Inizia RITRATTI di uomini e donne anche illustri. Silvia Sereni è una raffinata giornalista culturale, grande lettrice ed esperta di libri, figlia del poeta Vittorio Sereni. È cresciuta in una casa dove era normale imbattersi in tanti personaggi straordinari della letteratura. Puntata dopo puntata, li incontreremo anche noi, perché Silvia ce li farà vedere come li ha visti lei. E quindi sarà un viaggio in un quotidiano molto, molto speciale…
E adesso, cominciamo. La parola a Silvia Sereni.
Una piccola premessa
Ammesso che la vita di ciascuno, al netto dei tanti tempi morti, sia una specie di romanzo, sono soprattutto gli incontri, a renderne interessante la trama. Mi piace pensare alla principessa che appena esce di casa si imbatte in simpatici nani, fate neghittose, animali parlanti, streghe che abitano in casette di zucchero o, ancor meglio, montate su zampe di gallina. Per non parlare della Lepre Marzolina, del Cappellaio Matto e, fascinosissimo, lo Stregatto, che appaiono uno dopo l’altro ad Alice che insegue il coniglio. Anch’io, in un certo senso, ho conosciuto tipi così, come, forse, qualunque altro vivente. Al momento non pare (non diversamente da tutto ciò che ci capita) che certe persone siano destinate a diventare personaggi. Ma, dopo, piano piano, la memoria, con il suo incessante lavoro di selezione involontaria, ti deposita come per magia nella mente dei tratti, dei gesti, delle parole, dei frammenti di episodi, che appartengono a qualcuno di preciso e a nessun altro. Alla fine ne vengono fuori dei ritratti. Abbozzi, di ritratti, ritratti parzialissimi, ma a modo loro unici e, almeno per chi li porta dentro di sé, preziosissimi. L’idea è creare una specie di sala dei ritratti, come quelli che una volta si appendevano al muro. Poteva essere Napoleone, o un’amica della sorella di Napoleone (ho visto, in una casa privata, un ritratto di donna che si portava dietro questa fama), ma anche la zia, il cugino, il fratello, oltre, naturalmente, ai genitori. Qui però non parlerò di famiglia, ma solo di tanti che la mia famiglia la frequentevano. Ricordi, in realtà, anche piuttosto sdruciti, ma che mi piacerebbe potessero dire qualcosa anche ad altri, oltre che a me stessa.
RITRATTI di uomini e donne anche illustri. Prima puntata: Attilio Bertolucci
di Silvia Sereni
Cappello spostato tutto indietro in modo da lasciare libera la fronte, sorriso aperto, comode giacche pied de poule di buona fattura, Attilio Bertolucci, con la sua aria da gentiluomo di campagna, sembrava il prototipo del borghese tranquilllo, sereno, senza smanie. E così era, da un certo punto vista. Il suo posto era a un tavolo di antica osteria di campagna, all’ombra tremolante di un bersò, oppure in un parco parmigiano, con il soprabito slacciato, o su un sentiero di domestica campagna. Pur essendo, a un certo punto della sua vita, diventato romano, era uomo di spazi aperti, di viottoli erbosi, di aiuole fiorite da guardare dalla finestra di casa. Faceva venire in mente un quadro di Renoir, con la luce che si riflette sui volti, con quel sentore d’aria pulita che permea le atmosfere plein air.
In una di queste occasioni, a tavola, una sera, era così simpatico e divertente che veniva in mente di chiedersi perché non si poteva sempre averlo lì, accanto a sé, in famiglia. Stava raccontando con ilare bonomia un aneddoto. Ninetta, l’amata compagna di una vita, la presenza a cui visibilmente non voleva rinunciare mai per nessun motivo, lo anticipava, raccontando dettagli, precisando fatti. «Ma no! Questo glielo dico dopo!», protestava lui. «Questo va detto dopo!». Non voleva che in nessun modo venisse guastato un certo climax che aveva deciso dovesse accompagnare la narrazione. Amava il romanzo, lo stile del romanzo, lo svelamento al momento giusto, il buon finale. Anche se scriveva poesie, tra cui, per altro, quel romanzo in versi che è, a parere di tutti, “La camera da letto“.
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