Ho un libro in testa

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Cara Chicca, uno dei regali più belli in questo 2011, che collettivamente non è stato un anno proprio al top, è il tuo blog dove dentro ci sono anima, cuore, pensieri, riflessioni che permettono a noi tutti uno spazio (regalo raro di questi tempi) civile e formativo. Un po’ un diario collettivo che, attraverso le proposte e letture di libri sono lo specchio di quella parte del paese “riflessiva” che c’è ancora per fortuna! Stimolare la parte “sana” delle persone è un contributo importantissimo, cara, carissima Chicca alla coscienza civile, considerato i tempi grigi che abbiamo attraversato negli ultimi anni! Grazie ancora per tutto questo!

 

 

 

 

Grazie a te Maria, per questo messaggio.
E grazie a tutti voi che scrivete, commentate, leggete, seguite.
Tutti noi, insieme, facciamo questo blog.
Chicca

 

 


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Che differenza c’è tra comprarsi un libro e regalarselo? Apparentemente, nessuna. Sei sempre tu che scegli il libro, paghi alla cassa, esci dalla libreria.
La differenza è in quello stato d’animo di particolare piacere, di particolare eccitazione che ti porta a dire: sì, me lo regalo. Anziché “lo prendo”.
Ogni volta che mi regalo un libro, so già che tra le pagine troverò qualcosa di prezioso.
Attenzione: perché possono accadere cose davvero straordinarie quando ti regali un libro.
Mi sono appena regalata Le botteghe color cannella, il libro autobiografico e visionario dello scrittore e artista polacco Bruno Schulz.
E così l’altra notte è successo che – trascinata dalla voce dell’autore – mi sono trovata a correre in un altro secolo (il libro fu pubblicato nel 1933) e in un altro luogo (tra le stradine di Drohobycz), all’interno di una notte magica, una notte stellata, piena di mistero e di cose stupefacenti illuminate dal bagliore della neve.
A un certo punto l’autore, che con la memoria sta ripercorrendo le strade più segrete della città, passa anche dalla scuola, il ginnasio. Poi il racconto finisce con l’incontro dei compagni di classe. “Ce ne andammo tutti insieme a spasso per una strada scoscesa, da cui soffiava un odore di violette, incerti se fosse ancora la magia della notte a inargentare la neve, o se già sorgesse l’alba”.

 

Ve lo racconto perché vi auguro di vivere numerose notti magiche nel 2012.

 

La mia notte, però, non finisce qui.
La mattina ho trovato in questo blog il messaggio notturno di un’amica molto cara, Gabriella. Ci siamo conosciute al ginnasio. Un giorno suonano alla porta. Apro e vedo lei con in mano delle violette. Erano appena spuntate nel suo giardino. Aveva preso il filobus solo per consegnarmele, sulla soglia, e correre via per riprendere subito un altro filobus ed essere a casa per l’ora di pranzo. I doni generosi delle vere amicizie.
Poi strade diverse, città e lavori diversi, Gabriella non la vedevo e non la sentivo da tanti, tanti anni.
Il messaggio di Gabriella dice:
È in punta di piedi, senza fare rumore che in questa notte stellata e gelida ti mando, cara Chicca mille baci.

Mentre io guardavo la notte stellata nel racconto, Gabriella guardava la notte stellata sopra la sua testa. Mentre il racconto mi portava al ginnasio, la mia amica incontrata al ginnasio mi pensava. Mentre sentivo nel racconto il profumo delle violette, la mia amica delle violette mi scriveva.

 

 

 

 

 

 

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Quelle cose che (giustamente) fanno irritare i librai…
È tornato a trovarci Patrizio Zurru, tra le sue varie attività editoriali è anche agente letterario (l’agenzia si chiama Kalama, tra gli autori c’è Michela Murgia) e libraio (Piazza Repubblica Libri).

 

 

MOLESTARIO LIBRARIO di Patrizio Zurru

 

Ovvero comportamenti in-soliti di gente che passa in libreria ma che non ci è abituata.

 

Si affaccia sulla porta, neanche il piede oltre la linea, sigaretta accesa e cagnolino tascabile al guizaglio, insofferente. Il cane e il “cliente”. E urla, incurante della gente che si accalca alla cassa: -Scusate, avete per caso il libro xxxyyy? Per non aspettare inutilmente!- Guardo l’orologio, sono le 10.30, cosa avrà di tanto urgente da fare per non aspettare? O che fretta avrà di avere il libro xxxyyy prima che gli altri clienti vengano serviti?

Come reagire in una simile situazione.

Contare fino a 73, servire gli altri clienti che sono al banco e ignorare la molestatrice, fino a che il cane non la trascinerà fuori, ma facendole credere fino alla fine che forse una copia del libro è presente.

È una delle piccole vendette che ogni tanto il libraio deve mettere in atto per sopravvivere alla maleducazione del “ha sempre ragione”.

E come comportarsi con il “ha sempre ragione” che ti fa togliere il cellophane dal libro illustrato da 150.00 euro, che hai dovuto togliere dall’angolo basso della vetrina, schivando palle e alberelli di natale, libri sistemati in equilibrio precario per dare un po’ di movimento all’esposizione. Ti fa togliere il cellophane e poi, dopo averlo sfogliato aprendolo fino alla stramatura della legatura, ti chiede di dargliene una copia sigillata. E qui vien voglia di tirargli il libro addosso. Ma devi stare calmo e spiegargli che no, non gli puoi dare un’altra copia, ché quella era una tiratura limitata e che ora è meglio che tiri fuori una carta di credito carica o due biglietti, uno verde e uno giallo e me li poggi, anche non delicatamente sul banco.

E poi i bambini: in 22 anni di attività non ho mai conosciuto un genitore, zio nonno o parente che avesse un figlio o nipote dell’età corrispondente a quella del certificato di nascita. Un bambino è Sempre più grande, più sveglio o più intelligente dei suoi coetanei. Quindi, gli editori dovrebbero fare così: stampare sul retro di copertina non “adatto a bambini di sei (sette, otto etc etc) anni”, ma “adatto a bambini che dimostrano sei (sette, otto etc etc) anni.

Per oggi chiudo con le presentazioni con o senza autori.

Se scriviamo : Alle ore 18.00

Non venite per favore alle 20.30 chiedendo: ma è già finita?

Tutto questo per consigliarvi il nuovo libro di Antonio Bachis “Mystery Shopper” ed. Il Maestrale.

Dove c’è chi queste cose le fa di professione.

 

 

Patrizio Zurru

Piazza Repubblica Libri

 

(qui la pagina facebook della presentazione).

 

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Da venerdì a domenica sono al Festival di Cremona Le corde dell’anima, un festival fra letteratura e musica. Chissà se ci sarà anche qualcuno di voi. L’evento è questo:

 

Notturno Surreale

Nelle vie di una città si possono nascondere realtà metafisiche. Provate a scoprirle seguendo per le strade di Cremona Chicca Gagliardo e Massimiliano Tappari, autori del libro Gli occhi degli alberi. Passeggiata letteraria e musicale. Accompagnamento musicale di Alessandro Liberatore, Stefano Cattaneo e Lorenzo Gavanna. Voce di Marta Mondelli.
(venerdì 3 giugno)

 

Il libro diventerà così una storia formata dai passi di chi cammina e dagli occhi di chi guarda, cammineremo tutti insieme per scoprire dove guardano le case, da che parte vanno il passato, il futuro e il tempo fermo, che cosa accade quando la musica si pietrifica…
Se volete leggere qualche brano del libro, potete cliccare qui.

 

Qui sotto potete vedere alcune foto che Patrizia Traverso ci ha scattato quando abbiamo fatto Notturno Surreale al Festivaletteratura di Mantova. Se volete ascoltare un piccolo brano, potete cliccare qui.

 

Così, se non potete essere con noi, almeno posso pensare che ci state pensando. A presto.
(e domenica, appuntamento con la poesia)

 

 

 

 

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Sopra: due tra i libri più scambiati al Book Date. Per capire che cos’è il Book Date con un video, clicca qui.

 

 

Il Book Date è una serata pensata per conoscersi attraverso i propri libri preferiti.

Funziona un po’ come lo speed date, ma l’obiettivo è il bookcrossing con gli altri partecipanti.

Funziona che a ogni giocatore viene assegnata un’identità letteraria (es: Virginia Woolf, Ernest Hemingway). Ciascuno porta un libro, di cui ha voglia di parlare e ha 5′ per raccontarlo alla persona che ha davanti. Scaduto il tempo avanti un’altra/o. A fine serata, si lascia il libro al lui o alla lei con cui ci si è trovati meglio.

 

L’idea ci è venuta una sera davanti a una birra. Un amico parlava della sua ex ragazza e a un certo punto ci ha detto: “Non poteva funzionare, io sul comodino ho i libri di Ken Follet, lei di Murakami!”. Siamo scoppiati a ridere, ma in effetti è vero che si possono capire un sacco di cose su una persona da quello che legge. E così eccoci qua. Prima abbiamo testato la formula sui nostri amici, e visto che piaceva abbiamo continuato.

 

Da circa un anno organizziamo il Book Date tra Milano, Torino, Roma. Ma siamo stati anche in città più piccole, come Bologna. O a Campobasso, dove uno dei partecipanti sosteneva addirittura di essere un parente di Don DeLillo (che in effetti è di origini molisane, anche se forse a chiamarlo Zio Lillo esagerava!).

 

Finora è stata un’esperienza divertente, siamo stati ospiti di spazi diversi, dal pub irlandese al loft e abbiamo scoperto realtà che non conoscevamo. Come la libreria in cui organizzeremo il prossimo Book Date a Milano, Gogol&Co, in fondo a via Savona. Anche se giovedì prossimo non potete venire, andate a darci un occhio, perché è davvero un posto unico in città, con due piani di libri, un caffè interno e tavolini che occupano la piazza antistante. Leggi di più..

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Dunque è andata così: dovevo fare due interviste per Booksweb.tv, la tv del web di Alessandra Casella in cui gli scrittori intervistano gli scrittori. Avevo finito, e quindi ero tranquilla e rilassata. Quando Alessandra mi domanda: per la festa del libro, che sarà il 23 maggio, chiediamo agli scrittori di dirci perché leggere. Puoi dire qualcosa anche tu? “Certo, quando”? Adesso. E zàc, si accende la telecamera.
Vi sto raccontando questo perché Lettori su rotaie di Gabriele Dadati oggi non arriva in stazione, Gabriele è stato risucchiato dai vortici del Salone del libro di Torino, con lui ci vediamo lunedì prossimo.
Visto che Gabriele osserva i libri che vengono letti intorno a lui, mi sono detta che oggi è la giornata giusta per la domanda delle domande: chiederci perché leggiamo.
Quindi, torniamo al fatidico momento in cui si è accesa la telecamera e zàc inizia la ripresa e io non ho avuto tempo e modo di preparare nulla e quindi dico la prima cosa che mi viene in mente d’istinto. Ma la lista è lunga, ce ne sono tante altre di ragioni. E allora chiedo a voi: se doveste rispondere, che cosa direste?
Perché leggere?

 

 

 

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PREMESSA Ho conosciuto Dora Albanese l’anno scorso al Festivaletteratura di Mantova quando ho presentato Scritture Giovani, lo spazio del festival dedicato ai nuovi talenti europei. Dora, che aveva esordito con il libro di racconti Non dire madre (Hacca), era la scrittrice scelta per rappresentare l’Italia, una gran bella soddisfazione, arrivata in un momento in cui tutti gli occhi dell’editoria erano puntati (e lo sono ancora) sulla caccia all’esordiente.
Dora stava lavorando a un romanzo e aveva detto: «Io mi vergogno di scrivere». Una dichiarazione non certo leggera.
Quando ho aperto questo blog, le ho chiesto se aveva voglia di  raccontare che cosa significa provare vergogna per un’esordiente, per chi riesce a realizzare il sogno di tanti aspiranti scrittori, per chi finalmente riesce a emergere. Dora mi aveva detto sì. E non l’ho più sentita.
Tempo dopo ho ripensato a lei quando Federico Baccomo ha scritto il suo post sul senso di vergogna. Che strano, mi sono detta, un altro giovane scrittore che usa questo termine: vergogna. Non può essere un caso, bisognerebbe fermarsi un po’ a pensare.
Dora è tornata. Con questa lettera. Che, con il suo permesso, faccio leggere anche a voi.

 

 


Chicca perdonami,
ma ho avuto un periodo molto depressivo, diciamo pure di merda, che va meglio.
Ho abbandonato per un po’ la scrittura, l’ho guardata da lontano, ho perso buona parte del mio tempo ad odiare il mio libro, a non capirne più l’utilità, l’intimità di certe confessioni;
ho anche pianto, e questo sempre per la “famosa” vergogna di “apparire” a me stessa scrivendo. Poi scrivere cosa? Cosa avrei dovuto scrivere in questi mesi? Cosa mi sono persa? Bisogna sapere restare fermi su se stessi, lavorare da dentro, per poi ritrovarsi nell’atto di scrivere. Non credi? Sai bene qual è il mio pensiero sulla scrittura in generale. I capolavori sono stati tutti già scritti, e a noi non resta che raccontare spazi di vita lasciati ancora in bianco.
Sono riemersa qualche giorno fa, lentamente, anche se ultimamente mi capita troppo spesso di stare male, di avere la sensazione di vivere un linguaggio (il mio corpo, la scrittura) fuori da questo tempo, in un altrove più dignitoso, meno frivolo e prepotente, meno offensivo e più reale, senza fronzoli. Sì, più reale e non più vero, perché la verità è un’utopia, una maniera troppo moralista di pensare la vita… Io provo ancora vergogna, ma come diceva Arpino in uno dei suoi meravigliosi racconti, provo vergogna per chi non sa vergognarsi più, per chi crede di essere il numero uno pur non essendolo per niente, provo vergogna per chi vive la scrittura come un terno a lotto, per chi la vive come un lavoro ed è contento (allora penso a Salgari e sto anche peggio). Insomma in una realtà editoriale che macina tutto e tutti compresi i sentimenti, le lentezze, le mancanze, io mi sento una mosca cieca. Ma non mollo. Vado avanti con consapevolezza, non perdendo mai quel senso della vergogna che per adesso mi tiene lontana dalle luci accecanti del successo “usa e getta”. Il mio romanzo procede bene, sto preparando un documentario su Praga per Rai Cinema. Parto il 25 Maggio. Ti abbraccio, sinceramente, con affetto. Dora

 

 

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07mag
2011

Respirando

Che cos’è la musica?

 

«A mio parere l’unica definizione davvero precisa e obiettiva è quella data da Ferruccio Busoni, il grande pianista e compositore italiano, il quale disse che la musica è “aria sonora”».

 

dal libro La musica sveglia il tempo di Daniel Barenboim

 

 

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E così eccoci qui, nel blog con un nuovo formato.  I nostri appuntamenti ripartiranno da lunedì. Nel frattempo, vorrei  farvi ascoltare un racconto e porvi una domanda: secondo voi, se lo spirito di un morto arrivato dall’aldilà volesse vivere in una città, all’interno di un condominio, dentro un appartamento, avrebbe diritto di farlo? Se lo chiede anche Dino Buzzati: ascoltate la sua storia (e scoprite come va a finire).

 

 

Per ascoltare la seconda parte, cliccate qui

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