Ho un libro in testa

Categoria: L’Ognidove

«La poesia della neve è la sua musica». Mentre si prepara a un grande viaggio bianco, Davide Sapienza ci mostra il trailer del cd La musica della neve.experience e ci fa leggere un suo racconto sul silenzio bianco.
Buon viaggio, Davide

Per guardare il trailer, clicca qui.

OGNIDOVE di Davide Sapienza
Il trailer audio con slideshow del cd “La musica della neve.experience” in uscita nel 2013, è tratto dalla performance di Giuseppe Olivini e Davide Sapienza, ispirata al libro “La Musica della Neve” (Ediciclo, 2011).
Abbiamo registrato questa performance a Codroipo (Udine) nel novembre 2012, l’ultima del primo tour ispirato al mio libro della neve di cui avevamo parlato anche su Ho Un Libro In Testa. Per tutti noi di questo blog, le amiche e gli amici che ci leggono, ho pensato che sarebbe stato bello rielaborare un breve “estratto” rimasto escluso dal libro e condividerlo con voi – una sorta di estensione del libro e della performance. È importante per me farlo ora, perché alla fine dell’inverno ci sarà un grande viaggio bianco con ski, tenda e visioni, in attesa nelle grandi terre bianche del nord Europa. Buon viaggio.

ALTRA MUSICA PER LA NEVE
«L’aria purificata dal vento ha una trasparenza senza fondo. E di continuo incontri testimonianze isolate e succinte della vita.» (Barry Lopez)

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Categorie: L'Ognidove

Davide Sapienza ci racconta il libro Viaggio a Nanga di Jørn Riel (Iperborea) e ci porta in Groenlandia, dove la meraviglia assume tutte le sfumature del bianco.
Qui sotto: due foto “bianche” di Davide. Buon viaggio

 

OGNIDOVE di Davide Sapienza
JORN RIEL, L’OGNIDOVE GROENLANDIA, IL VIAGGIO NEL BIANCO DELL’IO.

Sono andato a cercare l’Ognidove in Groenlandia. Mi sono steso e ho letto un libro. Poi, all’improvviso, mi sono ritrovato sull’Inlandsis, proprio come l’anno scorso, quando stavo traducendo Nel cuore della Groenlandia di Fridtjof Nansen, il mio esploratore assoluto. Ma ho fatto come William Blake: sono stato fermo, non ho messo il naso fuori casa mentre leggevo e immaginavo: così, ho viaggiato nel tempo e nello spazio. Quello che ho letto è un libro meraviglioso, perché di meraviglia è fatto; ma anche un grande libro, perché è scritto da un grande narratore: si intitola Viaggio a Nanga, è di Jørn Riel, storyteller la cui vena è nata on the ice quando, partito per la grande meraviglia artica dalla Danimarca nel 1950, a diciotto anni, come telegrafista stagionale, rimase sulla più grande isola del mondo, riserva di immaginario e acqua, la cui calotta polare affascina l’Uomo dai tempi più antichi. Dobbiamo a Iperborea la scoperta italiana di questo autore straordinario: Leggi di più..

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Puntata speciale della rubrica Ognidove di Davide Sapienza. Perché Cristina e Davide riceveranno un premio particolare, perché in quell’occasione torneranno sul palco insieme, perché Davide alla fine del post ci fa leggere un suo racconto che è una rivelazione…  Insomma, ascoltiamo Davide.

Nella foto: Davide Sapienza e Cristina Donà.
(Cristina era già venuta a trovarci su Hounlibrointesta lasciandoci una bellissima lettera per Wislawa Szymborska)

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OGNIDOVE di Davide Sapienza

ALETHEIA, IL CREATO

Sembrava fatto apposta. Tre anni fa scrissi un racconto, si chiamava Aletheia, la vetta della verità. L’idea mi era venuta durante un cammino di giugno. Un cammino speciale. Poi… poi però quel racconto e quel cammino mi hanno “seguito” (e sì che dovrei essere io a seguire cammino e montagna!). L’anno seguente, di nuovo su quei pendii, ma con la luna piena di sera in estate, invece che nel pomeriggio di fine primavera come l’anno prima, nacque l’idea. Ripetere. Come un mantra, o un ritornello se preferite. Raccontare come andare verso e tornare a fossero in realtà un moto perpetuo nel favoloso mondo che il significato della parola Aletheia mi aveva evocato (parola greca che significa “svelamento”, “rivelazione” e anche “verità”).

Mmmh. Ecco l’idea. Ed eravamo al 2011. Riscrivo i due racconti e vedo che trovano l’incastro, diventano uno, diventano… quel che leggerete, se vorrete. Solo che… il racconto inizia a giugno e il 16 giugno a me e Cristina Donà assegnano il premio “Sentinella del Creato” a Cavalese (Tn). Quella sera, torneremo dopo oltre quattro anni su un palco insieme, lei con le sue canzoni, io a leggere proprio questo inedito. Saremo alle ore 21.00 al Teatro di Cavalese e speriamo di vedere anche qualche amica e qualche amico di Ho Un Libro In Testa. Il premio ci è assegnato da Greenaccord (www.greenaccord.org) ed è interessante che la motivazione, quando mi hanno contattato, avesse molto a che fare con l’intento di Aletheia, la vetta nuova. Per un “pellerossa” animista come me, direi che la soddisfazione è notevole perché il messaggio può percorrere anche vie insospettabili, per chi mi conosce bene. Leggi di più..

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Non ci veniva a trovare da un po’ Davide Sapienza, il nostro amico scrittore e viaggiatore che qui su Hounlibrointesta tiene la rubrica Ognidove. Ma guardate che cosa ha fatto nel frattempo. E che sorpresa sta preparando per tutti noi.

OGNIDOVE di Davide Sapienza
Naturals United

Eccomi qui. I fiumi carsici scompaiono, a volte a lungo, sotto la Terra. Ma ci sono, scorrono e lavorano invisibili agli occhi umani. E allora vi scrivo soprattutto per scusarmi con le mie compagne e i miei compagni di squadra qui a Ho Un Libro In Testa, che forse avevano creduto che il fiume Dav fosse in realtà davvero sparito nell’Ognidove mentre loro lavoravano alacremente.

Così non è. Sono mesi complessi e anche entusiasmanti. Scrivere libri e viverli, significa fare delle scelte. La mia scelta “politica” è fatta e ormai è uscito anche “il testo ufficiale” di questa scelta: abbiamo avviato il gruppo I Diritti della Natura Italia, legato all’uscita del libro di Cormac Cullinan I Diritti della Natura. Wild Law che ho avuto il piacere di tradurre e curare per Piano B Edizioni di Prato. Mi raccomando, è da leggere. E soprattutto da Vivere.

Poi un giorno con il nostro cucciolo, Leonardo, abbiamo visto un film di animazione molto bello: Animals United (ispirato al racconto del 1949 La conferenza degli animali di Erich Kastner). Leggi di più..

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OGNIDOVE di Davide Sapienza

 

Appena Wislawa S è partita per l’Altrove, dove c’è anche l’Ognidove, ho parlato con mia moglie. Sì, Cristina Donà in Arte. È grazie a Cri che circa dieci anni fa “ascoltai” le poesie di Wislawa S. Lei a volte me le leggeva e a volte le leggeva in pubblico (raramente). Non conoscevo Wislawa S, mea culpa… ma che importa, prima o poi queste espressioni massime della Vita sulla Terra “arrivano” e Wislawa S è “arrivata” perché siamo tutti sintonizzati. Devo dire anche che non voglio dimenticare chi ha tradotto le sue poesie: non sarà certo semplice tradurre dal polacco, di certo però anche queste traduzioni “arrivano”, eccome. Così quando ho sentito Chicca G, che “sapevo” essere “per forza” amante della Wislawa, ho detto a Cristina se le andava di scrivere anche un breve pensiero (Cristina, per chi non sapesse, si trasforma e sboccia in fioriture incredibili quanto scrive i testi delle sue canzoni e canta – ma non le piace scrivere e basta, perché “non è il mio mezzo espressivo”)… Ci siamo detti: scriviamo insieme. Ma quando mi ha inviato questo pensiero, ho pensato solo che era un vero onore averla ospite nell’Ognidove di Ho Un Libro in Testa senza toccare una virgola. E ovviamente, un quotidiano rinascere, grazie al nostro condiviso scorrere…

Dav

 

 

 

 

A Wislawa Szymborska

 

La poesia che ti fa pensare sorridendo
trasforma certi momenti di pietra
in comodi divani su cui sostare
o grandi finestre spalancate
dalle quali non avresti mai voglia di allontanarti.
La tua poesia, cara Wislawa,
è per me sempre una nuova possibilità d’osservazione,
e quasi sempre un modo per alleggerire il pensiero.
Celebrare il quotidiano e le sue meraviglie in ogni istante,
nonostante tutto, è saper Vivere.

Perché quando nella tua “Fiera dei Miracoli” scrivi:
“ Un miracolo fra tanti: una nuvola piccola e lieve
ma che nasconde una grande pesante luna”
io sorrido, mi commuovo e sosto ammirata
davanti all’immensa verità di queste parole.
Scavi e scavi ancora nei miei pensieri
un solco profondo che cerco di tenere pulito.
La strada che ti lascio tracciare
mi sorprende ogni giorno
e di questo ti sono infinitamente grata.
Sembra troppo serio tutto ciò?
Infatti scherzavo.

Con affetto e universale stima
ti saluta un solco dal nome Cristina.

 

Cristina Donà

 

 

 


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MANY WORDS FOR SNOW: IO E KATE BUSH ABBIAMO LA NEVE IN COMUNE
di Davide Sapienza


Ho osservato con triste sorriso il grande polverone sollevato dai media e dalla confcommercio perché al ponte dell’Immacolata non aveva ancora nevicato. Non sia mai! Diamine! Ma che scherziamo! Come si permette, la neve, di non soddisfare la nostra economia, e poi siamo già in crisi, e poi la gente se ne va dalle località del turismo bianco, e poi dopo le stazioni sciistiche devono chiedere lo stato di calamità (pagherà pur sempre Pantalone), oh mamma mia poverine, e allora poi occorrerà sprecare trilioni di acqua per fare la neve (DIVAGAZIONE 1: avete notato che da dieci anni si chiama “neve programmata” e non “neve artificiale”? Sapete perché? Perché per “fare la neve” viene usato un batterio che poi resta nel terreno. E… sì, proprio bene al terreno non fa). …ah? Come? Oh sì, scusa, avete fatto i bacini apposta. Bel pugno negli occhi e nel ventre della montagna, quei bacini di raccolta idrica destinati quasi esclusivamente a questa amena attività. Ehi, lo so: sciare è bello. Io per scelta in pista evito di andarci perché è “il circo bianco” ad abbassarmi le difese immunitarie interiori. Lo sport ski da discesa in pista è divertente. Ripetitivo ma divertente. Anche se io dico sempre che comprare lo skipass e fare discese è come pagare una escort e fare sesso. Ci sta. Deve anche essere divertente. Invece andare nella neve a piedi, con le ciaspole, gli sci nordici, gli sci da alpinismo, beh, credetemi, è come fare l’amore con la donna che ami. Il che, scusate il romanticismo, è altra cosa.

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Scrive in una mail lo scrittore e viaggiatore Davide Sapienza: Cara Chicca, stavo “sfogliando” alcuni racconti inediti che ho. In particolare uno, che scrissi, abbozzato, per il booklet di un cd di una storica band  italiana (Lilith & The Sinnersaint), nel 2009. Poi lo ripresi in mano, lo ampliai e lo cambiai. Restava quasi solo il titolo, “La radura Musk”. In pratica è inedito. Stavo riguardandolo, e avevo tanta voglia, come con CAIRN, di rimetterci mano… Fra l’altro, LA RADURA MUSK è un luogo che esiste e si trova vicino al lago di Endine e di Iseo…un mio OGNIDOVE sincero e storico per me… Ho anche foto… ci sono stato ad aprile l’ultima volta.

Ah, piccola vanità: mi hanno eletto SOCIO ACCADEMICO del GISM, Gruppo Italiano Scrittori di Montagna (dal 1929) ci sono passati tanti grandi veri… ecco, sarebbe anche un modo, mio personale, di celebrare questa piccola grande soddisfazione. Ma anche un modo per segnalare la nascita della prima pagina ufficiale dedicata ai Diritti della Natura sul sito della Valle di Ognidove: www.lavallediognidove.it, spero e    confido in risposte consigli suggerimenti… insomma. Dalla parte della Madre Terra.

 

E così, ecco le foto di Davide e il suo racconto. Buona lettura.

 

 

 

 

 

LA RADURA MUSK 2007-2011

di Davide Sapienza

 

È domenica sette gennaio e l’inverno non c’è. È l’anno 1975. E’ due giorni che il cervo mi guarda. Voglio dire, prima ha cominciato a fissarmi ma lo faceva solo per alcuni brevi secondi. E solo quando dormivo. Come lo so? Perché lo vedevo. Quando si dorme, gli occhi lavorano, la trasparenza della palpebra non può fermare l’inarrestabile flusso di immagini. Ma poi, improvvisamente, il cervo ha iniziato a insistere con quei suoi occhi di un luccicore stellare.

È il sette gennaio e in montagna la neve è scarsa. L’acqua pure: che ne sarà di noi quest’estate? I pensieri mi assalgono. Sono indifeso. «No, non distrarti», dice il cervo. «Vieni qui, non ti vediamo da troppo tempo, non ti ricordi quando pioveva? In te albergano le forze primordiali che diventano impeto. Dunque, lascia stare i pensieri. Siediti e ascolta.» Si mi ricordo eccome, cervo. Era il primo giorno di novembre, pioveva fine e pioveva fitto ma con due giovani amici salimmo alla Corna Lunga. È quella lunga dorsale e tu sai che è proprio qui vicino a noi. Si affaccia sul Lago d’Iseo, lì la Corna dei Trentapassi si staglia oltre ogni immaginazione, forse è da qui che Leonardo, secoli fa, la vide e decise di ritrarla. Ma dall’altopiano dove abitiamo in pochi lo pensano e in meno la cercano. Eppure lei è la montagna, una vera luce per i viandanti delle valli e del lago.

Quando venni in Valle Borlezza, la Corna Lunga per alcuni anni non ebbe nome nella mia geografia: era solo una lama scura in mezzo alla foresta che si intuisce discendendo la vallata. Per me era un mistero e non sapevo bene se andare a indagare o meno. Poi iniziai a scoprire le storie dei suoi sentieri. Era inverno anche allora e alla fine la neve si stendeva dalle radure in altura sino a Campo d’Avene e al Farno. Il sentiero si chiamava spaccagambe – era sassoso e affascinante, selvaggio e solitario. Oggi c’è una strada così si può evitare di camminare e si fila nella foresta senza vedere, senza sentire. Senza.

Su quel sentiero un amico mi disse che una volta la legna e la caccia erano la ragione d’essere di queste genti. Poi vennero le la guerra e i partigiani, la famosa battaglia alla Malga Lunga. Quindi, le passeggiate e l’escursionismo. Il tempo libero, come se il tempo occupato fosse una brutta cosa: la legna è sempre lì, non si raccoglie più e il bosco si interroga – ma come?, mi sembra di sentirlo, fate una strada, vi divertite e non avete più rispetto? State scherzando con il fuoco. E non lo capite. Oggi, sette gennaio, tanto legno sembra quasi essersi ammassato per marciare. E così ogni passo spezza un osso della terra. Io vorrei portarlo con me per dargli la giusta sepoltura nel camino ma qualcosa mi trattiene. È domenica, non ho incontrato nessuno. Anzi no. Ho incontrato un uomo silenzioso, con un cane lupo. Basta uscire dal sentiero della vallata che sale alla Corna per scoprire come perdersi nel tempo. Ecco. Deve averlo fatto anche lui. Adesso che ho stretto i lacci degli scarponi e sono pronto: certo, il sette gennaio di solito sono sulla neve a tracciare desideri di orizzonte ma oggi è diverso. Va bene anche così. E quando il cane lupo mi ha osservato ha capito che avevo deciso di andare dove mi aveva detto il cervo. Il cane ha guardato accanto a me, come se avesse visto cadere tutti i pensieri a terra. Abbattuti. Sconfitti. Può sembrare pazzesco ma vi dico che quel cane, sorrideva.

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Scrive Davide: «Queste sono foto “storiche”, la conferenza stampa di Pete Townshend all’Anteo del 5.12.1985. il mio primissimo uso di una Reflex, prestata da un amico fotografo… Considera che lavoravo come autore di libri e critico musicale da meno di due anni… immagina l’emozione profonda… Townshend era in promozione per l’album solista White City. Come raramente feci nella mia carriera, mi feci autografare con dedica ben due album: QUADROPHENIA ovviamente, e ALL THE BEST COWBOYS HAVE CHINESE EYES. Chiunque legga i miei libri, capirà perché…”

 

 

 

OGNIDOVE di Davide Sapienza

 

UN LIBRO PURO E SEMPLICE: THE WHO, PURE AND EASY di Eleonora Bagarotti

 

Leggere un libro italiano di simile levatura per una casa editrice ormai storica come Arcana (per la quale ho lavorato e pubblicato per circa dieci anni) è una sorpresa piacevole, un ritorno al passato che guarda al futuro. Confesso: Eleonora Bagarotti è un’amica letteraria e musicale. Giornalista, scrittrice, musicista (classica). Con lei ci scambiamo da anni pareri e pensieri sul suo amico Pete Townshend, il Beethoven della musica rock, colui che l’ha trasformata dall’interno creando il canone che dopo The Who è stato ripreso, riscritto, condotto a interessanti conclusioni o a patetiche parodie. Ma nessuno è mai arrivato a quei livelli. Perché quei livelli sono il genius loci del rock (senza il roll), e il genius loci del rock si chiama Pete Townshend.

Devo evitare di correre il rischio di parlarne io di Who e Townshend, perché è giusto che a farlo sia questo libro di cui mi imbatto in questo Ognidove affascinante, cartaceo, della collana Testi commentati, prassi consolidata da molti anni, da quando chiedere i diritti al publishing di un autore, come accadeva invece ai miei tempi (chi ricorda la leggendaria collana Musiqa, quella con l’arcobaleno che attraversava la copertina?) è troppo complicato e costoso. Eppure in questo caso va bene proprio così. Conosco gli album di The Who a memoria. Per cui leggere come Eleonora sa utilizzare questo materiale in maniera pressochè perfetta per raccontare la vicenda Who e Townshend, risulta stupefacente. Sinceramente straordinario, anche perché di rado ci si imbatte in descrizioni musicali così armonizzate all’analisi del testo scritto.

Il libro è dedicato a The Who. Ma è fondamentalmente la storia di un uomo e di un artista complesso (Pete T) che ritroviamo bambino traumatizzato da molestie e poi adolescente rabbioso, quindi timido autore di canzoni, chitarrista extraordinaire, seeker spirituale sulla via di Meher Baba, pianista, pioniere nell’uso di metodi sperimentali con il sintetizzatore nel rock, marito, padre, produttore, autore di rock opere immense (Tommy, Quadrophenia, e Lifehouse), album e canzoni che hanno stabilito il canone della canzone rock (Baba O’Riley, Won’t Get Fooled Again, Behind Blue Eyes). Ma Pete T è anche stato il teorico più esplicito ed espressivo del ruolo che la musica ebbe dagli anni sessanta agli anni settanta. Ed è stato anche il teorico più esplicito, denudando sempre se stesso nella musica e nei testi, della fine di un sogno. Se John Lennon già nel 1970 diceva the dream is over, proprio mentre Pete registrava il tormentato ma straordinario Who’s Next, è Townshend a uscire dalla trincea, a dire sono una rockstar ricca e al bivio, con un intero album sulla “vecchiaia” a 30 anni (The Who By Numbers) nel quale scrive Immagina un’anima, così vecchia da essere distrutta: allora capirai che la tua invenzione sei te stesso. Leggi di più..

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Un messaggio e un racconto inedito inviati dallo scrittore e viaggiatore Davide Sapienza.

 

Voglio condividere con voi CAIRN – IL SEGNAVIA DEL NON RITORNO. È un breve racconto inedito, che mi sembrava adatto per questo blog e per i suoi viaggiatori. In fondo, siamo tutti Cairn, e tutti cercatori di Segnavia. Settimana prossima il 2 agosto camminerò negli splendidi boschi del Giovetto a Borno per Voci dal bosco e poi proseguo il cammino seguendo un Cairn molto speciale, del quale parleremo però prossimamente, con il mio prossimo dispaccio dall’Ognidove.

 

Dedico alla piccola meravigliosa Miriam questo racconto, che nel suo Viaggio spesso incontra tempeste difficili da superare.

un abbraccio

dav

 

 

 

CAIRN – IL SEGNAVIA DEL NON RITORNO

Da “I racconti del Seminatore” (inedito)

di Davide Sapienza

 

 

Cairn. Il mio nome è Cairn.

 

Sei tu, uomo, che dopo avermi visto ergere la figura naturale da terra mi hai manipolato, usato, desiderato e numerato così tante volte che forse hai dimenticato la cosa più importante e cioè che prima di qualsiasi viaggio, prima di progettare ogni esplorazione, prima di partire per quelle che voi chiamate scoperte io già ero dove sono sempre stato. Mi ero messo sulla terra a darvi una direzione e l’ho fatto per unire il cammino dei popoli. Infatti furono i popoli a crearmi, aderendo all’antico Trattato della Creazione, che è quello tra l’uomo e la terra, patto che si è trasformato in un dogma che nel corso della storia ci ha fatto sentire aggrediti e insultati.

 

Nella terra dei Vichinghi, quando mi ergevo sulla costa, mi mettevo volentieri al servizio dei vascelli. Nella terra degli Inuit, ero la memoria e la guida e anche la casa dell’ultima speranza durante il blizzard, quando la carestia colpiva l’Inuk disperso nel tempo. Nella terra dei sassoni conducevo gli antenati dei conquistatori venuti da nord, innalzandomi senza paura tra le pioggie violente, sbucando dal nulla quando le nebbie fitte toglievano lo spazio al viandante e gli acquitrini che si snodavano attraverso la terra erano l’unica strada.

 

E così, anche lungo le vie del tempo proseguì la mia crescita. Con calma io restavo fermo dove mi ergevo, diventando esperienza che riusciva a osservare, imperturbabile, l’eternità di tutto ciò che scorre. E adesso? Adesso siamo qui insieme. Io sono Cairn, tu che leggi sei il viaggiatore. Siamo andati e siamo tornati molte volte insieme e poi la quota dove non avresti dovuto mettere piede ha diviso le nostre strade: tu hai lasciato il viaggiatore alle spalle, hai smesso l’abito dell’esploratore e sei diventato l’ossessione di te stesso. Uomo, è così che ci siamo allontanati. Leggi di più..

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