Ho un libro in testa

Categoria: Il corso di scrittura di Elena Varvello

 

 

Come può un’idea, un’immagine che ti passa per la testa, diventare un romanzo come La luce perfetta del giorno (Fandango), un romanzo che sta conquistando lettori, scrittori, librai, critici? Sarà la stessa autrice, Elena Varvello, a spiegarlo con un corso di scrittura speciale che potrete seguire ogni martedì qui, a Hounlibrointesta. Speciale perché Elena, che tiene corsi e seminari di storytelling presso la Scuola Holden e il Circolo dei Lettori di Torino, partirà proprio dalla sua esperienza, da quell’idea che un giorno le è passata per la testa e si è trasformata in un libro  apprezzato, amato. E quindi i nostri incontri diventeranno una sorta di dietro le quinte de La luce perfetta del giorno. Un viaggio appassionante attraverso la nascita e la crescita di una storia. Con mille spunti, idee, consigli per poter scrivere la vostra.
Potete leggere la scheda del libro
cliccando qui. E il primo capitolo cliccando qui.
E adesso, iniziamo la lezione.

 

 

lezione 1
VEDERE UNA STORIA di Elena Varvello

È una mattina qualunque – potrebbe essere inverno, e diciamo che stia nevicando, che nevichi da un paio di giorni, intensamente. Nevica, e c’è un grande, profondo silenzio. Io sono qui, in una piccola stanza disordinata, davanti allo schermo del mio computer. Aspetto, non faccio nient’altro. Guardo lo schermo, ogni tanto bevo un sorso di caffè ormai freddo. Se qualcuno entrasse, in questo momento, mi lancerebbe uno sguardo perplesso, probabilmente penserebbe che sto perdendo il mio tempo. Eppure, so che sta per accadere qualcosa, ed è di questo che mi piacerebbe parlarvi, oggi: appena ne avrò le forze, appena avrò visto tutto ciò che c’è da vedere, comincerò a scrivere, ecco cosa sta per succedere.
A cosa mi riferisco? Cos’ho in mente? Non una storia, non ancora, né tantomeno una scaletta (nei confronti delle quali, comunque, ho sempre nutrito scarsa fiducia, per ragioni che riguardano soltanto me), piuttosto un’immagine. Una visione, direi – niente di mistico, non preoccupatevi. Semplicemente, in questa piccola stanza disordinata, a un certo punto vedo, con maggior nitidezza, qualcuno: un uomo e una donna, seduti in macchina, di notte, nel buio. Alla loro sinistra c’è un campo di granturco.
Tutto comincia da qui. Li vedo da qualche giorno, anche se non so ancora cosa stiano per fare, cos’hanno appena fatto né cosa faranno, di lì a poco. Ma adesso è come se fossi accanto a loro, su quella strada, nel buio, alla mia sinistra il campo di granturco.
A un certo punto l’uomo tira giù il finestrino, appoggia il gomito sulla portiera. Dice qualcosa alla donna, e io mi metto in ascolto.
La scrittura è, ancora e sempre, un grande mistero (accade misteriosamente, non importa se hai già pubblicato un libro, non importa se non ci sei ancora riuscito: è qualcosa il cui mistero non si esaurisce, un gesto che bisogna imparare ogni volta daccapo, con dedizione, con sacrificio), ma ho capito che, almeno per quanto mi riguarda, comincia proprio così: devi vedere qualcosa, o qualcuno. Lo devi vedere nitidamente.–br–
Una donna appoggiata al frigorifero in una cucina, ad esempio. Ti domandi cosa ci faccia, in quella cucina, cosa stia aspettando. Forse aspetta che suo figlio ritorni a casa, forse è già molto tardi. Guardala meglio. Vedi? Spegne la luce, si avvicina alla finestra, scosta la tenda, scruta la strada deserta. Ha indosso una vestaglia di spugna. Forse non ha nessun altro al mondo, soltanto suo figlio. Ora puoi cominciare a raccontarne la storia. Potrebbe diventare un racconto di poche pagine, o magari potrebbe essere l’inizio di un lungo romanzo, chissà.
Oppure un ragazzo che cammina in un bosco, un pomeriggio d’estate, poi si siede su un tronco caduto. Guardalo meglio. Respira affannosamente. Cos’ha in mano? Un coltello? Una grossa pietra? Una vecchia fotografia di suo padre? Da dove viene, dove sta andando?
O ancora, una bambina che cerca di prendere sonno, mentre i suoi genitori litigano furiosamente, al piano di sotto. Guardala: si copre la faccia con il lenzuolo, ha paura. Non te ne andare, rimani accanto al suo letto. Ci siete soltanto voi due.
Tornando all’immagine dell’uomo e della donna seduti in macchina, di notte, accanto al campo di granturco, nella mia piccola stanza disordinata, dopo aver bevuto un altro sorso di caffè, mi domando: cosa ci sono venuti a fare? Cosa stanno per fare? Cosa sta per succedere? Cosa si stanno dicendo?
La visione prende corpo e profondità e movimento, ed è in questo modo che comincia la storia. La loro storia. È così che lavoro. Tutto quello che devo fare, a questo punto, è star loro accanto, e seguirli, quando lui rimetterà in moto.
Un tempo non la pensavo così. Un tempo, dicevo a me stessa: “Mi devo far venire un’idea, perché non ho uno straccio di idea?”. Mi arrovellavo intorno alle idee, aspettando che ne arrivasse almeno una. Eppure, la parola idea viene dal greco idêin, che vuol dire vedere. È, voilà, questo è il segreto.
Quindi, se non riuscite a iniziare una storia, se state dicendo a voi stessi: “Perché non ho uno straccio d’idea?”, questo è il mio suggerimento, personalissimo, certo, e quindi parziale: chiudete gli occhi e cercate di vedere qualcosa, o, meglio ancora, qualcuno. Cercate di vederlo davvero. Cercate di vedere perfino che cosa ha indosso – un pigiama, un abito elegante, un paio di ciabatte: per ciascuno di questi dettagli, la vostra storia prenderà una direzione diversa – e dov’è, che luce c’è in quel momento, che tempo fa (Flaubert faceva così: metteva ai piedi di uno scrivano, niente di più che una comparsa in Madame Bovary, un paio di ciabatte di pezza). Chiedetevi cos’ha in mente di fare, oppure di cosa ha paura, cosa desidera, e poi stategli dietro, stategli accanto.
Vedere qualcuno, guardarlo con attenzione significa cominciare a prendersene cura, averlo a cuore, e scrivere è anche questo (forse è soprattutto questo): avere a cuore la sorte dei nostri personaggi. Sentirli, e sentire con loro. La compassione: è da qui che si parte, ed è questo, secondo me, l’unico modo per andare avanti, per non arrendersi dopo un paio di pagine.
Ciascuno di noi vede cose diverse, è ossessionato da visioni diverse. Per questo ciascuno di noi scriverà la sua storia. Quindi, nelle vostre stanze, ovunque voi siate, provate a chiudere gli occhi. Poi, certo, ci sarebbero molte altre cose da aggiungere, molti altri aspetti da prendere in considerazione, ma per intanto, se la cosa non vi sembra troppo strana, provateci.
Buona visione.

 

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