Giunti alla nona puntata vorrei fare un piccolo bilancio di questa esperienza editoriale condivisa. La prima osservazione è che c’è una notevole differenza numerica tra chi legge ogni settimana i capitoli del libro e chi decide di intervenire per dare consigli sulla struttura stessa o su parti anche minime del romanzo. C’è un motivo preciso, per questo. Molti continuano a scrivermi privatamente e fanno delle osservazioni che sarebbe sbagliato non prendere in considerazione. Pochissimi però entrano nel merito del libro. I più, e per questo mi sembra giusto riportarlo, scrivono per dire che è difficile intervenire su un romanzo a sviluppo settimanale: perché non si conosce (nonostante la sinossi) l’evolversi della trama; perché non si sa come si caratterizzerà un certo personaggio; perché intervenire su una parte quando non si sa come e quanto quella parte inciderà sulle future pagine appare azzardato. Non a caso, mi ha scritto qualcuno, un editor professionale ha bisogno di leggere l’intero libro per poterne valutare le varie componenti: la scrittura, la compattezza della trama, lo spessore dei personaggi.
Sono aspetti che, devo dire, quando è cominciata questa esperienza, non avevo considerato. Perciò ho capito che almeno fino a quando il libro non sarà pubblico per intero, dovrò rassegnarmi a pochi interventi. Tra quelli finora arrivati ve ne segnalo alcuni in ordine sparso.
Il primo è che non si capisce perché alcune parti debbano essere scritte in prima persona da Pungiglione e altre in terza: “Meglio la terza”, scrive Dario P. da Macerata, “perché in questo modo sì dà uniformità al racconto e non si disorienta il lettore. E poi mi sembra più adatto a un romanzo storico”. Obiezione accolta, d’ora in poi sarà tutto in terza persona.
Il secondo viene invece da Italo. Z. di Roma a cui non piace il nome del protagonista. Secondo lui Pungiglione è un nome “troppo lezioso, lungo e poco coinvolgente…” E aggiunge: “Io avrei usato il nome vero, ossia Carlo, anche perché è difficile tenere fede al nomignolo di Pungiglione (più svelto di lingua che di spada) per l’intera durata del libro. Finora mi sembra che la promessa sul personaggio in questa chiave non sia stata mantenuta”.
Mi ha molto colpito questa osservazione e ho trovato che in gran parte corrisponde al vero. Pungiglione nella mia testa nasceva più come uomo di lingua che di spada. Ma mi sono accorto che lo spadaccino, seppur occasionale, mi ha preso la mano, oscurando l’altro lato del protagonista, che in realtà a me piace di più. Chi scrive, però, sa che questo accade spesso. Il carattere del personaggio e le sue azioni in un romanzo dipendono molto più spesso da quel che accade nel romanzo stesso che non da un profilo predefinito. Ormai credo però che il tratto di Pungiglione resterà questo, anche perché mi sembra più attinente a una trama che ha anche bisogno, ogni tanto, d’azione. In quanto al nome, devo dire che Italo mi ha messo una bella pulce nell’orecchio. Ci rifletterò. Alla prossima e…commentate gente, commentate.
Ogni domenica, Marco Corrias, giornalista e scrittore, pubblicherà uno o due capitoli del suo romanzo storico, inedito e ancora senza titolo, di cui trovate qui sotto la sinossi. L’intento è quello di coinvolgere voi lettori in una sorta di editing collettivo che porti a una stesura definitiva del romanzo. Funzionerà così: le vostre osservazioni potranno riguardare sia la forma che la sostanza stessa dei vari capitoli. Potrete per esempio suggerire migliori messe a fuoco dei personaggi, chiedere interventi su passaggi particolarmente complessi per la trama, suggerire nuovi intrecci o semplificazioni, chiedere approfondimenti o segnalare errori sul contesto storico che fa da sfondo al romanzo. L’autore, ogni settimana, segnalerà quali suggerimenti sono stati accettati e si impegnerà a inserirli nella stesura definitiva. Se il lavoro andrà a buon fine e verrà pubblicato, nei ringraziamenti finali appariranno i nomi di coloro che hanno contribuito alla realizzazione di quest’opera.
MARCO CORRIAS, giornalista e scrittore, è nato in Sardegna e lavora a Roma come inviato al programma Terra! Ha pubblicato tre libri: “Mio figlio Farouk, anatomia di un rapimento” (Rizzoli). “Mino Pecorelli un uomo che sapeva troppo” (Sperling & Kupfer). “Il pozzo Zimmerman. Storia di un minatore dalla luce al buio andata e ritorno” (Demos). Quest’ultimo è presente anche come e-book nella piattaforma Simplicissimus Book Farm.
Per leggere la sinossi clicca qui.
Per leggere i capitoli precedenti vai a Categorie: Il romanzo di tutti: un editing collettivo.
Capitolo 13
(Il segreto del Lupo)
Fu a quel punto che Pungiglione vide Lupo. Alto, grosso, la barba rossiccia non troppo lunga a incorniciare un viso dall’incarnato chiarissimo. E per finire, inconfondibile anche in una bizzarra città come Roma, un fazzoletto di seta blu stretto alla fronte, entro cui i lunghi cappelli rossi si disponevano in forma di treccia che, aggirando la nuca, scendeva morbida lungo l’ampio torace.
Lupo si diresse verso il tavolo da cui, prontamente, Pungiglione si stava alzando. I due si scambiarono un breve abbraccio, quindi Pungiglione con un ampio gesto del braccio indicò all’amico gli altri commensali. Non ci fu bisogno di presentazioni, dato che Lupo mostrò di conoscere già tutti, anche se dalla sua espressione sembrò trasparire una certa sorpresa, quasi un fastidio, per aver trovato Pungiglione in quella compagnia. Se era vero, però, fece finta di nulla e accettò di buon animo l’invito che Onorio gli rivolse di sedere con loro. Trascorsero così circa un’ora, bevendo moscato passito e parlando con Onorio e gli altri di facezie. Quindi Lupo fece capire a Pungiglione che per lui poteva bastare e si alzò. Pungiglione fece altrettanto e i due salutarono la compagnia.
Leggi di più..
Categorie:
Il romanzo di tutti: un editing collettivo