto per allontanare la malinconia – mi sono detta che no, rimangono altri aspetti, altre domande, punti su cui tornare ed esempi ancora da fare. Nuove riflessioni, immersioni più precise, più puntuali. Un passo dopo l’altro, certo, ma si può anche tornare un poco indietro, chi ce lo impedisce? Quindi, può essere che il nostro cammino non finisca qui, mi sono detta, a meno che voi non lo vogliate, a meno che non mi sopportiate più. Può essere che riveli ancora dettagli che sono rimasti nascosti o un poco in ombra, piccoli fuochi ancora da accendere e da lasciar bruciare. Nel territorio della scrittura, questi fuochi tornano a riaccendersi e a divampare in luoghi inaspettati, punti che parevano essere stati illuminati e riscaldati abbastanza e invece poi scopri che no, non lo erano, o almeno non fino in fondo, non del tutto.

Non vorrei che la mia vi sembrasse ostinazione. Non lo è. Insomma, so fare i conti con la malinconia. Però una cosa è certa: mi piace stare qui a parlare con voi – a immaginare di parlarvi.

Leggi di più..

Categorie: Il corso di scrittura di Elena Varvello

Inizia la nuova puntata del corso speciale per Hounlibrointesta di Elena Varvello, autrice del romanzo La luce perfetta del giorno (Fandango). Elena tiene corsi e seminari di storytelling presso la Scuola Holden e il Circolo dei Lettori di Torino.
Per leggere tutte le puntate precedenti, vai a Categorie: Il corso di scrittura.
Messaggio: questo corso è utile per chi vorrebbe scrivere, per chi già scrive e anche per chi ama leggere, perché in ogni caso ci porta all’interno più profondo dei libri, là dove nascono le storie.

 

 

26° PUNTATA
Zampette che si dibattono nell’acqua – l’ossessione del controllo

di Elena Varvello

 

Carissimi, ovunque voi siate eccoci tornati qui…

Spero che quest’anno sia iniziato nel migliore dei modi, per ciascuno di voi, lo spero sinceramente, me lo auguro. Per quanto mi riguarda, mi sono presa un po’ di tempo – anche se poi questo vuol dire che, fra un pranzo e l’altro, fra un panettone e l’altro, ho continuato a ragionare e a riflettere e a fare alcuni passi avanti e alcuni passi indietro, perché mi è proprio impossibile mettere a tacere certe domande, o smetterla di incaponirmi intorno a certe questioni, e tutte, ormai lo sapete, hanno a che fare, sempre, con la scrittura. Come se la scrittura fosse un sottofondo, un ostinato, a volte appena percettibile, a volte troppo intenso – parlavamo di ossessioni, ricordate? Comunque, questo è un bene, perché, in fondo, è l’unica cosa che io sia in grado di fare, e lo dico a ragion veduta, arrivata a questo punto della mia vita, l’unica cosa al mondo, a parte la mia famiglia e le persone che amo – anche se non intendo dire di saperla fare così come vorrei, questo proprio no.

E così, riprendiamo il nostro discorso, se ne avete voglia, ripartiamo da dove eravamo arrivati: l’incipit, e, prima ancora, la riscrittura. Questa cosa della riscrittura sarebbe dovuta arrivare alla fine del nostro ragionare, me ne rendo conto, e avremmo dovuto, perciò, affrontare prima la delicata questione del finale – uno dei punti più interessanti e misteriosi ed entusiasmanti, per quanto mi riguarda. Però, in fondo, ne abbiamo già parlato, e penso che sia importante dirvi ancora un paio di cose, e farlo adesso, subito, sperando che possano servirvi, in qualche modo, se state lavorando, se state buttando giù la vostra storia.

Vedete, il fatto è che, col tempo, mi pare di avere imparato una lezione. Niente di trascendentale, niente di così illuminante – le illuminazioni sono sempre state, per me, piccole luci che si accendevano e si accendono nel buio, appena in grado di rischiarare un angolo, un dettaglio, una porzione molto piccola di un territorio troppo vasto. Una lezione, però, che mi è servita molto, e che mi ha aiutato a lavorare meglio, con maggior tranquillità, senza speranza e senza disperazione, come vi ho già detto.

Provo a metterla così: un tempo, tendevo a intestardirmi. Mi intestardivo sull’incipit che avevo faticosamente scritto (ecco, a proposito di incipit), mi intestardivo sulla mia prima pagina, sulla seconda o magari sulla terza, e ciò che avevo in mente di scrivere di lì in avanti lentamente inaridiva e si accartocciava su se stesso. Pensavo: “Se non riesco a cominciare bene, a cominciare come io vorrei, non posso proseguire, non posso andare oltre, sarebbe inutile, sarebbe una perdita di tempo”.

Leggi di più..

Categorie: Il corso di scrittura di Elena Varvello

Inizia la nuova puntata del corso speciale per Hounlibrointesta di Elena Varvello, autrice del romanzo La luce perfetta del giorno (Fandango). Elena tiene corsi e seminari di storytelling presso la Scuola Holden e il Circolo dei Lettori di Torino.
Per leggere tutte le puntate precedenti, vai a Categorie: Il corso di scrittura.
Messaggio: questo corso è utile per chi vorrebbe scrivere, per chi già scrive e anche per chi ama leggere, perché in ogni caso ci porta all’interno più profondo dei libri, là dove nascono le storie.

 

 

 

25° PUNTATA

APRIRE DI NUOVO LA PORTA GIUSTA SCRIVERE L’INCIPIT
di Elena Varvello

 

Così, siamo quasi arrivati a Natale, ragionando intorno all’incipit e a quelle che ho definito false partenze. Quanto mi piacerebbe sapere cosa ne pensate al riguardo. Voglio dire, vi ponete le mie stesse domande, quando cominciate a scrivere, quando iniziate a raccontare una storia? Avete anche voi la sensazione di brancolare nel buio? Be’, magari non sempre – sul serio, lo spero – ma credo che sappiate a cosa mi sto riferendo. È che nessuno può dirci davvero, e una volta per tutte, come si fa. Non esiste una ricetta, non esiste una regola. Certo, un paio di cose le abbiamo sentite. Devi catturare i lettori, ad esempio, ecco a cosa serve il tuo incipit. Trascinali dentro la storia, e fallo subito. Acchiappali, prendi loro la mano e portali dentro. Non dargli scampo.

L’abbiamo letto, l’abbiamo sentito. Sappiamo quanto tutto ciò sia importante. Ma, in realtà, davanti a una pagina bianca, regole e precetti svaniscono. Lasciate che ve lo dica così, brutalmente: il punto è che, pur sapendo che dovremmo catturare il lettore, non sappiamo in che modo ciò dovrebbe accadere, nel nostro caso. Intendo dire che non sappiamo come dovremmo farlo. Quale porta dovremmo aprire? E la porta che abbiamo deciso di aprire, è quella giusta?

Sapete?, credo proprio che la cosa migliore sia dimenticarsene. Dimenticare ciò che dovremmo fare, dimenticare ciò che abbiamo letto e sentito. Da questo punto di vista, fareste bene a dimenticare anche quel che vi ho detto la volta scorsa. L’unica cosa che conti davvero è mettere in moto la macchina. La vostra macchina. Perché, innanzitutto, ci tocca capire dov’è che vogliamo andare. Noi, non un altro, o un’altra. Noi. Capirlo sul serio. Capire di che tipo di viaggio si tratti. Questo processo è lungo e articolato, molto spesso doloroso e frustrante. Ecco perché vi ho parlato di false partenze come di ciò che dobbiamo imparare ad accettare, come di un momento ineluttabile del nostro lavoro.

Ho letto da qualche parte che le cose vanno così: ciascuno scrittore attraversa tre fasi (semplificando un discorso un po’ più complesso). Possiamo definire la prima Una Schifosa Prima Stesura, la seconda Una Buona Stesura, la terza Un’Ottima Stesura. Come vi dicevo, è tutto più complicato, più sfumato, ma questa cosa mi piace, mi dà conforto, ed è per questo che la riporto qui, per voi, perché possiate, se lo vorrete, rifletterci su.

Una Schifosa Prima Stesura.

Sono d’accordo.

È un fallimento? È la dimostrazione del fatto che non siamo pronti, adeguati o capaci? Significa che faremmo meglio a dedicarci ad altro, o che stiamo perdendo il nostro tempo? Forse vuol dire che abbiamo riposto fiducia e speranza in un gesto che non saremo mai in grado di compiere?

Leggi di più..

Categorie: Il corso di scrittura di Elena Varvello

Inizia la nuova puntata del corso speciale per Hounlibrointesta di Elena Varvello, autrice del romanzo La luce perfetta del giorno (Fandango). Elena tiene corsi e seminari di storytelling presso la Scuola Holden e il Circolo dei Lettori di Torino.
Per leggere tutte le puntate precedenti, vai a Categorie: Il corso di scrittura.
Messaggio: questo corso è utile per chi vorrebbe scrivere, per chi già scrive e anche per chi ama leggere, perché in ogni caso ci porta all’interno più profondo dei libri, là dove nascono le storie.

 

 

 

24° PUNTATA

APRIRE LA PORTA GIUSTA SCRIVERE L’INCIPIT
di Elena Varvello

 

Sono appena tornata dalla mia passeggiata – cammino tutti i giorni, se posso, due o tre chilometri, per evitare che la mia schiena, o qualche altra misteriosa parte di me, cominci a tormentarmi quando, una volta tornata a casa, mi siederò davanti al computer e rimarrò lì seduta per un sacco di tempo. Rimanere seduti per un sacco di tempo non è una cosa naturale, mi hanno spiegato. Non è naturale né sano. Soprattutto nella posizione in cui io sto seduta, non avendo una sedia ergonomica e incurvandomi sulla tastiera del computer come alcuni pianisti si curvano sulla tastiera del pianoforte. Dovresti praticare uno sport, mi hanno detto. O perlomeno, se non ti passa proprio per la testa di praticare uno sport – be’, no, non mi passa; credo di averlo fatto l’ultima volta quand’ero ancora alle medie, ed ero obbligata a giocare a pallavolo e comunque facevo di tutto, arrivando a elaborare sofisticate e intricate bugie, per evitarlo, per rimanere in panchina – se non ti passa proprio per la testa, dovresti almeno camminare un poco ogni giorno. Sì, perfetto: questo va bene, mi piace. Camminare aiuta a pensare e a sgombrare la mente e a rimettere le cose a posto, non sempre, lo ammetto, ma spesso, ed è già un bell’aiuto.

Comunque, mentre camminavo, pensavo a quanto sia difficile iniziare a scrivere, pensavo a quella cosa che tecnicamente chiamiamo incipit. Mi sono detta: “Ecco, è di questo che dovresti provare a parlare”. Cosa significa scrivere un buon incipit? Come si fa?

Lo sapete meglio di me: siamo tutti alla disperata ricerca di ricette o di regole che ci aiutino ad andare avanti, lo siamo e lo saremo per sempre, mi sa, perché non è che, col tempo, le cose si facciano chiare e del tutto evidenti. Voglio dire che ogni volta che cominciamo a pensare a una nuova storia, ogni volta che decidiamo o, meglio, sentiamo che è arrivato il momento di scrivere, è come se dovessimo imparare tutto daccapo. Ogni nuova storia ci chiede qualcosa d’inedito, ci pone problemi e domande a cui non sappiamo rispondere, non come vorremmo. Rimaniamo per tutta la vita dei principianti, ve l’ho già detto, credo proprio che sia così. E allora, questa cosa dell’incipit? Come la mettiamo con l’incipit?

Mentre camminavo – una parte del tragitto mi obbliga a percorrere una strada lungo la quale non passa nessuno, una strada che corre fra i boschi, ed è quello il punto in cui, nelle giornate migliori, emergono pensieri e ricordi – mi è tornata in mente una frase di uno scrittore che amo, uno scrittore che si chiama E. L. Doctorow – ha dalla sua molti buoni racconti e romanzi. Doctorow ha detto, una volta, che “scrivere un romanzo è come guidare di notte. Non vedi più in là dei fanali, ma puoi fare comunque tutta la strada”. Esperienza comune, no? Lo sappiamo benissimo, come funziona guidare di notte. Sappiamo che, pur non vedendo al di là dei fanali, arriveremo a destinazione. Poi ho pensato che, durante i mesi in cui abbiamo chiacchierato e ragionato intorno alla scrittura, ho usato spesso l’espressione “brancolare nel buio”. Andare a tentoni. Vedere poco più in là e non oltre.

Leggi di più..

Categorie: Il corso di scrittura di Elena Varvello

Inizia la nuova puntata del corso speciale per Hounlibrointesta di Elena Varvello, autrice del romanzo La luce perfetta del giorno (Fandango). Elena tiene corsi e seminari di storytelling presso la Scuola Holden e il Circolo dei Lettori di Torino.
Per leggere tutte le puntate precedenti, vai a Categorie: Il corso di scrittura.
Messaggio: questo corso è utile per chi vorrebbe scrivere, per chi già scrive e anche per chi ama leggere, perché in ogni caso ci porta all’interno più profondo dei libri, là dove nascono le storie.

 

 

 

23° PUNTATA

TRAFIGGERE IL CUORE UNA PARENTESI
di Elena Varvello

 

Sempre qui, la mia vecchia mantella buttata sulle spalle e una tazza di tè senza zucchero. La tazza è sbeccata e il tè è ormai freddo, ma non importa. Ciò che importa è essere qui. Da questo punto di vista, ho tutto ciò che mi serve, non ho bisogno di altro. Sono qui, e immagino di parlare con voi. Non c’è niente di meglio, credetemi.

Sapete, sto pensando a ciò di cui vi ho parlato la volta scorsa. Ci sto pensando perché mi è venuta in mente una cosa. Uno scrupolo. Un dubbio, direi. Non so se sarò in grado di tradurlo in parole, ma mi pare che sia importante provare a farlo, prima di spingerci avanti.

Proviamo in questo modo, proviamo a trasformare lo scrupolo, il dubbio, in una domanda. La domanda è questa, direi: ciò di cui abbiamo parlato fino ad adesso è davvero così importante? È davvero così necessario? Trafiggere il cuore, intendo dire, cercare la propria musica, il proprio ritmo, scrivere e poi riscrivere e riscrivere ancora, raccontare le proprie visioni cercando la forma migliore, e lasciare che questa sia la nostra ossessione. Tutto ciò è davvero così necessario?

Lasciatemi fare un passo indietro, allora, lasciate che vi racconti una piccola cosa che mi riguarda. Ho scritto due libri, in questi ultimi sei anni, e sto lavorando al mio secondo romanzo. L’economia delle cose e La luce perfetta del giorno sono stati pubblicati, per mia fortuna, e, di questo, non posso che essere grata. Lo sono, sinceramente. La mia gratitudine è piena. Non avrei potuto desiderare di più. Ma è che, quando si pubblica un libro, ci si espone parecchio, diciamo così, e chi legge quel libro ha tutto il diritto di dire la sua. È per questa ragione che, in alcune occasioni, ultimamente, mi è parso di percepire qualcosa del genere (qui mi tocca semplificare, e me ne scuso, davvero, non lo farei se potessi): ma insomma, sei proprio sicura che sia questo ciò di cui la gente ha bisogno? Questo lavoro così minuzioso, questa ricerca di verità e di bellezza (non sto dicendo che io sia riuscita a trovarle, no, credetemi: sto dicendo soltanto che sono una di quelle persone che, per qualche misterioso motivo, ne sono costantemente alla ricerca, non possono proprio far altro, e accettano la possibilità del fallimento senza che questo cambi, per loro, una virgola).

La domanda è: non potrebbe essere tutto più semplice, in realtà?

Leggi di più..

Categorie: Il corso di scrittura di Elena Varvello

Inizia la nuova puntata del corso speciale per Hounlibrointesta di Elena Varvello, autrice del romanzo La luce perfetta del giorno (Fandango). Elena tiene corsi e seminari di storytelling presso la Scuola Holden e il Circolo dei Lettori di Torino.
Per leggere tutte le puntate precedenti, vai a Categorie: Il corso di scrittura.
Messaggio: questo corso è utile per chi vorrebbe scrivere, per chi già scrive e anche per chi ama leggere, perché in ogni caso ci porta all’interno più profondo dei libri, là dove nascono le storie.

 

 

 

22° PUNTATA

TRAFIGGERE IL CUORE LA PUNTEGGIATURA
di Elena Varvello

 

Eccomi qui, dopo una pausa di una decina di giorni. Eccomi qui, ancora con voi, a pensare alla musica, al ritmo, alla punteggiatura. La finestra aperta in questa mattina di novembre – una mattina fredda e grigia – una vecchia mantella buttata sulle spalle, le mani intirizzite. E un paio di frasi che mi girano in testa. Frasi bellissime. Parole che mi accompagnano da molto, moltissimo tempo. La prima è di Isaac Babel, e se ne sta, come un piccolo cuore pulsante, un piccolo cuore misterioso ma luminoso, in un bellissimo racconto che s’intitola Guy de Maupassant.

Sentite un po’ cosa dice Babel: “Non c’è ferro che possa trafiggere il cuore più di un punto messo al posto giusto”. Be’, accidenti.

E poi c’è Flaubert, il mio, il nostro caro Flaubert. Immaginatelo chino sullo scrittoio, in una mattina fredda e grigia come questa, intento a scrivere una lettera (così come, tempo fa, ricordate?, immaginammo Anton Cechov). Sta lavorando al romanzo che s’intitolerà Madame Bovary, e scrive una lettera. C’è qualcosa che lo tormenta, sapete, e ha bisogno di parlarne a qualcuno, ha bisogno di mettere il suo rovello nero su bianco. Ci sono moltissime cose che lo tormentano, in effetti, ma, in quella mattina grigia e fredda, ce n’è una in particolare. Perdonatemi, qui mi tocca andare a memoria – l’epistolario è andato perduto, svanito nel mio proverbiale disordine.

“Il punto è”, scrive Flaubert, “che sono quattro giorni che m’interrogo a proposito di una virgola. Devo usarla oppure no? Non riesco a decidermi, e quindi non riesco a proseguire. Non so cosa fare”. Quattro giorni, una virgola (mi viene ora il sospetto che ve ne avessi già parlato: se così fosse, fate finta di niente; sarà colpa del freddo, delle mani intirizzite e del cielo grigio e opprimente di fine novembre).

Un punto che trafigge il cuore più di una spada.

Una virgola su cui ci si arrovella per quattro giorni, scrivendo un romanzo magnifico come Madame Bovary.

Possibile?

Davvero?

Certo, possibile, davvero.

Sapete, succede proprio così. Perché? Be’, perché la punteggiatura, così come le pause indicate su uno spartito, ha a che fare col ritmo e con la musica di ciò che scriviamo, e questo è chiaro, ma anche col senso di ciò che scriviamo. La musica e il ritmo non sono disgiunti né disgiungibili dalla costruzione del senso – è questo il punto – né tantomeno dalla creazione di un’atmosfera, se vogliamo chiamarla così, una certa qualità di luce o di buio che pervade o dovrebbe pervadere ciò che scriviamo.

Leggi di più..

Categorie: Il corso di scrittura di Elena Varvello