Ho un libro in testa

Categoria: Il romanzo di tutti: un editing collettivo

Ogni domenica, Marco Corrias, giornalista e scrittore, pubblica uno o due capitoli del suo romanzo storico, inedito e ancora senza titolo. L’intento è quello di coinvolgere voi lettori in una sorta di editing collettivo. Insomma, riscriviamo insieme questo romanzo.
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La nuova sfida
Ho capito dai commenti pubblici e privati che la figura di Alceo non potrà essere relegata a un ruolo secondario, perciò penso che ci dovrò lavorare intensamente. L’idea è quella di farlo partecipare alla parte iniziale della nascita della Casa dei Pazzi, titolo inizialmente dato al romanzo. E di farne un protagonista diretto (e forse vittima predestinata) dell’intrigo che Pungiglione gli sta raccontando. Insomma: il tentativo sarà quello di mischiare i due piani d’azione: uno dato dal racconto di Pungiglione, l’altro da quel che accade mentre Alceo riceve il racconto. Questa è la sfida. Chissà se riuscirà. Alla prossima. Marco

 

 

Capitolo 21

(dove si racconta dell’amore tra Lena e Michelangiolo)

 

Il giorno 10 di settembre dell’anno 1599, mentre Pungiglione trascorreva nella masseria, con animo inquieto, ore d’inconsapevole attesa, Angiolina e Lena si preparavano a una notte davvero speciale.

Per il tramite del banchiere Strozzi avevano ricevuto l’invito a una festa che il cardinal Salviati aveva in animo di dare presso il palazzo Altaemps, dietro piazza Navona. Era questo uno dei più belli e nuovi palazzi di Roma, e i nipoti eredi del cardinale Marco Sittico, che l’aveva fatto fabbricare una ventina di anni prima, ne aprivano di tanto in tanto i sontuosi saloni ai potenti di Roma.

In verità la riunione prevista per quella sera, non doveva e poteva chiamarsi festa. Giacché nelle intenzioni del cardinale Salviati, che si era raccomandato ed espressamente l’aveva fatto scrivere nella pergamena d’invito, doveva essere solo l’occasione per tener compagnia al suo amico e sodale, l’avvocato Prospero Farinacci, giureconsulto e potente tra i potenti romani, che per quella sera aspettava la sentenza del processo contro Beatrice Cenci, suo fratello Giacomo e la matrigna Lucrezia Petroni.

Farinacci aveva speso tutta la sua sapienza nel processo, ma non avrebbe saputo fino all’ultimo se i giudici avessero preso per buona la sua difesa o se, invece, come egli temeva, si sarebbero sottoposti al volere fortissimo di Clemente VIII, pronunciando la condanna.

Insomma quella di palazzo Altaemps s’annunciava piuttosto come una veglia: di gioia o di tragedia.

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Leggiamo il capitolo 20
In questo capitolo la figura di Alceo comincia a diventare attiva, partecipa alla storia senza però per questo diventare centrale. Sarà davvero lui, come gli chiede il Segretario del Duca, a gestire la casa in cui andranno ad abitare Pungiglione e i suoi compagni? E perchè il Duca glielo chiede? Cosa c’è all’origine di tutto questo si capirà alla fine del libro, che nella stesura precedente si  fermava prima dell’entrata in scena di Alceo. Voi cosa ne pensate: il ruolo di Alceo va rafforzato? Alla prossima.
Marco

 

 

Capitolo 20

(dove si racconta di una strana proposta ad Alceo)

 

Non so, caro frate se a voi è mai capitato di trovarvi in siffatta confusione. Vi assicuro che una nebbia così spessa che mi avvolgesse il cervello non l’avevo mai dovuta affrontare. E a nulla sembravano valere i miei miseri tentativi di tirare le somme. Mi ritrovavo da capo a dodici, come usa dirsi: Lupo mi sembrava credibile nel suo racconto, anche perché me ne aveva dato dimostrazione ampia riferendo di Mariolina e di Lena e di Angiolina e del cocchiere. Ed era vero che non aveva l’aria, né i segni, di uno che fosse scampato alle segrete del Castello dell’Angelo. Ma anche Eugenio non mi sembrava mentisse.

Fu di sicuro la nebbia di cui dicevo a farmi trarre ancora una volta la conclusione che i due dovevano far parte della stessa catena. E che poteva essere normale che non si conoscessero, essendo essi parte della stessa regola che prevedeva la massima segretezza sugli adepti della Società. Mi convinsi, dunque, della buona fede di entrambi: Eugenio era stato tratto in inganno dalle voci sull’arresto di Lupo, che non era mai avvenuto e che probabilmente qualcuno aveva messo in giro ad arte.

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I vostri commenti

Mariano da Sassari mi scrive che il titolo del capitolo 18 (dove si racconta come si costruisce una trappola) non è adeguato al contenuto “perché sembra precorrere dei fatti al momento oscuri”. Sono d’accordo con lui. Ne proporrò uno più adeguato. Laura invece entra direttamente nel merito del linguaggio: “Va bene l’uso di una forma un po’ arcaica, ma forse è bene riservarla solo ai dialoghi dei personaggi e non al racconto. Quando si usa la parola “novella”, invece di notizia, si ha un senso di straniamento rispetto allo scorrere del racconto”. Cara Laura, in parte è vero quel che rilevi, ma questo è dovuto al fatto che chi racconta non è un’entità astratta, ma come ho scritto nel primo capitolo si tratta di Alceo. Prometto che ci starò attento. Grazie infine anche a Doriana che ha apprezzato una frase sull’amicizia e la descrizione di alcune scene in cui si parlva di profumi. Alla prossima.
Marco

 

 

Capitolo 19

(dove si racconta dei dubbi di Pungiglione su Lupo)

 

I giorni alla masseria trascorrevano tediosi e sempre più corti. Pungiglione aveva preso l’abitudine di scrivere per qualche ora al giorno. Sentiva il bisogno di raccontare, anche solo a sé stesso, i fatti che in quegli anni avevano così di netto modificato il corso della sua vita.

Si era battuto con la sua famiglia per stabilirsi a Firenze e si trovava a vivere a Roma. Voleva fare lo scultore e ora l’unica attività legata alle arti era quello scrivere che gli placava l’ansia del vivere. Aveva giurato che mai si sarebbe servito della spada per superare gli inciampi che costellano la vita e si era ritrovato spergiuro. Aveva contato su un amico e quell’amico era diventato il suo accusatore. Aveva diffidato di uno sconosciuto che riteneva un nemico e ora quello s’era trasformato in suo amico e protettore.

Era un altro uomo il Pungiglione che ogni giorno attendeva novità e scrutava con malcelata ansia la strada polverosa e solitaria che tra due filari di pini conduceva alla masseria.

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Oggi leggiamo il capitolo 18

Un capitolo breve (appena tre pagine) ma fondamentale per Pungiglione e per il suo futuro. Intorno a sé sente scattare un trappola, ma non riesce a capire da quale direzione arrivi. Fidarsi degli amici anche quando sembra che gli amici ti tradiscano? Sarà questo il primo enigma che Pungiglione sarà chiamato a sciogliere. Uno di voi mi ha scritto che la figura di Eugenio è “troppo scopertamente ambigua”, tanto  (riassumo) da farlo identificare col nemico da cui deve guardarsi Pungiglione. Potrebbe essere così, ma non è detto. Ricordate che le figure ambigue appaiono a bella posta per dar corpo all’intrigo. Alla prossima.

 

 

Capitolo 18

(dove si racconta di come si costruisce una trappola)

 

Trascorse i giorni che seguirono in una calma opaca. S’era imposto di attendere gli sviluppi della situazione e non aveva intenzione di forzare gli avvenimenti. Di Eugenio non sapeva cosa pensare, se potesse o no fidarsi di lui non l’aveva ancora capito. Aveva la sensazione che qualcuno stesse tirando dei fili che potevano finire per strangolarlo. Eugenio era forse uno di questi fili? Al momento, si rispondeva, questo era un dilemma che non era in grado di sciogliere.

Nella masseria era, naturalmente, libero di andare ovunque volesse e di parlare con chiunque. Avrebbe potuto persino, poiché nessuno glielo impediva, allontanarsi da quel luogo, tornare a Roma. Doveva solo sapere, gli diceva Eugenio le volte che lo andava a trovare, che così facendo avrebbe offerto al boia una possibilità in più di mettere mano al suo collo.

Erano visite veloci, durante le quali Eugenio lo metteva al corrente di quel che accadeva a Roma. E quasi mai erano buone novelle. Arresti ed esecuzioni pubbliche erano quotidiani, e non v’era piazza che non fosse costantemente sorvegliata dalle guardie. Eugenio terminava di solito la visita facendosi accompagnare fin sull’aia da Cesira, con la quale si attardava a parlare per un po’. Anzi, aveva notato Pungiglione, in quelle occasioni era lei a parlare ed Eugenio ascoltava con grande attenzione. Come se la donna gli stesse facendo un rapporto.

Un giorno Eugenio arrivò alla masseria sul far della sera. L’ombra d’un grave assillo gli rabbuiava il volto. Prese subito in disparte Pungiglione che, appena chiamato da Cesira, stava per mettersi a tavola.

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Oggi leggiamo il capitolo 17

Complice la neve, molti di voi mi hanno scritto d’aver passato parte del loro tempo casalingo nella lettura dei capitoli arretrati. Ne è venuto fuori che la voglia di conoscere più a fondo il personaggio di Angiolina e di vederlo interagire ancora di più con la storia e con Pungiglione, è abbastanza comune. Lo farò, anche se questo mi costerà un bel po’ di lavoro supplementare, dovendo inventarmi di sana pianta, a breve, un epispodio che la riguarda. Naturalmente dovrà essere attinente al suo ruolo, che forse avrete già intuito, all’interno della Società segreta. Senza tralasciare il filo sottilissimo dei sentimenti che (forse) la lega a Pungiglione. Infine un incoraggiamento a Doriana, che soffre la lettura sul computer, preferendo (come darle torto), il libro di carta. Ha promesso che vincerà la naturale ritrosia nei confronti delle nuove tecnologie e che il suo giudizio sarà severissimo, da perfetta insegnante di lettere. Aspetto con ansia la sua e le altre osservazioni.

 

 

 

Che cos’è “Il romanzo di tutti: un editing collettivo
Ogni domenica, Marco Corrias, giornalista e scrittore, pubblicherà uno o due capitoli del suo romanzo storico, inedito e ancora senza titolo, di cui trovate qui sotto la sinossi. L’intento è quello di coinvolgere voi lettori in una sorta di editing collettivo che porti a una stesura definitiva del romanzo. Funzionerà così: le vostre osservazioni potranno riguardare sia la forma che la sostanza stessa dei vari capitoli. Potrete per esempio suggerire migliori messe a fuoco dei personaggi, chiedere interventi su passaggi particolarmente complessi per la trama, suggerire nuovi intrecci o semplificazioni, chiedere approfondimenti o segnalare errori sul contesto storico che fa da sfondo al romanzo. L’autore, ogni settimana, segnalerà quali suggerimenti sono stati accettati e si impegnerà a inserirli nella stesura definitiva. Se il lavoro andrà a buon fine e verrà pubblicato, nei ringraziamenti finali appariranno i nomi di coloro che hanno contribuito alla realizzazione di quest’opera.

Chi è l’autore Marco Corrias, giornalista e scrittore, è nato in Sardegna e lavora a Roma come inviato al programma Terra! Ha pubblicato tre libri: “Mio figlio Farouk, anatomia di un rapimento” (Rizzoli). “Mino Pecorelli un uomo che sapeva troppo” (Sperling & Kupfer). “Il pozzo Zimmerman. Storia di un minatore dalla luce al buio andata e ritorno” (Demos). Quest’ultimo è presente anche come e-book nella piattaforma Simplicissimus Book Farm.

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Capitolo 17

(dove si racconta la fuga da Roma)

 

 

Quando Pungiglione si affacciò nell’antro oscuro e polveroso, di una polvere nera che copriva ogni cosa, gli si fece subito incontro un cristiano di quasi due metri, largo come tre uomini e con la faccia da bambino.

“Cosa tu vuoi?”, gli disse, e sembrava quel suono più simile a rutto che a linguaggio umano.

Comprese che quell’essere non poteva essere il fabbro. Gli disse quindi senza indugio che voleva parlare con il suo padrone, ma quello se ne restò lì, un muro di carne ansante tra lui e il fondo della spelonca.

“Cosa tu vuoi?”, ripeteva. E avrebbe continuato a ripeterlo per tutto il giorno, o forse fino a quando non gli fosse passato per la mente di maciullarlo, se dal fondo non fosse arrivata una voce robusta e decisa.

“Chi mi cerca, Chi sei?” .

Il rumore del ferro, colpito sull’incudine a cadenza regolare come il tocco di una campana, feriva le orecchie di Pungiglione che aguzzò lo sguardo senza riuscire però a capire chi fosse il proprietario di quella voce.

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Oggi leggiamo i capitoli 15 e 16
Il piccolo sondaggio tra i lettori sul fatto che si debba o no mantenere il nome di Pungiglione, eventualmente sostituendolo col suo vero nome (Carlo degli Argini), si è rivelato un plebiscito (pubblico e privato) a favore di Pungiglione. E pensare che vi avevo chiesto di esprimervi nella segreta speranza che quel nome non fosse adeguato o che, come capitava a me due settimane fa, vi fosse persino cordialmente antipatico. Non che io sia un tipo particolarmente influenzabile, ma diciamo che questa vostra scelta mi ha fatto rinsavire e tornare all’origine, quando dovendo dare un nome a questo personaggio lo inventai avendo in mente gente come Cyrano de Bergerac o il capitano Alatriste. Non doveva essere, ovviamente, nessuno di loro. Ma un uomo libero sì, colto abbastanza senz’essere un intellettuale, capace di difendersi anche con la spada certamente ma restio a usare la violenza. Un duro-tenero, capace di grandi ire, grandi passioni e pudiche dolcezze. La vera sfida sarà quella di scolpire questo personaggio. Voi sorvegliate che la scultura segua l’idea. Se scantono, richiamatemi all’ordine.

 

 

Che cos’è “Il romanzo di tutti: un editing collettivo
Ogni domenica, Marco Corrias, giornalista e scrittore, pubblicherà uno o due capitoli del suo romanzo storico, inedito e ancora senza titolo, di cui trovate qui sotto la sinossi. L’intento è quello di coinvolgere voi lettori in una sorta di editing collettivo che porti a una stesura definitiva del romanzo. Funzionerà così: le vostre osservazioni potranno riguardare sia la forma che la sostanza stessa dei vari capitoli. Potrete per esempio suggerire migliori messe a fuoco dei personaggi, chiedere interventi su passaggi particolarmente complessi per la trama, suggerire nuovi intrecci o semplificazioni, chiedere approfondimenti o segnalare errori sul contesto storico che fa da sfondo al romanzo. L’autore, ogni settimana, segnalerà quali suggerimenti sono stati accettati e si impegnerà a inserirli nella stesura definitiva. Se il lavoro andrà a buon fine e verrà pubblicato, nei ringraziamenti finali appariranno i nomi di coloro che hanno contribuito alla realizzazione di quest’opera.

Chi è l’autore Marco Corrias, giornalista e scrittore, è nato in Sardegna e lavora a Roma come inviato al programma Terra! Ha pubblicato tre libri: “Mio figlio Farouk, anatomia di un rapimento” (Rizzoli). “Mino Pecorelli un uomo che sapeva troppo” (Sperling & Kupfer). “Il pozzo Zimmerman. Storia di un minatore dalla luce al buio andata e ritorno” (Demos). Quest’ultimo è presente anche come e-book nella piattaforma Simplicissimus Book Farm.

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Capitolo 15

(dove si racconta di una chiave misteriosa)

 

Quella notte Pungiglione dormì sonni agitati. Si svegliava di tanto in tanto, gli occhi sbarrati nel buio, le orecchie tese, sicuro che da un momento all’altro sarebbero venuti a prenderlo. Solo all’alba cadde in un sonno profondo.

Lo svegliò il fracasso proveniente dalla cucina. Non capiva se era l’ora del desinare o se quell’ora fosse già trascorsa. Veniva il buio, aveva dormito per tutto il giorno e sentiva un gran vuoto nello stomaco. Scese nella sala, si guardò intorno, tremebondo all’idea che le guardie lo stessero aspettando. Dandosi dell’allocco pensò che se avessero voluto prenderlo avrebbero avuto tutto il tempo e il modo per farlo.

Il solito vociare degli avventori lo rinfrancò. Ne salutò alcuni, rifiutò con un sorriso e un leggero inchino l’invito di un piccolo gruppo ad unirsi a loro e si diresse al suo tavolo. Giacinto, il fratello del padrone della locanda che sovrintendeva alla cucina si avvicinò. Pungiglione gli chiese di portargli qualsiasi cosa, purché fosse già pronta.

Lui lo guardò coi suoi occhi di scrofa, le sopraciglia bianche e folte sulla faccia larga e rosea.

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Giunti alla nona puntata vorrei fare un piccolo bilancio di questa esperienza editoriale condivisa. La prima osservazione è che c’è una notevole differenza numerica tra chi legge ogni settimana i capitoli del libro e chi decide di intervenire per dare consigli sulla struttura stessa o su parti anche minime del romanzo. C’è un motivo preciso, per questo. Molti continuano a scrivermi privatamente e fanno delle osservazioni che sarebbe sbagliato non prendere in considerazione. Pochissimi però entrano nel merito del libro. I più, e per questo mi sembra giusto riportarlo, scrivono per dire che è difficile intervenire su un romanzo a sviluppo settimanale: perché non si conosce (nonostante la sinossi) l’evolversi della trama; perché non si sa come si caratterizzerà un certo personaggio; perché intervenire su una parte quando non si sa come e quanto quella parte inciderà sulle future pagine appare azzardato. Non a caso, mi ha scritto qualcuno, un editor professionale ha bisogno di leggere l’intero libro per poterne valutare le varie componenti: la scrittura, la compattezza della trama, lo spessore dei personaggi.

Sono aspetti che, devo dire, quando è cominciata questa esperienza, non avevo considerato. Perciò ho capito che almeno fino a quando il libro non sarà pubblico per intero, dovrò rassegnarmi a pochi interventi. Tra quelli finora arrivati ve ne segnalo alcuni in ordine sparso.

Il primo è che non si capisce perché alcune parti debbano essere scritte in prima persona da Pungiglione e altre in terza: “Meglio la terza”, scrive Dario P. da Macerata, “perché in questo modo sì dà uniformità al racconto e non si disorienta il lettore. E poi mi sembra più adatto a un romanzo storico”. Obiezione accolta, d’ora in poi sarà tutto in terza persona.

Il secondo viene invece da Italo. Z. di Roma a cui non piace il nome del protagonista. Secondo lui Pungiglione è un nome “troppo lezioso, lungo e poco coinvolgente…” E aggiunge: “Io avrei usato il nome vero, ossia Carlo, anche perché è difficile tenere fede al nomignolo di Pungiglione (più svelto di lingua che di spada) per l’intera durata del libro. Finora mi sembra che la promessa sul personaggio in questa chiave non sia stata mantenuta”.

Mi ha molto colpito questa osservazione e ho trovato che in gran parte corrisponde al vero. Pungiglione nella mia testa nasceva più come uomo di lingua che di spada. Ma mi sono accorto che lo spadaccino, seppur occasionale, mi ha preso la mano, oscurando l’altro lato del protagonista, che in realtà a me piace di più. Chi scrive, però, sa che questo accade spesso. Il carattere del personaggio e le sue azioni in un romanzo dipendono molto più spesso da quel che accade nel romanzo stesso che non da un profilo predefinito. Ormai credo però che il tratto di Pungiglione resterà questo, anche perché mi sembra più attinente a una trama che ha anche bisogno, ogni tanto, d’azione. In quanto al nome, devo dire che Italo mi ha messo una bella pulce nell’orecchio. Ci rifletterò. Alla prossima e…commentate gente, commentate.

 

 

 

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MARCO CORRIAS, giornalista e scrittore, è nato in Sardegna e lavora a Roma come inviato al programma Terra! Ha pubblicato tre libri: “Mio figlio Farouk, anatomia di un rapimento” (Rizzoli). “Mino Pecorelli un uomo che sapeva troppo” (Sperling & Kupfer). “Il pozzo Zimmerman. Storia di un minatore dalla luce al buio andata e ritorno” (Demos). Quest’ultimo è presente anche come e-book nella piattaforma Simplicissimus Book Farm.

 

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Capitolo 13

(Il segreto del Lupo)

 

Fu a quel punto che Pungiglione vide Lupo. Alto, grosso, la barba rossiccia non troppo lunga a incorniciare un viso dall’incarnato chiarissimo. E per finire, inconfondibile anche in una bizzarra città come Roma, un fazzoletto di seta blu stretto alla fronte, entro cui i lunghi cappelli rossi si disponevano in forma di treccia che, aggirando la nuca, scendeva morbida lungo l’ampio torace.

Lupo si diresse verso il tavolo da cui, prontamente, Pungiglione si stava alzando. I due si scambiarono un breve abbraccio, quindi Pungiglione con un ampio gesto del braccio indicò all’amico gli altri commensali. Non ci fu bisogno di presentazioni, dato che Lupo mostrò di conoscere già tutti, anche se dalla sua espressione sembrò trasparire una certa sorpresa, quasi un fastidio, per aver trovato Pungiglione in quella compagnia. Se era vero, però, fece finta di nulla e accettò di buon animo l’invito che Onorio gli rivolse di sedere con loro. Trascorsero così circa un’ora, bevendo moscato passito e parlando con Onorio e gli altri di facezie. Quindi Lupo fece capire a Pungiglione che per lui poteva bastare e si alzò. Pungiglione fece altrettanto e i due salutarono la compagnia.

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Capitolo 12

(Pungiglione arriva a Roma)


“È strano, non ho mai sentito parlare di questi accadimenti. E sì che molti sono stati gli ospiti provenienti da Firenze in questi anni”.

Pungiglione ripose la penna. Si massaggiò la mano affaticata da tre ore ininterrotte di scrittura. Quell’esercizio dello scrivere e raccontare allo stesso tempo, era molto più faticoso che lavorare un blocco di marmo. Anche se ormai da tempo aveva rinunciato alla scultura. Là dov’era diretto coi suoi compagni, avrebbe portato a termine il libro che aveva cominciato a scrivere sotto gli occhi di Alceo. E altri ne avrebbe scritto.

“Non hai da stupirti più che tanto”, rispose Pungiglione. “Di quelle giornate memorabili, in realtà è rimasta pochissima memoria. Le scritte, appena apparivano, venivano cancellate. Le guardie controllavano i punti più esposti; in alcuni casi, si dice, riuscirono a sorprendere persino gli autori: studenti, per lo più, ma anche qualche rampollo di nobile casata e finanche insospettabili nobildonne. E purtroppo non si ebbe mai notizia di processi. Non ve ne fu bisogno. Ancora oggi, di tanto in tanto, l’Arno restituisce le ossa di quegli entusiasti”.

“Tutto finì, dunque?”, chiese Alceo.

“Solo all’apparenza. Quello straordinario motto di ribellione sembrò scomparire per alcuni anni, in realtà coloro che ne erano i promotori operarono nel segreto più assoluto per dargli forme nuove e dotarlo di maggiori energie.

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Leggiamo i capitoli 10 e 11

Una setta misteriosa appare sulla scena. Pungiglione ne viene coinvolto. Il mistero che porterà al grande intrigo comincia da qui. Buona lettura a tutti, e grazie a coloro che mi scrivono e che si stanno appassionando alla storia. Marco.

 

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Capitolo 10

 

Stavano camminando lungo un sentiero che costeggiava un corso d’acqua. Potrebbe essere l’Arno, pensò. Ma la possibilità che si trattasse di un torrente dei tanti che si riversavano nel grande fiume, non poteva essere esclusa. Avevano viaggiato a lungo, un’ora, forse due. Calcolarlo gli era difficile. Bendati, al chiuso di un biroccio, era quasi impossibile rendersi conto del tempo e del tragitto. Dovevano aver attraversato la città perché il rumore delle ruote sul selciato era stato costante.

Poi Priapone, tenendolo per un gomito, l’aveva aiutato a scendere dal carro e ora lo guidava lungo quel sentiero. Marciarono per pochi minuti sentendo il terreno molliccio sotto i calzari. Salirono cinque gradini e d’improvviso l’odore che fino ad allora l’aveva accompagnato si trasformò: muffa. Capì subito che stavano percorrendo un cunicolo poiché, oltre all’inconfondibile odore, ora il loro camminare produceva un’eco costante.

Pungiglione aveva contatto poco più di quattrocento passi, quando Priapone gli fece capire di fermarsi. Aspettarono in piedi alcuni minuti. Gli fu tolta la benda, Pungiglione restò immobile. Gli occhi ci misero un po’ ad abituarsi alla luce.

La grande sala in cui si trovavano era ben illuminata. Non meno di quindici torce ardevano nelle mani degli incappucciati che formavano il cerchio, al centro del quale si trovava Pungiglione.

Vestivano tutti una lunga tonaca bianca.

Sul petto, a ricamo rosso, un libro aperto.

Sulla pagina di destra un triangolo formato da tre scritte: Homo-Teredo-Sapientia.

Su quella di sinistra, un insetto che Pungiglione riconobbe come un tarlo (il teredo della scritta) sbucava, anch’esso a ricamo, dalla pagina bianca.

Gli giunse una voce, proveniente da uno degli incappucciati che inizialmente Pungiglione non riuscì a individuare.

“Ti starai chiedendo chi siamo e perché abbiamo voluto incontrarti. Te lo diremo tra breve. Non è nostra usanza incontrare qualcuno su cui nessuno di noi ha certezze. Ma questo è un caso speciale. Chi ha raccomandato il tuo nome si dice convinto che tu possa far parte di questa fratellanza…”

Chi parlava era un incappucciato alla sua destra, Pungiglione istintivamente gli si rivolse.

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Leggiamo il capitolo 9

Pungiglione si innamora, ma è un amore destinato per ora a non essere ricambiato. E così tra tristezze e bevute solitarie, un oste gli fa una proposta che gli cambierà l’esistenza.

 

IL ROMANZO DI TUTTI: UN EDITING COLLETTIVO Ogni domenica, Marco Corrias, giornalista e scrittore, pubblicherà uno o due capitoli del suo romanzo storico, inedito e ancora senza titolo, di cui trovate qui sotto la sinossi. L’intento è quello di coinvolgere voi lettori in una sorta di editing collettivo che porti a una stesura definitiva del romanzo. Funzionerà così: le vostre osservazioni potranno riguardare sia la forma che la sostanza stessa dei vari capitoli. Potrete per esempio suggerire migliori messe a fuoco dei personaggi, chiedere interventi su passaggi particolarmente complessi per la trama, suggerire nuovi intrecci o semplificazioni, chiedere approfondimenti o segnalare errori sul contesto storico che fa da sfondo al romanzo. L’autore, ogni settimana, segnalerà quali suggerimenti sono stati accettati e si impegnerà a inserirli nella stesura definitiva. Se il lavoro andrà a buon fine e verrà pubblicato, nei ringraziamenti finali appariranno i nomi di coloro che hanno contribuito alla realizzazione di quest’opera.

MARCO CORRIAS, giornalista e scrittore, è nato in Sardegna e lavora a Roma come inviato al programma Terra! Ha pubblicato tre libri: “Mio figlio Farouk, anatomia di un rapimento” (Rizzoli). “Mino Pecorelli un uomo che sapeva troppo” (Sperling & Kupfer). “Il pozzo Zimmerman. Storia di un minatore dalla luce al buio andata e ritorno” (Demos). Quest’ultimo è presente anche come e-book nella piattaforma Simplicissimus Book Farm.

 

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Capitolo 9

 

Giacomo riprendeva pian piano conoscenza. Gian Francesco, che sembrava conoscere il suo male, con una mano gli stringeva la lingua per tenerla fuori dalla bocca. Fin da ragazzo gli avevano insegnato che il pericolo maggiore per il mal caduco di cui soffriva il cugino era che questi, durante le convulsioni, si mordesse la lingua o che la ingoiasse finendo così col soffocare.

Gian Francesco fece un cenno con la mano in direzione di Pungiglione per rassicurarlo. Il respiro di Giacomo era tornato quasi regolare.

Pungiglione si avvicinò alla donna che stava rialzandosi.

“Chi erano, li conoscete?”, le chiese.

“Bagasce in ermellino”, rispose Angiolina.

Pungiglione mostrò di non comprendere cosa intendesse dire.

“Bagasce in ermellino, figli di figli di preti”, ripeté la donna, ancora più enigmatica, mentre si metteva a sedere sui gradini di pietra della casupola, il petto generoso ancora ansimante.

Pungiglione fece qualche passo nella sua direzione, cercando di interpretarne le parole. Era bella, negli occhi una luce che sembrava illuminare tutto ciò su cui posava lo sguardo. E fiera, d’una fierezza che si intuiva dovuta alla nascita, ma anche a quel che la vita poi le aveva riservato.

Angiolina, però, non aveva alcuna intenzione di continuare la conversazione. Sollevò la testa e guardando in faccia i suoi salvatori disse semplicemente: “Vi devo la vita, a quanto pare. E dunque grazie”.

Gian Francesco che si era intanto avvicinato disse con una certa malizia: “Forse quei quattro non volevano la vostra vita”.

Angiolina sorrise, ma era un sorriso cupo, che contrastava con l’allegria che sembrava emanare naturalmente dal suo essere : “Forse”.

Pungiglione osservava la donna. La belva ferita che poco prima lottava con furia contro i suoi aggressori, s’era acquietata. Sembrava ora più interessata a capire chi fossero i suoi salvatori. Si accorse a sua volta dello sguardo indagatore del giovane uomo. La scrutava, ma non v’era nulla di sconveniente in questo. Non doveva essere di molto più giovane di lei. Il suo volto dai tratti regolari lasciava traspariva un’innocenza che la inquietò. Come può un uomo, avere fattezze così delicate, una simile grazia e intanto tirar di spada a quel modo? V’erano, in colui che l’aveva salvata, la forza e la temerarietà dell’uomo, la gentilezza del fanciullo. Quell’attimo, quel pensiero, decise della vita di Pungiglione.

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Categorie: Il romanzo di tutti: un editing collettivo