Ho un libro in testa

Categoria: La cassetta degli attrezzi

Nella “Cassetta degli attrezzi” di Davide Musso oggi c’è l’esordiente che ha colpito Alice Munro.

Trasparenze di Davide Musso

LA CASSETTA DEGLI ATTREZZI Letture, scritture, lavoro editoriale
“Le relazioni rendono la vita degna di essere vissuta”

di Davide Musso

L’esordio di Deborah Willis, autrice canadese classe 1982, ha colpito Alice Munro (“La gamma emotiva e la profondità di queste storie, la chiarezza e l’abilità compositiva sono stupefacenti”) e non può lasciare indifferenti: “Svanire” (Del Vecchio) raccoglie 14 racconti affilati come schegge su gente che scompare lasciandosi tutto alle spalle, su amori che si sfilacciano, su incomprensioni tra padri e figli e così via. Un libro che anche Paolo Cognetti ha segnalato tra i migliori usciti negli ultimi tempi.

foto di Darshan Stevens

I tuoi racconti hanno a che fare con chi sparisce, con le persone che non ci sono più, ma anche con il dolore di chi resta. Perché hai deciso di lavorare proprio su questo tema?

Non è che abbia deciso di lavorare sul tema della sparizione – mi sono ritrovata a lavorarci senza rendermene conto. Il mio editor ha sottolineato che tutti i miei racconti sembravano avere a che fare con questo argomento, ed è a quel punto che abbiamo deciso il titolo. Mi ricordo di essermi sorpresa perché io ho semplicemente scritto, in un periodo di sei anni, senza pensare a come le storie sarebbero state insieme. Non sono sicura che il soggetto mi interessasse tanto all’epoca, e mi interessa poco ora. Credo di aver lavorato su queste particolari ansie mentre scrivevo il libro. Mi piace pensare che la scrittura porti a una trasformazione, per lo scrittore e, in alcuni casi speciali, per il lettore. Credo che scrivere di determinate paure o dubbi o preoccupazioni possa forse alterarli, o permettere allo scrittore di conviverci con maggiore serenità. Leggi di più..

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Nella nuova puntata de La cassetta degli attrezzi di Davide Musso c’è un’intervista a Marianna Martino.
Davide lavora come editor. Ha pubblicato, tra l’altro, la raccolta di racconti Vita di traverso, finalista al Premio Tondelli 2009. Scrive di libri su “Blow Up”, “Pulp”, e cura la webzine letteraria “le parole necessarie”.

Ghost Trees di Davide Musso

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Zandegù ricomincia dalla fine del mondo

di Davide Musso

Ho deciso che, visti i tempi che corrono, quando nasce una nuova casa editrice bisogna festeggiare (d’accordo, dipende dalla casa editrice…), ma quando una casa editrice, addirittura, rinasce, e per di più con un progetto originale ed effervescente, be’, converrete che le scuse per fare festa non mancano.

Ecco a voi, dunque, la versione 2.0 di Zandegù, che da editore cartaceo di narrativa surreale (forse l’unico in Italia, con titoli come Malinverno di Fabio Lubrano o Posa ’sto libro e baciami a cura di Ivano Bariani), riparte in questi giorni come editore elettronico di reportage narrativi e manuali, e lo fa con un ebook gratuito dedicato a chi si prepara… alla fine del mondo. Sperando che le previsioni dei catastrofisti non si avverino, come ci racconta con l’ironia che da sempre la contraddistiungue Marianna Martino, la giovanissima e vulcanica editrice.

Marianna, Zandegù rinasce dopo un periodo di stop. Ricordaci perché sei stata costretta a chiudere la versione 1.0 della casa editrice (quali sono state le principali difficoltà che avete incontrato?), cos’è accaduto nel frattempo, e com’è strutturato il nuovo progetto.

Zandegù cartacea è stata, per cinque favolosi anni, uno dei pilastri della narrativa surreale in Italia. Certo non una scelta di genere mainstream! È questa è stata sicuramente una difficoltà. Un altro ostacolo, che però sarebbe meglio chiamare “enorme montagna vicina parente del K2”, è stata la distribuzione nelle librerie: a fronte di un buon lavoro di ufficio stampa, coordinarsi con la distribuzione in modo che i nostri titoli fossero effettivamente a scaffale quando usciva una recensione (ma anche quando non usciva!), è stato impossibile. Poi va specificato che il nostro distributore non credeva, almeno a mio parere, nel nostro progetto: il fatto non scontato che io fossi giovane e donna probabilmente per lui non era sinonimo di credibilità. Quindi sì, la difficoltà maggiore era la nostra invisibilità in libreria. Leggi di più..

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La nuova puntata de La cassetta degli attrezzi di Davide Musso è dedicata al romanzo Sofia si veste sempre di nero di Paolo Cognetti (minimum fax). Davide lavora come editor. Ha pubblicato, tra l’altro, la raccolta di racconti Vita di traverso, finalista al Premio Tondelli 2009. Scrive di libri su “Blow Up”, “Pulp”, e cura la webzine letteraria “le parole necessarie”.

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di Davide Musso

Da piccolo amavo il libro che vedete nella foto qui sopra. Sarà che sono sempre stato curioso e un po’ timido, e lui era il compagno perfetto: mi portava per mano dentro ai meccanismi di ciò che mi stava intorno, aveva delle risposte, senza costringermi a difficili interazioni umane.
Temo che entrambe le caratteristiche mi siano rimaste appiccicate addosso come la colla di un cerotto usato, e ancora oggi mi sforzo, per quanto possibile, di capire come funziona quello che mi capita di vivere (quanto alle interazioni umane… chettelodicoaffare, per citare una pellicola di qualche anno fa).

E questo vale, a volte, anche per i libri che leggo. Come nel nuovo di Paolo Cognetti Sofia si veste sempre di nero (minimum fax): la pagina dei ringraziamenti, la prima che cerco in ogni nuova lettura, collega a una persona reale ognuno dei racconti/capitoli che compongono questo libro toccante e singolare, un romanzo a mosaico che segue le sorti della protagonista saltando nel tempo e nello spazio, cambiando continuamente i punti di vista. Leggi di più..

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La nuova puntata de La cassetta degli attrezzi di Davide Musso è dedicata al romanzo Agosto, ottobre di Andrés Barba (Mondadori). Davide lavora come editor. Ha pubblicato, tra l’altro, la raccolta di racconti Vita di traverso, finalista al Premio Tondelli 2009. Scrive di libri su “Blow Up”, “Pulp”, e cura la webzine letteraria “le parole necessarie”.

real socialism on the beach (croatia 2012). Foto di Davide Musso

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di Davide Musso

Il sole caldo, il sapore del sale che taglia le labbra.

E i bambini vocianti, i venditori di coccobello, i panini alla sabbia, le vespe come kamikaze, la crema solare protezione cinquanta da spalmarti addosso prima di rifugiarti all’ombra di quell’unico striminzito pino marittimo che, a guardarlo bene, in realtà sembra più un cespuglio di rosmarino sotto al quale – forse – riuscirai a rintanarti strisciando.

Io il mare lo odio. Leggi di più..

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Davide Musso ci racconta il romanzo Versilia Rock City e intervista l’autore, Fabio Genovesi (che presenterà il libro venerdì 11 maggio alle 16 presso lo spazio IBS al Salone del libro di Torino).
Eccoci alla decima puntata de
La cassetta degli attrezzi di Davide Musso. Davide lavora come editor. Ha pubblicato, tra l’altro, la raccolta di racconti Vita di traverso, finalista al Premio Tondelli 2009. Scrive di libri su “Blow Up”, “Pulp”, e cura la webzine letteraria “le parole necessarie”.

 

Fabio Genovesi. In alto, foto di Davide Musso.

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di Davide Musso

Sono diventato un fan di Fabio Genovesi quando ho letto Esche vive, il suo secondo romanzo uscito per Mondadori lo scorso anno. Fabio – lo chiamo per nome non solo perché lo conosco di persona, ma anche per farvi capire che sono sfacciatamente di parte – ha la capacità di costruire storie dove i personaggi respirano, nel senso che sono così vivi da sembrarti veri, e pagina dopo pagina va a finire che ti ci affezioni. E poi riesce a farti ridere ma anche piangere (oddio piangere, io non piango dall’89, ma ci siamo capiti) ed è un dono raro.

Per farla breve, quando Mondadori di recente ha deciso di ripubblicare Versilia Rock City, il suo primo romanzo uscito in origine per Transeuropa, mi ci sono buttato a pesce. E il libro non ha deluso le aspettative: anche qui la Toscana dolceamara di provincia, e nella fattispecie il Forte Dei Marmi dove Fabio vive, un posto che d’inverno è deserto quanto il Sahara e d’estate viene preso d’ostaggio dai turisti (negli ultimi anni, poi, ai classici milanesi si sono aggiunti i russi, che hanno letteralmente comprato il paese); e anche qui i personaggi vinti ma non arresi che popolano le storie di Genovesi, capaci di guizzi inaspettati: da Mario, ex dj di successo barricato in casa che riesce a salvare una pornodiva via mail, a suo zio Nello, l’ex tossico del paese in cerca di riscatto, a Roberta ingrigita nella sua routine da avvocato che si risveglia all’improvviso, fino a Renato, emigrato al nord dove organizza finti viaggi esotici per chi non se li può permettere.

Il tutto condito con frasi che valgono il prezzo del biglietto, come: “Io, come tutti i bambini, non sapevo un cazzo. Di quanto sono lunghi e insieme corti gli anni, e complicate le storie delle persone”.

Avevo chiesto a Fabio due parole sulla lavorazione e rilavorazione del romanzo, dato che per la nuova edizione ci ha rimesso mano, e ne è venuta fuori una vera e propria intervista.

Com’è nato Versilia Rock City?
Per quasi quindici anni ho mandato miei scritti a varie case editrici, e non è che ricevevo dei no, proprio non ricevevo risposta. Però non insistevo a far girare la solita cosa, col tempo andavo avanti e scrivevo nuovi racconti nuovi romanzi. L’ultimo è stato appunto Versilia Rock City, mi ci sono voluti tre anni mentre facevo vari lavori, giardiniere cameriere aiuto bagnino traduttore guida turistica e quant’altro. Quindi l’ho scritto quasi sicuro che non l’avrebbe mai letto nessuno. C’erano persone, c’erano vite, situazioni, realtà passate e presenti in questa terra che secondo me andavano raccontate. Perché tutti pensano di conoscere la Versilia, ci sono stati o passati o hanno amici che ci vengono in vacanza. Ma conoscono solo il lato buono, quello corto e sfavillante dell’estate. Io volevo raccontare l’altro lato, preponderante e sconosciuto, che è diversissimo e pieno di materiale narrativo. Leggi di più..

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Eccoci alla nona puntata de La cassetta degli attrezzi. Davide Musso lavora come editor. Ha pubblicato, tra l’altro, la raccolta di racconti Vita di traverso, finalista al Premio Tondelli 2009. Scrive di libri su “Blow Up”, “Pulp”, e cura la webzine letteraria “le parole necessarie”.
Davide è qui con noi su Hounlibrointesta il mercoledì, una volta al mese. Per leggere le puntate precedenti vai a Categorie: La cassetta degli attrezzi.

LA CASSETTA DEGLI ATTREZZI Letture, scritture, lavoro editoriale
di Davide Musso

La linea sottile tra amore e ossessione
Quando la fortuna di un libro passa di bocca in bocca conviene stare all’erta: se qualcuno dopo aver finito una storia prova il desiderio di consigliarne la lettura, allora potrebbe trattarsi di un libro speciale. A me è capitato di recente.

Una mia collega per arrivare in ufficio prende il treno ogni giorno: una trentina di minuti all’andata e altrettanti al ritorno, salvo ritardi. Una mattina, con il primo caffè in mano, mi dice: “Sto leggendo un libro che mi ha prestato X, la mia amica del treno”. (Da quanto ho capito, il mondo dei pendolari su media distanza è fatto di persone che si incontrano esclusivamente su quel dato treno, e molto spesso nello stesso vagone: un microcosmo dove, viaggio dopo viaggio, nascono amicizie, si sclerotizzano odi, sbocciano amori.) Dice la collega: “Secondo me ti piacerebbe”, e me lo porge: La casa di carta, di Carlos María Domínguez, Sellerio. Leggo le prime righe e paf!, quello che si dice un attacco fulminante:

“Nella primavera del 1998 Bluma Lennon comprò in una libreria di Soho una vecchia edizione delle poesie di Emily Dickinson e, arrivata alla seconda poesia, al primo incrocio, fu investita da un’automobile. I libri cambiano il destino delle persone”.

Impossibile smettere (anche perché è un librino di un’ottantina di pagine e si legge in un soffio): non vi rovino nessuna sorpresa se vi anticipo che Bluma Lennon, docente di ispanistica a Cambridge, in seguito a quell’incidente muore. Il suo sostituto all’università un giorno riceve per posta un pacco indirizzato a Bluma: una copia di La linea d’ombra di Joseph Conrad piuttosto rovinata, coperta di quelli che sembrano essere resti di calce e cemento, e una dedica scritta dalla stessa Bluma. Il professore decide di scoprire chi abbia deciso di restituirle quel libro e perché, e ci porta con sé dall’Inghilterra a Buenos Aires e da lì a Montevideo, in Uruguay, sulle tracce di un bibliomane piuttosto eccentrico di nome Carlos Brauer. Un vero e proprio viaggio nel mondo dei libri e di chi li ama tanto da esserne ossessionato. Leggi di più..

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Eccoci all’ottava puntata de La cassetta degli attrezzi. Davide Musso lavora come editor. Ha pubblicato, tra l’altro, la raccolta di racconti Vita di traverso, finalista al Premio Tondelli 2009. Scrive di libri su “Blow Up”, “Pulp”, “Terre di mezzo-street magazine”, e cura la webzine letteraria “le parole necessarie”.
Davide è qui con noi su Hounlibrointesta il mercoledì, una volta al mese.

 

 

 

LA CASSETTA DEGLI ATTREZZI Letture, scritture, lavoro editoriale
di Davide Musso

Le cose vanno male? Insisti.
In questi giorni sono di cattivo umore. Nervoso. Irascibile. Piuttosto che subire i rumori della vita attorno a me, preferisco lavorare con la musica ad alto volume sparata direttamente nelle orecchie. Al momento mi sono infilato dritto dritto nel tunnel degli anni 80: Cyndi Lauper, Enola Gay, Bronsky Beat. Rendetevi conto.

Passerà.

 

Lo scoramento cosmico capita, tanto per parafrasare un famoso adagio, e in fondo basta aspettare, con pazienza, che il vento cambi. E magari consolarsi con chi sta peggio. Gli scrittori, per esempio: di recente mi sono imbattuto in un paio di pezzi che mi hanno regalato, ciascuno a suo modo, una boccata d’aria fresca. Il primo: un’intervista a Gabriel García Márquez realizzata qualche anno fa ma solo di recente pubblicata in Italia (Lo scrittore nel labirinto di ogni giorno, Perrone).

A un certo punto il Nobel colombiano racconta che, scrivendo Cent’anni di solitudine, è stato costretto a lavorare d’accetta: “Ho dovuto eliminare un’intera generazione perché non avevo soldi. Mi accorsi che con quel libro non riuscivamo a reggere oltre, perché la casa ci stava crollando addosso… Mia moglie Mercedes stava diventando matta: diciotto mesi incollato alla sedia. Ci impegnammo perfino la macchina, tutto. Mia moglie, di fatto, doveva soldi perfino al prete e si era già impegnata tutto quello che c’era in casa”.

E poi il passaggio migliore: “Prima di Cent’anni di solitudine, gli unici lettori che avevo erano i miei amici. Ero già autore di cinque libri che non aveva letto nessuno al di fuori della mia famiglia”.

Parole che fanno bene al cuore. (Certo poi con Gabo la ruota è girata e le cose sono andate come sono andate, ma insomma).

 

Il secondo pezzo, invece, è uscito su Internazionale e porta la firma di Josh Rolnick, un giovane autore americano che ha appena pubblicato il suo primo libro, “frutto di 13 anni di lavoro” e di una quantità di rifiuti da parte delle riviste cui andava proponendo i suoi racconti. Il segreto di Rolnick? “Insisti”. E prova ad andare ogni giorno un po’ più in là: “Quello che dovevo fare… era cercare di diventare più bravo – di migliorare come scrittore”.

 

 

 

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Eccoci alla settima puntata de La cassetta degli attrezzi. Davide Musso lavora come editor. Ha pubblicato, tra l’altro, la raccolta di racconti Vita di traverso, finalista al Premio Tondelli 2009. Scrive di libri su “Blow Up”, “Pulp”, “Terre di mezzo-street magazine”, e cura la webzine letteraria “le parole necessarie”.
Davide è qui con noi su Hounlibrointesta il mercoledì, una volta al mese.

 

 

 

 

LA CASSETTA DEGLI ATTREZZI Letture, scritture, lavoro editoriale
di Davide Musso


Il dovere di complicare il racconto

“Quando fai lo scrittore non puoi e non devi mai dire ‘sono stanco’. Non devi, non puoi”.

Tempo fa ho intervistato Fabio Genovesi, autore di Esche Vive, uno dei romanzi che più ho amato lo scorso anno, e lui rispondendo alla prima domanda se ne esce con questa cosa. Il senso è chiaro: con tutti i lavori che ha fatto per campare (“cameriere, guida turistica, raccatta palle in un tennis club, portatore di spese a domicilio, montatore e smontatore di stabilimenti balneari, giardiniere, apprendista idraulico”) Fabio ha capito che potersi dedicare alla scrittura è un privilegio, quindi bando alle lamentazioni.

Eppure non è sempre così, anzi: gli scrittori si lamentano un sacco. E lo hanno sempre fatto, come sottolinea Zadie Smith nel suo Perché scrivere pubblicato di recente da minimum fax:

 

Poveri scrittori del ventunesimo secolo. È tipico degli scrittori di tutti i secoli autocommiserarsi e pensare che la loro situazione, qualunque sia, non abbia eguali. (…) È più difficile scrivere oggi di quanto lo fosse un tempo? Abbiamo motivi particolari per lamentarci? Ci sembra di sì: Melville aveva un sacco di grane con i suoi editori, ma non si trovava a fronteggiare l’imminente scomparsa del diritto d’autore; Keats è stato bersaglio degli strali di parecchi critici, ma non ha mai dovuto vedersela con metà di internet che gli dava del coglione; Emily Brontë ha faticato a trovare un pubblico, ma non era in competizione con l’industria dell’intrattenimento globale (…)

 

Che tempi grami. C’è poco da stare allegri, vero? Però, prosegue Zadie:

 

… se uno comincia a fare un po’ di ricerche, a origliare negli archivi, si ritrova in una sala riecheggiante di lamentele. Perché gli scrittori si sentono sempre trascurati. Rimpiangono sempre una mitica età dell’oro, appena passata, in cui potevano essere scrittori nel senso nobile del termine, o quanto meno in un senso più nobile. Pope rimpiangeva l’epoca di Orazio. Henry James rimpiangeva l’epoca di Jane Austen. Noi scrittori del ventunesimo secolo idealizziamo disperatamente il modernismo (…). Eppure anche Virginia Woolf, vissuta durante quello straordinario periodo, provava la stessa forma di ‘invidia storica’”.

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Eccoci alla sesta puntata de La cassetta degli attrezzi. Davide Musso lavora come editor. Ha pubblicato, tra l’altro, la raccolta di racconti Vita di traverso, finalista al Premio Tondelli 2009. Scrive di libri su “Blow Up”, “Pulp”, “Terre di mezzo-street magazine”, e cura la webzine letteraria “le parole necessarie”.
Davide è qui con noi su Hounlibrointesta il mercoledì, una volta al mese.

 

 

 

 

LA CASSETTA DEGLI ATTREZZI Letture, scritture, lavoro editoriale
di Davide Musso


Già sapete che sono un acquirente compulsivo di libri. Un vizio che spesso mi porta ad agire d’istinto, in preda a una forza oscura che non riesco a controllare. L’ultima volta m’è capitato da Giufà, una bella libreria/caffetteria di Roma: ero in cassa per pagare un paio di birre e l’occhio (leggermente appannato dall’alcol, lo confesso) m’è caduto su uno smilzo libretto di cui al momento non ho colto l’autore, ma soltanto la frase riportata in copertina, che mi ha colpito al cuore:

 

“Leggere è protestare contro le ingiustizie della vita, così come scrivere. Chi cerca nella finzione ciò che non ha, dice, senza la necessità di dirlo, e forse senza saperlo, che la vita così com’è non è sufficiente a soddisfare la nostra sete di assoluto. E che dovrebbe essere migliore.”

 

Uscito dalla libreria con il mio piccolo grande tesoro tra le mani, mi sono reso conto di aver appena comprato Elogio della letteratura e della finzione di Mario Vargas Llosa, ovvero il discorso che lo scrittore peruviano tenne un paio d’anni fa quando ricevette il Nobel per la letteratura. Il libriccino in Italia è pubblicato da Einaudi ma se masticate le lingue potete leggerlo anche online, e merita la vostra attenzione. Ecco qualche assaggio:

 

[a undici anni] “La mia salvezza fu leggere, leggere buoni libri, rifugiarmi in quei mondi dove vivere era esaltante, intenso, un’avventura dopo l’altra, dove potevo sentirmi libero e tornavo a essere felice. E fu scrivere, di nascosto, come chi si concede a un vizio inconfessabile, a una passione proibita. La letteratura smise di essere un gioco. Si trasformò in un modo di resistere alle avversità, di protestare, di ribellarmi, di scappare dall’intollerabile, la mia ragione di vita.”

 

“Sebbene mi costi molto lavoro, e mi faccia sudare sette camicie e, come ogni scrittore, senta a volte la minaccia della paralisi, dell’inaridirsi dell’immaginazione, nulla mi ha fatto tanto piacere nella vita come passare mesi e anni a costruire una storia, dal suo incerto sbocciare, quell’immagine che la memoria aveva salvato da una qualche esperienza vissuta, che si trasforma in inquietudine, in entusiasmo, una fantasia germinata poi in un progetto, fino alla decisione di cercare di tramutare quella nebbia popolata da fantasmi in una storia.”

 

[la finzione] “È una necessità imprescindibile affinché la civiltà prosegua il suo cammino, rinnovandosi e conservando in noi il meglio dell’essere umano. Per non regredire verso la barbarie dell’incomunicabilità (…). Per non diventare servi e schiavi delle macchine che noi stessi abbiamo inventato. E perché un mondo senza letteratura si trasformerebbe in un mondo senza desideri né ideali né disobbedienza, un mondo di automi privati di ciò che rende umano un essere umano: la capacità di uscire da se stessi e trasformarsi in un altro, in altri, modellati dall’argilla dei nostri sogni.”

 

 

[La foto: ho citato Roma, e questo scatto cerca indegnamente di restituirne l’atmosfera, anche se la libreria Giufà sta a San Lorenzo e qui invece siamo a Trastevere, proprio fuori da Griot, un’altra libreria, specializzata in letteratura africana]

 

 

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Eccoci alla quinta puntata de La cassetta degli attrezzi. Davide Musso lavora come editor. Ha pubblicato, tra l’altro, la raccolta di racconti Vita di traverso, finalista al Premio Tondelli 2009. Scrive di libri su “Blow Up”, “Pulp”, “Terre di mezzo-street magazine”, e cura la webzine letteraria “le parole necessarie”.
Davide è qui con noi su Hounlibrointesta il mercoledì, ogni quindici giorni.

 

 

 

 

LA CASSETTA DEGLI ATTREZZI Letture, scritture, lavoro editoriale
di Davide Musso

 

In compagnia dei germani
Il parco poco prima dell’alba è una terra di mezzo sospesa nel tempo. Le forme fluttuano slabbrate nella nebbia, si incrociano, si riconoscono con uno sguardo – poi ognuna prosegue per il proprio cammino.

Da un paio di mesi ho iniziato a correre. Non guardatemi così: se me l’aveste detto anche solo quest’estate vi avrei preso per pazzi. Proprio io che odio lo sport (e lo sport cordialmente ricambia). Proprio io che, nei precedenti tentativi di “mantenermi in forma”, passavo poi una buona ventina di minuti negli spogliatoi lottando con me stesso per non perdere i sensi. Proprio io che, quando ancora andavo a scuola (certo più tonico e giovane di ora), arrivavo inevitabilmente per ultimo al test di Cooper. Insomma, avete capito.

E invece.

E invece da fine settembre mi sveglio tre volte la settimana quando fuori è ancora buio, mi vesto e vado a sgambettare al parco – non importa se piove, c’è il sole o se ci sono tre gradi e non si vede a un palmo dal naso. L’intento, all’inizio, era quello che anche in passato mi aveva spinto a forzare la mia natura: combattere la vita sedentaria e cose del genere. Poi in questi due mesi abbondanti ho pian piano capito che la corsa mi catapulta in una dimensione solo mia di cui avevo disperato bisogno ora, e non in prospettiva. Scampoli di tempo in cui esisto solo io – intorno il vuoto (e i germani reali addormentati sul pelo dell’acqua mentre costeggio il laghetto).

 

Che c’entra questo con la scrittura? C’entra. Sarà che per me la scrittura coincide giocoforza con la vita, o con gran parte di essa. Sarà che Luigi Cojazzi, un amico scrittore e maratoneta, mi ha consigliato di leggere L’arte di correre di Murakami, memoir su scrittura e corsa che mi sta accompagnando in questi giorni, fatto sta che ogni volta che mi allaccio le scarpe da running imparo qualcosa di nuovo su me stesso.

 

Ecco allora qualche frammento del Murakami-pensiero (autore che, ci tengo a sottolinearlo, ha iniziato a correre quando aveva 33 anni e fumava una sessantina di sigarette al giorno):

 

Il dolore è inevitabile, la sofferenza è un optional.

 

La maggior parte dei comuni maratoneti sono motivati da un obiettivo individuale […] Anche se non superano il record di tempo che si erano prefissati trovano soddisfazione nell’aver fatto del loro meglio – e, possibilmente, nell’aver fatto qualche scoperta significativa su se stessi. […] Lo stesso si può dire per la mia professione. Nel lavoro dello scrittore… non esiste una cosa come vincere e perdere. […] Quello che è cruciale è se quello che stai scrivendo è pertinente con gli standard che ti sei prefissato.

 

Non sono un grande maratoneta. Sono a un livello ordinario, o forse sarebbe meglio dire mediocre. Ma non è questo il punto. Il punto è se sono migliorato o meno rispetto a ieri.

 

Gli scrittori che hanno la fortuna di avere un talento innato possono scrivere facilmente, non importa cosa stiano o non stiano facendo. Le parole sgorgano come acqua da una sorgente, e con un piccolo o nessuno sforzo questi scrittori riescono a completare il lavoro. […] Per scrivere un romanzo io mi devo costringere fisicamente a farlo e impiegare un sacco di tempo e di fatica. […] In altre parole, la si può vedere così: la vita è sostanzialmente ingiusta. Ma anche in una situazione di ingiustizia, credo sia possibile trovare una sorta di giustizia. Ovviamente questo prende tempo e fatica. E forse può sembrare che non ne valga la pena. Sta a ognuno decidere se lo sia o no.

 

 

[La traduzione approssimativa, al solito, è mia – a disposizione avevo solo il testo in inglese, sorry. Quanto alla foto, be’, esemplifica il mio rapporto difficile con lo sport. Fino ad ora.]

 

 

 

 

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