Ho un libro in testa

Categoria: Racconti d’arte

Patrizia Traverso è la mia compagna di avventure nel Foto-Romanzo del Lettore Furioso, dovrei quindi essere abituata al suo sguardo fotografico sempre in cerca di punti di vista, punti di domanda, punti esclamativi. E invece no: sono rimasta a occhi aperti di fronte alla mostra Oggetti smarriti & oggettivi smarrimenti a cura di Barbara Schiaffino e Ferruccio Giromini, organizzata a Camogli (fino al 26 agosto, sotto trovate le informazioni) in occasione della quarta edizione del Premio Skiaffino (opere di Carlo Battisti, Bruno Munari, Man Ray, Gualtiero Schiaffino, Patrizia Traverso). La parte che state per vedere qui nel blog non è solo un’esposizione, è una passeggiata, un’occasione per perdersi e vedere Camogli con altre pupille. E adesso silenzio: parlano gli occhi. Ovvero, le fotografie di Patrizia Traverso e gli aforismi di Gualtiero Schiaffino. Un’ultima cosa: se potete, non perdetevi questa mostra. Perdetevi dentro la mostra. Buona VISIONE

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State per entrare in un libro che è una MERAVIGLIA, una  FOLLIA, un’OPERA D’ARTE. In poche parole, un esemplare unico di ACCABOLARIO.

 

Il libro di Maurizio Ceccato lo potete scoprire in quattro tappe.
La prima è cliccando qui.
La seconda è leggendo il racconto di Caterina Morgantini.
La terza è guardando le pagine (sotto).
La quarta è tenendo il libro tra le mani (ebbene sì, è un invito ad andare a prenderlo in libreria).

 

 

CHE COSA HO CAPITO DI “NON CAPISCO UN’ACCA”
di Caterina Morgantini


CHI SONO Nata e cresciuta nelle Marche, da due anni lavoro nella casa editrice Hacca, occupandomi della redazione e dell’ufficio stampa. Quando non siedo alla mia scrivania (l’apoteosi dell’ordine nel caos), spalle alla finestra, leggo e scrivo comunque di libri, perché senza, a quanto pare, non riesco proprio a stare.

Per Non capisco un’acca ho curato la correzione di bozze, capendo che scovare errori in filastrocche (“serie e ragionate”) può essere molto più complicato del previsto.

 

UN LIBRO RIBELLE Ad esser genitori s’impara col tempo. Ad esser genitori pazienti, poi, occorre un surplus d’energia che non sempre è concessa, stretti tra frettolosi doveri quotidiani ed affrettati “mi dispiace”. Lo so da tempo, certo: da quando, volente o nolente, ho smesso i panni (ormai troppo larghi) di figlia per indossare la giacca (sempre troppo stretta) della responsabilità adulta. Lo so, lo sapevo, eppure mi è tornato in mente solo questo pomeriggio, chissà perché grazie alla prima luce rosa dell’autunno, all’uscita in libreria di Non capisco un’acca di Maurizio Ceccato. Perché i libri, a lavorarci ogni giorno per farli e farli bene, diventano figli. Tutti (nella democrazia degli affetti che contraddistingue ogni famiglia) importanti, tutti diversi: i figli si amano a prescindere (dai caratteri, dai guai, dai successi). Si amano proprio perché diversi l’uno dall’altro.

 

Come libri. E proprio come figli, i libri hanno inclinazioni, ansie, preoccupazioni: sono indisciplinati, ritardatari, oppure precisi e diligenti. Freddi, o affettuosi. Pieni di piccoli difetti da smussare, o già maturi, perfino saggi. Per ciascuno di essi occorre esser bravi genitori, genitori pazienti che non si lasciano prendere la mano dall’emotività.

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Risposta: la nuova impresa di Jonathan Safran Foer, di cui tutti stanno parlando. Si intitola Tree of Codes (Visual Editions) e non è un romanzo, non è un saggio. Ma una scultura, da leggere, sfiorare, toccare. L’autore di Ogni cosa è illuminata ha preso un libro che ama moltissimo, The Street of Crocodiles dello scrittore e artista polacco Bruno Schulz, e l’ha tutto ritagliato, creando una nuova storia fatta di buchi e parole.
Potete vedere il risultato cliccando qui.
Un punto di unione tangibile di letteratura e arte.

 

 

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